Via dei Serragli è una strada del centro storico di Firenze, tra le principali direttrici nord-sud del quartiere Oltrarno. La strada si sviluppa con impianto rettilineo per più di un chilometro collegando piazza Nazario Sauro (angolo borgo San Frediano e via di Santo Spirito) alla piazza della Calza (Porta Romana). Lungo il tracciato si innestano: il borgo Stella (con il canto di borgo Stella), via Santa Monaca (con il canto della Cuculia), via Sant'Agostino, via dell'Ardiglione, via della Chiesa (con il canto di Sitorno), via del Campuccio (con il canto alla Cornacchia), via Santa Maria e via di Serumido.
Storia La denominazione riferisce della presenza, essenzialmente lungo il primo tratto della via, in antico, di varie case di proprietà della famiglia Serragli, che aveva avuto alcuni importanti membri che ricoprirono alcune cariche pubbliche tra il XIV e il XVII secolo: sei gonfalonieri di Giustizia e 21 priori. La fama dei Serragli però è soprattutto dovuta all'ultimo discendente, Giuliano, che nel 1648 lasciò tutti i suoi averi alla Congregazione di San Filippo Neri per la costruzione del complesso di San Firenze.
Precedentemente all'unificazione del tracciato sotto quest'unica denominazione la strada recava nomi diversi in relazione ai vari tratti, così come riportato dallo Stradario storico amministrativo del Comune di Firenze del 1913: "da piazza de' Soderini (oggi piazza Nazario Sauro) a Borgo della Stella: via del Pugliese; da Borgo della Stella a via Sant'Agostino: via del Canto alla Cuculia; da via S. Agostino a via del Campuccio: via Chiara, e talvolta via Giano della Bella; da via del Campuccio a via Serumido: via delle Fornaci; oltre: via di Boffi".
A parziale conferma di ciò la pianta di Firenze delineata da Ferdinando Ruggieri nel 1731 riporta in ordine le titolazioni di via de' Serragli fino a via Sant'Agostino, di via Chiara per il tratto seguente che tuttavia, oltre i bastioni che al tempo correvano in prossimità del monastero di San Vincenzo d'Annalena, è segnato con il toponimo Boffi, di incerta origine. "Col suo tracciato, l'attuale via de' Serragli è uno dei più chiari esempi di 'grande forca' al di là dell'Arno, dove un punto di obbligo, lungo le seconde ed ultime mura comunali, era costituito dalla Porta Romana, verso la quale s'indirizzava, prima di tutte le altre, l'antica arteria dell'attuale via Romana, proveniente dal primo ponte fiorentino, cioè dal Ponte Vecchio. Proveniente, invece, dal secondo ponte, quello alla Carraia, la nuova via, tracciata attraverso i campi, con le varie denominazioni di cui abbiamo parlato, aveva la stessa mèta, perciò convergeva, facendo 'la maggior forca' d'Oltrarno, dentro la quale, poi, si sarebbe incuneata, come l'altezza del triangolo, la via Maggio, proveniente dal ponte a Santa Trinita. Si osservi il grande triangolo isoscele, che ha la base dal Ponte Vecchio al Ponte alla Carraia, e il vertice su Porta Romana; si avrà la chiara visione di un quartiere, col cuore religioso formato dalla chiesa di Santo Spirito"Bargellini-Guarnieri..
La strada venne interessata dai lavori di intensificazione della difesa militare in previsione della guerra di Siena (1554), quando all'altezza della chiesa di San Pier Gattolino venne edificato un bastione, a maggior protezione del versante sud della città. Già nel 1571 queste fortificazioni supplementari vennero smantellate e la zona riedificata con case da appigionare, affidate ai cavalieri del Santo Sepolcro, il cui stemma si vede ancora su molti edifici del tratto più a sud della strada e in via Romana.
Durante il Granducato di Toscana, ai tempi del Fantozzi (inizio anni 1840), si trovava su questa strada l’ambasciata britannica Federico Fantozzi, Nuova Guida ovvero Descrizione storico-artistico-critica della città e dei contorni di Firenze, ristampa anastatica del 1842, Arnaldo Forni Editore, aprile 1979.. Nel periodo di Firenze Capitale (1865-1871) avevano sede nella via l’Ambasciata Turca in Italia e quella Americana, rispettivamente ai numeri civici 5 e 13;Firenze in tasca. Una gita di piacere alla Capitale (guida economico-pratica), Fratelli Pellas, Firenze, 1867, ristampa anastatica, Sesto Fiorentino, 2014, Apice Libri, ISBN 978-88-906198-3-0, p. 12..
