Storico boss mafioso di Bardonecchia e della Val di Susa, è stato il padrino della 'Ndrangheta in Piemonte e il primo mafioso inviato al soggiorno obbligato nel nord Italiahttps://www.avvocatisenzafrontiere.it/?p=1925. Ha rappresentato una parte di storia della criminalità organizzata in Piemonte, insieme alle famiglie gioiosane della 'Ndrangheta dei Belfiore, degli Ursino e dei Mazzaferro. Il cognome di Lo Presti ha segnato per cinquant'anni Bardonecchia e la Val di Susa. Sempre sulle prime pagine dei giornali, è stato il nome più conosciuto della Val di Susa. Lo Presti ha passato l'intera vita, a difendersi da ogni tipo di accusa e dai continui attacchi da parte della magistratura. tra i quali anche il Presidente del Consiglio Nazionale Forense, prof. Aldo CasalinuovoPresidente dell'Ordine per Rocco Lo Presti Stampa Sera 16 novembre 1978. È sempre uscito indenne dalle maggiori inchieste di mafia in PiemonteTorna libero Lo Presti. A suo carico solo ipotesi La Stampa 13 dicembre 1987Tante accuse e la fedina immacolata La Stampa 14 novembre 1995. Imparentato con la famiglia mafiosa dei Mazzaferro di Marina di Gioiosa Jonica, di cui ne è stato anche l'esponente di maggior rilievo, fu mandato in soggiorno obbligato a Bardonecchia nel 1963, facendo della cittadina subalpina il suo feudoIl primo nel 63 a Bardonecchia La Stampa 17 Marzo 2012. Il suo nome è legato a doppio filo con quello della famiglia Mazzaferro. Con i cugini Vincenzo, Giuseppe e Francesco Mazzaferro emigra da giovane a Torino in cerca di fortuna. Assieme al cugino "Don Ciccio" Francesco Mazzaferro ha avuto l'egemonia sul territorio della Val di SusaQuesti gli undici nomi dei boss di Bardonecchia Stampa Sera 3 Aprile 1974Ecco l'esplosivo dossier sulla mafia in Valle di Susa La Stampa, 3 Aprile 1974. Bardonecchia è la cittadina che gli ha fatto costruire la sua fama di boss della 'Ndrangheta, il paese dove, a giudicare dalle attività messe in piedi dalla sua famiglia, Lo Presti ha fatto fortuna: quel cognome non se lo scrollerà di dosso ancora per tanti anni. Se per molti italiani, Bardonecchia e la Val di Susa è uguale a mafia; se la stazione sciistica è stata sempre presente nei titoli dei giornali più per la presenza mafiosa del defunto boss che per le sue piste innevate, è grazie alla leggenda di Lo Presti. Per tutti Lo Presti era da sempre il boss incontrastato della Val di Susa, e per tutti Bardonecchia rappresentava il suo regno. Per i calabresi e i siciliani di Bardonecchia, Oulx, Sauze d'Oulx, Sestriere, Cesana, Claviere, Susa, ma anche per i montanari e per i villeggianti che arrivavano da Torino, Milano, Genova. Per tutti era una potenza nominale. Un nome che incuteva rispetto o riprovazione, ma di sicuro sempre una certa paura. Ha costruito da imprenditore molti edifici di Bardonecchia, e ha dato lavoro a migliaia di persone, durante gli anni del boom edilizio. Per i giudici di Torino è stato, colui che ha importato il fenomeno 'Ndrangheta nel nord ItaliaLo Presti portò la 'ndrangheta a Bardonecchia La Stampa 31 Ottobre 2002. Summit segreti, polizia in allerta, sindaco aggredito, a Roma le denunce dell'Antimafia, intimidazioni intorno ai cantieri. Negli anni sessanta e settanta il suo potere in Piemonte è stato pari a quello di Don Antonio Macrì in Calabria. Ha dettato legge nel campo dell'edilizia. Ricco e potente fin dagli anni sessanta, ha creato la propria fortuna nel campo dell'edilizia e delle costruzioni, imponendo leggi e regole proprie, stravolgendone per anni il settore. Con un esercito di operai alle sue dipendenze, è stato l'uomo che, durante gli anni del boom e della speculazione edilizia in Piemonte, ha imposto il dominio della manodopera edilizia in tutta la Val di Susa. Salito agli onori delle cronache negli anni del boom e della speculazione edilizia prima, e del sequestro-omicidio Ceretto poi, ha avuto il potere assoluto nel campo dell'edilizia e