La diocesi di Alghero-Bosa () è una sede della Chiesa cattolica in Italia suffraganea dell'arcidiocesi di Sassari appartenente alla regione ecclesiastica Sardegna. Nel 2022 contava 102.195 battezzati su 103.153 abitanti. È retta dal vescovo Mauro Maria Morfino, S.D.B.

Territorio La diocesi, situata nel nord-ovest della Sardegna, comprende la città di Alghero ed altri comuni delle province di Sassari, Oristano e Nuoro, tra i quali i più popolosi sono Bosa e Macomer. Nel dettaglioDal sito Parrocchiemap: in provincia di Nuoro 10 comuni: Birori, Bolotana, Borore, Bortigali, Dualchi, Lei, Macomer, Noragugume, Silanus, Sindia; in provincia di Oristano 19 comuni e una frazione: Aidomaggiore, Boroneddu, Bosa, Cuglieri, Flussio, la frazione di Zuri, Magomadas, Modolo, Montresta, Norbello, Sagama, Santu Lussurgiu, Scano di Montiferro, Sedilo, Sennariolo, Soddì, Suni, Tadasuni, Tinnura, Tresnuraghes; nella città metropolitana di Sassari 11 comuni: Alghero, Mara, Monteleone Rocca Doria, Olmedo, Padria, Pozzomaggiore, Putifigari, Romana, alcune aree della Nurra di Sassari, Semestene, Uri, Villanova Monteleone.

Sede vescovile è la città di Alghero, dove si trova la cattedrale dell'Immacolata Concezione. Sempre all'Immacolata Concezione è dedicata la concattedrale di Bosa. A Cuglieri sorge la basilica minore dedicata a Santa Maria della Neve, mentre nei pressi di Alghero sorge il santuario di Nostra Signora di Valverde, santuario mariano diocesano.

La diocesi si estende su 2.014 km² ed è suddivisa in 61 parrocchie, raggruppate dal 2014 in 3 foranie: Alghero, Bosa, Macomer.

Parrocchie

Aidomaggiore: Santa Maria ad Palmas Alghero città Cattedrale Immacolata Concezione Nostra Signora della Mercede San Giuseppe Santissimo Nome di Gesù Madonna del S. Rosario San Paolo Apostolo in Santa Maria Goretti San Giovanni Bosco San Luca Evangelista Alghero Fertilia Sacro Cuore e San Marco Alghero Loretella Nostra Signora di Loreto Alghero Maristella Nostra Signora Maris Stella Alghero Santa Maria La Palma Santa Maria La Palma Alghero Guardia Grande Nostra Signora della Guardia Alghero Villassunta Beata Vergine Assunta Birori: Sant'Andrea Apostolo Bolotana: San Pietro Apostolo Boroneddu: San Lorenzo martire Borore: Beata Vergine Assunta Bortigali Santa Maria degli Angeli Sant'Elena imperatrice (Mulargia) Bosa Concattedrale dell'Immacolata Concezione Sacro Cuore Santa Maria Stella Maris (Bosa Marina) Cuglieri Santa Maria ad Nives Santa Caterina d'Alessandria (Santa Caterina di Pittinuri) Dualchi: San Leonardo Confessore Flussio: Santa Maria della Neve Ghilarza: San Pietro Apostolo (Zuri) Lei: San Pietro Apostolo Macomer San Francesco d'Assisi Madonna Missionaria Sant'Elena imperatrice San Pantaleo Sacra Famiglia Magomadas: San Giovanni Battista Mara: San Giovanni Battista Modolo: Sant'Andrea apostolo Monteleone Rocca Doria: Santo Stefano protomartire Montresta: San Cristoforo Noragugume: San Giacomo apostolo Norbello: San Giorgio martire (Domusnovas Canales) Olmedo: Nostra Signora di Talia Padria: Santa Giulia Pozzomaggiore: San Giorgio martire Putifigari: Nostra Signora de s'Ena frisca Romana: Santa Maria degli Angeli Sagama: Sant'Angelo Santu Lussurgiu: San Pietro apostolo Scano di Montiferro: San Pietro apostolo Sedilo: San Giovanni Battista Semestene: San Giorgio martire Sennariolo: Sant'Andrea apostolo Silanus: Sant'Antonio abate Sindia: Nostra Signora di Corte Soddì: Spirito Santo Suni: Santa Maria della neve Tadasuni: San Nicola di Bari Tinnura: Sant'Anna Tresnuraghes: San Giorgio martire Uri: Nostra Signora della Pazienza Villanova Monteleone: San Leonardo abate

