La basilica superiore di San Francesco d'Assisi è una delle due strutture che compongono la basilica di San Francesco ad Assisi, assieme alla basilica inferiore. Vi si accede dalla piazza superiore di San Francesco d'Assisi.
Storia La basilica venne iniziata nel 1228 da Gregorio IX e conclusa nel 1253 da Innocenzo IV, con le maestranze dei migliori architetti, decoratori e pittori dell'epoca.
La basilica superiore, che fu importante nella diffusione del gotico in Italia, venne predisposta per diventare una meta di pellegrinaggio e devozione popolare. Un secondo ordine di interessi era più strettamente legato al papato, che vedeva ormai nei francescani gli alleati per rinsaldare i legami con i ceti più umili. I papi profusero grandi risorse economiche e si occuparono personalmente dell'andamento dei lavori, tanto che in un certo senso San Francesco divenne una sorta di "cappella palatina" papale, che non a caso ricorda la Sainte-Chapelle di Parigi, dove sono presenti due chiese sovrapposte ad aula unica.
La struttura abbastanza semplice che si intendeva dare all'inizio venne quindi modificata quasi subito secondo linee più maestose, ispirandosi in parte all'architettura romanica lombarda, con nuove suggestioni gotiche legate agli edifici costruiti dall'ordine cistercense.
Il terremoto del 26 settembre 1997 causò profonde lesioni alla basilica superiore, con il crollo della volta in due punti (che provocò la morte di quattro persone ricordate con un'iscrizione nel pavimento all'ingresso della basilica) e ingenti danni al timpano sud del transetto: 130 metri quadrati di affreschi medievali furono ridotti in frammenti. La basilica rimase chiusa per due anni per i lavori di restauro.
Il sisma causò il crollo di parte degli affreschi sulla volta della prima campata: il San Girolamo (attribuito da alcuni a Giotto giovane), dove erano raffigurati i Quattro Dottori della Chiesa; la figura di San Matteo, sulla volta raffigurante i Quattro evangelisti di Cimabue; inoltre, la volta stellata, ridipinta nell'Ottocento.
Architettura
L'esterno, dalla relativa semplicità romanica con qualche elemento gotico quale il portale a sesto acuto e gli archi rampanti, era diverso dall'interno, nel quale prevale la vivace policromia e le slanciate forme gotiche. La navata è divisa in quattro campate con transetto e abside, presenta una copertura con volte a crociera. Uno stretto ballatoio corre tutto intorno alle pareti. La chiesa superiore è illuminata da grandi finestroni gotici che corrono lungo tutta la fascia alta della navata e dell'abside, a cui si aggiunge la luce che entra dal rosone della facciata.
Quest'ultima ha forme di pura semplicità, tripartita orizzontalmente fra tre cornici con mensole e coronata da timpano triangolare. Il portale è gemino e il rosone è doppio, decorato da intarsi cosmateschi tra i rilievi dei simboli degli Evangelisti.
A sinistra della facciata si vede il prolungamento della loggia delle Benedizioni, progetto di Valentino Martelli del 1607. L'interno è caratterizzato da navata unica a quattro campate, più un presbiterio composto da tre campate irregolari e abside poligonale. Reggono le volte a crociera pilastri polistili composti da colonnine su cui importano poi, organicamente, i costoloni. A una certa altezza le pareti rientrano lasciando lo spazio per un ballatoio che gira intorno alla navata, sale nella controfacciata fino al piano sottostante il rosone e passa, nel presbiterio, sotto archetti trilobiTouring, cit., p. 284..
Lo spazio della chiesa è ampio e slanciato, con uno straordinario coniugarsi tra le strutture murarie e l'apparato decorativo. I grandi finestroni delle campate, il rosone e le vetrate del transetto garantiscono una forte illuminazione di ascendenza nordica, che contrasta con la penombra della basilica inferiore.
Il ciclo di affreschi Le pareti interne della chiesa vennero interamente ricoperte da affreschi secondo un programma iconografico organico, legato alla corrispondenza tra le storie dell'Antico, del Nuovo Testamento e degli Atti degli Apostoli in concordanza con le storie di san Francesco, in modo da codificarne la figura secondo l'interpretazione data da san Bonaventura.
