I Rom abruzzesi si denominano così a partire dalla regione che fino alla prima metà del Novecento ha ospitato i percorsi del loro nomadismo stagionale. Di fatto tale denominazione include anche Rom molisani e del nord della Puglia: essi sono legati fra loro non solo territorialmente ma anche attraverso una fitta rete di legami parentali. Gli appartenenti al gruppo, filiazione che si ottiene per lignaggi patrilineari, si autodistinguonoG. Cerelli, M.Di Rocco, A. Di Rocco "Rom abruzzesi" a cura di Francesca Manna 1993 da altri Rom italiani meridionali come quelli del Cilento, della Basilicata e della Calabria, che pure incontravano non di rado nei loro percorsi nomadici.
Storia
Arrivo in Italia Diversi documenti suffragano l'ipotesi di un arrivo via mare dei Rom dell'Italia meridionale. Fra la fine del XIV e l'inizio del XV secolo, questi popoli romaní sono arrivati in Italia dalle coste dei territori ellenofoni e slavi insieme a gruppi di albanesi, per sfuggire alle conseguenze dell'invasione turca in quegli stessi territori. Lo scritto di P.I. SebastianiSebastiani P.I. "Sulla vera storia di Antonio Solario detto lo Zingaro", Rivista abruzzese di Scienze ed Arti, Teramo 1906, fasc. dodicesimo II, pp 369-650 Sulla vera storia di Antonio Solario detto lo zingaro, documenta la storia di un membro di una famiglia di calderai stabilitasi alla fine del XIV secolo in Abruzzo (precisamente a Ripa Teatina nell'attuale provincia di Chieti), in una data che precede l'arrivo degli zingari in Italia del nord via terra, arrivo documentato per la prima volta nel 1422 a Bologna. Nel corso del XVI secolo una serie di bandi volti ad allontanare i Rom dal Regno di Napoli (che comprendeva il territorio dell'Abruzzo-Molise) testimonia la presenza di popolazioni romaní sul territorio: secondo quanto riportato dallo storico M. ZucconZuccon M.1979: riporta notizie prese da Caravita P. "pramaticae, edicta decreta, interdicta, Regiaque sanctiones Regni neapolitani" 1722; Gr G. "istoria delle leggi e magistrati del regno di Napoli" 1771, riportato nella rivista Lacio Drom, Roma 1969 n. 3/4/5., tra il 1549 e il 1585 si segnalano una serie di grida (1549,1555,1559,1568,1575,1585), dopo di che non si hanno notizie sui Rom in Abruzzo per secoli.
Rom abruzzesi nella prima metà del 1900 Quando agli inizi del 1900 i Rom d'Abruzzo faranno riparlare di sé sembrano aver abbandonato completamente il mestiere di calderai (fabbri riparatori di caldaie) per dedicarsi, secondo quanto testimoniato dallo storico Masciotta, solamente al commercio di equini e prevalentemente cavalli di scarto, sapientemente rimessi in salute per l'occasione. Sempre il Masciotta riferisce nello stesso scritto del bilinguismo di questi Rom e dell'abilità delle loro donne ad adescare galline e a nasconderle sotto le ampie vesti impedendone il chiocciare.Masciotta G.B. "Il molise dalle origini ai giorni d'oggi" Pierre napoli 1914. In effetti le donne avevano fra la gonna e la sottoveste un'ampia tasca (i fald) dove potevano stare anche due galline che, trovandosi improvvisamente al caldo e al buio, se ne stavano in silenzio. I percorsi nomadici dei Rom abruzzesi seguivano, a partire dall'inizio della primavera, il calendario delle fiere e dei mercati, con riferimento anche ai principali fori boari dell'Abruzzo meridionale, del Molise, e della provincia di Foggia. L'esame dei loro spostamenti rivela inoltre la loro preferenza per itinerari segnati dal corso dei fiumi (Fortore, Sangro, Calore). Sostavano sotto i ponti o lungo le rive dei fiumi, dove potevano attingere acqua per fare da mangiare, abbeverare i cavalli e lavare la biancheria. Con l'avanzare dell'inverno preferivano accamparsi in qualche cascina abbandonata, di loro proprietà o anche presa in affitto. Già da prima della seconda guerra nelle periferie di alcune città si segnala la presenza di stabili insediamenti di rom che praticavano nomadismo stagionale; così è ad es. a Santa Croce di Magliano, a Lanciano o a FoggiaF.Manna Il nomadismo dei Rom abruzzesi dal primo dopoguerra alla metà degli anni 50 in ITALIA ROMANì a cura di Leonardo Piasere 1996.
