Borore (Bòrore in sardo) è un comune italiano di abitanti della provincia di Nuoro che sorge a 399 metri sul livello del mare ai piedi della catena del Marghine, nell'altipiano basaltico di Abbasanta. È anche conosciuto come il paese delle tombe di giganti (il suo territorio ne ospita infatti otto, tra cui la tomba di Imbertighe, riprodotta in numerosi libri e riviste di archeologia), o anche come il "paese dal vino più antico del Mediterraneo occidentale" (in seguito alla scoperta di numerosi vinaccioli datati al 1200 a.C.). Il territorio ospita, infatti, alcuni dei beni archeologici più importanti e conosciuti a livello regionale, oltre all'unico Museo del pane rituale della Sardegna. Borore fa parte dell'Unione dei comuni del Marghine, del GAL Marghine e dell'Associazione Borghi Autentici d'Italia.

Geografia fisica Territorio Borore è un paese della provincia di Nuoro situato, a circa 400 metri di altitudine, al centro della Sardegna ai piedi della catena del Marghine, è facilmente raggiungibile dai principali centri isolani tramite la SS 131, le FF.SS. e la SP 33 Borore-Ottana-Nuoro. Confina con i territori di Macomer, Scano Montiferro, Santu Lussurgiu, Norbello, Abbasanta,Aidomaggiore, Dualchi e Birori e possiede un territorio di grande interesse ambientale e naturalistico. Per la sua collocazione baricentrica, Borore può rappresentare un comodo punto di riferimento per visitare l'area centrale della Sardegna e la parte di costa che va da Bosa a Oristano.

Origini del nome Il vocabolo Borore, secondo la tesi più diffusa, sarebbe di derivazione fenicio-punica (bor-hon), dall'unione tra bor (fonte, sorgente) e hon (ricchezza, abbondanza). In questo senso, il significato di "bòrone" sarebbe "terra ricca d'acqua/sorgenti".

Storia Il territorio fu intensamente abitato fin dall'antichità sia per la fertilità del terreno e la buona presenza d'acqua sia perché luogo di passaggio obbligato fra settentrione e meridione dell'Isola. Di questo ne è testimonianza la presenza di numerosi e importanti monumenti archeologici (domus de janas, dolmen, menhir, nuraghi e tombe dei giganti) che contribuiscono a rendere la visita turistica, a Borore, di rilevante interesse.

Secondo una leggenda orale le prime abitazioni che diedero vita a Borore furono edificate nei pressi del sito de Sa Crèsia Etza da Bore Istene, un pastore originario di Birori, dove edificò la sua pinnetta, in corrispondenza dell'omonima via a lui dedicata.

Appartenne al giudicato di Torres con il nome di Gorore, e fece parte della curatoria del Marghine. Alla caduta del giudicato (1259) passò al giudicato di Arborea, e successivamente al dominio aragonese. Sotto gli aragonesi formò un feudo annesso al marchesato del Marghine, di cui furono signori prima i Pimentel e poi i Tellez-Giron, ai quali fu riscattato nel 1839 con l'abolizione del sistema feudale.

Borore è uno dei due comuni della Sardegna (assieme a Siamaggiore), ad avere riportato un caduto nella guerra di Crimea, si tratta del soldato Martino Pes Virdis.

Subito dopo il primo conflitto mondiale, nel 1919, il Ministero della guerra costruì a Borore uno dei primi campi di aviazione in Sardegna (assieme a quelli di Cagliari-Monserrato e Sassari), dove avviare in via sperimentale il servizio aeropostale giornaliero. Alla vigilia della seconda guerra mondiale, il campo di Borore venne destinato ad accogliere l'attività aerea della RUNA (Reale unione nazionale aeronautica, già Aero Club d'Italia). A causa del conflitto, le attività diminuirono rapidamente. Nel 1943 il campo fu costantemente presidiato dai militari italiani, ma non ospitò reparti operativi, ospitando temporaneamente velivoli italiani e tedeschi. Con l'occupazione americana il campo di aviazione divenne un utile campo di emergenza per i velivoli alleati. Con la fine della guerra l'allora sindaco Rodolfo Sarti chiederà di rientrare in possesso dell'area, ma solo nel 1996 con l'amministrazione di Salvatore Ghisu il terreno passerà definitivamente al ComuneStoria di aerei e piloti nell'altipiano del Marghine | 2004 | L'Unione Sarda.