Presbiterio
Cimabue e bottega
I primi affreschi della basilica vennero realizzati dal migliore maestro reperibile allora sulla piazza italiana, Cimabue, che vi lavorò probabilmente nel 1288-1292 con la sua bottegaBellosi, cit., p. 278-281.. L'arrivo di Cimabue ad Assisi segnò l'ingresso nella prestigiosa committenza papale di artisti fiorentini e la scelta del maestro fu dettata quasi certamente dalla fama che aveva acquistato a Roma nel 1272 (anche se non sono conosciute sue opere del periodo romano) o dalla bellissima maestà che aveva dipinto precedentemente nella basilica inferiore.
Si tratta di scene che erano il principale monumento della pittura pregiottesca in Italia, oggi in cattivo stato di conservazione. Già all'epoca di Vasari erano "dal tempo e dalla polvere consumati", e oggi si presentano per lo più consunti o alterati dalla degenerazione chimica dei bianchi per l'uso della biacca (carbonato di piombo misto a idrossido di piombo) nella tecnica dell'affresco, con il risultato che in molte scene i toni un tempo chiari appaiono oggi scuri, come in un negativo fotograficoSindona, cit., p. 89.. È comunque di per sé un miracolo che questi affreschi ci siano pervenuti e non siano stati fatti rifare o scialbare. Una parte delle scene del transetto e dell'abside inoltre è oggi coperta dalla presenza delle cuspidi del coro quattrocentesco, che nascondono circa un terzo delle scene nella parte inferiore.
Le scene sono incorniciate da fasce decorative con motivi geometrici, racemi, fogliame e, talvolta, teste angeliche, putti, angeli telamoni con vasi, mascheroni e vegliardi. Tali motivi si propagano anche sui costoloni e, in generale, sono in condizioni migliori delle scene figurate principali. La campata centrale è decorata dai Quattro Evangelisti (93), mentre le altre campate hanno un semplice cielo stellato.
Il ciclo delle pareti si legge dall'abside, dove si trovano le Storie di Maria: Annuncio a Gioacchino e sua offerta (lunettone sinistro accanto alla vetrata) Madonna tra due angeli (galleria sotto il lunettone sinistro, bottega di Cimabue) Natività e sposalizio della Vergine (lunettone destro accanto alla vetrata) Madonna col Bambino, Vergine leggente, Santo che colpisce un legno (galleria sotto il lunettone destro, bottega di Cimabue) Trapasso della Vergine Dormitio Virginis Due clipei con Busti di santi ai lati della cattedra papale al centro dell'abside, già identificati con Gregorio IX e Innocenzo IV (bottega di Cimabue) Assunzione della Vergine Cristo e la Vergine in gloria
Nel transetto sinistro si trova la prima delle due grandi Crocifissioni e le Storie dell'Apocalisse: Crocifissione Cristo in gloria (lunettone) Visione del trono e libro dei sette sigilli Visione degli angeli ai quattro angoli della terra Cristo apocalittico Caduta di Babilonia San Giovanni e l'angelo San Michele e il drago (lunettone) Angeli a figura piena (molto danneggiati, ai lati della quadrifora del lunettone alla testa del transetto)
Nel transetto destro un'altra Crocifissione e le Storie dei santi Pietro e Paolo: Crocifissione Trasfigurazione (attribuita al Maestro Oltremontano) San Pietro guarisce lo storpio San Pietro guarisce gli infermi e libera gli indemoniati San Luca inginocchiato accanto a un trono (attribuita al Maestro Oltremontano) Caduta di Simon Mago Crocifissione di san Pietro Decapitazione di san Paolo Angeli a figura piena (molto danneggiati, ai lati della quadrifora del lunettone alla testa del transetto) Le scene sono divise da bande con elementi vegetali in cui sono incastonati busti di angeli; la base di tutto il transetto, dove non è coperta dal coro, mostra una fascia con cerchi e altri motivi geometrici, che simula un parato tessile.