Diffusione a partire dal secondo dopoguerra A partire dagli anni 50 si registra un aumento del fenomeno di dispersione/sedentarizzazione con insediamenti di rom stanziali presenti in molti centri abruzzesi e pugliesi,F. Manna I Rom abruzzesi di Pescara in ETUDES ET DOCUMENTS BALKANIQUE ET MEDITERRANEENS Paris 1990 mentre a partire dalla fine degli anni 1950 ha poi inizio la diffusione dei Rom abruzzesi verso il centro e il nord d'Italia. Fino alla prima metà degli anni 1970 la presenza dei Rom in questi nuovi insediamenti continua a seguire la modalità del nomadismo stagionale. Questo nuovo nomadismo, pur non seguendo più il calendario fieristico data la forte crisi del settore del commercio equino, rimane fortemente legata ai criteri della territorialità e delle relazioni socioparentali. Per questo fra la fine degli anni 60 e la prima metà degli anni 70 si registrano sia a Pescara che a Milano sanguinosi conflitti fra famiglie appartenenti a parentadi diversi, il cui esito ha definito supremazie ed esclusioni in un determinato territorio.F. Manna Op Cit. 1996 A partire dalla fine degli anni 70 si accentua nei vari insediamenti Rom il fenomeno della sedentarizzazione nelle località elette a residenza, anche in concomitanza con l'ottemperanza forzata dell'obbligo scolastico. I loro spostamenti sebbene più frequenti di quelli dei gagè, tendono progressivamente ad uniformarsi con quelli della comunità ospitante, con spostamenti nei mesi estivi presso parenti preferibilmente vicini a località di mare e sole.
Pescara Si presume che i rom si stanziarono a Pescara già in epoca medievale, La popolazione rom residente in città ammonta a circa unità.
Nonostante i diversi progetti di integrazione, nei quartieri dove risiedono la maggior parte dei rom pescaresi, Rancitelli e San Donato, la presenza criminale, che spesso vede coinvolti membri della comunità rom, è attiva e radicata, ed è stata oggetto di diverse inchieste giornalistiche dei media nazionali.
Insediamenti Rom abruzzesi in Italia Secondo rilevazioni compiute nella seconda metà degli anni 1990 oltre ai principali centri abruzzesi si sono sviluppati insediamenti stabili dei Rom abruzzesi anche in Puglia, Molise, Lazio, Marche, Emilia-Romagna, Veneto e Trentino-Alto Adige.F.Manna: op. cit. 1996 Nomadismo e sedentarizzazione
Dalle testimonianze orali risulta che i Rom abruzzesi praticassero nomadismo stagionale spostandosi, fino al primo dopoguerra, prevalentemente a piedi e formando lunghe file di donne, uomini, bambini ed animali, in prevalenza cavalli ma anche asini e cani. Cavalli ed asini venivano caricati di indumenti e vettovaglie o cavalcati dalle persone stanche e più bisognose. È dagli anni trenta circa che fra i Rom abruzzesi si diffonde come mezzo di trasporto la bigPistilli Carlo: lacio Drom, Bolzano 1967 n.2 o calesse a due ruote trainato da un solo cavallo. Ne possedevano una o due per famiglia (a seconda del numero dei componenti); una big poteva portare anche sei persone fra adulti e bambini perché ci si sedeva anche sulle stanghe che la tenevano attaccata al cavallo. La big inoltre veniva usata per costruire la tenda per accamparsi la notte: tolto il cavallo le stanghe venivano rivolte verso l'alto e venivano utilizzate come impalcatura sulla quale appoggiare il telo impermeabile della tenda, poi fissato a terra.Cerelli, Di Rocco op. cit. 1993 Con la big potevano percorrere 40/50 km al giorno continuando a praticare nomadismo stagionale seguendo il calendario delle fiere e festività cittadine, fori boari. A nomadizzare insieme erano di norma due o tre fratelli con le proprie famiglie (di fatto costituenti un'unica famiglia allargata); al gruppo si potevano aggregare famiglie