La battaglia di Piombino venne combattuta nella notte tra il 10 e l'11 settembre 1943 durante i più vasti eventi dell'operazione Achse della seconda guerra mondiale.

Piombino rappresenta una posizione strategica per i collegamenti navali tra costa della Toscana e le isole della Corsica e della Sardegna, e già all'indomani dell'annuncio dell'armistizio tra Italia e Alleati l'8 settembre 1943 le truppe della Wehrmacht tedesca stanziate in città avevano tentato di prendere possesso del porto, venendo tuttavia respinte dalla pronta reazione dei marinai e dei soldati del presidio cittadino. Più numerose truppe tedesche iniziarono ad affluire progressivamente a Piombino a partire dalla mattina del 10 settembre: su disposizioni del suo superiore, il generale Cesare Maria De Vecchi, il comandante del presidio di Piombino generale Fortunato Perni acconsentì all'ingresso dei mezzi navali tedeschi, carichi di truppe, nel porto cittadino, nonostante il responsabile del Comando Marina Andrea Capuano invitasse invece a opporsi con la forza al tentativo di occupare la città. La presenza dei tedeschi generò una forte risposta da parte della popolazione civile e degli operai delle industrie cittadine, scesi in strada per protestare sotto la direzione di un comitato antifascista costituitosi nelle settimane precedenti.

La battaglia tra tedeschi e italiani esplose improvvisamente nelle ultime ore del 10 settembre, andando avanti fino alle prime ore dell'11 settembre: le batterie di artiglieria della difesa costiera aprirono il fuoco contro le navi tedesche presenti in porto, mentre gruppi di soldati, marinai, finanzieri e civili in armi davano battaglia ai tedeschi scesi a terra; per la presenza di civili a fianco dei militari, quella di Piombino viene considerata come una delle prime battaglie della Resistenza italiana.. I tedeschi furono costretti ad arrendersi dopo aver subito pesanti perdite in uomini e navi, anche se poi, su ordine di De Vecchi, i prigionieri dovettero essere rilasciati. Il successo di Piombino si rivelò effimero per gli italiani, visto che il resto dei presidi lungo la costa della Toscana capitolarono nel corso di quello stesso 11 settembre; rimasta isolata, la città fu poi occupata senza altri combattimenti dai tedeschi il 13 settembre.

Antefatti

Alle 18:00 dell'8 settembre 1943 la Radio di Algeri, controllata dagli anglo-statunitensi, diramò la notizia dell'entrata in vigore dell'armistizio stipulato dall'Italia con gli Alleati, siglato in segreto il 3 settembre precedente a Cassibile dagli emissari del governo Badoglio, salito al potere dopo la deposizione di Benito Mussolini il 25 luglio. Lo stesso maresciallo Pietro Badoglio diede poi conferma ufficiale della notizia leggendo, alle 19:42, un proclama dai microfoni dell'EIAR. Benché già dal 31 agosto l'alto comando italiano avesse diramato alcune istruzioni che dovevano preparare le forze armate al cambio di fronte e dettare il comportamento da tenere verso i tedeschi, la notizia dell'armistizio colse completamente di sorpresa buona parte dei reparti militari italiani, lasciati senza ordini precisi. Altrettanto non si poteva dire dei tedeschi, visto che sin dal maggio 1943 erano stati predisposti piani di contingenza per fronteggiare un collasso dell'Italia o una sua resa agli Alleati; tali preparativi erano stati poi accelerati dopo la deposizione di Mussolini, mentre sempre più divisioni della Wehrmacht venivano fatte affluire in Italia per essere dislocate nei punti strategici della penisola. Una volta ufficializzato l'armistizio, le truppe tedesche diedero quindi immediatamente il via all'opera di occupazione dei territori italiani e di disarmo delle forze armate italiane, sotto il nome in codice di "operazione Achse"..

Nei piani tedeschi il possesso della costa della Toscana rappresentava un importante obiettivo strategico, visto che i porti e gli aeroporti toscani dovevano rappresentare il punto di arrivo dei trasporti con a bordo le truppe della Wehrmacht evacuate dalle isole di Sardegna e Corsica, che l'alto comando tedesco aveva deciso di abbandonare perché giudicate come non difendibili; la tensione tra presidi italiani e tedeschi si fece quindi altissima sin dalle prime ore seguenti l'annuncio di Badoglio. La città di Piombino, snodo centrale per i collegamenti navali tra la Toscana, l'Isola d'Elba e la Corsica, era ricompresa nel settore di difesa della 215ª Divisione costiera, unità costituita appena il 1º agosto 1943 con quartier generale a Massa Marittima e posta agli ordini del generale Cesare Maria De Vecchi ("quadrumviro" della marcia su Roma e membro del disciolto Gran consiglio del fascismo); il presidio di Piombino era agli ordini del vicecomandante della divisione, il generale Fortunato Perni. Le truppe del presidio comprendevano un battaglione della 215ª Divisione costiera e circa 500 marinai della Regia Marina agli ordini del capitano di corvetta Giorgio Bacherini, responsabile delle difese fisse comprendenti tre batterie di artiglieria costiera e antiaerea operate da personale navale e due batterie operate dal Regio Esercito; nella pineta vicino Venturina Terme, poco più a nord, era invece acquartierato il XIX Battaglione carri, in procinto di essere trasferito a Roma per unirsi alla 136ª Divisione corazzata "Centauro" ma temporaneamente assegnato alla 215ª Divisione costiera, equipaggiato con 20 carri armati M15/42 e 18 cannoni semoventi privi, tuttavia, di munizioni per i loro cannoni. Il Comando Marina di Piombino, retto dal capitano di fregata Amedeo Capuano, comprendeva altri 300 marinai e controllava le locali forze navali, ammontanti al momento dell'armistizio a quattro dragamine ausiliari (ex pescherecci civili requisiti) e due piccoli piroscafi da trasporto (Cappelini e Capitano Sauro) usati per i collegamenti con le isole dell'Arcipelago toscano. In quanto punto di transito, a Piombino erano poi presenti varie centinaia di militari italiani in trasferimento da una località all'altra...

