Il Camerino Farnese (noto anche come Camerino di Ercole o Camerino del Cardinale) è un ambiente di Palazzo Farnese a Roma, la cui volta è stata decorata ad affresco da Annibale Carracci, tra il 1595 e il 1597. Incastonata al centro del soffitto vi era una tela (di pari datazione) raffigurante Ercole al bivio, di mano dello stesso Annibale, parte (e fulcro) del programma iconografico dell'intera sala. L'originario dipinto centrale fu sostituito, già nel corso del Seicento, da una copia di scarsa qualità (mentre l'originale si trova nel Museo nazionale di Capodimonte, a Napoli).

Storia

Situato al piano nobile della dimora, il Camerino è una piccola stanza al tempo in uso personale al cardinale Odoardo Farnese, non si sa se adibita a studio o a camera da letto.

Il Camerino, affrescato da Annibale nel Palazzo Farnese sulla riva sinistra del Tevere, è concepito come presentazione dello stesso cardinale Odoardo Farnese che, celebra la sua ascesa nella carriera ecclesiastica parallela a quella del fratello, Ranuccio Farnese, in politica.

Gli studi consolidati datano la decorazione di questo ambiente, quindi, tra il 1595 e il 1597Per tutti, Gian Carlo Cavalli, I Carracci - Catalogo della Mostra 1 settembre-25 novembre 1956, Bologna. Palazzo dell'Archiginnasio, Bologna, 1956, p. 210.. Questa datazione si ritiene comprovata – oltre che da considerazioni di carattere stilistico – anche da alcune lettere di Odoardo Farnese (dell'agosto del 1595) indirizzate a Fulvio Orsini, dotto umanista anch'egli al servizio del cardinale in qualità di bibliotecario e di fatto l'uomo di cultura di casa Farnese (erede in questo ruolo di Annibal Caro)Questo carteggio è stato pubblicato da John Rupert Martin nel suo primo contributo sugli affreschi del Camerino: Immagini della virtù: the paintings of the Camerino Farnese, in The Art Bulletin, vol. 38, n. 2, 1956, pp. 91-112. Lo storico è tornato sulla questione nella successiva monografia del 1965 The Farnese Gallery. Il capitolo III del volume è dedicato al Camerino e vi sono ripresi, ed ampliati, gli argomenti del precedente studio del 1956..

In queste lettere Odoardo dà indicazioni sulla decorazione di un ambiente del suo Palazzo – attività che dal tenore dello scritto si evince essere già in atto –, esternando in particolare il desiderio che per gli stucchi di questa stanza si prendessero ad esempio quelli di una sala, da lui visitata tempo prima, di una non meglio precisata dimora dei Della Rovere, duchi di Pesaro ed Urbino, dove era stato ospitato. Ambiente che secondo alcuni studiosi potrebbe essere individuato nella Sala delle Cariatidi – di Dosso Dossi – della Villa Imperiale di PesaroSi tratta di una proposta, che pur avendo riscosso un certo seguito, non è immune da critiche. Si è rilevato, infatti, che la stanza affrescata da Dosso sembra corrispondere poco alla descrizione della sala roveresca di cui si legge nel carteggio Farnese-Orsini. In alternativa si è ipotizzato che Odoardo Farnese si riferisse ad un ambiente del Palazzo Ducale di Urbino non più esistente o, da ultimo, che egli avesse in mente lo Studiolo di Guidobaldo II Della Rovere nel Palazzo Ducale di Pesaro, dove ci sono degli stucchi platisci dello scultore Federico Brandani..

Tali lettere sono state concordemente riferite al Camerino Farnese, deducendosene così con certezza la data di avvio della decorazione (appunto l'estate del 1595). Altra deduzione unanimemente accettata è che l'ideatore dell'iconografia degli affreschi di questa sala sia lo stesso Orsini e non – diversamente da quanto afferma il Bellori – Giovanni Battista AgucchiAd individuare nell'Orsini l'ideatore dell'iconografia del Camerino Farnese è stato il Martin negli studi citati, tesi mai messa in discussione successivamente..

La spettanza a Fulvio Orsini dell'invenzione iconografica del Camerino si ritiene, altresì, comprovata dalla circostanza che negli affreschi di Annibale si coglie la citazione di più reperti della collezione di antichità dell'umanista (medaglie, gemme, monete), una delle più insigni del suo tempoAnche l'associazione di varie scene del Camerino con oggetti collezionati da Fulvio Orsini si deve al Martin..

