La Villa medicea di Careggi è una delle più antiche tra le ville appartenute alla famiglia Medici. Si trova nella zona leggermente in collina del quartiere periferico di Careggi a Firenze, in via Gaetano Pieraccini 17.
Storia Le origini Almeno dal Trecento la zona di Careggi era densa di prestigiosi possedimenti di ricchi fiorentini, come testimonia il visitatore Giovanni Villani nel 1325:
Nel 1417 Giovanni di Bicci de' Medici, il capostipite della fortuna medicea, acquistava sul colle chiamato di Monterivecchi alcuni terreni e possedimenti da Tommaso Lippi, con un contratto datato 7 giugno di quell'anno. Si tratta della terza villa campestre di famiglia, dopo quelle di Cafaggiolo e del Trebbio nel Mugello, e rappresenta la più vicina Firenze, quindi anche un acquisto strategicamente scelto in maggiore prossimità verso quel centro cittadino al cuore degli interessi della famiglia. Queste ville erano anche un luogo di riposo e di pace, ma anche veri e propri centri economici, che con le attività agricole non solo si potevano automantenere, ma rappresentavano anche delle fonti sicure di reddito.
In un primo tempo le ville erano arroccate e fortificate come castelli medievali, poi gradualmente vengono rilanciate come loci ameni, dove è possibile praticare l'ozio intellettuale e la salutare vita all'aria aperta, dagli umanisti toscani, attraverso la riscoperta dei classici di Seneca, Varrone, Marziale, Catone e Virgilio. In particolare queste idee vennero diffuse dalla metà del Quattrocento da Leon Battista Alberti nel De re aedificatoria e nel trattato della Villa.
La villa di Careggi viene ristrutturata quindi in un periodo di transizione, la prima metà del Quattrocento, tra la tipologia rustica e fortificata e quella sontuosa e ricreativa, aperta verso le campagne e i giardini. E anche la sua architettura esemplifica il passaggio con elementi appartenenti sia alla prima che alla seconda tendenza.
Al momento dell'acquisto la tenuta di Careggi era composta da un palazzo dotato di corte, loggia, pozzo, cantina, stalla, torre, orto e due case, come viene riportato nel contratto di compravendita. Lo stato degli immobili doveva essere molto buono, perché non vi furono apportate modifiche inizialmente.
Cosimo il Vecchio e Michelozzo
Solo in seguito alla morte di Giovanni (1429) i suoi figli Cosimo de' Medici e Lorenzo il Vecchio approntano alcuni interventi affidando l'incarico a Michelozzo, ben prima dei lavori alla residenza cittadina di Palazzo Medici in via Larga (iniziati verso il 1444). Di questi lavori non abbiamo nessuna descrizione ma ci resta la registrazione della spesa, e giudicando la somma stanziata dovettero essere sostanziali con un intervento piuttosto massiccio.
I lavori sembrano conclusi nel 1427, secondo una lettera di Contessina de' Bardi, moglie di Cosimo, che farebbe capire che la villa è completa. In ogni caso erano sicuramente conclusi in occasione della visita di Francesco Sforza a Firenze del 1459 il quale lodò il luogo e la bellezza della villa. Cosimo il Vecchio intuì già, riprendendo la lezione degli antichi, la vocazione culturale dei luoghi, dove lo studio e la speculazione filosofica potevano svolgersi nella rilassata amenità della campagna. Vi trasferì infatti la sua biblioteca e una parte della collezione di oggetti e opere d'arte. Nel 1459 Cosimo vi fondò l'Accademia Neoplatonica, la più importante scuola filosofica dell'umanesimo italiano, a cui parteciparono Cristoforo Landino, Marsilio Ficino e Pico della Mirandola; non a caso Cosimo aveva donato al Ficino un'abitazione nei pressi della villa, nota come Villa le Fontanelle, per averlo sempre vicino alla sua famiglia, dove il Ficino tradusse gli Atti e gettó le basi dell'Accademia.
