Nuoro (AFI: , fuori dalla Sardegna anche ; ) è un comune italiano di abitanti, capoluogo dell'omonima provincia della Sardegna centro-orientale dal 1927.

Geografia fisica Territorio

La città si estende su un altopiano granitico a circa 554 metri s.l.m. (le abitazioni si estendono tra i 450 e i 650  m s.l.m.), ai piedi del monte Ortobene, alto 955 metri, e tra i colli Ugolio, Biscollai, Cucullio, Tanca Manna, Thigoloboe, Monte Gurtei e Sant'Onofrio. A ovest la città termina con il pianoro di Corte. Nuoro è il settimo capoluogo di provincia più elevato d'Italia, dopo Enna, Potenza, L'Aquila, Campobasso, Aosta e Caltanissetta.

Clima

Nuoro gode, come quasi tutti i comuni della Sardegna, di un clima mediterraneo temperato dominato da un ricorrente maestrale, con estati moderatamente calde e inverni freschi, solo raramente gelidi.

Tuttavia la quota relativamente elevata e la particolare posizione geografica della città favoriscono repentini cali di temperatura in occasione delle ondate fredde dal nord, soprattutto nord/est. Nuoro subisce periodicamente anche il caldo scirocco, che arriva dalla valle di Dorgali e spesso genera piogge molto intense.

La temperatura media annua varia tra i 13 e i 15 °C, a seconda delle annate (Media 2004: +13,09 °C / Media 2005: +13,07 °C / Media 2006: +14,30 °C) e dei quartieri, avendo la città una discreta estensione geografica unita ad un notevole dislivello di 275 m tra il punto più alto e quello più basso.

Durante l'inverno sono numerose le gelate (57 nel 2004) mentre in estate sono abbastanza rari i giorni con temperature superiori ai 35 °C (neanche uno nel 2004), anche grazie al fatto che la brezza marina spesso riesce a giungere in città mitigando di qualche grado la temperatura.

Nel decennio 1996-2006 la temperatura più bassa registrata a Nuoro è stata di -10,5 °C il 31 gennaio 1999, proprio in occasione di un'ondata fredda da N/E, con 40 cm di neve cumulati in circa 15 ore. Dal 2001 in poi invece non si sono superati i 38,1 °C (i dati sono riferiti a una precisa area della città, quella del Quadrivio).

Origini del nome Il nome deriva dal medievale Nuor, derivante dal più antico Nugor; lo Spano (1872) sostenne che provenisse dalla voce orientale nur dal significato di "luce" o "fuoco". Tale interpretazione è fallace foneticamente, peraltro non esistono nella Sardegna centrale basi riallacciantesi al mondo semitico. Coesivamente con Nugulvi, oggi Nulvi, presuppone invece una base nug- che pare trovare conferma nello slavo nogà 'piede' (di ascendenza indoeuropea): sia Nulvi che Nuoro giacciono ai piedi di un monte.

"Nùoro" è la pronuncia etimologicamente più corretta e viene indicata dalle principali fonti e istituzioni linguistiche. È diffusa, negli italofoni non nativi della Sardegna e, in tempi recenti, anche fra i sardi non nativi di Nuoro, la pronuncia etimologicamente meno corretta "Nuòro", indicata da altre fonti. La frequenza tra i non nativi della pronuncia con "o" tonica è spiegabile con la rarità nella lingua italiana di una sequenza -ùo- rispetto al ben più comune dittongo -uò-. La pronuncia locale con l'accento sulla prima vocale è considerata la più appropriata in quanto etimologicamente derivante dal sardo altomedievale Nùgor, poi evolutosi nel tempo nella forma attuale.

Il toponimo in sardo Nùgoro è coufficiale.

Storia

Dal Neolitico alla Civiltà Nuragica Le tracce più antiche della presenza dell'uomo nel territorio di Nuoro sono le Domus de janas (in nuorese bìrghines) risalenti al IV-III millennio a.C.. Sono inoltre presenti delle necropoli ipogeiche e resti di una tomba dei giganti e di un pozzo sacro, situato nelle vicinanze dell'attuale via Martiri della Libertà, dove sono stati recuperati numerosi reperti riferibili alla Cultura di Bonnanaro.