Nel recente passato l'economia locale era basata sulla cerealicoltura e Borore fu, grazie alla grande laboriosità dei suoi cittadini, per molto tempo il granaio del territorio. Di notevole importanza era, e lo è tutt'oggi, l'allevamento ovino ma anche bovino ed equino e la produzione del formaggio, che veniva commercializzato in diversi centri dell'Isola.

Simboli Lo stemma e il gonfalone del Comune di Borore sono stati concessi con decreto del presidente della Repubblica del 9 gennaio 2006.

Il gonfalone è un drappo troncato di rosso e di bianco.

Il simbolo ufficiale del Comune di Borore è l'immagine della tomba dei giganti di Imbertighe, che rappresenta il bene archeologico più significativo del territorio; il grappolo d'uva di color porpora rappresenta il legame storico con l'agricoltura.

Altro simbolo locale, adottato in varie circostanze e simboleggiato anche all'interno della sala consiliare del comune, è quello raffigurato nell'opera xilografica dell'artista bororese Edimo Mura intitolato Omaggio a Borore che raffigura una composizione stilizzata di alcuni monumenti e chiese di Borore: la tomba di giganti di Imbertighe, la chiesa della Beata Vergine Assunta, uno scorcio della chiesa di San Sergio (Cresia Etza) e l'antica fontana della piazza del paese.

I vinaccioli di Duos Nuraghes e di Toscono I siti archeologici di Borore sono stati oggetto, in vari momenti, di operazioni di scavo e di studio da parte di archeologi italiani e americani. Da ultimo, in occasione degli scavi condotti nel 2002, sono stati rinvenuti centinaia di vinaccioli di vite (i semi contenuti in un acino d'uva), antichissimi, carbonizzati dal tempo, databili intorno al 1200 avanti Cristo, 3.200 anni fa. Questa scoperta - che ha portato alla ribalta nazionale il sito di Duos Nuraghes - oltre a dimostrare che le popolazioni nuragiche coltivavano la vite e producevano vino, ha permesso di capire che il "cannonau sardo, che fino a oggi si pensava fosse stato importato dalla Spagna, è di una varietà diversa da quella iberica e potrebbe essere nato in Sardegna"«Il cannonau è il vino più antico del Mediterraneo» Il Corriere della Sera. La teoria storica ufficiale fino alle recenti scoperte sui vinaccioli sardi raccontava che la domesticazione della vite, nata nell'area del Caucaso e della Mesopotamia, venne trasferita progressivamente in Anatolia e in Egitto, da qui nelle isole egee, in Grecia e nel resto dell'Europa, infine grazie ai Fenici arrivò nel Mediterraneo Occidentale e in Sardegna. Oggi, con le recenti scoperte archeologiche, si può affermare con certezza che con l'arrivo dei Fenici, in Sardegna la coltivazione e domesticazione della Vitis vinifera era già conosciutaSebastiano Ghisu, Borore Arcaica: domos, dolmen, muraglie e una breve storia del popolo dei nuraghi, 2010, Dolianova.

Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose Chiesa della Beata Vergine Assunta

Nel paese si snoda una rete di vie larghe e ordinate che si intrecciano attorno alla piazza principale fino alla chiesa parrocchiale della Beata Vergine Assunta, costruita nel XVII secolo, al cui interno si possono ammirare i quattro evangelisti (Marco, Matteo, Giovanni e Luca) dipinti da Emilio Scherer nel 1895, recentemente restauratiI quattro teleri di Emilio Scherer del 1895 di Borore, a cura di Roberto Concas, Comune di Borore, Edizioni Interattiva, Cagliari, 2012, la cappella dedicata a sant'Antonio Abate con l'altare ligneo in stile barocco risalente al XVIII secolo, e dove possono essere ammirati alcuni dipinti di notevole valore storico, del XVI secolo, raffiguranti san Lussorio martire, dove appare la prima raffigurazione pittorica del costume sardo.

