La basilica di San Martino è il duomo di Alzano Lombardo, della diocesi e provincia di Bergamo, inserita nel vicariato locale di Alzano Lombardo. La chiesa è situata nel centro storico in piazza Italia, alla confluenza delle vie Fantoni e Roma, che per secoli sono state le principali direttrici viarie del borgo. Il 21 agosto del 1922 papa Pio XI l'ha elevata alla dignità di basilica minore..

Storia Le origini Non vi sono notizie certe sulle origini della chiesa, per tradizione il primo luogo di culto sarebbe stato edificato nel 1023 per volontà del vescovo Ambrogio I.. La chiesa era legata alla pieve di Nembro e nel 1362 con decreto del vescovo Lanfranco de Saliverti ottenne l'autonomia che fu però attiva solo l'8 dicembre 1457.. Secondo lo storico Donato Calvi da quella data la chiesa ebbe un parroco che poteva operare in autonomia. Questa fu raggiunta anche grazie ai lavori di ampliamento della chiesa che iniziarono il 19 maggio 1424 e terminarono nel 1442. Il campanile fu innalzato nel 1486...., ed è la sola parte rimanente dal rifacimento seicentesco successivo.

La parrocchia Il passaggio a parrocchia avvenne quindi in più fasi: nel 1353 ci fu un accordo con la pieve di Nembro, da cui dipendeva, per migliorare il servizio religioso, perché ci fosse la celebrazione di almeno una messa nei giorni festivi e la presenza di un sacerdote almeno un giorno feriale. In cambio la pieve di Nembro riceveva un terreno di 12 pertiche e il diritto delle decime sul territorio di Alzano. L'accordo non fu rispettato dal clero nembrese che accampò le scuse della lontananza, della pericolosità del viaggio e delle frequenti epidemie. Comunque, molte persone morirono senza sacramenti.

Nel 1362, grazie all'intervento del prevosto di San Mattero, Graziolo di San Gervaso e con decreto del vescovo Lanfranco de Saliverti, furono concesse quasi tutte le prerogative parrocchiali, la “parrocchia” fu intitolata a San Pietro Martire ed ottenne la presenza continua di un vicario, l'autonomia e la libertà per i sacramenti. Però, la popolazione di Alzano entro un mese dalla morte o ritiro del predecessore deveva scegliere e presentare al clero di Nembro il vicario, altrimenti il diritto tornava a quella di Nembro; il clero di Nembro aveva diritto, quando più voleva, di celebrare i sacramenti e i divini offici nelle chiese di Alzano; dovevano anche versare un decimo dei tributi. Inoltre, la clausola più pesante fu quella che obbligava a presentare un cero di almeno 5 libbre () durante la messa cantata della festa di San Donato o di San Martino in forma solenne da parte del vicario di Alzano con il sindaco, i consoli e almeno quattro tra le persone di maggior spicco del paese. La chiesa di Nembro offriva in cambio la colazione in segno di carità e affetto.

La consegna del cero era ritenuta dagli alzanesi troppo umiliante, tanto che nel 1382 e 1383 si rifiutarono di effettuarla. Con il nuovo accordo del 1383 la cerimonia venne semplificata, con la consegna del cero fatta da una sola persona. La consegna del cero si effettuò fino al XIX secolo.

L'atto notarile di costituzione della nuova parrocchia fu rogato il 26 maggio 1456 davanti ai notai che dichiararono esecutiva la fondazione come indicato nei documenti del vescovo Giovanni Barozzi, nominando primo vero "rector et beneficialis" il "prè Bartolomeo de Mojoli"..

Il Quattrocento Nel corso dei secoli la chiesa venne sottoposta a numerosi rifacimenti, tra i quali l'intervento eseguito nel corso del XV secolo, che le diede dimensioni maggiori, dotandola anche del campanile in pietra, unica componente di questo intervento ancora esistente. La relazione della visita pastorale diocesana dell'arcivescovo di Milano san Carlo Borromeo del 1575 indica la Chiesa come "ecclesia parochialis" "loci Alzani Inferioris". Successivamente, nei primi anni del XVII secolo, venne riedificato il presbiterio grazie ad una donazione del cittadino alzanese Bernardino Fugazza, che lasciò 1.700 scudi in eredità alla chiesa. In questa fase vennero anche commissionati i dipinti con il Miracolo di San Martino e con San Martino in cattedra, di Gian Paolo Cavagna, ai quali si deve aggiungere anche il San Martino ed il povero presente nella controfacciata.

