Palazzo Antinori, considerato tra i più bei palazzi rinascimentali di Firenze, si trova nell'omonima piazza Antinori 3, a una delle estremità di via de' Tornabuoni, con affacci secondari su via delle Belle Donne e sul vicolo del Trebbio 1r.

Il palazzo appare nell'elenco redatto nel 1901 dalla Direzione Generale delle Antichità e Belle Arti, quale edificio monumentale da considerare patrimonio artistico nazionale.

Storia Tradizionalmente la letteratura indicava l'edificio come costruito tra il 1461 e il 1469 su progetto di Giuliano da Maiano (mentre la tradizione popolare lo riconduceva direttamente a Filippo Brunelleschi e Federico Fantozzi e Walther Limburger suggerivano il nome di Giuliano da Sangallo) per Giovanni Boni del gonfalone Drago di San Giovanni, il cui padre, nel 1461, aveva acquistato alcune case dei Bordoni che qui si trovavanoPaolini, schede web.. Questa famiglia si trova rappresentata nella toponomastica della zona nella vicina via dei Boni.

I rovesci finanziari della famiglia Boni portarono alla vendita della proprietà, acquistata nel luglio 1475 da Lorenzo il Magnifico e subito, nell'agosto, rivenduta a Carlo d'Ugolino Martelli. Vi abitarono le famiglie dei due fratelli Carlo e Ugolino Martelli, ma alla morte di Ugolino (1494) Carlo decise di vendere il palazzo, forse per ragioni affettive legate al ricordo del fratello, forse anche per ragioni economiche: in vent'anni il prezzo che riuscì a spuntare rispetto a quando l'aveva acquistato fu molto più altoVannucci..

Da questi, nel 1506, la proprietà sarebbe passata passò a Niccolò Antinori, già residente in Oltrarno, alla cui famiglia alla quale il palazzo è tuttora legato. Si tenga tuttavia presente come le ricerche condotte da Guido Caroccirese note nel suo Illustratore fiorentino del 1915., pur confermando i vari passaggi di proprietà, mettessero in luce una denuncia al Catasto presentata da Bono di Giovanni Boni nel 1470, nella quale si riferiva dell'acquisto fatto dal padre delle case dei Bordoni e si precisava che "quelle tutte fe' gettare in terra per murarvi una casa: sopravvenne la morte sua sono rimaste a casolari non sapigionano e niente se ne ricava". Da tali notizie Alfredo Lensinella monografia sul palazzo edita a seguito del suo restauro negli anni 1930, spostava il cantiere tra il 1490 e il 1500, escludendo un possibile coinvolgimento di Giuliano da Maiano e indicando come committenti della fabbrica i Martelli. Più recenti studiMaccaferri. hanno in realtà documentato come il cantiere, aperto nel 1463, avesse subito una sospensione dei lavori tra il 1466 e il 1469, per poi riprendere e concludersi nel 1472, riconducendo con forza la paternità dell'opera a Giuliano da Maiano, sostenibile sia per via stilistica (si vedano le affinità con il palazzo Spannocchi di Siena iniziato nel 1472), sia per le tecniche costruttive adottate.

Nel secondo decennio del Cinquecento gli Antinori promossero i lavori al giardino e alla facciata posteriore del palazzo, attribuita a Baccio d'Agnolo (ma presumibilmente definita nei termini attuali solo con un più tardo cantiere collocabile al 1584-1591), portando a compimento l'edificio. Così, nel 1591, Francesco Bocchi poteva annotare nella sua opera Le bellezze della città di Fiorenza: "È isolato questo edificio, e congiunto con vago giardino è bellissimo nel sembiante di fuori: e dentro si veggono ordinate stanze con gran giudizio dell'architetto: il quale (peroché per ogni verso ha comodissimo lume) mostra di aver proporzione graziosa in ogni parte".

Il complesso fu poi arricchito, presumibilmente nel Settecento, dalla trasformazione del corpo di fabbrica su via delle Belle Donne (al civico 16) in scuderie e rimesse.