Una singola posizione critica, tuttavia – pur non mettendo in dubbio che la paternità del ciclo spetti all'Orsini – ha obiettato che lo scambio epistolare del 1595 possa riferirsi al Camerino. Si sostiene, infatti, che nelle sue lettere Odoardo Farnese sembra fare riferimento a degli stucchi reali, plastici (che nel Camerino non ci sonoEccetto le poco significative modanature che compartiscono la volta. In ogni caso, il cardinal Farnese fa riferimento a stucchi che simulano del fogliame: è escluso quindi che possa riferirsi alle modanature.), e non a finti stucchi dipinti, che nell'ambiente invece abbondano (e che in genere si ritiene siano quelli cui si alluda nella lettera)Silvia Ginzburg Carignani, Annibale Carracci a Roma, Roma, 2000, pp. 65-73.. Sempre nello stesso senso, si evidenzia inoltre che è documentata la presenza di Annibale a Bologna ancora ai primi di luglio del 1595, data ritenuta troppo a ridosso di quella delle lettere di Odoardo Farnese all'Orsini, dove, nel mese successivo, si parla di lavori già avviati.

Negando, su queste basi, che le lettere tra Farnese ed Orsini siano una prova della datazione dell’avvio dei lavori nel Camerino, questa posizione – in aggiunta ad una riconsiderazione stilistica degli affreschi – ha messo in dubbio la tradizionale datazione tra il 1595 e il 1597, suggerendone una più tarda ed arrivando alla conclusione che il Camerino sia stato affrescato durante l’esecuzione della celeberrima Galleria – decorata da Annibale nello stesso Palazzo – nel mezzo di una pausa dei lavori in quest’altro cantiere.

Sembra trattarsi tuttavia di una tesi ancora isolata e, talora, serratamente criticata. In particolare, si obietta a questa nuova ricostruzione che quand'anche il cardinal Farnese avesse avuto inizialmente in mente degli stucchi in rilievo, nulla esclude che il programma del Camerino sia mutato in corso d’operaFrancesco Mozzetti, Il Camerino Farnese di Annibale Carracci, in Mélanges de l’École française de Rome. Italie ed Mediterraneé, 2002, Vol. 114, fasc. 2, pp. 809-836.Si tratta peraltro dell’opinione già sostenuta da Donald Posner..

D'altra parte, il fatto che a luglio Annibale fosse a Bologna, non di per sé impedisce che ad agosto potesse essere già a Roma, al lavoro nell'appartamento privato del cardinale. Infine, si rileva che, se si esclude che lo scambio epistolare dell'agosto del 1595 abbia ad oggetto il Camerino, si dovrebbe allora individuare a quale stanza di Palazzo Farnese si faccia riferimento nelle lettere tra Odoardo e Fulvio Orsini. Si dovrebbe cioè indicare una stanza del Palazzo, decorata a stucco ed affresco ed eseguita nel 1595, che non sia il Camerino del cardinale. Ma, si conclude, nessun ambiente di Palazzo Farnese sembra presentare queste caratteristiche.

Altro assunto invalso – a partire in particolare dalle analisi di John Rupert Martin, tuttora ritenute il contributo principale sul Camerino Farnese – è che Annibale Carracci abbia provveduto personalmente all'integrale realizzazione degli affreschi di questo ambiente, senza ricorrere ad aiuti ed in particolare senza l’ausilio di suo fratello Agostino, che lo avrebbe raggiunto a Roma solo qualche anno dopo, per coadiuvarlo nei lavori della GalleriaSul punto tuttavia alcune fonti testimoniano diversamente: in particolare il Malvasia afferma espressamente che ai dipinti del Camerino contribuì anche Agostino Carracci e la stessa cosa sembrerebbe deducibile da un passaggio degli scritti di Agucchi. La presenza di Agostino nel Camerino fu in effetti ipotizzata anche da Roberto Longhi, ma sulla scia del Martin, i principali studiosi di Annibale Carracci – Donald Posner e Charles Dempesy per citare i più noti – hanno escluso l’intervento, in questo cantiere, di suo fratello maggiore. Anche su questo punto Silvia Ginzburg ha da ultimo proposto una ricostruzione alternativa a quella ormai consolidata, sostenendo che Agostino Carracci abbia partecipato anche questa impresa in Palazzo Farnese, certamente attraverso la realizzazione di alcuni studi preparatori per gli affreschi e forse anche eseguendone personalmente alcuni. Cfr. Ginzburg, Annibale Carracci a Roma, cit..

