East Coker, composto e pubblicato nel 1940, è il secondo dei Quattro quartetti, opera del poeta e critico statunitense T. S. Eliot. Venne successivamente ripubblicato nel 1943, insieme ad altre tre analoghe composizioni create dal 1935 al 1942 (Burnt Norton, The Dry Salvages, Little Gidding), in un unico libro.
Il tema della poesia è il tempo e il disordine della natura risultante dal fatto che l'umanità segue solo la scienza e non il divino. I capi delle nazioni sono descritti come dei materialisti, incapaci di comprendere a fondo la realtà. L'unica via di salvezza per l'umanità è quella di ricercare il divino guardando dentro di sé e comprendendo che gli uomini sono collegati tra loro. Solo allora le persone potranno comprendere l'universo.
Introduzione
Durante il 1939 Eliot pensava di non essere più capace di continuare a scrivere poesie. In un tentativo di scoprire se era ancora in grado, iniziò a copiare alcuni elementi di Burnt Norton sostituendovi un'altra località: East Coker, un villaggio del Somersetshire non lontano dal mare, dal quale era partito nel 1669 Andrew Eliot, antenato del poeta, per emigrare in America.Pinion 1986 p. 6 Eliot visitò il villaggio negli anni 1936-1937 e le sue ceneri sono sepolte nel cimitero a fianco della chiesa.Ackroyd 1984 p. 254 Dentro la chiesa una targa ricorda che vi fu deposto nel 1965. Su di essa sono scritte le parole che Eliot stesso scelse come epitaffio, il verso di inizio e quello finale di East Coker: In my beginning is my end. Of your kindness, pray for the soul of Thomas Stearns Eliot, poet. In my end is my beginning. (Nel mio principio è la mia fine. Per gentilezza, pregate per l'anima di Thomas Stearns Eliot, poeta. Nella mia fine è il mio principio)Kirk 2008 p. 250.
Riuscì a completare due tempi per il febbraio 1940, e terminò l'opera entro la fine del mese. John Davy Hayward, Herbert Read ed altri lo aiutarono nella revisione e correzione. East Coker venne pubblicato nell'edizione di marzo 1940 del New English Weekly per l'edizione di Pasqua. Venne in seguito ristampato a maggio e giugno,Ackroyd 1984 pp. 254–255 e fu pubblicato a settembre come opera a sé stante dalla casa editrice Faber & Faber.Bergonzi 1972 p. 150 Dopo il completamento della poesia, Eliot iniziò a progettare la creazione dei Quattro quartetti come una serie di quattro poemi basati sullo stesso tema con Burnt Norton come primo e East Coker come secondo.Pinion 1986 p. 219
Struttura
East Coker viene descritto come un poema della tarda estate, della terra, e della fede.Kirk 2008 p. 248 Come nelle altre composizioni poetiche dei Quartetti, ognuno dei cinque tempi contiene un tema che è comune alle altre poesie: il tempo, l'esperienza, la purificazione, la preghiera, e la totalità.Bergonzi 1972 pp. 164–166
I tempo
“En ma fin est mon commencement”. Questo era il motto sullo stendardo di Maria Stuart, che Eliot riprende letteralmente, traducendolo ed invertendolo ("In my beginning is my end"), all'inizio del primo tempo di questo secondo Quartetto, e collegandolo a un frammento di Eraclito (il LXX) che afferma: "Il principio e la fine sono la stessa cosa". Esso diventa il tema centrale di tutta la composizione.James Johnson Sweeney, East Coker; a Reading, The Southern Review, primavera 1941
Anche in East Coker il poeta inizia con una meditazione sul potere che il tempo ha di mutare le cose, così per sé stesso, che si trova ormai "nel mezzo del cammin di nostra vita", come per l'umanità in generale; e come nel precedente Quartetto anche qui viene affermata la presenza del passato.T. S. Eliot, Quattro quartetti, Milano, Garzanti, 1994, note di Attilio Brilli p. 91 In particolare, a conferma dell'impossibilità dell'uomo di impedire lo scorrere del tempo e l'avvicendarsi dei cambiamenti, appare una citazione quasi letterale dal libro del Qoelet (III, I-9) : "Le case vivono e muoiono: c'è un tempo per costruire / e un tempo per vivere e generare / e un tempo perché il vento rompa il vetro sconnesso / e scuota il rivestimento di legno lungo il quale trotta il topo / e scuota il logoro arazzo col suo tacito motto ricamato.".