Venduto dagli Antinori nel 1920 e passato per varie proprietà, il palazzo vide nella prima metà del Novecento numerosi interventi alla struttura. Nel 1922 furono modificate varie luci dal lato del vicolo Antinori su progetto dell'ingegnere Ugo Giovannozzi. Concesso alla Banca Nazionale del Lavoro (effettiva proprietaria dal 1942 ma già affittuaria degli spazi acquistati dalla Florentia Ars), l'edificio fu oggetto di un importante intervento di restauro diretto dall'ingegnere Giuseppe Paladini (con la collaborazione di Cesare Pascoletti) entro il 1939, che tra l'altro portò alla riapertura sul fronte delle finestre tamponate nel Settecento e al recupero del cortile. Un ulteriore intervento di restauro e di riordino (tornato il palazzo nelle proprietà degli Antinori nel 1957) fu condotto dall'architetto Emilio Dori negli anni 1960 (quando il palazzo era peraltro diventato sede del British Institute of Florence) a interessare l'intera fabbrica, dalle soffitte alle cantine al giardino. Probabilmente in questa occasione, facendo riferimento a parallele esperienze condotte in quegli anni in cantieri diretti da Piero Sanpaolesi, le superfici lapidee furono sperimentalmente consolidate con l'uso di fluosilicati.

Nei primi anni 1980 la facciata esterna e i prospetti interni furono restaurati con la direzione dei lavori dell'architetto Roberto Monsani.

La famiglia Antinori possiede terreni in tutta la Toscana dove si producono dei famosi vini e vinsanti, nonché olio ed altri prodotti. La produzione vinicola è molto antica, lodata anche da Francesco Redi, e la vendita del vino è ancora testimoniata da una piccola buchetta aperta sul vicolo del Trebbio: da questa piccola apertura venivano vendute le bottiglie, come specifica ancora la scritta Vino sulla cornice. Al pianterreno si trova la "Cantinetta Antinori", ristorante aperto nel 1957.

Descrizione Il palazzo è stato ed è considerato un tipico esempio di abitazione quattrocentesca fiorentina, qualificata da un fronte dalle linee semplici e severe e da un elegante cortile interno: "il coronamento della gronda sporgente che posa sulla cornice ad intagli, dà alla facciata il tono caratteristicamente fiorentino della dimora signorile senza pretese, al quale contribuisce con tanta efficacia il piano terreno dove risalta la calma distribuzione delle bugne, compatta tessitura forata dalle piccole, rade finestre asimmetriche e dal portale spoglio persino della sobria cornice a gola spianata, eppure così armonico su quella superficie semplice, serena, dove l'elemento decorativo è quasi bandito"Chierici..

La forma del palazzo, a parallelepipedo con un elegante cortile porticato al centro e il giardino retrostrante, si ispira al palazzo Medici di via Larga (oggi Palazzo Medici Riccardi), ma ha una forma architettonica più leggera ed elegante; anche lo sfondamento prospettico portone-cortile-giardino è una caratteristica michelozziana già presente a palazzo Medici.

La facciata a bugne lisce spartita da eleganti cornicioni in due piani di finestre centinate, coperte da una gronda di forte aggetto. Al centro è uno scudo con l'arme degli Antinori, rifatto in pietra, in sostituzione di quello ottocentesco in ghisa, a sua volta posto per il pessimo stato di conservazione dell'antico.

Entrando si accede a un elegante cortile porticato su tre lati, in pieno stile rinascimentale, con arcate a tutto sesto, volte a crociera e colonne in pietra serena con capitelli compositi, scolpiti con particolare perizia, e con loggiato al secondo piano. Anche i peducci delle volte presentano decorazioni della stessa fattura. Interessante è il grazioso pozzo, indispensabile per l'approvvigionamento "privato" di acqua dei residenti del palazzo.

Al piano nobile sono ambienti con grandiosi palchi di legname su mensole, ornati di pitture.

Il giardino Nella nota pianta di Firenze di Francesco Bonsignori del 1584 il palazzo appare già dotato di giardino, recintato da un muro merlatoAdsi, 2011.

La porta che dal palazzo immette nel giardino assomiglia a quella di Palazzo Bartolini-Salimbeni ed è uno degli elementi che ha permesso l'attribuzione a Baccio d'Agnolo.

Il giardino si presenta con alcune aiuole piuttosto semplici, che ricordano un chiostro monastico del Tre-Quattrocento, mentre spicca sulla parete di fondo un notevole ninfeo a muro settecentesco, con rocce spugnose ed una statua di venere entro un'originale nicchia. Sul lato nord si trova una loggetta tamponata.

Note

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Voci correlate Antinori Palazzo Antinori-Corsini-Serristori Via de' Tornabuoni Boni (famiglia)

Altri progetti

Collegamenti esterni Claudio Paolini, schede nel Repertorio delle architetture civili di Firenze di Palazzo Spinelli (testi concessi in GFDL).

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