Lo stadio Artemio Franchi, noto in passato come stadio Giovanni Berta e stadio Comunale, è un impianto sportivo di Firenze, in Italia. Situato nel quartiere di Campo di Marte, è sede degli incontri interni calcistici dell'ACF Fiorentina.
Progettato da Pier Luigi Nervi su iniziativa del marchese Luigi Ridolfi da Verrazzano, lo stadio venne inaugurato il con un'amichevole contro l'Admira Wien sull'area in cui sorgeva l'aerodromo di Firenze-Campo di Marte. Intitolata inizialmente a Giovanni Berta, nel dopoguerra la struttura divenne "stadio Comunale", ottenendo l'attuale denominazione nel 1991 in onore di Artemio Franchi, dirigente sportivo già presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio e della UEFA. L'impianto, che può ospitare spettatori, è il più capiente impianto sportivo di Firenze e il quinto stadio italiano per capienza. Esempio di architettura razionalista e noto come una delle più innovative architetture italiane tra le due guerre,. è ricco di elementi innovativi e avveniristici per l'epoca, come la pensilina priva di sostegni intermedi, le scale elicoidali e la torre di Maratona.
Lo stadio Artemio Franchi ha ospitato diverse partite di calcio internazionali, in particolare durante la Coppa del Mondo del 1934, le Olimpiadi del 1960, il campionato europeo del 1968 e la Coppa del Mondo del 1990, venendo ristrutturato per quest'occasione alla fine degli anni ottanta eliminando la pista di atletica. Oltre al calcio, l'impianto è stato utilizzato per altri sport, come il rugby, il baseball, il pugilato, l'atletica leggera e il ciclismo, fungendo da arrivo per alcune tappe del Giro d'Italia; lo stadio fu inoltre teatro della strage dei martiri del Campo di Marte e delle visite pastorali di papa Giovanni Paolo II nel 1986 e di papa Francesco nel 2015.
Storia Premesse
Agli inizi del XX secolo nel capoluogo toscano il calcio veniva giocato dalle varie squadre della città sul prato di San Donato prima, spostandosi poi presso il parco delle Cascine, in particolare nel prato del Quercione; dal 1917 tuttavia, Palazzo Vecchio decise di vietare la pratica calcistica nella maggiore zona verde della città. I club calcistici fiorentini si videro così costretti a trovare nuovi terreni di gioco in cui disputare gli incontri del campionato di Prima Categoria; in particolare, il Club Sportivo Firenze si trasferì nel velodromo delle Cascine, mentre la Palestra Ginnastica Fiorentina Libertas si spostò in un campo situato nei pressi del Fosso Macinante, tra via delle Cascine, via Paisiello e la ferrovia verso Livorno. Presto tuttavia quest'ultimo si rivelò insufficiente a sostenere il gran numero di tifosi della squadra bianco-rossa, i cui soci decisero quindi di costruire un nuovo impianto sportivo su un appezzamento di terra tra via Maragliano e via Bellini, al tempo nella periferia della città.
Lo Stadio Velodromo Libertas, noto appunto anche come "Stadio di via Bellini", venne inaugurato il 22 aprile 1922 e divenne la principale struttura sportiva cittadina, ospitando inoltre anche l'arrivo della terza tappa del Giro d'Italia del 1923 e dalla seconda tappa del Giro d'Italia del 1924. Negli anni tuttavia, con la nascita dell'Associazione Calcio Fiorentina, società calcistica nata nel agosto 1926 con la fusione tra il Club Sportivo e la Libertas che disputava le proprie partite interne in questa struttura, l'impianto da posti si rivelò anch'esso incapace di far fronte alle esigenze del pubblico. Così il primo presidente della Fiorentina, Luigi Ridolfi Vay da Verrazzano, segretario generale del Fascio di Firenze appartenente a una delle più antiche famiglie nobili della città, considerando anche il crescente entusiasmo in città per il calcio, già dal 1926 ritenne necessaria la costruzione di un nuovo grande impianto cittadino, che potesse competere con le altre strutture calcistiche dell'epoca..
