Ha ricevuto il Premio Strega per il suo romanzo più noto al grande pubblico, Poveri e semplici, e il Premio Viareggio.

Biografia

Infanzia e giovinezza Anna Maria OrteseLe notizie biografiche sono tratte dal volume di Monica Farnetti, Anna Maria Ortese, Bruno Mondadori Editore, Milano 1998. nacque a Roma il 13 giugno del 1914, figlia di Oreste (1883-1953), un funzionario prefettizio nato a Caltanissetta da padre spagnolo originario di Barcellona (il suo cognome, in origine, era Ortez) e da madre calabrese, e di Beatrice Vaccà (1881-1951), una benestante napoletana di padre carrarese, discendente di scultori originari della Lunigiana. La scrittrice aveva cinque fratelli e una sorella: Raffaele (1908-1999), Maria (1910-1993), con la quale convivrà per tutta la vita, Giuseppe (nato e morto nel 1911), Emanuele (1912-1933), il gemello Antonio (1914-1940) e Francesco (1920-1998).

Nel 1915, con l'entrata dell'Italia nella prima guerra mondiale, il padre è richiamato nell'esercito e la moglie, i figli e la nonna materna lasciano Roma e si trasferiscono dapprima in Puglia e poi in Campania, a Portici. Nel 1919, alla fine del conflitto, la famiglia si riunisce a Potenza, nuova sede di lavoro del padre, ove soggiorna fino al 1924. Qui Ortese frequenta le prime classi della scuola elementare, che prosegue poi nell'allora Libia italiana, dove la famiglia risiede dal 1925 al 1928, anno del loro rientro definitivo in Italia, quando si stabiliscono a Napoli. Nel capoluogo campano, la scrittrice frequenta per un breve periodo un istituto commerciale; i suoi studi sono però irregolari e la sua formazione è soprattutto quella di un'autodidatta.

Nel gennaio del 1933 muore il fratello marinaio Emanuele, cadendo da un'altezza mentre sistemava le vele di un'imbarcazione presso cui era impiegato, in Martinica. La perdita dell'amato fratello le lascia un dolore cupo, uno smarrimento che la spinge a scrivere. Pubblica infatti dopo alcuni mesi, sulla rivista L'Italia letteraria, alcune poesie che le valgono qualche elogio e il primo incoraggiamento a dedicarsi pienamente alla scrittura. L'anno successivo, sempre per la stessa rivista, scrive il suo primo racconto, Pellerossa, dove, come dichiara l'autrice stessa, «è adombrato un tema fondamentale della mia vita: lo sgomento delle grandi masse umane, della civiltà senza più spazi e innocenza, dei grandi recinti dove saranno condotti gli uomini comuni». Nel 1937 l'editore Bompiani, dietro consiglio di Massimo Bontempelli, le pubblica la raccolta di racconti Angelici dolori, accolta con favore, ma anche con riserve (soprattutto da parte di Enrico Falqui e Giancarlo Vigorelli). Sempre nel 1937, un altro grave lutto colpisce la scrittrice: muore in Albania il fratello gemello Antonio, marinaio (Tenente di Vascello) come Emanuele, pugnalato in circostanze non del tutto chiare dal suo attendente.Dacia Maraini, Ventisei interviste sull'infanzia, p. 22. Dal 1938, insieme alla famiglia, la giovane Ortese incomincia a spostarsi in varie città dell'Italia centro-settentrionale: Firenze, Trieste e Venezia, dove trova un impiego come correttrice di bozze al Gazzettino. Nel 1939 si reca a Trieste e partecipa ai Littoriali Femminili, vincendoli: ciò le consente di collaborare con importanti riviste come Belvedere, L'Ateneo veneto, Il Mattino, Il Messaggero e Il Corriere della sera.

