Ciciliano (Ciciglianu in dialetto cicilianese) è un comune italiano di abitanti della città metropolitana di Roma Capitale nel Lazio.

Geografia fisica Territorio Ai confini con il comune di san Gregorio da Sassola si trova la vetta della Spina Santa (m. 1059 slm) dei monti Prenestini.

Clima Classificazione climatica: zona E, 2427 GR/G

Origini del nome Nel V secolo iniziarono le invasioni barbariche e alcuni abitanti di Trebula Suffenas si rifugiarono sul vicino colle detto Caecilianum perché possesso delle gens Caecilia.

Secondo l’opinione prevalente tra gli studiosi, l’origine del toponimo Ciciliano è da attribuire alla presenza delle gens Caecilia. Questa presenza fu attestata da diversi bolli laterizi rinvenuti nel territorio con il nome della famiglia.

Storia Età antica Ciciliano, su un colle (619 m s.l.m.) in posizione strategica tra i Monti Prenestini e i Monti Ruffi, domina le Valli dell'Empiglione e del Giovenzano, affluenti dell'Aniene, che convergono ai suoi piedi al Passo di San Pietro prossimo al Passo della Fortuna (m 471), crocevia degli itinerari delle transumanze delle antiche popolazioni appenniniche e per i collegamenti con Roma attraverso Palestrina, tramite il percorso montano della via Prenestina antica, o tramite la strada romana che portava a Tivoli.

Da rinvenimenti nel territorio risulta già nel Paleolitico la presenza sui monti di cacciatori alla ricerca di prede, specialmente cervi.

Al periodo del Neolitico è attribuibile una piccola ascia di pietra levigata a testimonianza di una più diffusa frequentazione. Fu nell'età eneolitica e nell'età del bronzo che la zona fu stabilmente frequentata nel corso delle transumanze, sia per la ricchezza di sorgenti e corsi d'acqua che per la facilità degli spostamenti attraverso le valli. Al Passo della Fortuna i pastori trovavano un ideale luogo di sosta dove potevano riposare e dissetare il bestiame prima di affrontare l'ultimo tratto del loro itinerario verso la pianura.

A partire dal VI-V sec. a.C. Ciciliano fu uno degli oppidum degli Equi da cui controllavano il territorio ad est di Tivoli. Una loro comunità locale citata da Plinio il Vecchio, i Suffenates, si insediò sul Passo della Fortuna dando origine al pagus di Trebula Suffenas.

Nel territorio di Ciciliano si trovano nella località Quarantelle un probabile santuario rurale degli Equi del V secolo a.C. e mure poligonali sul lato meridionale del colle Santa Liberata e sul colle Cocciaregliu (it: Cocciarello).

Dopo la definitiva conquista romana del territorio equo (IV sec. a.C.), alla cittadina di Trebula Suffenas fu concessa la civitas sine sufragio e nel I secolo a.C. fu elevata a municipio divenendo il centro amministrativo di un vasto territorio (ager Trebulanus) che si estendeva nella Valle Empolitana, nella Valle del Giovenzano e nella media Valle dell’Aniene.

Trebula Suffenas, celebrata per la sua felice posizione dal poeta Marziale quale fresco soggiorno estivo da preferire a Tivoli e per la bontà dei suoi formaggi, ebbe notevole sviluppo nel corso della prima età imperiale anche grazie al favore della originaria famiglia dei Plauzi Silvani ascesa a Roma al rango senatorio e legata da amicizia e parentela con la famiglia imperiale.

Marco Plauzio Silvano fu console assieme ad Augusto nel 2 a.C. Sua madre, Urgulania, di regale discendenza etrusca, era amica e confidente di Livia, moglie di Augusto. La figlia di Marco Plauzio Silvano, Plauzia Urgulanilla, fu la prima moglie del futuro imperatore Claudio. La documentazione epigrafica finora emersa attesta che più di un membro della gens Plauzia fu patronus del municipio, che era retto da duoviri ed iscritto alla tribù Aniensis, ed anche la precoce presenza di un numeroso e attivo collegio degli Augustales a riprova della stretta vicinanza con la famiglia imperiale.

Le numerose testimonianze sinora emerse di questo importante passato fanno oggi del territorio di Ciciliano la più ampia e rilevante area archeologica del Lazio orientale dopo Tivoli e Palestrina.