Studi sulla planimetria e sulle fondazioni hanno dimostrato che Michelozzo agì minimamente sulla pianta dell'edificio originario. I lavori si concentrarono quindi sugli ambienti interni, a partire dal cortile, e sull'alzato del palazzo. Il ballatoio merlato su beccatelli, creato lungo le pareti esterne, è un retaggio di impianto medievale (lo si trova per esempio al Trebbio), ma inserito nell'impianto più ampio della villa sembra più una citazione che un elemento creato per esigenze difensive. In definitiva l'aspetto della villa è più quello di un palazzo che di una fortificazione, particolarmente evidente se confrontato con le ville più arcaiche del Trebbio e di Cafaggiolo. La villa aveva mantenuto una torretta merlata, raffigurata in disegni e stampe fino al Seicento. A Michelozzo sono anche attribuite le due ali laterali che si protendono a ovest verso il giardino, più basse del corpo centrale e che sono caratterizzate al pian terreno da due logge aperte con tre arcate ciascuna e capitelli compositi simili a quelli del cortile.
Lorenzo il Magnifico
Nella villa nacque e morì Lorenzo il Magnifico (1449-1492), il quale ereditò la villa dal nonno dopo la breve parentesi del governo di suo padre Piero il Gottoso. Lorenzo elesse Careggi come sua residenza preferita e qui vi fece riunire il circolo dell'Accademia Neoplatonica, organizzando nella villa il centro culturale e artistico del primo Rinascimento per eccellenza. Tra i frequentatori dell'Accademia vi erano i maggiori umanisti dell'epoca: Marsilio Ficino, Agnolo Poliziano e Pico della Mirandola.
L'umanesimo fiorentino faceva suoi numerosi simboli del passato, in un clima che potremmo definire esoterico (nel senso di correlato a una cultura da iniziati), dove le statue, gli oggetti d'arte e il paesaggio stesso incarnavano ideali astratti. A questo periodo risalgono il caminetto con bassorilievi nel salone del primo piano (datato 1465) e forse (l'attribuzione è molto discussa) la loggetta panoramica sempre al primo piano, attribuita a Giuliano da Sangallo. Questa struttura, non in linea con il resto dell'edificio, potrebbe risalire all'ultimo periodo della vita di Lorenzo il MagnificoJames S. Ackerman, La villa. Forma e ideologia,Einaudi, Torino 1992, o forse al secondo decennio del Cinquecento.
Il Cinquecento
Con la morte di Lorenzo e la cacciata dei Medici del 1498, la villa non viene confiscata come altri possedimenti medicei, ma subisce comunque alcuni passaggi per eredità e alcune vicende alterne, tra le quali un disastroso incendio doloso nel 1529, durante l'ultima fase repubblicana di Firenze. Con il rientro dei Medici, il duca Alessandro ereditò la villa e vi fece le necessarie ricostruzioni. Risale a questo periodo il breve scalone che porta al primo piano e forse la loggetta del primo piano. Il Vasari riporta alcune notizie sulla decorazione della villa non molto chiare e non suffragate da altre fonti. Il Pontormo, aiutato dal pittore Jacone, avrebbe in questo periodo dipinto il soffitto della loggia, ma a causa della tecnica sbagliata (a secco invece che "a fresco"), le pitture si sarebbero rapidamente deteriorate.
Cosimo I non amò Careggi, preferendogli altre residenze, soprattutto il Trebbio, e la destinò dal 1569 al fosco personaggio quale era suo figlio minore Pietro, personalità guerresca e tumultuosa, colpevole anche di uxoricidio nella villa di Cafaggiolo.
Il Seicento
La rinascita della villa si ha quando ne entrò in possesso il principe Carlo de' Medici (1609), che in seguito alla sua nomina a cardinale nel 1615 intraprese un ampio progetto di ristrutturazione della villa e del giardino. Tra le opere che ancora si possono ammirare ci sono il salone affrescato al piano terreno (con storie profane desunte dalla Gerusalemme Liberata del Tasso), la decorazione della loggia con colonnine ioniche al primo piano (con grottesche di tema feriale e naturalistico, barceaux fioriti, vedute paesaggistiche e fantasie archeologiche a grisaille), la grotticina e lo studiolo. Scomparve la torretta trecentesca in favore di una più moderna destinazione degli spazi.