Gli ultimi due versi sopra citati richiamano un'opera di Alfred Tennyson. la Mariana, ("il topo / squittiva dietro il logoro rivestimento di legno"),Helen Gardner, The Art of T. S. Eliot, The Cresset Press, London, 1949 p. 55 e l'arazzo ed il motto su esso ricamato rievocano Maria Stuart, con una riflessione sull'estrema caducità della gloria umana e temporale, come anche delle costruzioni materiali (le “case”, intese in questo caso sia come edifici che come dinastie).Sweeney, 1941 p. 777
Successivamente si giunge ad un vecchio villaggio dove viene evocata una visione di danza in una notte d'estate, in cui con un linguaggio volutamente arcaico si riprende il testo del "Boke named the Governour" (Libro detto il Governatore) che nel 1531 Sir Thomas Elyot, un antenato del poeta, aveva scritto elogiando la danza come simbolo del matrimonio.Brilli, 1994 p. 92 In realtà, la visione ha anche un aspetto grottesco, quasi spettrale: Eliot stesso dichiarò di essersi ispirato anche alla storia del villaggio maledetto di Germelshausen, in Turingia, in cui una volta ogni cento anni le persone morte rivivevano per una notte, danzando, per poi scomparire nuovamente.Gardner, 1949 p.165T. S. Eliot, Quatre Quatuors, notes de John Hayward, Les Editions du Seuil, Paris, 1950 p. 135 Al motivo della "danza dei morti" si fonde il tema della "danza del tempo", e ritorna il richiamo al testo biblico del Qoelet: "il tempo delle stagioni e delle costellazioni / il tempo della mungitura e il tempo del raccolto / il tempo dell'accoppiamento dell'uomo e della donna / e quello delle bestie."
La visione di danza si chiude bruscamente con due secchi, lapidari, versi: "Piedi che s'alzano e cadono. / Mangiare e bere. Letame e morte.".
In estremo contrasto con la precedente visione, il primo tempo si conclude con una serena visione di un'alba d'estate, che potrebbe richiamare il finale del poema sinfonico Una notte sul Monte Calvo di Modest Petrovič Musorgskij, e la chiusa finale esprime il ritorno del poeta alla pace, al suo principio: "Spunta l'alba, e un altro giorno / si prepara al calore e al silenzio. Laggiù sul mare il vento dell'alba / increspa e scivola. Io sono qui / o là, o altrove. Nel mio principio.".
II tempo
Nel secondo tempo appare un nuovo spunto di meditazione con lo sconvolgimento delle stagioni, che è opposto alla discussione sull'ordine della natura enunciata nel secondo tempo di Burnt Norton.Pinion 1986 p. 223 Si manifesta un vero e proprio turbamento dell'ordine cosmico, con uno scontro tra le costellazioni, che porterà alla fine del mondo: "presi da un vortice che porterà / il mondo al fuoco distruttivo / che brucia prima che regni il ghiaccio.".
Improvvisamente, senza alcun preavviso, il poeta passa dallo stile poetico fin qui utilizzato ad uno stile in prosa (il che avviene anche nel secondo tempo di Burnt Norton e di The Dry Salvages)F. O. Matthiessen, The Achievenment of T. S. Eliot, 3rd edition, Oxford University Press, 1958 p. 180, con l'affermazione che il modo di presentare le cose fin qui usato "non è molto soddisfacente: / uno studio perifrastico in una maniera poetica d'altri tempi, / che ci lascia ancora in preda alla lotta intollerabile / con le parole e con i significati. La poesia non importa / non era (per ricominciare) quello che ci si aspettava.".
Eliot inizia qui una riflessione sull'ottimismo e sull'entusiasmo dei saggi del passato (rappresentati dall'antenato sir Thomas Elyot, evocato nel primo tempo), che sono stati profondamente smentiti dalla storia dell'umanità, che ha spento una dopo l'altra le speranze e le aspettative degli uomini. Il poeta si chiede se essi avessero ingannato noi, o se prima avessero ingannato se stessi, "lasciandoci in eredità nient'altro che una ricetta d'inganni", e prosegue: "La serenità, solo una / deliberata ebetudine, / la saggezza, solo la conoscenza di segreti morti, / inutili nel buio nel quale figgevano lo sguardo / o dal quale volgevano gli occhi.".
