La Lettera ai RomaniEsiste anche un'altra lettera intitolata "Lettera ai Romani", che non fa parte del canone biblico e fu scritta ai credenti romani da Ignazio di Antiochia durante il viaggio che lo portò da Antiochia a Roma per la sua esecuzione. Lettera ai Romani di Ignazio di Antiochia o Epistola ai Romani è il sesto libro nel Nuovo Testamento. Scritto in lingua greca, è la più lunga delle tredici lettere composte da Paolo di Tarso, che qui si definisce l'apostolo dei Gentili. Indirizzata ai cristiani di Roma, da lui definiti come noti "in tutto il mondo" per la loro grande fede. La lettera è considerata la sua più importante eredità teologica. Gli studiosi biblisti concordano che essa fu composta per spiegare che la salvezza è offerta attraverso il Vangelo di Gesù Cristo.
Contesto L'epistola ai Romani fu probabilmente composta mentre Paolo si trovava nella casa di Gaio, a Corinto. Trascritta verosimilmente dall'amanuense Tertius (Terzo), è datata fra il tardo 55 d.C. e la prima parte del 57. Consta di 16 capitoli, ma esistono versioni con solo i primi 14 o 15 capitoli, circolate in un primo tempo; alcune di queste versioni mancano di ogni riferimento ai destinatari originali, rendendola più generalista. Altre varianti testuali includono menzioni esplicite a Corinto come luogo di scrittura, e a Febe, una diaconessa della Chiesa di Cencrea, come latrice dell'epistola a Roma.
Prima di comporre lo scritto, Paolo aveva evangelizzato le aree circostanti del Mar Egeo, ed era bramoso di portare il Vangelo in Spagna, un viaggio che gli avrebbe permesso di compiere una visita a Roma. Di conseguenza, l'epistola può esser compresa come un documento che sottolinea le motivazioni del suo peregrinare e dare modo alla chiesa di Roma di prepararsi alla sua visita. I cristiani in Roma erano sia ebrei che gentili, e appare possibile che esistessero tensioni e frizioni interne tra questi due gruppi. Paolo, un ebreo ellenistico ed ex fariseo, sposta il suo obiettivo: imposta e provvede ad allestire un discorso che possa unificare i due gruppi e a intravedere nella Chiesa un corpo unico, pur riferendosi nel suo argomentare sia a specifici destinatari che al generale pubblico cristiano in Roma.
Benché venga considerata un trattato di teologia, l'Epistola ai Romani rimane monca di altri temi affrontati da Paolo altrove. È universalmente accolta come il suo capolavoro, un'architettura di 7094 vocaboli greci, specialmente sul tema della Giustificazione e della salvezza eterna. Sia le chiese evangeliche che propendono per la sola fide sia coloro che sostengono la posizione della Chiesa cattolica Romana - che la salvezza si ottenga sia attraverso la fede che le opere - traggono sostegno dall'epistola. Il riformatore Martin Lutero, nella sua traduzione in tedesco della Bibbia, aggiunse la parola "sola" (allein) al passo della lettera ai Romani al versetto 3.28, cosicché la giustificazione avvenga solo attraverso la fede.