Il rifacimento seicentesco La visita pastorale di san Carlo Borromeo aveva indicato quali dovevano essere i criteri da seguire per rinnovare una Chiesa, secondo le indicazioni del Concilio di Trento concluso nel 1563. Questo portò a grandi cambiamenti nelle chiese bergamasche e anche nella chiesa di Alzano si iniziò un grande lavoro di ammodernamento, anche grazie alla donazione che nel 1656 fece il ricco mercante Nicolò Valle originario della località, che lasciò in eredità i suoi beni, che ammontavano a 70.000 scudi d'oro, alla Fabbriceria di San Martino, ente che gestiva la manutenzione della chiesa stessa. Venne quindi decisa la costruzione di un nuovo edificio di culto, il cui progetto fu assegnato a Gerolamo Quadrio, architetto-capo del Duomo di Milano, che decise di mantenere immutato soltanto il presbiterio, da poco sistemato..

La prima pietra fu posata il 3 aprile 1659 ed i lavori, che si protrassero per una decina di anni, videro impegnati numerosi importanti artisti del periodo. La chiesa venne consacrata il 7 agosto 1710 dal vescovo Pietro Priuli.

La facciata fu realizzata solo nel 1893 su progetto dell'architetto Virginio Muzio, anche se nei secoli furono presentati progetti anche da altri personaggi del tempo: Gerolamo Quadrio nel 1660, Andrea Fantoni nel 1696, Giovan Battista Caniana sempre nel 1696, Antonio Preda del 1861. Il frontone fu realizzato nel triennio dal 1895 al 1898..

Descrizione Esterno La facciata a salienti in stile neoclassico è preceduta da una scalinata e si sviluppa su tre ordini divisi da una cornice marcapiano. Nell'ordine inferiore vi sono tre aperture d'accesso di cui quella centrale più ampia, entrambe di fattura settecentesca con paraste e architravi in marmo bianco e occhialino provenienti dalla Val Camonica. Il portale centrale, realizzato dai lapicidi Dodesio e Mazzetti di Zandobbio su disegno del Quadrio, ha un protiro sorretto da colonne complete di basamento con capitelli d'ordine ionico, che reggono il timpano ad arco spezzato dove troneggia la statua di San Martino, opera marmorea di Antonio Maria Pirovano... I due angeli posti sui lati del timpano non sono opera del medesimo scultore.

Un'alta cornice separa i due ordini e in essa è presente la scritta «1023 Basilica San Martini Ap 1923», date che ricordano la prima la fondazione, la seconda l'anno in cui la chiesa è stata elevata a dignità di basilica. Lateralmente vi sono le statue di due Santi Evangelisti, e la facciata prosegue in alto solo con la sezione centrale.

Interno L'interno della chiesa si presenta in stile barocco anche grazie alla decorazione in stucco del luganese Giovanni Angelo Sala, attivo nel territorio bergamasco tra 1653 e 1676 e di cui rimangono i grandi lavori di stucco nella basilica mariana di Bergamo.. Di lui sono le cornici in stucco dei medaglioni ovali della volta dove sono inseriti i dipinti a fresco eseguiti nel 1690 da Pietro Paolo Raggi e raffiguranti tre storie di san Martino..

L'interno è diviso in tre navate da colonne marmoree binate con capitelli di stile composito. La navata centrale, più ampia e alta delle altre, voltata a botte è ornata, lungo le pareti laterali sopra le arcate, da una serie di statue sempre del Sala raffiguranti le Virtù. Due pilastri scanalati concludono, dal lato della facciata e da quello del presbiterio, la serie delle arcate prospicienti la navata centrale.. Le due navate laterali vennero invece ricoperte da vele con decorazione a stucco e si aprono quattro cappelle per lato.

In controfacciata, la grande bussola lignea realizzata su disegno di Luigi Angelini è sormontata dalla tela di Giovan Paolo Cavagna raffigurante San Martino che divide il mantello per darne la metà al povero..

Entrando, sul lato sinistro dell'aula vi sono le cappelle: Cappella del battistero La prima cappella entrando a sinistra ospita il fonte battesimalecon, composto da una grande vasca in marmo nero di Gazzaniga e da una copertura a tempietto ottagonale fantoniano.

