Castelnuovo di Garfagnana è un comune italiano di abitanti della provincia di Lucca in Toscana; è il centro principale della Garfagnana.

Geografia fisica Territorio Sorge alla confluenza del fiume Serchio con il torrente Tùrrite Secca. A Castelnuovo è stato scoperto un particolare minerale, la dinite, che prende il nome da Olinto Dini (1802-1866), professore di fisica all'Università di Pisa, nonno omonimo del celebre poeta, che la scoprì in un locale deposito di lignite nel 1852.

Clima

Classificazione sismica: zona 2 (sismicità medio-alta), Ordinanza PCM 3274 del 20/03/2003 Classificazione climatica: zona E, Diffusività atmosferica: bassa, Ibimet CNR 2002

Origini del nome

Storia Nella zona dell'attuale confine col comune di Pieve Fosciana sono state rinvenute tracce della presenza etrusca e romana.

Le prime notizie storicamente documentate del centro abitato risalgono tuttavia al 740, in epoca longobarda.

Scarse sono le informazioni al riguardo dell'Alto Medioevo, e dei primi secoli del Basso: sono stati rinvenuti solo documenti che rilevano la presenza della chiesa di S. Pietro relativamente agli anni 773, 839, 940, 986, 1045. Si ha un documento datato 26 luglio 1234 che attesta la rassegnazione, da parte dei Lucchesi, del castello di Castelnuovo alla corte di Roma, a titolo di pegno.

Nel Trecento Castelnuovo si era affermato come importante centro di transito, vera e propria "porta meridionale" della valle della Garfagnana. Dal terzo decennio del secolo la Repubblica di Lucca divenne una signoria alla cui guida fu Castruccio Castracani; questo grande politico e militare fece ammodernare molte fortezze e a Castelnuovo ordinò (1324) la costruzione del ponte, per collegare l'esistente castello all'antico borgo di "Cellabarotti", l'attuale rione di "Santa Lucia". La signoria di Castruccio durò fino al 1327, anno della sua morte. In seguito Castelnuovo continuò a far parte dello stato di Lucca durante il periodo di dominio pisano e poi dopo la restaurazione della libertà repubblicana (1369).

Nel 1429, vista l'offensiva di Firenze che stava penetrando in Garfagnana, ed aveva posto sotto assedio la stessa Lucca, Castelnuovo si sottomise volontariamente a Niccolò d'Este di Ferrara, sfuggendo così dal dominio lucchese ed evitando la conquista fiorentina. Gli Estensi fecero di Castelnuovo il capoluogo della neonata provincia della Garfagnana, e ricompensarono gli abitanti con diversi privilegi. Il vecchio capoluogo infatti era Castiglione di Garfagnana, centro che sarebbe sempre rimasto fedele a Lucca costituendo una enclave fortificata circondata dalla provincia estense.

Castelnuovo sotto gli Estensi conobbe il suo periodo di maggior splendore, ma anche il periodo più drammatico della sua storia quando nel 1512, durante la guerra della lega di Cambrai, subì l'invasione delle truppe di papa Giulio II e dei suoi alleati in guerra con gli Estensi. Nel 1512 entrò in Castelnuovo Francesco della Rovere, duca di Urbino, ma fu subito allontanato dal ritorno dei Lucchesi; nel 1521 furono infine i Fiorentini ad impadronirsi della città, sostenuti da papa Leone X (nel frattempo succeduto a Giulio II). Si trattò di un periodo di continue invasioni e scontri armati fra i due schieramenti, che sottoposero la popolazione a violenze e saccheggi.

Alla morte del pontefice, i castelnuovesi insorsero, aiutati dai briganti che in quel periodo infestavano le montagne e le campagne, penetrarono nel castello e scacciarono il commissario pontificio, il fiorentino Giulio de' Medici, reclamando il ritorno della protezione degli Estensi. L'allora duca Alfonso I d'Este inviò in Garfagnana come Commissario ducale il poeta Ludovico Ariosto che andò a insediarsi all'interno della rocca (chiamata oggi in suo onore “Rocca Ariostesca”), facendo del borgo il centro amministrativo ed economico dell'intera provincia Estense della Garfagnana.

Il duca Alfonso II d'Este fece poi costruire a difesa della città la possente fortezza di Mont'Alfonso, sopra un colle (a lui intitolato come riconoscimento dai castelnuovesi), sovrastante la nascente cittadina, che rappresentò negli anni successivi un rifugio sicuro per l'intera popolazione.