Anche il giardino venne risistemato dai famosi architetti di Boboli Giulio Parigi e suo figlio Alfonso, specialmente sul lato meridionale con un percorso segnato da ciottoli colorati con due statue di Nani ancora oggi presenti.
Il Settecento Con l'estinzione della casata medicea, i Lorena iniziano un riassetto di tutte le proprietà campestri ereditate, con il disimpegno e la vendita di quelle ritenute secondarie o antiquate, facendo confluire arredi e decorazioni a quelle più importanti. La villa di Careggi non ebbe una sorte favorevole e, visto anche il precario stato di conservazione dei fabbricati, il granduca Pietro Leopoldo decide di vendere il tutto a Vincenzo Orsi nel 1780. Poco tempo dopo però, contemporaneamente all'arrivo dei viaggiatori romantici del Grand Tour, si assistette anche un rinnovato interesse per i Medici e per l'Accademia neoplatonica, stimolato dalla pubblicazione di numerose opere letterarie soprattutto all'estero.
L'Ottocento La villa passò in seguito alla famiglia Holland, della quale faceva parte un ministro presso il governo fiorentino. Questi proprietari fanno affrescare nella loggia al piano terreno che dà sul giardino la scena raffigurante l'Uccisione del medico di Lorenzo il Magnifico nel pozzo della villa da George Frederic Watts (1845).
Con il crescere del mito di Lorenzo, soprattutto verso il pubblico inglese, accadde che la villa venne acquistata da Sir Francis Joseph Sloane nel 1848, il quale apportò durante la sua proprietà numerose e ingenti trasformazioni: La facciata est (dove si entra attualmente) fu prolungata; Venne ridimensionato l'atrio di ingresso; Le stanze al primo piano vennero ridecorate in stile neomedievale; Il giardino fu ampliato e ridisegnato, come le nuove aiuole geometriche all'italiana e un grande parco all'inglese.
Sir Sloane era un appassionato botanico e trapiantò nel parco numerose piante rare e inconsuete, come i corbezzoli della Grecia, con la corteccia rossastra (detti per questo "alberi della pelle"), una sequoia californiana, piante di cedro, ecc. Anche la limonaia risale a questo periodo, così come il grande ingranaggio ligneo che ancora vi è conservato per lo spostamento dei grandi vasi di agrumi. Dopo la morte di sir Sloane la proprietà passò al conte Augusto Boutourlin.
Il Novecento e l'epoca contemporanea Nel 1901 un nuovo passaggio di proprietà, alla famiglia Sergè, comportò solo il proseguimento della manutenzione ordinaria della villa. L'ultima proprietaria, Rosina Cirillo Fornaciari, vendette tutto il complesso all'arcispedale di Santa Maria Nuova nel 1936. In gran parte dei suoi poderi venne realizzato l'ospedale di Careggi, il più grande di Firenze, e la villa ospitò da allora alcuni uffici della direzione, diventata poi Azienda Ospedaliera Universitaria di Careggi. Sebbene la villa fosse aperta al pubblico e visitabile gratuitamente negli ambienti principali, alcune attività dell'amministrazione ospedaliere frenavano la sua vocazione artistica e turistica, e non mancavano gli esempi di uso non adeguato alla storia dei locali, come gran parte del parco all'inglese diventato parcheggio per le vetture del personale ospedaliero.
Dopo il trasferimento degli uffici (2008), la villa è stata di fatto abbandonata, in attesa di una nuova destinazione. Nel 2013 è passata alla Regione Toscana, che si sta impegnando in un completo restauro dell'edificio e dei giardini, con lo scopo di farne una sede museale distaccata degli Uffizi. A fine dello stesso anno è entrata nella Lista dei patrimoni dell'umanità dell'UNESCO, assieme ad altre ville e giardini medicei.
La villa Il pian terreno
Oggi la villa ospita alcuni uffici della vicina struttura ospedaliera, per cui solo pochi ambienti sono visitabili, comunque sono tutti molto significativi.