La lettera
La lettera è stata definita dagli studiosi biblici in vari modi. Per l'accademico e gesuita Joseph Fitzmyer "travolge il lettore per la densità e la sublimità del tema a cui è legato"Anchor Bible Commentary - The Epistle to the Romans, di J.A. Fitzmeyr, Doubleday, New York 1992, per lo studioso e teologo anglicano Nicholas Thomas Wright la lettera rappresenta "il capolavoro" di Paolo e inoltre: "[...] quello che nessuno mette in dubbio è che ci troviamo di fronte ad un lavoro di consistente sostanza che costituisce una sfida intellettuale formidabile, offrendo una visione teologica e spirituale mozzafiato"The New Interpreter's Bible: A Commentary in Twelve Volumes, di Leander E. Keck e altri, pag. 395, Abingdon Press, Nashville 2002. Per il biblista Gerd Theissen, infine, la lettera, che riprende e riformula il pensiero espresso in scritti precedenti, può essere considerata come un "testamento di Paolo"Gerd Theissen, Il Nuovo Testamento, Carocci, 2003, pag. 79.. Data
La lettera è stata scritta da Paolo di Tarso a Corinto tra il 55Gerd Theissen colloca la redazione della lettera durante il soggiorno a Corinto dopo la riconciliazione con quella comunità (55-56) e il 58,William Barclay, The Letter to the Romans, 1975.La Lettera ai Romani di William Barclay (inglese) probabilmente quando si trovava nella casa di Gaio, con l'aiuto di Terzo come scrittore materiale, sotto dettatura di Paolo;Word Bible Commentary - Romans 1-8, di J.D.G. Dunn, Word Books Publisher, Dallas 1988Paul's Letter to the Romans: A Commentary, di P. Stuhlmacher, John Knox Press, Westminster 1994 la maggior parte degli studiosi attesta la composizione della lettera alla fine del 55-56 o al massimo nel 56-57.Bruce, 12; Dunn, xliii
Ci sono anche altre ragioni che ci aiutano ad identificare Corinto come luogo in cui fu scritta la Lettera. Secondo il racconto degli Atti Paolo soggiornò per tre mesi in Grecia e probabilmente Corinto era inclusa fra le città greche che lo ospitarono.Dunn, xliv Inoltre la cristiana Febe di Cencrea (un porto a 11 km Perspicacia nello Studio delle Scritture - Lettera ai Romani - volume 2 - pag. 798, Watch Tower, New York 1988 da Corinto), potrebbe essere stata il latore (o l'accompagnatrice) della sua lettera, salpando con una nave dal porto della sua città:"The Epistle to the Romans", in The Interpreter's Bible, Nashville, Abingdon Press, 1954, vol. 9, pp. 353-668. si confronti a questo proposito anche la raccomandazione di Paolo ai cristiani Romani per la cristiana Febe.
Lo studioso biblico Frederick Fyvie Bruce rileva che il riferimento a Erasto, economo della città che si unisce a Paolo nel mandare i saluti a Roma, indica chiaramente che Paolo era a Corinto al tempo in cui fu composta la Lettera ai Romani.The Epistle of Paul to the Romans: An Introduction and Commentary - Tyndale New Testament Commentaries, di Frederick Fyvie Bruce, Inter-Varsity Press, Leicester (England), 1983
Esistono comunque pareri di altri studiosi che per la composizione della lettera propongono date diverse. Per esempio lo studioso tedesco Gerd Lüdemann propone una data del 51-52 (o 54-55), sulla scia di John Knox che propone il 53-54Dunn, xliii-xliv.
Scopo e destinatari Paolo scrisse la lettera ai cristiani romani in vista della sua progettata missione nella capitale dell'Impero. Il testo affronta alcuni temi chiave, che possono essere variamente articolati. Qual è l'atteggiamento giusto per l'uomo di fronte a Dio e alla Legge? Esisteva nel cristianesimo costituito una differenza fra credenti giudei e credenti gentili? Paolo con la sua lunga lettera mise chiaramente in risalto l'imparzialità di Dio sia verso Giudei sia verso i Gentili evidenziando come la fede cristiana e la misericordia di Dio siano ciò che ora rende possibile l'accoglienza di tutti nel cristianesimo. Un cristianesimo, quindi, imparziale e tollerante in cui l'amore adempie la legge..
La lettera si rivolge alla comunità cristiana di Roma, che Paolo non aveva ancora conosciuto direttamente. Non si hanno dati sicuri sulla composizione di tale comunità al tempo della lettera; è probabile che all'inizio la componente giudeo-cristiana fosse prevalente, ma che dopo l'editto di Claudio i cristiani rimasti fossero quasi esclusivamente di origine pagana. I frequenti riferimenti ai "gentili" contenuti nella lettera confermano questa interpretazione, anche se non mancano indizi di una presenza giudeo-cristiana.