Tra gli anni venti e trenta, sorsero infatti in molte città italiane nuovi stadi, tra cui lo Stadio Nazionale di Roma, lo Stadio Littoriale di Bologna e lo Stadio Benito Mussolini di Torino, evidenziando così l'attenzione delle autorità fasciste nei confronti dello sport con la costruzione di impianti sportivi funzionali e capienti a costo di ingenti risorse economiche. Inoltre il regime vedeva nell'architettura e nell'urbanistica un importante strumento di propaganda, concretizzando in questo modo il rapporto tra modernità e tradizione propria di quella corrente politica. Per quanto riguarda il capoluogo toscano, a partire dalla metà degli anni 1920 si ebbero una serie di interventi urbanistici che trasformarono buona parte dei quartieri cittadini, rinnovando profondamente l'organizzazione urbana di Firenze; così, in un clima di notevole trasformazione architettonica, le autorità cittadine supportarono l'idea di costruire un nuovo stadio sportivo,. di cui un primo progetto venne proposto al Comune dal Collegio toscano degli Architetti e degli Ingegneri già nel 1920..
Il progetto
Un primo progetto per la costruzione di un nuovo stadio nel parco delle Cascine fu proposto al Comune di Firenze nel 1929 dall'Impresa Anonima Cementi Armati di Genova, proponendo un impianto di ispirazione secessionista nei pressi di via Tartini.. Nello stesso anno il gruppo rionale fascista "Giovanni Berta" chiese alle autorità cittadine di dotare il quartiere de le Cure di un campo sportivo regolamentare; il podestà fiorentino Giuseppe Della Gherardesca accolse favorevolmente la richiesta e iniziò le pratiche per l'acquisto di un'area posta tra via Faentina e via della Palancola in cui realizzare un impianto di modeste dimensioni funzionale sia al calcio che all'atletica con tribune in cemento armato; il 3 dicembre 1929 venne ufficializzata la delibera per l'acquisizione di quel lotto di terreno, mentre il 7 febbraio 1930 fu approvata la costruzione dello stadio, tuttavia le trattative con la Cappellania di San Giuseppe e Sant'Ignazio di Scandicci, proprietaria dell'area, si bloccarono e si decise così di cercare un'altra sistemazione..
Nel luglio 1930, grazie anche alla pressione svolta da Ridolfi presso le istituzioni politiche e militari, il Comune ottenne dal Ministero della Guerra una porzione dell'area di Campo di Marte di proprietà del demanio militare, in cui si trovava la piazza d'armi e il dismesso aerodromo di Firenze-Campo di Marte, realizzato nel 1910 e chiuso proprio nel 1930 per problemi di sicurezza. La zona forniva le necessarie garanzie per realizzare a Firenze uno stadio che rispondesse ai requisiti richiesti dalle federazioni sportive internazionali, grazie ai vasti spazi disponibili in cui costruire e alla rete di trasporti cittadina e nazionale, con già presente una stazione ferroviaria.. L'area concessa dai tecnici militari fu delimitata da alcuni paletti, tuttavia pare che Ridolfi, probabilmente insieme ad alcuni dirigenti della Fiorentina, si recasse di notte nella zona per ampliare la superficie del futuro stadio, spostando i paletti di diversi metri. In ogni caso, grazie alle possibilità date dalla superficie edificabile disponibile pari a circa , il disegno iniziale del 1929 fu notevolmente modificato, inserendo una pista di atletica omologata secondo le più recenti norme di settore, elevando il ripiano del parterre a per permettere la circolazione e l'accesso del pubblico sotto le gradinate e ampliando l'estensione della copertura, con la conseguente creazione di una tribuna d'onore.