Anna Maria Ortese e Napoli

Nel 1945 ritorna a Napoli ed in questa città, per lei quasi magica, l'ispirazione e l'immaginazione della scrittrice trovano presto un correlativo oggettivo per manifestarsi appieno. Nel dopoguerra collabora attivamente alla rivista culturale Sud, diretta da Pasquale Prunas e che vede le firme, oltreché sua, d'intellettuali, letterati ed artisti meridionali come Luigi Compagnone, Raffaele La Capria, Giuseppe Patroni Griffi, Rocco Scotellaro, Ennio Mastrostefano, Tommaso Giglio, Domenico Rea, Francesco Rosi ed altri. Nel 1950 viene pubblicato il suo secondo libro di racconti, L'Infanta sepolta, e nel 1953 la raccolta di novelle Il mare non bagna Napoli, alla quale viene assegnato il Premio speciale per la narrativa all'edizione 1953 del Premio ViareggioAlbo d'oro del Premio Viareggio , pagina consultata il 12 maggio 2009.. Caratterizzata da un pervasivo senso di disperazione e di rovina, in cui i vari brani della raccolta rievocavano le difficili condizioni della Napoli dell'immediato secondo dopoguerra, Il mare non bagna Napoli suscitò da subito delle fortissime reazioni in città, specie l'ultimo racconto, Il silenzio della ragione, in cui l'autrice mise alla berlina l'ambiente letterario ed intellettuale napoletano (da lei stessa tra l'altro vivamente frequentato), ritraendovi molto causticamente gioie e soprattutto miserie delle personalità culturali cittadine messesi allora più in vista (facendovi candidamente riferimento, oltretutto, per nome e cognome), cosa che la portò infine a troncare drasticamente i rapporti con quasi tutti i vecchi sodali di Sud e ad abbandonare la stessa Napoli, quantomeno fisicamente, visto che la città non cesserà mai di ritornare al centro della sua opera, come testimonieranno due libri scritti molti anni più tardi: Il porto di Toledo (1975) e Il Cardillo addolorato (1993). Dopo la pubblicazione della raccolta, inizia dunque per la scrittrice un periodo molto sofferto e problematico, caratterizzatosi dall'emarginazione e dallo strisciante ostracismo culturale riservatole a causa delle sue posizioni sempre più critiche nei confronti del mondo intellettuale e culturale dell'Italia dell'epoca.

Milano Ortese riprende a viaggiare sia in Italia sia all'estero (Londra, Mosca), scrivendo reportage. In uno dei suoi trasferimenti a Milano scrive alcuni reportage che sono raccolti e pubblicati nel 1958 dalla casa editrice Laterza con il titolo Silenzio a Milano. Nel 1963 scrive L'iguana, romanzo pubblicato dalla Vallecchi due anni dopo. Di nuovo a Milano, nel 1967, pubblica Poveri e semplici, che vince nello stesso anno il Premio Strega. Il libro avrà un seguito ne Il cappello piumato (1979). Tra il 1967 e il 1969 va collocata la stesura del testo teatrale Il vento passa. Anna Maria Ortese ha a cuore la comunità, ma reagisce a suo modo, rifugiandosi nei ricordi dei primi racconti, e così le ritorna alla mente l'adolescenza, la Napoli che non aveva capito o veduto, tutt'altro che letteraria o angelica. La situazione non felice della città e della famiglia, la madre impazzita, la tragica morte dei fratelli e gli eventi grandiosi e disgreganti delle due guerre mondiali, sono all'origine de Il porto di Toledo, pubblicato nel 1975 da Rizzoli. La prima edizione del libro, per disavventure editoriali, viene portata al macero, ma la scrittrice con grande ostinazione e abnegazione continuerà a lavorarci fino alla fine dei suoi giorni.

Gli ultimi anni Nel 1975 si trasferisce con la sorella Maria a Rapallo, in provincia di Genova, dove rimane fino alla morte. A partire dagli anni ottanta, avvia una fitta corrispondenza con Beppe Costa che la spinge a pubblicare prima Il treno russo, con il quale viene premiata a Rapallo, e successivamente Estivi terrori. Versante in una situazione economica tutt'altro che rosea, riesce ad usufruire della Legge Bacchelli (prima celebrità in assoluto a beneficiarne), grazie alla raccolta di firme e interventi presso la Presidenza del Consiglio dei ministri organizzata dallo stesso Costa insieme a Dario Bellezza e alla giornalista Adele Cambria. Lo stesso Costa la convince ad accettare la proposta del direttore della casa editrice Adelphi, Roberto Calasso, di ristampare le sue vecchie opere. Tra queste L'iguana, che nel 1988 viene tradotta in francese da Gallimard, ottenendo un discreto successo anche in Francia. Una sua raccolta, In sonno e in veglia, riceve il Premio Procida-Isola di Arturo-Elsa Morante. Riceve anche, nel 1987, il Premio Nazionale Letterario Pisa di narrativa.