della malavita in Piemonte fino al 1975, anno in cui venne mandato al confino sull'isola dell'Asinara. Per decenni si è indagato su di lui. Il fascicolo è enorme, legato con un grosso spago. Nella storia dell'infiltrazione della 'Ndrangheta in Piemonte tra il '65 e il '75 la sua figura è molto chiacchierata e viene evocata più volte dagli investigatori. Negli archivi di polizia e carabinieri ci sono soltanto informazioni riservate e confidenziali per migliaia di pagine, ma nessuna prova concreta di responsabilità dirette in illeciti o reati di sorta. Il fascicolo è pieno di assolutorie per insufficienza di prove. Inchieste, relazioni parlamentari, denunce, ordini di cattura, intercettazioni, arresti, sequestri. Ma lui ha sempre preferito atteggiarsi a mite cittadino perseguitato dalla giustizia. Eppure è stato l'uomo più chiacchierato della Val di Susa. a Bardonecchia durante gli anni del boom edilizio. A lui si sono rivolti con riverenza numerosi personaggi politici dell'ex Partito Socialista Italiano. Ha avuto legami con la mafia marsigliese ed ha intrattenuto rapporti d'amicizia con Don Mico Domenico Tripodo, quando era in soggiorno obbligato ad Avigliana. La presenza di Tripodo era frequentemente segnalata a BardonecchiaDelitti e mafia Stampa Sera 6 Giugno 1975. Ha avuto legami molto forti con le 'ndrine di Ciminà e contatti con Don Giovanni Stilo di Africo, il sacerdote calabrese accusato più volte di collusioni con la 'Ndrangheta, in occasione dell'aggiustamento del processo Ceretto. Ha avuto legami con la mafia siciliana e americana. Luciano Liggio, Salvatore Inzerillo, Frank Coppola, Gerlando Alberti, la Famiglia Gambino di New York e le famiglie della 'Ndrangheta in Canada. Secondo un collaboratore di giustizia, negli ultimi anni, il rapporto con i cugini Mazzaferro si è incrinato e Lo Presti si è avvicinato ed alleato agli Aquino, rivali dei Mazzaferro. Uomo di vecchio stampo, è stato sempre contrario a fare affari di droga.
Biografia Lo Presti nasce il 6 maggio 1937 a Marina di Gioiosa Jonica da una umile famiglia contadina. Il padre Salvatore Lopresti e la madre Maria Caterina Femia, si arrangiano come possono, lavorando la terra. Primo di otto figli, abbandona molto presto la scuola elementare e si affianca allo zio, in stretto contatto con il vecchio capobastone di Gioiosa Jonica, Rocco Amleto Monteleone, alias Roccu u Regginu, occupandosi della gestione degli affari dello zio e del Monteleone, nel mercato della frutta prima, e del pesce dopo.
All'età di 16 anni emigra a Torino, in cerca di fortuna insieme ai cugini Mazzaferro.
Nel 1957 viene arrestato a Casale Monferrato insieme al cugino Cosimo Jerinò, alias Cosimu u Caddara, e condannato per spaccio di banconote false e resistenza a pubblico ufficialeCatturati due spacciatori di banconote false da mille Gazzetta del Popolo 27 Giugno 1957Attenti ai biglietti falsi Gazzetta del Popolo 28 Luglio 1957
Nel 1962 viene condannato dal Tribunale di Locri per ricettazione.
Nel 1963, accusato di attività illecite, viene mandato in soggiorno obbligato a Bardonecchia e, in pieno boom edilizio, mette su una piccola impresa di costruzioni che, molto presto conquista una posizione di preminenza su tutte le altre imprese. Dopo il suo arrivo, a Bardonecchia cominciarono a verificarsi episodi tipici degli ambienti dove opera la mafia.
Nel settembre del 1963 Mario Corino, segretario della sezione locale della DC, e futuro sindaco del paese, che si sta occupando della speculazione edilizia, viene aggredito e picchiato di notte da due sconosciutiL'aggressione di Bardonecchia non ha avuto movente politico La Stampa 8 Settembre 1963. Vengono fermati per l'aggressione, due muratori calabresi, Francesco Ursino, cognato di Lo Presti, e Antonio Zucco originario di Ciminà che, interrogati dal giudice, dichiarano di averlo fatto perché Corino era "spia dei sindacati" e Lo Presti sarebbe stato il mandante.