Nel quartiere di Su Nuraghe, all'interno di un parco urbano di circa 7 ettari, in una delle zone più elevate della città, si trova il complesso archeologico del nuraghe Tanca Manna, in un contesto della Media età del Bronzo con un nuraghe monotorre e un villaggio con caratteristiche della prima fase della civiltà nuragica. La posizione del nuraghe e del villaggio sono stati determinati dalle scelte insediative di occupazione e controllo territoriale delle popolazioni protostoriche nell'area nuorese, come testimoniato anche dalla presenza di simili tipologie nelle immediate vicinanze tra cui i nuraghi Tertilo, Ugolio, e dei ruderi di Monte Gurtei e Biscollai.M. Cattani, F. Debandi, A. Fiorini, D. Murgia, Lo scavo archeologico del nuraghe Tanca Manna (Nuoro). Relazione. Si veda Ipotesi di Storia vol. 6 2013-2014, pp. 171-194.

L'epoca romana

Le prime fasi della dominazione romana in questa zona, denominata Civitates Barbariae, risalgono all'età repubblicana. A seguito del ritrovamento soprattutto in Barbagia e nel Marghine di monete puniche, si era ipotizzato che in una certa fase storica le "popolazioni sarde (legate al culto del toro) e puniche, si coalizzarono" inizialmente per reagire all'impatto dell'invasione di Roma.A. Mastino, Analfabetismo e resistenza: geografica epigrafica della Sardegna, Faenza, 1993 I Romani agirono sia militarmente che con una lenta e intelligente attività di "sedentarizzazione" dei clan locali, al fine di favorire lo sviluppo agricolo delle terre. Delimitarono dunque grandi latifondi da avviare alla coltivazione del grano che assegnarono a coloni o alle popolazioni locali. I confini erano segnalati da lapidi indicanti la proprietà.

Un cippo terminale con la dicitura "FIN NURR", cioè fines nurritanenses, consente di identificare la localizzazione di quella popolazione che, semi-romanizzata, nel II secolo d.C. costituì un reparto militare imperiale assegnato alla Mauretania Cesariense: la "Cohors INurritanorum".Mastino. Le relazioni tra Africa e Sardegna in età romana. L'Africa Romana, II, Sassari, 1984

Il ritrovamento, nel 1975, di ceramiche ascrivibili all'epoca imperiale (I-II sec. d.C.) nel rione di Su Serbadore testimoniano la frequentazione dell'area urbana da parte dei Romani.

Il Medioevo e l'Età Giudicale La presenza bizantina in città è attestata dal ritrovamento di una tomba a poliandro databile al VII-VIII secolo, contenente i resti di dieci soldati-coloni (kaballaroi, καβαλλάροι in greco),SERRA 1978: SERRA, P. B., Tomba a poliandro altomedioevale di via Ballero, Nuoro, AA. VV. 1978, pp. 217-221. di frammenti di "graffita arcaica savonese, maiolica arcaica pisana, ingobbiate monocrome savonesi e oristanesi e marmorizzata pisana", e di una moneta dell'imperatore Leone VI il saggio.

La Curatoria turritana di Nugor Nuoro è citata in diversi documenti fra i quali il Condaghe di San Nicola di Trullas, Condaghe di San Pietro di Silki e di Salvenero, databili tra l'XI e il XIII secolo. In quell'epoca è attestata l'esistenza di una Curatoria giudicale con capoluogo Nugor, nel distretto sud orientale del Giudicato di Torres, comprendente probabilmente le sole ville di Nuoro, Lollove e Orgosolo, ma che in passato doveva essere più estesa. La Curatoria di Nugor, estrema propaggine a sud est del giudicato di Torres, confinava a ovest con quella più conosciuta di Dore che ebbe alternativamente come capoluoghi Dore, Orotelli, Sarule e Othane (Ottana), citata nel Condaghe di San Pietro di Silki e ad est con quella di Orosei-Galtellì del Giudicato di Gallura. A sud vi era la curatoria arborense della Barbagia di Ollolai. Il borgo di Nugor nel secondo decennio del XII secolo venne assegnato alla diocesi di Ottana composta dalle ville di: "Macomerio, Virore, Gorore, Molaria, Orticalli, Sabuco, Silanos, Dualque, Nuracucuma, Lexay, Golossene, Otana, Ortilli, Univer, Orane, Suarell, Nuor, Noroloe, Gossilla, Sporlazo, Illortay, Bortiochoro e Su Burgu (solo a partire dal 16 agosto 1353)".