Storia Cornus La medievale diocesi di Bosa trae la sua origine dall'antica diocesi di Cornus, città punico-romana che, secondo l'Itinerario Antonino, era a metà strada tra Bosa e Tharros, lungo la costa centro-occidentale della Sardegna. Qui è attestata per la prima voltaÈ priva di fondamento documentario la tradizione secondo cui la diocesi di Bosa sarebbe erede di un'antica diocesi sarda, Calmedia o Calmeida, il cui primo vescovo darebbe stato sant'Emilio (66 d.C.). Cappelletti e Bima elencano sedici vescovi di Calmedia. Gams menziona altri vescovi, non riportati tuttavia dalle fonti citate. la presenza di una diocesi nel V secolo, quando Bonifacio di Senafer prese parte, assieme ad altri vescovi sardi, al concilio indetto a Cartagine nel 484 dal re vandalo Unerico; oggi tutti gli storici identificano Senafer con l'antica CornusEnciclopedia della Sardegna, vol. 3, pp. 71-72; Matteo Poddi, op. cit., p. 394; Pier Giorgio Spanu, op. cit., p. 96., la cui diocesi fu eretta probabilmente tra la fine del IV secolo e gli inizi del V, come indicherebbero i dati archeologiciEnciclopedia della Sardegna, vol. 3, p. 149..

In una lettera indirizzata da Gregorio Magno al metropolita di Cagliari, Ianuarius, sono menzionati tutti i vescovi dell'isola senza però riferimento alla sede di appartenenza; è presumibile che uno di questi sia stato vescovo di Cornus.Mattei ipotizza che il nome di questo anonimo vescovo possa essere Agatone o Vincenzo. Infine la Chiesa di Cornus è ancora attestata nel VII secolo, quando il vescovo Boezio, vescovo della Sancta ecclesia Cornensis, prese parte al concilio indetto a Roma da papa Martino I nel 649. La diocesi ebbe termine con l'occupazione saracena dell'isola, che portò alla scomparsa di tutte le strutture cristiane. Gli scavi archeologici hanno messo in luce, in località Columbaris, a circa un chilometro da Cornus, una insula episcopalis, consistente nei resti di una basilica con fonte battesimale e di altri edifici ad uso cultuale ed abitativo.Letizia Pani Ermini, L'Europa tardoantica e medievale. Il cristianesimo nelle regioni occidentali. Il gruppo episcopale: Cornus, Il Mondo dell'Archeologia, 2004.

Bosa Nell'XI secolo, all'epoca di papa Alessandro II, venne riformata la Chiesa sarda con l'istituzione di nuove diocesi. Tra queste la diocesi di Bosa, che inglobò il territorio dell'antica diocesi di Cornus, inserita nel giudicato di Torres. La nuova sede confinava a nord con l'arcidiocesi di Torres, di cui era suffraganea, ad est con la diocesi di Ottana e a sud con l'arcidiocesi di Oristano.

Il primo vescovo storicamente documentato è Costantino de Castra, che nel 1073 consacrò la primitiva cattedrale dedicata a San Pietro, e che nello stesso anno fu nominato metropolita di Torres da papa Gregorio VII.

Nel corso del XII e XIII secolo la diocesi vide l'arrivo di diversi ordini religiosi; tra questi, sono attestati i benedettini cassinesi a Ferrughesu di Suni, i camaldolesi a Scano Montiferro e a Pozzomaggiore, e i cistercensi a Sindia e a Garaveta di Bosa.

Nel XIV secolo il primitivo borgo di Bosa andò spopolandosi a favore della località di Serravalle, dove la famiglia Malaspina, di origini toscane, aveva fatto costruire il nuovo castello. Anche i vescovi vi trasferirono la loro sede, e la chiesa di Santa Maria divenne la nuova cattedrale della diocesi.

Al concilio di Trento, nel Cinquecento, presero parte due vescovi di Bosa, Baltasar de Heredia e Vincenzo de Leone; il primo ebbe modo di intervenire in più occasioni, nei dibattiti teologici sul peccato originale, sulla giustificazione e sulla concezione immacolata di Maria. Tra i vescovi post-conciliari, si distinse in particolare Nicolò Canelles, che nel 1580 diede alle stampe nuove costituzioni per regolamentare la vita e la disciplina del clero. Antonio Atzori celebrò nel 1593 il primo sinodo diocesano; di questi se ne conoscono quindici, fino alla fine del Settecento.