La realtà dei fatti ha portato, invece che alla realizzazione delle speranze degli antichi, a trovarci tutti, parafrasando Dante nell'inizio dell'Inferno: "Nel mezzo, non solo nel mezzo del cammino / ma per tutto il cammino, in una selva oscura, tra i rovi, / sull'orlo di un pantano, dove il piede non è sicuro, / e tra minacce di mostri, luci fantastiche, / col rischio dell'incantesimo.”.Sweeney, 1941 p. 780 traccia un collegamento tra il pantano descritto da Eliot e la palude di Grimpen descritta nel settimo capitolo del romanzo Il mastino dei Baskerville di Arthur Conan Doyle, rilevando lo stesso clima magicamente sinistro
La conclusione del poeta è che gli antichi non erano veramente saggi, bensì folli, con la loro "paura della paura, della frenesia, del possesso", con la loro paura di “appartenere a un altro, o ad altri, o a Dio.” Pertanto, la conoscenza razionale viene descritta come inadeguata a spiegare la realtà. Coloro che seguono solo la ragione e la scienza sono in realtà ignoranti. Perfino il nostro progresso non è un vero progresso e noi continuiamo a ripetere gli stessi errori del passato.Kirk 2008 pp. 250–251 L'unica vera saggezza che sia possibile sperare di raggiungere, resta quindi “la saggezza dell'umiltà”, che è senza limiti o confini.
Il tempo termina con due versi che richiamano la fine della danza nel villaggio raccontata nel primo tempo, con le case che sono “andate tutte sotto il mare” e con i danzatori che sono finiti tutti “sotto la collina”, nella terra che li ha accolti e sepolti,Sweeney, 1941 p. 781 rileva in questo passaggio una derivazione da Robert Louis Stevenson: "Home is the sailor, home from the sea, / and the hunter home from the hill" ("Il marinaio è tornato a casa dal mare, / il cacciatore è tornato a casa dalla collina") e in ciò risuona un altro richiamo al clima di aridità e di "deserto umano" riecheggiato nella Terra desolata.
III tempo
"O buio, buio, buio. Tutti vanno nel buio". Con questo primo verso il terzo tempo introduce un altro tema assai importante per Eliot: la notte, che viene subito affrontata contemporaneamente a due livelli: quello naturalistico, dell'oscurità in quanto assenza di luce, e quello interiore, spirituale, del passaggio nel buio della morte, nel buio dellassenza di significato.Brilli, 1994 p. 94 rileva in questo passo un'eco della tragedia in versi I nemici di Sansone (vv. 80 e seguenti) di John Milton: "O dark, dark, dark, amid the blaze of the moon..." ("Oh, buio, buio, buio, tra il fulgore della luna...")T. S. Eliot, La terra desolata - Quattro quartetti, Universale Economica Feltrinelli, 1998, note di Angelo Tonelli p. 167 per un analogo riferimento a Milton
Vengono elencati dei personaggi con ruoli giudicati "di rilievo" nella società attuale: uomini d'affari, politici, finanzieri, e si afferma che anche costoro, i componenti della "classe dominante", "vanno tutti nel buio", avendo ormai "perduto il motivo dell'azione";Brilli, 1994 p. 94 cita il saggio di Eliot L'idea di una società cristiana (1939), che descrive la società attuale come "una congerie di banche, compagnie di assicurazione, e industrie" senz'altra fede che la fede "nell'interesse composto e nella stabilità dei dividendi" e noi, la gente comune, non facciamo altro che seguirli, "nel funerale silenzioso, / funerale di nessuno, perché non c'è nessuno da seppellire." In queste ultime parole riecheggia uno dei temi principali di "The Hollow Men", cioè il vuoto interiore che abita dentro gli uomini del nostro tempo, che si credono superiori a quelli vissuti in ogni altra epoca, ma che in realtà non sono altro che fantocci vuoti.