di amici o affini incontrate lungo il percorso. I gruppi rispettavano dei criteri di territorialità soprattutto per non sovraffollare fiere o mercati di piccole dimensioni; feste particolarmente significative erano (e lo sono tuttora) tuttavia visitate da numerosissimi gruppi di Rom abruzzesi contemporaneamente. Fra queste ricordiamo la festa in onore di Sant'Antonio da Padova il 13 giugno a Santa Croce di Magliano, santo a cui i Rom abruzzesi sono particolarmente devoti. Mentre nei luoghi del mercato gli uomini si dedicavano al commercio di cavalli, le donne chiedevano soldi in cambio della lettura della mano. Nel corso degli anni 60 la ''big'' viene progressivamente abbandonata per essere sostituita con automobile e roulotte. A partire dalla seconda metà degli anni 80 si è radicalmente accentuato fra i Rom abruzzesi il fenomeno della sedentarizzazione: per motivi di varia natura (compresa la volontà di rimanere vicino a parenti in carcere) essi hanno iniziato a soggiornare stabilmente nelle località elette a residenza, dove non di rado posseggono una casa di proprietà o un alloggio assegnato loro dal comune. Chi se lo può permettere si sposta per il periodo estivo presso qualche località di mare, in Abruzzo/Molise ma anche nelle Marche o in Emilia. Andato in crisi il commercio di equini nei fori boari, alcuni di loro si sono inseriti nel commercio di cavalli di razza, ma lo fanno utilizzando le nuove tecnologie e quindi spostandosi velocemente e senza la famiglia a seguito, una volta concluso l'affare. Ciò nonostante la comunità Rom continua a mantenere forte la propria identità, mostrando che non è tanto il nomadismo a definire la struttura del gruppo, quanto piuttosto il sistema socio-parentale.
Lingua I Rom abruzzesi indicano la propria lingua madre con il termine romanés (lingua romaní). Come per tutti i Rom, anche per Rom abruzzesi, il lessico di base rimanda ai dialetti neoindiani (così è per i termini che indicano i rapporti di parentela, le parti del corpo, l'alimentarsi e il dormire), arricchiti successivamente da prestiti iranici, armeni e greci. Parlano un dialetto zingaro appartenente al gruppo non-vlaxClassificazione proposta per la prima volta da Gilliath S. nel 1915 che letteralmente sta indicare la mancanza di prestiti lessicali valacchici ed un cospicuo apporto di termini greci privo di influenze rumeno slave e ricco di imprestiti greci (es.drom = strada,kakarfin = chiodo) e abbastanza simile ai dialetti parlati dagli altri Zingari dell'Italia meridionale. L'assenza di termini slavi e rumeni è un'ulteriore conferma dell'arrivo via mare attraverso l'Adriatico dei Rom meridionali italiani. L'idioma dei Rom abruzzesi presenta allo stesso tempo caratteri molto arcaici e caratteri di forti trasformazioni dovute all'influenza della plurusecolare contaminazione con l'italiano dialettale. Un esempio lo si può nella perdita della declinazione dei nomi sostituita dall'utilizzo delle preposizioni. L'uso delle preposizioni viene proposto anche davanti ai pronomi personali che conservano gli antichi suffissi (es.: me=io, mang=a me, mendr=in me, mants=con me). Utilizzano solamente tre forme verbali: il presente, l'imperfetto e il passato prossimo (es. imé ağav=io vado, imé ağasn= io andavo, imé ağijomm=io sono andato); il futuro è reso dal presente sciolto nel contesto (es.u llenà tavel ağğav ku màr ki li miči maré= l'estate prossima andrò al mare con i miei amici). Come verbi ausiliari usano il verbo essere siñom e il verbo avere asimm reso quest'ultimo dalla combinazione della radice del verbo essere (si) più una a procliticaF. Manna Il Romanés degli abruzzesi in Quaderno di documentazione n. 2 opera Nomadi sezione di Milano 1993.