Età medioevale Quando nel V secolo iniziarono le invasioni barbariche, Trebula Suffenas fu progressivamente abbandonata. Probabilmente alcuni abitanti si rifugiarono sul vicino colle detto Caecilianum, perché possesso dei Caecili.

Negli ultimi secoli dell’Alto Medioevo, per impulso degli abati di Subiaco e dei vescovi di Tivoli nel territorio circostante dove erano presenti i resti di numerose ville romane, si insediarono diverse comunità agricole, tra cui il villaggio di San Valerio e Civitas Noe sui ruderi di Trebula Suffenas, raccolte intorno a sette chiese rurali delle quali oggi resta la chiesetta di San Pietro e i ruderi delle chiesette di Santa Cecilia, San Magno, San Giovanni e San Valerio nelle località omonime.

A partire dal X secolo i contrasti tra Subiaco e Tivoli per il controllo del territorio portarono ad opera degli abati sublacensi alla nascita di rocche sulle alture circostanti, Rocca Giovenzano (o Bubarano), Rocca d’Elci, Castrum Morellae e all’incastellamento di Ciciliano attorno alla rocca e alla chiesa di Sant'Erasmo.

Dopo tre secoli di predominio dell’abbazia benedettina, nel 1357 il Castrum Cecigliani entrò a far parte dei possedimenti della famiglia Colonna che lo governò per circa duecento anni.

Età moderna Nel corso della prima metà del XVI secolo la famiglia Colonna subì varie confische papali, tra cui quelle ad opera di Alessandro VI (Rodrigo Borgia), che fece risiedere a Ciciliano il fanciullo Giovanni Borgia, detto "l'Infante Romano", presunto figlio illegittimo di Lucrezia Borgia (1500-1503).

Il papa Paolo III Farnese (1541-1549) fece, dopo un assedio, smantellare le mura di Ciciliano. Il papa Paolo IV Carafa (1555-1559) incluse Ciciliano nel Ducato di Paliano dato al nipote Giovanni Carafa.

Nel 1563 Marco Antonio Colonna, dopo essere ritornato in possesso di Ciciliano, lo vendette assieme ai castelli di San Vito e Pisoniano a Domenico Massimo, il quale ottenne dal pontefice il riconoscimento del nuovo feudo e il titolo di Conte di Ciciliano.

Al periodo colonnese risalgono l’ampliamento della rocca (oggi castello Theodoli) ad impianto quadrato con torri angolari, l'edificio con archetti gotici e finestre bifore sormontate dallo stemma papale di Martino V (Oddone Colonna, 1417-1431) sede sino alla seconda metà del '700 della chiesa parrocchiale di Santa Maria, il ciclo di affreschi della chiesa di Santa Liberata eseguiti da maestri della cerchia di Antoniazzo Romano ed il primo impianto della chiesa e dell'ospedale di Santa Maria Maddalena al Passo della Fortuna, riedificato nel '600.

Nel 1572 il feudo, con titolo di contea, fu acquistato per la rilevante somma di scudi romani dal nobile forlivese Gerolamo Theodoli, vescovo di Cadice, che dal re di Spagna riceveva una pensione di scudi l'anno e che aveva già eretto un imponente palazzo, detto "del Calice", a Roma in Via del Corso e realizzato la cappella di famiglia in Santa Maria del Popolo.

Il pronipote quattordicenne di Gerolamo Theodoli, Theodolo Theodoli, diventò nel 1579 suo erede e secondo Conte di Ciciliano, e concesse lo stesso anno un proprio statuto a Ciciliano. Nel 1591 il papa confermò il titolo di Conte di Ciciliano a Theodolo Theodoli arricchendo il feudo dei titoli di Marchese di San Vito e Signore di Pisciano (attuale Pisoniano).

Nei primi anni del '600 il figlio primogenito di Theodolo, Alfonso, fu elevato al rango di Marchesi di Baldacchino che parificava i Theodoli ai principi romani e contemplava tra i diversi privilegi quello di poter ospitare il pontefice, simboleggiato dall'innalzamento di un baldacchino nelle proprie dimore. Ai Theodoli, che esercitarono i diritti feudali sulla Contea di Ciciliano sino al 1816, si deve la definizione urbanistica del centro storico: Porta di Sotto, Arco Valerio, il grande granaio con botteghe sottostanti che delimita un lato dell’antica Piazza del borgo al cui centro campeggia la chiesa della Madonna della Palla (1759, pregevole opera del marchese architetto Gerolamo Theodoli), e la trasformazione, con vari interventi nel corso dei secoli, della originaria rocca medievale nell'attuale castello Theodoli tuttora proprietà della famiglia.