Tra Settecento e Ottocento venne istituito il seminario diocesano, nei locali dell'ex collegio dei gesuiti, durante l'episcopato di Giovanni Antonio Cossu, e fu ricostruita la cattedrale, all'epoca del vescovo Gavino Murru.

Il 9 marzo 1803, in concomitanza con la restaurazione della diocesi di Bisarcio, Bosa cedette 6 parrocchie alla diocesi di Alghero, acquisendo al contempo alcune piccole parrocchie dall'arcidiocesi di Oristano.

A metà dell'Ottocento, la diocesi rimase vacante per 26 anni, per la mancata presentazione dei vescovi da parte dei re di Sardegna; nel 1855 furono espropriati dallo Stato alcuni conventi diocesani. Per porre fine a questa situazione irregolare, papa Pio IX nel 1871 nominò il nuovo vescovo Eugenio Cano, senza attendere la presentazione da parte del governo sabaudo.

Alla vigilia dell'unione con Alghero nel 1986, la diocesi di Bosa comprendeva 25 parrocchie nei comuni di Bosa (4), Flussio, Magomadas, Modolo, Montresta, Sagama, Sindia, Suni, Tinnura, Aidomaggiore, Boroneddu, Cuglieri (2), Ghilarza, Norbello, Santu Lussurgiu, Scano di Montiferro, Sedilo, Sennariolo, Soddì, Tadasuni e Tresnuraghes.Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, serie generale, nº 19, 24 gennaio 1987, p. 5. In questo numero della Gazzetta Ufficiale è contenuto l'elenco delle parrocchie che ottennero la qualifica di "ente ecclesiastico civilmente riconosciuto" dal Ministero dell'Interno, in forza della Legge 20 maggio 1985 n. 222, art. 29. Tale qualifica fu concessa con decreto ministeriale del 12 gennaio 1987 su richiesta del vescovo del 23 settembre 1986.

Alghero La diocesi di Alghero fu eretta l'8 dicembre 1503 con la bolla Aequum reputamus di papa Giulio II, che diede attuazione ad una disposizione del suo predecessore Alessandro VI: con questa bolla il papa sopprimeva le sedi vescovili di Castro e di Bisarcio, che venivano unite a quella di Ottana, il cui vescovo contestualmente trasferiva la sua sede ad Alghero, sottratta alla giurisdizione degli arcivescovi di Torres.

La diocesi era costituita da due entità territoriali non contigue fra loro:Mappa della diocesi nel XVI secolo. la parte più consistente era formata dal territorio delle antiche sedi di Castro, Bisarcio e Ottana, nel centro-nord dell'isola; una porzione di diocesi si trovava sul litorale occidentale ed era formata da Alghero e dal suo territorio, distante dai 90 ai 150 chilometri dal resto della diocesi. Questa situazione, voluta "dai re di Spagna che intendevano confermare l'importanza strategica di Alghero anche con vescovi fedeli alla corona"Dal sito Beweb., finì per creare problemi e rendere difficoltosi il governo e l'azione pastorale.

Pietro Parente, genovese, fu il primo vescovo a risiedere ad Alghero e presenziò al concilio Lateranense V nel 1512, dalla prima alla settima sessione. L'attuazione delle disposizioni relative alle soppressioni delle antiche sedi non fu immediata e sollevò diverso malumore, soprattutto da parte del capitolo di Ottana, restio a trasferirsi ad Alghero. Pietro Parente infatti compare nel concilio Lateranense ancora con il titolo di "vescovo di Ottana". Così anche il suo successore, Juan Loaysa. Ed è solo nel 1543, durante l'episcopato di Pedro Vaguer, che si ebbe la formale presa di possesso da parte del vescovo di Alghero delle antiche sedi di Castro, di Bisarcio e di Ottana. Ma i malumori dovettero continuare ancora a lungo, perché nel 1572 papa Gregorio XIII dovette intervenire per confermare e ribadire la soppressione delle antiche sedi episcopali.Roberto Lai, La Diocesi Medievale di Ottana e la cronotassi dei suoi vescovi (1065-1503), Logus mondi interattivi, 2013.