Cappella dello Spirito Santo La seconda cappella, dedicata allo Spirito Santo, ospita la pala d'altare di Francesco Capella con la Discesa dello Spirito Santo. L'altare è un lavoro del 1738 della bottega Baroncini di Rezzato..

Cappella del Santo Rosario La terza cappella, dedicata al Rosario, è la più grande e a pianta ottagonale, quasi una seconda chiesa inserita nella basilica. La cappella venne progettata da Girolamo Quadrio nel 1676 e terminata l'anno successivo.

Un documento, datato 12 agosto 1676, indirizzato al «Sig. Rettore» da parte del podestà di Bergamo Nicolò Pasqualigo e del capitano Giovanni Cornaro che chiedeva di poter acquistare alcuni fabbricati per la realizzazione completa dell'interno della chiesa. Il documento conferma la richiesta da parte dei fabbriceri e dell'amministrazione di volere la presenza del Quadrio che in quel tempo stava lavorando per la cappella Odescalchi di Como..

I quindici medaglioni raffiguranti i Misteri del Rosario, dipinti a fresco nelle pareti laterali di ingresso da Federico Ferrario, sono inseriti in cornici di stucco eseguite da Vincenzo Camuzio nella seconda metà del Settecento. La cappella, illuminata da otto grandi finestre, ebbe un importante ammodernamento verso la fine del XVIII secolo quando furono realizzate e collocate diverse tele raffiguranti eroine bibliche a contorno della pala di Gian Paolo Cavagna raffigurante lAssunzione di Maria al cielo, proveniente dalla chiesa di San Pietro. Altre quattro tele arredano la cappella: Ester e Assuero di Giovan Battista Dell'Era, Giacobbe con Lia e Rachele di Andrea Appiani dipinta nel 1810, Giuditta e Oloferne di Vincenzo Camuccini, la Benedizione di Isacco al figlio Giacobbe di Giuseppe Dotti, del 1830, e la pala con Agar e Ismaele lavoro del 1863 di Giovanni Carnovali, detto il Piccio..

L'altare al centro della cappella venne realizzato da Andrea Fantoni nel 1698 con la collaborazione di Pietro Mazzetti, che esegui l'angelo posto lateralmente al tabernacolo. L'altare venne poi modificato nel 1754 su progetto di Giuseppe Caniana, con l'aggiunta di nuovi ornamenti e di statue eseguite da diversi scultori.

Cappella di Santa Croce Segue la cappella, ultima sul lato sinistro, dedicata alla Santa Croce, che ospita il dipinto del Capella raffigurante Sann Vincenzo Ferrer.

Il presbiterio è affiancato sul lato sinistro dall'altare intitolato a san Bonifacio mentre sul lato destro si trova quello dedicato a santa Felicita.

Sempre partendo dall'ingresso, sul lato destro della chiesa si trovano le cappelle:

Cappella di San Cristoforo La cappella ospita la pala d'altare di Giovan Battista Piazzetta con il Martirio di san Cristoforo. L’altare, su progetto di Gian Battista Caniana fu realizzato nel 1750 da Baroncini di Brescia con un costo di 1200 scudi.

Cappella del Santissimo Crocifisso La cappella cappella si presenta in forma molto severa con il marmo nero di Gazzaniga, e l'altare realizzato nella prima metà del Settecento dal Baroncini.

Cappella di San Giuseppe La cappella dedicata a san Giuseppe ospita la pala d'altare di Giambettino Cignaroli raffigurante il Transito di san Giuseppe. L'altare marmoreo è opera della bottega di Carlo Antonio Manni su progetto di Giovan Battista Caniana e fu realizzato nel 1736. Lateralmente due tele con Sant'Agata e Santa Maria Maddalena penitente sono lavori di Giandomenico Cignaroli, collaboratore nonché fratellastro di Giambettino.

Ognuna di queste cappelle ha un proprio altare dotato di sculture, intarsi e dipinti, tra i quali si distinguono quelli eseguiti da artisti veneti quali Giovanni Battista Piazzetta (san Cristoforo), Giambettino Cignaroli (Morte di san Giuseppe) e Francesco Capella (Pentecoste e Trionfo della croce).

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