Gli affreschi del Camerino Farnese sono menzionati da tutti i biografi secenteschi di Annibale: Agucchi, Mancini, Baglione, Malvasia e Bellori. In molte di queste fonti si leggono parole di particolare elogio per la bellezza e per la riuscita dell'effetto illusionistico dei finti stucchi «tanto belli che paiono rilievi» (Baglione, Vite). Il Bellori, in particolare, nelle sue Vite (1672), descrisse approfonditamente il ciclo del Camerino (si tratta della fonte secentesca più completa), spiegandone anche l'allegoria morale.

Tema e programma iconografico

Il tema del Camerino è la celebrazione della supremazia della virtù sul vizioL'interpretazione iconografica del ciclo del Camerino, qui sintetizzata, è stata fornita dal Martin nei due studi citati del 1956 e 1965. Le conclusioni dello storico canadese sono tuttora oggetto di unanime consenso..

Al centro della volta il giovane Ercole è chiamato a scegliere tra la prima e il secondo. Le altre due grandi scene che hanno Ercole per protagonista (gli affreschi "sopra" e "sotto" la tela centrale, secondo lo schema a fianco) – Ercole che regge il globo ed Ercole in riposo, collocati in riquadri stondati alle estremità – illustrano i due campi fondamentali dell'esistenza in cui fare esercizio della virtù: la vita contemplativa e la vita attiva. Aspetti della vita che un giovane cardinale, rampollo di una potentissima famiglia come Odoardo Farnese, doveva praticare entrambi.

Le storie di Ercole proseguono nella decorazione in finto stucco. Nei quattro compartimenti dalla forma irregolare – delineati dalla modanatura in stucco – che racchiudono l'Ercole al bivio, sono raffigurate in monocromo, tra i racemi della decorazione illusionistica, quattro delle fatidiche fatiche dell'eroe. Ancora vicende di Ercole compaiono (sempre in monocromo) negli strombi delle due finestre della stanza: Ercole fanciullo strozza i serpenti nella culla e la morte ed apoteosi di Ercole; l'inizio e la fine del ciclo dell'eroe.

Il protagonismo di Ercole nelle storie del Camerino è stato associato a vari componimenti poetici che identificano il giovanissimo Odoardo con un novello Ercole, destinato ad eguagliare nel cammino della fede (e in una rapida carriera ecclesiastica) le glorie che il suo illustre padre Alessandro si era guadagnato sui campi di battaglia delle Fiandre.

Tra questi scritti, eloquenti sono quelli di Giovanni SavorgnanoFriulano di nascita, è ricordato per aver composto un'ode, pubblicata nel 1586, celebrativa delle fortune militari del duca Alessandro Farnese alla guida delle truppe imperiali. L'associazione tra un'ode del Savorgnano dedicata ad Odoardo Farnese, ove questi è definito nollevo Alcide, e gli affreschi del Camerino è fatta dal Martin, in The Farnese Gallery (1965), p. 25. e del padovano Antonio QuerenghiNato nel 1544 e morto nel 1633, fu uno stimato uomo di lettere ed intrattenne relazioni con alcune delle personalità più eminenti del suo tempo, quali il Tasso e Galileo Galilei. L'indicazione di un carme del Querenghi come possibile fonte del Camerino è stata fatta da Caterina Volpi, in Odoardo al bivio. L'invenzione del Camerino Farnese tra encomio e filosofia, in Bollettino d'Arte, 105-106, 1998, pp. 87-95. che è molto probabile siano tra le fonti di ispirazione del programma iconografico del Camerino. L'Ercole, cui è dedicata tanta parte di questa prima grande avventura romana di Annibale, quindi, è lo stesso Odoardo Farnese e gli affreschi sono simultaneamente un'attestazione di rettitudine morale del cardinale ed un monito a se stesso sulle gravi sventure che comporta l'abbandono della retta via.