I diversi temi del transetto, dell'abside e della navata sono collegati tra loro attraverso i Vangeli, rappresentati dai quattro Evangelisti, ciascuno in atto di scrivere ispirato da un angelo, e avendo di fronte la veduta della regione evangelizzata: Matteo, la Giudea; Giovanni, l'Asia; Luca, la Grecia; Marco, l'Italia.
La scena più interessante è quella della Crocifissione nel transetto sinistro, dove le numerose figure in basso con i loro gesti strazianti fanno convergere le linee di forza verso il crocifisso, attorno al quale si dispiega un seguito di angeli. La drammaticità quasi patetica della rappresentazione viene considerata il punto di arrivo della riflessione francescana sul tema della Croce in senso drammatico.
Il Maestro Oltremontano e il seguace romano Più o meno contemporaneamente a Cimabue lavorò alla testata del transetto nord un maestro più spiccatamente gotico, forse francese o inglese, per questo chiamato Maestro Oltremontano. Le sue pitture sono concentrate nei tratti di parete a fianco della finestra e comprendono i profeti Isaia e David (26), nei due lunettoni con la Trasfigurazione (18) e San Luca inginocchiato accanto a un trono (21), nella loggetta sinistra (22), con busti di angeli entro clipei e grandi figure di santi e profeti a piena figura dietro le colonnine, e i paramenti decorativi presenti nei sott'archi dei lunettoni, della vetrata, e dei costoloni, con motivi vegetali e geometrici. Inoltre alcuni gli attribuiscono le fasce decorative della volta, in particolare i mascheroni vicini agli innesti sui pilastri. La loggetta destra (27) invece viene per lo più attribuita a un maestro romano.
La particolarità di questi affreschi consiste nel gusto spiccatamente gotico, in un'epoca in cui in Italia esso avviava appena ad attecchire in architettura. Lo smaccato profilo gotico delle cuspidi e i piccoli pinnacoli disegnati sopra gli archetti trilobati della loggetta è di per sé un'evidente adesione alla cultura gotica, così come il linearismo delle figure, i volumi risolti in piani schiacciati, la squillante cromia (con prevalenza di rossi intensi e turchini). Diversa dal gusto bizantino-classicheggiante è poi la continua differenziazione fiognomica dei personaggi, oppure il dialogo che la pittura instaura con i reali elementi architettonici.
Lo stesso Cimabue apparve interessato a questi goticismi, prendendovi spunto, soprattutto nei motivi della fasce decorative e in una certa ampiezza e scioltezza del disegno.
Navata
Il programma iconografico della navata principale venne probabilmente formulato da Matteo d'Acquasparta, generale dei francescani tra il 1287 e il 1289: le Storie dell'Antico e Nuovo Testamento vennero disposte nella fascia alta, accanto alle finestre, mentre la zona inferiore, più sgombra e più vicina ai fedeli, doveva essere occupata dalle grandi Storie di san Francesco.
Nella fascia alta le scene si leggono per parete, prima a destra e poi a sinistra, e per registri, dalla scena più vicina all'altare a quello della parete di ingresso, dove terminano.
Il registro più alto mostra le Storie del Vecchio Testamento, due scene per campata; molte scene sono rovinate e in larga parte perdute.
Nella parete destra si trovano: Separazione della luce dalle tenebre (Jacopo Torriti) Creazione di Adamo (molto sciupata, attr. a Jacopo Torriti) Creazione di Eva (Maestro della Cattura) Peccato originale (sciupata, attr. a Jacopo Torriti) Cacciata dal Paradiso (maestro romano) Lunetta illeggibile, forse il Lavoro dei progenitori Lunetta illeggibile, forse il Sacrificio di Caino e Abele Uccisione di Abele (solo frammenti, Maestro di Isacco)
Segue il registro mediano: Costruzione dell'arca (Jacopo Torriti) Diluvio universale (solo frammenti, attr. a Jacopo Torriti) Sacrificio di Isacco (Jacopo Torriti) Abramo visitato dagli angeli (restano solo gli angeli, Jacopo Torriti) Benedizione di Isacco a Giacobbe (Maestro di Isacco) Esaù respinto da Isacco (Maestro di Isacco) Giuseppe calato nel pozzo (sciupato, attr. a Maestro di Isacco)