Nel XVII secolo la situazione in valle del Serchio era la seguente: Castelnuovo era rimasta fedele agli Estensi di Ferrara, Castiglione di Garfagnana e Gallicano a Lucca; Barga a Firenze. In pratica la Valle era divisa tra i tre stati maggiori confinanti.

A partire dal XVIII secolo, sotto il regno di Francesco III d'Este, una nuova prosperità economica fu portata dal passaggio della Via Vandelli, una strada commerciale carrozzabile che collegava la capitale del ducato estense, Modena, con il mar Tirreno a Massa.

Castelnuovo rimase estense sino all'avvento delle truppe francesi di Napoleone, che lo aggregò dapprima alla Repubblica Cispadana (quando la valle fu sconvolta da una sommossa antifrancese duramente repressa ed in seguito alla Repubblica Cisalpina, per poi annetterlo, nel 1805, al principato di Lucca e Piombino, retto dalla sorella del Bonaparte Elisa Baciocchi.

Nel 1814, nel clima della Restaurazione, tornarono gli Estensi, con l'acclamazione popolare di Francesco IV, che ressero la città e la valle fino all'Unità d'Italia, a parte un breve periodo di dominio dei granduchi di Toscana tra il maggio 1848 e l'aprile 1849. In un regolamento redatto a Modena nel 1852, sono riportate le unità di misura di Castelnuovo di Garfagnana, allora in uso in gran parte della provincia estense garfagnina: il "barile di Castelnuovo", il "sacco", il "braccio", la "libra", la "pertica" e il "mezzino".

Nel 1860 si tenne il plebiscito che sancì l'annessione di Castelnuovo e degli altri centri garfagnini al nascente Regno d'Italia, inglobati alla provincia di Massa Carrara, nata dalla fusione della Lunigiana e della Garfagnana appunto: tale provincia fu in un primo tempo assegnata alla regione EmiliaDecreto 27 dicembre 1859, n. 79, per essere poi ricondotta alla sua collocazione toscana nel 1871.

Fu nel 1923 che Castelnuovo con il suo circondario fu definitivamente aggregato alla provincia di Lucca, chiudendo un cerchio lungo sette secoliRegio Decreto 9 novembre 1923, n. 2490.

Negli anni della seconda guerra mondiale, tra il 1941 e il 1943, Castelnuovo fu luogo di internamento civile per un numeroso gruppo di una settantina di profughi ebrei (tra cui diverse famiglie con bambini).Ebrei internati in Toscana. Gli internati furono accolti in abitazioni private e nella Fortezza di Mont'Alfonso. Nonostante le difficili condizioni di vita, la piccola comunità riuscì a ben integrarsi nel paese. Un locale a "La Barchetta" (in via Nicola Fabrizi 3) fu preso in affitto come sinagoga e scuola per i bambini. Tutto questo cambiò l'8 settembre 1943 con l'occupazione tedesca e la Repubblica Sociale Italiana. Il 4 dicembre 1943, quasi tutti gli internati furono arrestati e trasferiti dapprima al campo provinciale di Bagni di Lucca e di lì deportati ad Auschwitz. Dell'intero gruppo dei deportati solo due persone sopravvissero allo sterminio.

Simboli

Stemma Lo stemma è stato riconosciuto con decreto del Capo del governo del 21 agosto 1931.

Gonfalone Il gonfalone è stato concesso con DPR del 24 agosto 1954.

Onorificenze

Il comune è inoltre depositario della Medaglia d'oro al merito civile che il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha consegnato ai sedici comuni della Garfagnana il 25 aprile 2010.

Monumenti e luoghi d'interesse Duomo dei Santi Pietro e Paolo

Eretto nel XVI secolo sui resti di una preesistente chiesa romanica risalente all'XI secolo, in età barocca l'interno fu oggetto di profondi cambiamenti, con l'aggiunta di nove altari, con lo sfarzo decorativo tipico dell'epoca. La facciata rinascimentale presenta tre portali ed è divisa da quattro lesene sorreggenti un semplice frontone.

Durante la seconda guerra mondiale subì il crollo del tetto e di alcuni muri esterni e il successivo restauro ne riscoprì le fasi più antiche.