Significative tracce della civiltà contadina, sopravvissuta a Ciciliano sino agli anni '40 del XX secolo, sono la particolare e diffusa presenza nel territorio di attèe, casali per il ricovero del bestiame e la rimessa di attrezzi e foraggio, oggi in gran parte abbandonati, alcuni ristrutturati, e di icone, edicole sacre campestri delle quali è rimasta quella settecentesca della Madonna di Loreto, restaurata nel luglio 2019 a cura dell’associazione Comitato Articolo 9.

Età contemporanea Nel 1799 Ciciliano subì un saccheggio ed un incendio ad opera di truppe franco-tiburtine come ritorsione per l’uccisione di otto loro soldati avvenuta in paese.

Nel 1825 il disegnatore e incisore Filippo Ferrari pubblicò una raccolta di disegni tra i quali il disegno una donna di Ciciliano.

Gli abitanti si salvarono rifugiandosi nei paesi vicini e sui monti circostanti. Un esodo parziale si verificò anche nel maggio 1944 durante l’occupazione del paese da parte di reparti tedeschi in ritirata dal fronte di Cassino.

Dagli anni Sessanta del XX secolo si è visto un abbandono graduale delle attività agricole ed una emigrazione verso la vicina metropoli di Roma. Dagli anni Settanta del XX secolo si assiste ad uno spopolamento del centro storico ed uno sviluppo urbanistico più a valle.

Simboli La prima definizione dello stemma si trova in una trascrizione dello Statuto comunale del 1579: “Alla prima pagina vi è l’immagine di una Madonna con bambino in braccio seduta in mezzo a due fiori e l’arma di Theodoli ossia un’aureola su campo rosso sormontata da corazza e cimiero militare fiancheggiata da un fregio che termina con un fiocco per lato”.

Lo stemma e il gonfalone di Ciciliano sono stati concessi con decreto del presidente della Repubblica del 17 aprile 1990. Nello stemma comunale è raffigurata, su fondo oro, la Madonna con il Bambino in braccio, affiancata da due rami di rose fioriti di rosso, e posta sulla campagna di verde, caricata della scritta in latino COMMUNITAS CASTRI CICILIANI (Italiano: "la comunità del castello di Ciciliano"). Il gonfalone è un drappo di azzurro.

Prima del decreto del Presidente della Repubblica veniva utilizzato anche uno stemma raffigurante l’assunzione della Vergine Maria.

Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose

Chiesa della Madonna della Palla

Sul muro di un vecchio edificio al centro della “Piazza” di Ciciliano (oggi corso Umberto I) secondo un racconto tradizionale il 13 luglio 1659 venne rinvenuto, e considerato evento miracoloso, un antico affresco della Madonna con Bambino per custodire il quale la comunità decise di edificare una piccola chiesa denominata quindi Santa Maria "de Platea" (della Piazza) che la dizione popolare mutò poi in Madonna "della Palla", nome definitivamente assunto dal nuovo elegante tempio, che sostituì la precedente chiesetta ormai fatiscente, progettato, finanziato e realizzato nel 1759 dal marchese Gerolamo Theodoli, feudatario di Ciciliano, che se ne riservò il patronato perpetuo, per sé e i suoi eredi.

Rinomato architetto, Il colto marchese, che fu anche Principe dell'Accademia di San Luca, a Roma era stato artefice, tra molte altre opere, dell'Oratorio della Divina Provvidenza (1728, odierno Residence di Ripetta), del Teatro Argentina (1732), delle chiese di San Nicola in Arcione (1729) e dei Santi Marcellino e Pietro in via Merulana (1752), del campanile della chiesa di Santa Maria in Montesanto a Piazza del Popolo (1758). A Vicovaro aveva progettato la chiesa di San Pietro (1755) e per migliorare il collegamento con i suoi feudi aveva edificato il Ponte degli Arci in sostituzione di quello romano fatiscente, nel feudo di San Vito le chiese di San Biagio, San Vito e S. Maria dell'Arce.