Nel 1965 viene arrestato a Ginevra assieme ad Alberto Re, imprenditore di Bardonecchia, per una serie di furti in alcune ville; i due vengono scoperti nell'ultimo colpo, un furto di 60 milioni in gioielli nella villa di un giudice. Lo Presti verrà processato e condannato a due anni di reclusioneImpresario di Bardonecchia arrestato per furto di 60 milioni di gioielli in una villa a Ginevra La Stampa 29 Luglio 1965.
Nel 1968 torna a Bardonecchia e sposa una compaesana in uno degli alberghi più lussuosi del paese, il Grand Hotel Riky, con oltre 300 invitati, fra cui alcuni venuti apposta dall'America, come il boss italoamericano Frank Coppola e la famiglia Gambino. Per le strade uomini con la coppola tengono a bada i curiosi. Da lì in poi chi vuole costruire a Bardonecchia deve passare da Rocco Lo Presti. Chi si ribella muore.
Nel dicembre del 1969 viene sospettato di essere il mandante dell'omicidio Timpano. A Exilles lungo la statale della Val di Susa viene trovato il cadavere di Vincenzo Timpano, appena arrivato da Grotteria, Calabria. È stato ucciso dal cognato Giuseppe Oppedisano che a sua volta è cognato di Lo Presti. Il cadavere è stato cosparso di benzina e dato alle fiamme. Viene trovata sul luogo del delitto l'Alfa Romeo 1750 di proprietà di Lo Presti. Oppedisano confessa, ma non rivelerà mai il movente. Lo Presti ha invece un alibi inattaccabile. Era in volo su un aereo verso il sud ItaliaScappato dal Sud, è stato raggiunto e atrocemente giustiziato presso Salbertrand Stampa Sera 17 Dicembre 1969Si cerca un amico del mafioso sfigurato in Valsusa Stampa Sera 18 Dicembre 1969L'uccisione del mafioso calabrese può essere un affare di famiglia Stampa Sera 19 Dicembre 1969.
Nel giugno del 1970, appena sei mesi dopo, viene nuovamente sospettato come mandante dell'omicidio D'Aguanno. Viene trovato a Moncalieri in una discarica abbandonata il cadavere di Luigi D'Aguanno, un ricettatore appena uscito di galera. Qualcuno dice che abbia pagato con la vita una soffiata alla polizia. Viene fermato per l'omicidio Carmine Messina a bordo dell'auto di proprietà di Lo PrestiIl gangster ucciso dalla sua stessa banda. Parla il complice fermato La Stampa 26 Giugno 1970Il bandito ucciso e bruciato in un campo a Moncalieri La Stampa 27 Giugno 1970Fermato l'uomo che fornì ai complici le prove del tradimento del gangster Stampa Sera, 29 Giugno 1970Luigi D'Aguanno giustiziato come il calabrese di Exilles Stampa Sera 30 Giugno 1970Il gangster ucciso e bruciato con benzina a Moncalieri La Stampa, 1 Luglio 1970Un amico l'ha portato all'agguato del killer Stampa Sera, 2 Luglio 1970Non ho mai conosciuto D'Aguanno non ho mai prestato l'auto a Messina La Stampa, 3 Luglio 1970. Anche questa volta Lo Presti risulta essere in volo su un aereo diretto in Calabria. In entrambi i casi Lo Presti viene prosciolto da ogni accusa.
Il 12 settembre 1970 in uno dei cantieri di Lo Presti a Bardonecchia viene catturato Filippo Costa, pregiudicato, sospettato di appartenere alla cosca di Luciano Liggio, in quel periodo al centro di un'inchiesta sui sequestri di persona portati a termine dal gruppo Liggio.
Da manovale a "padrino" di Bardonecchia Nel 1970 Lo Presti inizia la sua grande ascesa nel campo dell'edilizia. Sono ormai presenti da tempo a Bardonecchia appartenenti alle famiglie siciliane dei Gambino, degli Spatola e degli Inzerillo di Passo di Rigano, quartiere di Palermo, e Lo Presti molto presto entra in rapporti di affari con i fratelli Salvatore e Alfonso GambinoMafia, scoperta la nuova Cupola di Palermo i boss puntavano agli affari di Zamparini La Repubblica, 29 Novembre 2011, cugini diretti dei Gambino di Cherry Hill nel New Jersey e lontani cugini di Don Carlo Gambino. Diventeranno i suoi fedelissimi collaboratori nel reclutamento e nello sfruttamento della manodopera edilizia. Successivamente entra in rapporti di amicizia anche con il loro cugino, il giovane Totuccio Salvatore Inzerillo, futuro boss di Palermo, ancora agli inizi della sua carriera criminale. Diventeranno amici fraterni.