Conserva una splendida pala d'altare in terracotta robbiana raffigurante "san Giuseppe", attribuita al Verrocchio, una cornice marmorea della bottega del Civitali e una tela di Michele di Ridolfo del Ghirlandaio raffigurante la "Madonna con Santi".

Il cosiddetto Cristo Nero, scultura del XV secolo, scampato all'incendio che colpì la sacrestia nel 1977, è oggi conservato nella cappella di San Giuseppe (che un tempo ospitava la terracotta attribuita al Verrocchio), a lato dell'abside.

Rocca Ariostesca

La Rocca Ariostesca, simbolo della città che domina la centrale piazza Umberto I, deve il suo nome all'aver ospitato dal 1522 al 1525, in qualità di governatore della provincia estense di Garfagnana, il poeta Ludovico Ariosto, cui succederà nel secolo successivo Fulvio Testi (1640-1642).

Fortezza di Mont'Alfonso

La Fortezza di Mont'Alfonso fu ideata, alla fine del Cinquecento, come estremo presidio difensivo del Ducato di Ferrara a difesa del confine con la Repubblica di Lucca.

Teatro Comunale Vittorio Alfieri

Il Teatro comunale Vittorio Alfieri è, con i suoi 510 posti a sedere, il secondo teatro della provincia, dopo il Teatro del Giglio di Lucca. Fu inaugurato la sera del 22 agosto 1860, con La straniera di Vincenzo Bellini.

Il teatro era stato voluto da un gruppo di maggiorenti locali, fra cui il conte Giovanni Carli e Antonio Vittoni: il conte Carli stesso progettò la struttura ispirandosi probabilmente ad elementi decorativi presenti nel teatro del Giglio di Lucca. L'edificio presenta un ampio atrio, la platea a ferro di cavallo, tre ordini di 17 palchi più il loggione. Le opere pittoriche furono realizzate dal castelnovese Davide Franchi.

Intatto dopo la Seconda guerra mondiale, venne trasformato in sala cinematografica, fino alla sua chiusura nel 1990. Il 9 settembre 2006, con un concerto sinfonico dell'Orchestra regionale toscana, il teatro è stato nuovamente inaugurato dopo i restauri.

Altri monumenti

Loggiato Porta, intitolato al pittore manierista castelnuovese, ricavato al piano terra del Palazzo Comunale Mura del borgo antico e la cosiddetta "Porta Miccia", o "Porta di Castruccio" Chiesa di Santa Lucia, sulla via XX Settembre, che conserva una tela di Giovan Domenico Lombardi con la Madonna col Bambino e santiPaola Betti, La pittura tra Cinquecento e Settecento, in Arte nella Valle del Serchio. Tesori in Garfagnana e Mediavalle dall'Alto Medioevo al Novecento, Lucca, 2018, pag. 239.. Chiesa e convento dei Cappuccini Chiesa di Sant'Antonio Chiesa della Beata Vergine Oratorio di San Carlo Chiesa della Misericordia Chiesa della Santissima Trinità di Torrite Villa Bertagni Chiesa dei Santi Martino e Rocco a Palleroso, in cui si conserva un rilievo in terracotta con San Martino e il povero, quattrocentesco ma di cultura in parte ancora goticaStefano Martinelli, La scultura dal Duecento alla metà del Quattrocento, in Arte nella Valle del Serchio. Tesori in Garfagnana e Mediavalle dall'Alto Medioevo al Novecento, Lucca, 2018, pag. 134. e una pala di Giovanni Domenico Lombardi con la Madonna col Bambino e i santi Giuseppe, Domenico e Luigi Gonzaga. Monumento ai caduti, opera del 1921 di Francesco Petroni, corredato di una Vittoria alata posta sulla lapide dei caduti, di elegante ma nervoso modellatoSilvestra Bietoletti, Per un itinerario otto-novecentesco nella valle del Serchio, in Arte nella Valle del Serchio. Tesori in Garfagnana e Mediavalle dall'Alto Medioevo al Novecento, Lucca, 2018, pag. 273..

Società Evoluzione demografica

Etnie e minoranze straniere Secondo i dati ISTAT al 31 dicembre 2010 la popolazione straniera residente era di 409 persone. Le nazionalità maggiormente rappresentate in base alla loro percentuale sul totale della popolazione residente erano:

Romania 237 3,87%

Cultura Istruzione Scuole