Chiesa del Carmelo Altra chiesa all'interno del centro abitato è la chiesa della Madonna del Carmelo, che custodisce le statue lignee della Madonna e del Cristo morto.

Chiesa di San Lussorio La chiesa di San Lussorio, costruita nel XVIII secolo e situata all'interno del santuario campestre in prossimità dello svincolo sulla SS 131 di accesso a Borore, presenta al suo interno alcuni dipinti di notevole interesse, che raffigurano i costumi tradizionali sardi. La chiesa è circondata dai tradizionali muristenes, piccoli edifici in cui dimorano i fedeli per la durata della festa durante il novenario. In occasione della processione, durante la quale la popolazione accompagna la statua del santo dalla chiesa parrocchiale della Beata Vergine Assunta alla chiesa campestre, i cavalieri gareggiano in una piccola "Ardia" attorno al santuario, facendo tre giri in senso antiorario.

Chiesa di San Gavino Un'altra chiesa campestre, lungo la strada che collega Borore a Dualchi, è quella di San Gavino, Santu Bainzu, a cui è dedicata la seconda ricorrenza tradizionale del paese.

Architetture civili Sala consiliare Nino Carrus

Nel 2005 l'amministrazione comunale di Borore ha voluto ricordare il suo cittadino Giovanni Carrus, meglio conosciuto come Nino Carrus, dedicandogli l'aula consiliare del Comune, all'interno della quale si trova un altorilievo in terracotta realizzato dall'artista nuorese Pietro Longu, collocato nella parete centrale della sala. Il ritratto di Nino Carrus è posto al centro della sfera della società (dal diametro di 1,10 m) del territorio di Borore e del Marghine. Ai lati del ritratto sono raffigurate varie figure che rappresentano le professioni esistenti a Borore, dando continuità alla composizione estetica della fascia istoriata. Al lato destro è rappresentato uno stelo con spiga di grano, che lascia cadere un suo chicco dentro la sfera, simbolo della continuità nel tempo del pensiero sociopolitico e culturale di Nino Carrus. Intorno alla sfera e alla spiga s'irradia una serie di esagoni, simbolo dell'aggregazione sociale e della laboriosità dell'uomo, che penetrando nella parete della sala rafforzano i valori e i significati di questo spazio. L'intera composizione ha uno sviluppo irregolare nei suoi quattro lati, in modo da rendere più efficace l'effetto di penetrazione nello spazio della parete. Ai lati esterni della composizione si trovano tre esagoni con i simboli del Comune, della Provincia di Nuoro e della Presidenza della Regione SardegnaObiettivo Sardegna | Associazione Nino Carrus (a cura di) | Nuoro | 2009.

All'interno della Sala consiliare è esposta, oltre al gonfalone del comune, una piccola mostra permanente di fotografie che ritraggono gli scorci più importanti del centro abitato e dei dintorni, oltre ad alcune foto storiche. I banchi utilizzati dal sindaco e dai componenti del consiglio comunale sono impreziositi dal basso rilievo che riproduce un'opera simbolo realizzata dall'incisore Edimo Mura, intitolata Omaggio a Borore.

Altre strutture Altre strutture del centro abitato di un certo interesse sono rappresentate da: la casa Delogu, affacciata nella piazza centrale, così conosciuta perché di proprietà della famiglia Delogu, rappresenta uno degli edifici di maggior pregio architettonico del paese; l'ex monte granatico, detto "Sa Piedade", struttura interamente realizzata in pietra, nel centro storico, di interesse storico-artistico (è infatti classificato dalla Regione Autonoma della Sardegna come bene identitario di valenza storica): l'edificio è stato uno dei numerosi depositi di grano, diffusi in tutti i centri dell'isola, a partire dai primi del ‘700, con l'istituzione del Credito agrario; rappresenta, per forme, proporzioni e tecniche costruttive, una testimonianza tangibile dell'edilizia minore del centro del Marghine, rivestendo un interesse legato al valore storico e socio-economico del crediti agrari diffusi in Sardegna;

Altro il monumento ai caduti di guerra di Borore.

Murales