Dal 25 luglio 1943, con la caduta del fascismo e la destituzione di Mussolini, a Piombino si era svolto un periodo fervido di manifestazioni popolari e di profondo dibattito politico e sindacale; l'annuncio, l'8 settembre, della firma dell'armistizio aveva riacceso le speranze dei cittadini per una rapida cessazione delle ostilità, ma già la notte stessa si verificò un primo episodio che anticipò gli eventi dei giorni successivi. Gli unici soldati tedeschi normalmente di stanza a Piombino erano un sottufficiale e 7-8 marinai della Kriegsmarine incaricati di operare una stazione radar costiera, ma nei giorni precedenti all'annuncio dell'armistizio cospicue forze erano affluite nella città toscana: la sera dell'8 settembre erano ormeggiate in porto dieci motozattere e tre chiatte fluviali da trasporto tedesche, con a bordo circa 400 uomini in armi. Nel corso delle ultime ore dell'8 settembre, le truppe tedesche scesero dalle navi e iniziarono a disarmare le pattuglie e le sentinelle italiane di guardia al Porto di Piombino; informato del fatto il capitano Bacherini, che dopo la notizia dell'armistizio aveva subito ordinato di fare prigioniero il personale della stazione radar della Kriegsmarine, inviò al porto un reparto di mitraglieri della Marina per intimare ai tedeschi di risalire a bordo delle loro navi e di lasciare la città. Quando i tedeschi cercarono di circondare i mitraglieri questi risposero aprendo il fuoco, innescando una battaglia della durata di un quarto d'ora a cui si unirono anche alcune batterie costiere italiane: i tedeschi alla fine desistettero, rientrando a bordo delle loro navi dopo aver lasciato a terra morti e feriti oltre a diversi prigionieri in mano agli italiani, i quali registrarono invece tre feriti; quattro delle motozattere tedesche vennero colate a picco nelle acque del porto dal tiro italiano. Il comandante della 215ª Divisione costiera, generale De Vecchi, e del presidio di Piombino, generale Perni, intervennero quindi per ordinare il rilascio dei prigionieri tedeschi e la restituzione delle loro armi; verso le 12:00 del 9 settembre, imbarcati tutti i militari della Werhmacht presenti in città, le superstiti navi tedesche lasciarono Piombino per dirigere su Livorno, autoaffondando fuori dal porto una delle chiatte perché troppo danneggiata per proseguire...

Le truppe tedesche concentrarono quindi la loro attenzione su Livorno, investita in pieno già nelle prime ore del 9 settembre; quello stesso giorno, nelle acque comprese tra l'Isola di Gorgona, Livorno e Castiglioncello si verificarono vari scontri tra unità navali tedesche e navi italiane in fuga dai porti della Liguria e dirette a sud per rispettare i dettami dell'armistizio: l'incrociatore ausiliario Piero Foscari e il piroscafo Valverde vennero affondati e varie unità furono catturate dai tedeschi, mentre il contrammiraglio Federico Martinengo rimase ucciso dal tiro nemico mentre procedeva a bordo di una vedetta anti sommergibile (VAS)..

La battaglia Il ritorno dei tedeschi Alle 04:30 del 10 settembre un piccolo convoglio di navi tedesche proveniente da Torre Annunziata si presentò davanti all'imboccatura del porto di Piombino, chiedendo alle autorità locali di entrare per potersi rifornire di combustibile e acqua; agli ordini del Kapitänleutnant Karl-Wolf Albrand, il convoglio si componeva delle torpediniere TA 9 e TA 11 (ex unità francesi della classe La Melpomène catturate nel 1942) e del grosso piroscafo mercantile armato Hans SS Cabert. Il responsabile del Comando Marina di Piombino, il capitano Capuano, oppose inizialmente un rifiuto, ma su ordine esplicito del quartier generale della 215ª Divisione e del comando del presidio cittadino dovette infine acconsentire alla richiesta e far rimuovere gli sbarramenti all'imboccatura del porto; le navi tedesche fecero quindi il loro ingresso nel porto commerciale alle 09:30: la torpediniera TA 11 si andò ad ancorare al molo sud mentre la TA 9 e il Cabert si ormeggiavano a quello nord, piazzandosi in modo da tenere sotto tiro con i loro cannoni tutta l'insenatura. L'intenzione di Albrand, infatti, non era tanto quella di rifornirsi quanto quella di prendere il controllo del porto il prima possibile, visto che l'evacuazione delle truppe tedesche dalla Sardegna e dalla Corsica era in pieno svolgimento....