Lo stadio venne progettato già a partire dal 1929 da Pier Luigi Nervi, con la collaborazione di Gioacchino Luigi Mellucci per alcuni elementi. Il marchese Ridolfi aveva conosciuto l'ingegnere nativo di Sondrio qualche anno prima, quando gli aveva commissionato la fabbricazione della tribuna dello stadio d'atletica dell'ASSI Giglio Rosso, lungo Viale dei Colli. Il 16 marzo 1930 Nervi presentò ufficialmente il progetto, concordato con lo stesso Ridolfi, per la realizzazione di un primo lotto di lavori relativo alla costruzione di tribune coperte; con la delibera del 17 luglio di Della Gherardesca, venne affidato direttamente l'appalto della costruzione di quegli spalti all'impresa romana Nervi & Nebbiosi... Il 17 ottobre 1930 venne deliberata ufficialmente la costruzione dello stadio, i cui pagamenti avvenivano «per avanzamento lavori, con un importo non inferiore a lire».. Il nome dell'impianto fu già deciso che sarebbe stato "Giovanni Berta", in onore dell'omonimo militante fascista delle squadre d'azione fiorentine ucciso nel 1921 da alcuni militanti comunisti durante gli scontri del Pignone.
Il contratto d'appalto fu firmato il 1º dicembre 1930 e di esso erano parte integrante il Disciplinare redatto dalla Direzione dei Servizi Tecnici del Comune, l'Estratto dei calcoli di stabilità e cinque tavole di elaborati grafici. Secondo quanto stabilito dal Disciplinare, i lavori comprendevano gli scavi di fondazione per i pilastri portanti e la struttura in cemento armato fino alla profondità di , le opere di fondazione, pilastri, gradinate, mensoloni e solette laterizi della copertura, un solaio per tutta la lunghezza delle tribune delle dimensioni stabilite nei disegni, i solettoni delle rampe delle scale di accesso sia alle gradinate che alla tribuna reale e gli intonaci di cemento ai gradoni. La durata dei lavori fu stabilità a 180 giorni, con una penale di ₤ 500 per ogni giorno di eventuale ritardo. Solo nel maggio 1931 fu altresì stipulato il contratto per la sistemazione dei locali posti sotto la tribuna, i cui lavori dovevano essere "condotti in economia"..
La progettazione dell'ingresso principale fu affidata a Alessandro Giuntoli, architetto capo dell'Ufficio edilizia del Comune. All'ufficio tecnico di Palazzo Vecchio, diretto da Enrico Pelleschi, e a Fiorenzo De Reggi spettò invece la disposizione generale del campo da gioco, le sistemazioni interne e la distribuzione dei locali interni; sotto le tribune, distribuiti su due piani, dovevano sorgere due palestre, di cui una di che aveva anche corsie per l'allenamento invernale delle corse podistiche, un ambulatorio medico, gli spogliatoi, sei stanze per gli uffici amministrativi, alcuni locali tecnici, il magazzino, due saloni per l'accesso alla tribuna d'onore, vari servizi igienici e anche alcune abitazioni per gli atleti e il custode..
La costruzione
A causa delle difficoltà nell'ottenimento dei finanziamenti richiesti, lo stadio fu realizzato in due fasi distinte, la prima tra l'ottobre 1930 e il novembre 1931 e la seconda tra il luglio e il dicembre 1932, facendo in modo di avere un impianto funzionale il prima possibile anche qualora non fossero ancora state completate tutte le strutture.. L'acquisto dell'area di Campo di Marte si concluse il 15 luglio 1930 e il Giornale dei lavori del primo lotto, intestato all'impresa Nervi e Nebbiosi, riporta al 25 luglio l'apertura del cantiere, circa una settimana dopo l'ufficializzazione della costruzione delle tribune coperte; la ditta Pelagatti e Vignoli iniziò già in quel mese a sterrare e a drenare il campo, operazione che si protrasse fino al 1931.. Già il 2 settembre, prima dell'inizio della costruzione dell'impianto, Ridolfi richiese il preventivo per la tribuna da costruirsi nel lato opposto rispetto a quella coperta. Due settimane più tardi Della Gherardesca bloccò per problematiche tecniche l'inizio del lavori, che iniziarono comunque il 4 ottobre con lo sterro per la fondazione dei pilastri, le cui armature in ferro arrivarono solo il 19 novembre. Il 4 dicembre iniziò definitivamente la costruzione dell'impianto del cantiere delle tribune, mentre in contemporanea si poneva mano alla struttura delle scale elicoidali interne di accesso alla tribuna d'onore.