Le comunità monastiche Non si ha notizia di comunità monastiche insediate nei dintorni della città. L'unica congregazione religiosa attestata nel territorio del nuorese è quella dei camaldolesi, che nel 1139 ricevettero in dono dal vescovo ottanese Ugone la chiesa di San Pietro di Oddini. Alcuni studi hanno ipotizzato che proprio nella parte sud-orientale del ghiandifero dell'Ortobene si potesse localizzare la chiesa di Santa Maria di Gultudolfe, scomparsa, facente parte di un antico salto ecclesiale detto di Girifai o Jurifai. Il salto, insieme alla chiesa di Santa Maria di Gultudolfe e Santa Felicita di Bithe (Vitithè o Bititè, un villaggio scomparso presso Galtellì) donato dallo iudike di Gallura Costantino de Lacon al monastero di San Felice di Vada a Rosignano Marittimo nel 1160 circa. La donazione rientra perfettamente nella tipologia della secatura de rennu, un istituto giuridico medievale equiparabile alla sdemanializzazione odierna. Il re Costantino concedeva l'uso di quelle terre al monastero, che aveva pieni poteri anche sui mezzadri che vi lavoravano. In realtà, come mostrato da studi recenti,Salvatore Pinna, Toponomastica medievale della bassa Gallura: nuove letture paleografiche e una proposta di localizzazione delle ville di Gultudolfe, Iloe, Locchoe e Orfili, in Insula Noa, n. 5, pp. 71-94. la villa di Gultudolfe è da localizzare nella bassa Gallura, attuale Baronia, nelle vicinanze di Irgoli e Loculi.

L'insediamento medievale

A partire dal XIII-XIV secolo, nel territorio dell'attuale Nuoro si contavano diversi insediamenti umani: oltre agli attuali quartieri di San Pietro e di Sèuna, attorno alla villa principale si contavano altri centri demici, fra cui Lollove (attuale frazione di Nuoro), Noddule/Loddune, Nurdole (Nuroloe nelle Rationes Decimarum), Occana, Gortovene, Gurtei, Toddotana, Pranu 'e bidda, Saderi/Sadiri, Ivana, Muruapertu, Bidda 'e Macras, la zona di Ribu 'e Seuna-Sedda Orthai; le vestigia di questi borghi abbandonati erano ancora visibili nell'Ottocento; alcuni di questi sono citati nel Dizionario dell'Angius-Casalis. Si deve tener conto che l'Angius non distingueva tra insediamenti medievali e nuragici, che indicava indistintamente come "vestigia di popolazioni antiche". Difatti, l'insediamento Gurtei da lui indicato è quasi certamente il villaggio attorno all'omonimo nuraghe, del quale oggi rimane praticamente nulla.

Fra il 1341 e il 1342 risultava uno dei villaggi che versava il maggior contributo di tasse alla Diocesi di Ottana nelle Rationes Decimarum, attestandosi anche come una delle uniche due pievanie (chiese rurali dotate di battistero) della diocesi. L'altra pievania era Bottidda.

Nel 1322 Ugone II di Arborea e Giacomo II d'Aragona stipularono un accordo che, confermando i diritti regali giudicali sull'Arborea, affermava i diritti del sovrano arborense anche sulle terre di Dore, ma con un'investitura extragiudicale, cioè come faudatario del re d'Aragona. Più precisamente nel 1339 il re di Sardegna e Corsica creò la Contea del Goceano, includendovi oltre al Castello di Goceano la curatoria Dore con le ville di Nuoro, Oniferi, Orani, Orgosolo, Orotelli, Ottana, Sarule, infeudandola al giovane donnikellu arborense che poi divenne il giudice Mariano IV d'Arborea, padre di Eleonora.

Seguì un periodo di guerra tra Arborea e Aragona fino al 1388 quando Nuoro figura tra le 8 ville della Curatoria Dore che firmano il trattato di pace fra sardi e catalani. Per la Villa di Nuor firmano il Majore Arçoco Carta e i Jurados: Mariano Tolu, Gunnario Popula, Comita Dorvidi, Aramo Torla, Gunnario Asole, Mariano Quinnache, Remundo de Serra, Nicolao Tola e Parasono Matola.Giacomino Zirottu, Nuoro. Dal villaggio neolitico alla città del '900, Edizioni Solinas, Nuoro Nel 1414, dopo la vittoria degli aragonesi, la Contea di Goceano venne consegnata al conte Leonardo Cubello.

Il periodo aragonese e spagnolo

Fra le popolazioni era radicato un sentimento antiaragonese tant'è che sia il Goceano che il Nuorese vengono segnalati nel 1421 come zone ribelli al sovrano aragonese e fedeli al Cubello.A. Boscolo, I parlamenti di Alfonso il Magnanimo (1421-1452), acta curiarum regni Sardiniae, Cagliari, 1993.