D'altronde altre considerazioni avvalorano la tesi che la comunità cristiana di Roma comprendesse anche una componente ebraica. Non solo a Roma era presente una consistente comunità ebraica sin dalla conquista di Gerusalemme da parte di Gneo Pompeo Magno nel 63 a.C., ma proprio da questa lettera di Paolo si evince che quella comunità era composta da cristiani ebrei e non ebrei la cui fede era nota a tutto il mondo cristiano e la cui ubbidienza era nota a tutti.
Svetonio, in un suo scritto nel II secolo, asserisce che durante il regno di Claudio (41-54) i giudei furono espulsi da Roma, per poi tornarvi in seguito, come indicherebbe l'esperienza dei giudei Aquila e Priscilla (Prisca) conosciuti da Paolo a Corinto e che al tempo del decreto di Claudio avevano lasciato la capitale. La lettera di Paolo indica chiaramente che quando la scrisse Aquila e Priscilla (Prisca) erano ritornati a Roma.(
Il teologo tedesco Gerd Theißen ritiene che una copia della lettera, oltre che ai romani, fu probabilmente destinata anche ai corinzi, con i quali Paolo prosegue il suo dialogo, e un'altra ancora fosse indirizzata ai cristiani di Efeso, ai quali è rivolto l'intero sedicesimo capitolo.
Scrittore, autenticità e canone
La lettera è attribuita dalla quasi totalità degli studiosi all'apostolo Paolo; essa contiene molti riferimenti alle Scritture ebraiche, dimostrando la profonda conoscenza che l'autore ha dell'Antico Testamento: tutti elementi che concordano nell'attribuzione a Paolo, fariseo, giudeo naturalizzato, conoscitore della legge, discepolo del maestro Gamaliele, e quindi versato nelle più rigide norme della legge paterna,The Blackwell Companion to The New Testament by David E. Aune ISBN 1-4051-0825-8 page 9 "While seven of the letters attributed to Paul are almost universally accepted as authentic (Romans, 1 and 2 Corinthians, Galatians, Philippians, 1 Thessalonians, Philomen), four are just as widely judged to be pseudepigraphical, i.e. written by unknown authors under Paul's name: Ephesians and the Pastorals (1 and 2 Timothy and Titus)Eerdmans Commentary on the Bible by James D. G. Dunn (Nov 19, 2003) ISBN 0-8028-3711-5 page 1274 "There is general scholarly agreement that seven of the thirteen letters beariing Paul's name are authentic, but his authorship of the other six cannot be taken for granted... Romans, 1 and 2 Corinthians, Galatians, Philippians, 1 Thessalonians and Philomen are certainly Paul's own."
afferma: "Vi saluto nel Signore anch'io, Terzo, che ho scritto la lettera". Ciò indica che Paolo si avvaleva della collaborazione di qualche segretario o scriba.
Il teologo, filosofo e biblista inglese William Paley, esprimendosi sull'autenticità della lettera di Paolo, scrive: "Troviamo com'è naturale in un vero scritto di S. Paolo indirizzato a dei veri convertiti l'ansia di convincerli della propria persuasione; ma ci sono una premura e un'impronta personale, se così posso esprimermi, che una fredda contraffazione a mio avviso non avrebbe mai potuto concepire né sostenere"William Paley in Horæ Paulinæ, pag. 50The Horæ Paulinæ of William PaleyIl libro Horæ Paulinæ di William Paley
Anche C.E.B. Cranfield conferma che "oggi nessuna critica responsabile contesta la sua origine paolina". L'uso della Lettera da parte dei Padri Apostolici ne è una chiara prova. L'evidenza interna alla stessa Lettera, d'altronde, conferma che Paolo ne fu lo scrittore grazie ad elementi di prova quali lo stile linguistico, letterario, storico e teologico.Cranfield, C. E. B. - The Epistle to the Romans 1-8 (Vol. 1) - International Critical Commentary Series - King's Lynn: T&T Clark Ltd, 2004, p.1-2
Gli scrittori cristiani dei primi due secoli non nutrirono alcun dubbio sull'autenticità della lettera; tra questi Clemente Romano, Policarpo di Smirne e Ignazio di Antiochia, che nei loro scritti fecero non pochi riferimenti a questo testo.