Nel corso degli anni novanta vengono pubblicati Il cardillo addolorato (1993), ambientato in una magica Napoli settecentesca, e Alonso e i visionari (1996). Nel 1997 la giuria del Campiello le assegna il Premio Speciale alla carriera.

Il 12 gennaio 1997 viene pubblicato un suo appello su Il Giornale,Anna Maria Ortese, Deponiamo i bastoni - Pietà per Priebke lupo sconfitto, in Il Giornale del 12 gennaio 1996 in cui chiede l'assoluzione per il criminale di guerra nazista Erich Priebke, proprio in quei giorni in attesa d'esser sottoposto ad un nuovo processo per le sue responsabilità nell'eccidio delle Fosse Ardeatine. L'appello, in cui Priebke viene definito un "lupo sconfitto", scatena un'accesissima polemica a cui, tra gli altri, partecipano intellettuali e scrittori come Carlo Bo, Erri De Luca e Cesare Segre.Giulia Borgese, Cara Ortese, Priebke non è un povero lupo ferito, in Corriere della Sera del 13 gennaio 1997

Presso la casa editrice Empiria escono due sue raccolte di poesie, Il mio paese è la notte (1996) e La luna che trascorre (1998). La morte la coglie nella sua casa di Rapallo il 9 marzo 1998, all'età di 83 anni; le sue ceneri vengono tumulate nel cimitero monumentale di Staglieno a Genova.

Giudizi critici "Anna Maria Ortese muove dal "realismo magico" di Bontempelli, dei suoi primi racconti, all'invenzione fantastica di tipo surrealistico, all'argomentazione saggistica, alla documentazione neorealistica nei romanzi del dopoguerra, sino alla polemica morale delle ultime opere".Luperini-Cataldi-Marchiani-Marchese, La scrittura e l'interpretazione, in Dal Naturalismo al postmoderno, Edizioni Palumbo, Palermo 1998, p. 338.

"Alcuni elementi tematici ritornano ossessivamente nelle opere della Ortese, richiamandosi a volte a distanza: ad esempio il motivo della "casa" come rifugio mitico e luogo di sentimenti estremi quali la felicità e l'angoscia. Ma tutto, luoghi e oggetti, assume... una carica simbolica e lirica con cui contrasta il realismo di reportages giornalistici, come Il mare non bagna Napoli".Segre-Martignoni, Testi nella storia. Il Novecento, Edizioni Scolastiche Bruno Mondadori, Milano 1992. pp. 1518-1519.

"Nel lavoro di Ortese la descrizione dettagliata e minuta ha la capacità di dilatare i luoghi e di alimentare la percezione del fantastico e dell'irreale: l'opera letteraria mette dunque in atto tutto il proprio potere di disvelamento suggerendo, attraverso una narrazione visionaria ma precisa, l'esistenza di una realtà più complessa. Attraverso la costruzione della ′menzogna′ narrativa, che vuole però il travestimento puntuale del possibile, ci si avvicina, forse, alla comprensione del mistero.

Teatro, cinema e televisione

Da I ragazzi di Arese, racconto contenuto in Silenzio a Milano, fu realizzata un'inchiesta televisiva per la regia di Gianni Serra, trasmessa nel 1968 nell'ultima puntata di RT-Rotocalco Televisivo, programma giornalistico condotto da Enzo Biagi. I “ragazzi” nominati nel titolo del documentario erano i circa 200 “ospiti” di un grande “riformatorio” gestito dai Salesiani. Il documentario lasciava trasparire la profonda tristezza e la malinconica infelicità di quei ragazzi senza famiglia; il lunedì successivo alla messa in onda del documentario, la Rai ricevette la dura protesta dei Salesiani. Nel 2010 Paolo Poli ha portato in scena lo spettacolo teatrale Il mare, tratto dai racconti di Anna Maria Ortese.

Intitolazioni I Comuni di Pomigliano d'Arco, Napoli e Potenza hanno intitolato una strada cittadina ad Anna Maria Ortese.

Il Comune di Rapallo le ha dedicato i giardini sopra piazzale Escrivà, di fronte al teatro delle Clarisse, e ha posto una targa commemorativa sullo stabile di via Mameli 170, dove la scrittrice ha vissuto con la sorella Maria.

Un premio speciale della giuria a suo nome è stato creato nell'ambito del Premio Rapallo Carige per la donna scrittrice.