I Canti Diversi incroci di questa strada hanno avuto in passato un nome specifico del "Canto" (letteramente l'angolo della via). Il primo è il canto di borgo Stella, che ha lo stesso nome della strada e che si pensa derivi dallo stemma di una corporazione, magari l'Arte dei Fornai, o dei Giudici e Notai o ancora degli Albergatori, come se ne vede ad esempio una non lontano, in via dei Serragli 37; oppure deriverebbe da una stella dipinta sul manto di una Madonna in un tabernacolo, probabilmente proprio quello ancora esistente presso l'incrocio con via dei Serragli, che si dice avesse contenuto affresco di Raffaellino del Garbo che a sua volta avrebbe potuto restaurare un'immagine più antica, p. 37..
Anche il Canto della Cuculia, con via Santa Monaca, è decorato da un tabernacolo affrescato, detto del Canto alla Cuculia, dove il Bambin Gesù tiene in mano un cuculo. Pare che questo fosse un omaggio del pittore, Bicci di Lorenzo, a una zona già così chiamata per la presenza di nidi di cuculo, magari quando qui era ancora campagna fuori le mura, o magari perché vi si ascoltava spesso il verso del cuculo da qualche orto vicino. Il nome è infatti già citato in un documento del 1294 sull'apertura del ponte alla Carraia, e ispirò il nome della Società Cuculiana, fondata da Carlo Dati nell'antistante palazzo Baldovinetti, e di una potenza festeggiante, p. 41..
Meno ovvio appare il nome del canto di Sitorno, in angolo con via della Chiesa. Pare che esso derivi da una lapide romana che era qui collocata, e che portava inciso il nome di Saturnino, poi storpiato in "Saturno" e "Sitorno". Il Manni trascrive anche il testo della latra funebre, che ai suoi tempi ancora esisteva: «D.M. / A.NAEVI / SATVRNINI / QUI ANTE / TITVLVM HVNC / SEPVLTVS EST / PATRI OPTIMO / A. NAEVIVS / MARCELLINVS», p. 45. (traduzione: "Agli dèi Mani. Lapide di Aulo Nevio Saturnino, che è stato qui prima sepolto, dal padre ottimo Aulo Nevio Marcellino".
A un altro uccello si riferisce il nome del canto alla Cornacchia, con via del Campuccio, p. 39.
Descrizione Il carattere della via è essenzialmente residenziale, con la presenza di nobili palazzi nel primo tratto, fino a via Sant'Agostino, e di case che sempre più si fanno popolari avvicinandosi a porta Romana, fatto salvo l'episodio del casino Torrigiani, che tuttavia racchiude le proprie ricchezze all'interno di una cortina di case che si guardano su via de' Serragli con facciate di disegno sufficientemente corrente.
Nel suo ruolo di strada maestra della città la via continua ad essere interessata da un notevole passaggio, attualmente in direzione di uscita, da piazza Nazario Sauro alla piazza della Calza.
Edifici Il primo palazzo di rilievo che si incontra venendo dall'Arno è palazzo Rinuccini, in angolo con via Santo Spirito. Al numero 8 è presente invece il palazzo Feroni-Magnani, edificato a metà del Quattrocento e ristrutturato nel 1778 da Zanobi del Rosso. Al 9 si trova il palazzo Antinori di Brindisi e al 17 palazzo Rosselli del Turco, ciascuno con elegante cortile interno. Al 19 si incontra palazzo Pallavicini e al 21 palazzo Baldovinetti, dove abitò Galileo Dati, amico di artisti e scienziati che spesso si riunivano nel suo palazzo.
Al numero 44 una targa ricorda la casa natale di Antonio Meucci, mentre al 49 il seicentesco palazzo Ricasoli-Salviati fu realizzato da Gherardo Silvani. Qui si trova anche la facciata ottocentesca dell'Istituto Gould.
Poco più avanti si trova anche lo studio dello scultore Pio Fedi (dal 1842), una curiosa costruzione la cui facciata da chiesarisale a quando qui esisteva l'oratorio del monastero di Santa Chiara, soppresso nel 1808. Una parte del monastero di Annalena, altrettanto soppresso, divenne lArena Goldoni, inaugurata nel 1818, e successivamente trasformarata nel Teatro Goldoni, su disegno di Giuseppe Del Rosso.
L'ex monastero di Sant'Elisabetta delle Convertite era tra i più importanti di Oltrarno e fu fondato nel 1330 dai Laudesi di Santo Spirito. Ospitò le monache agostiniane che occoglievano anche le prostitute in cerca di redenzione.