Rivodutri (Riùtri in dialetto sabino) è un comune italiano di abitanti della provincia di Rieti nel Lazio.

Geografia fisica Territorio Il comune è posto sulle falde occidentali del massiccio del Terminillo, a quote collinari poco sopra la Conca Reatina, che si estende a sud-ovest del paese. Il territorio comunale presenta un carattere prevalentemente collinare, con aree pianeggianti nella parte meridionale.

Clima Classificazione climatica: zona E, 2384 GR/G

Storia

Protostoria Presso le sorgenti di Santa Susanna è venuto alla luce un importante abitato perilacustre del Bronzo recente (XII secolo a.C.), posto a ridosso della stradaG. Caprioli, Rieti nella preistoria, in Terra Sabina, anno VII, nr. 3, 1929, pagg. 106-115. I reperti protostorici furono rinvenuti nel 1928 in occasione di alcuni interventi di bonifica, durante i quali tornarono alla luce trecento frammenti fittili pertinenti a vasellame domestico da stoccaggio (dolia), da cucina (olle e fornelli), da mensa (tazze e ciotole), tutti reperti che bene si inquadrano in un contesto abitativo.

Interessante il rinvenimento di alcuni tronchi di legno fossilizzati paralleli al fiume e pertinenti ad un villaggio palafitticolo perilacustre. Comparvero anche le tracce di alcune opere di bonifica (tra cui dei canali artificiali). Stando agli indizi di combustione il sito venne devastato da un incendio, forse già nella prima età del Ferro.

Questo insediamento, rimasto anonimo da sempre, è stato identificato recentemente nell’antica CarsulaChristian Mauri, La Sabina prima dei Sabini: gli Aborigeni e l’età del Bronzo. I santuari romani in opera poligonale, Aracne editrice 2018, pagg. 69-77, città degli Aborigeni, che secondo Dionigi di Alicarnasso sorgeva lungo la Via Curia (corrispondente grossomodo alla Ternana)Questa strada deriva il nome dal console romano Manlio Curio Dentato che, dopo aver assoggettato la città di Rieti nel 290 a.C., portò a termine il prosciugamento del Lago Velino attraverso lo scavo di un emissario, noto come Cava Curiana., 14 km dopo RietiDionigi di Alicarnasso, Storia di Roma arcaica (Le antichità romane), I, 14: “A ottanta stadi (14,2 km) da Rieti, per chi procede sulla via Curia, dopo il Monte Corito, vi era Carsula, recentemente distrutta”. In questo caso Dionigi la confonde con l’omonima Carsulae, oppure la marsica Carseoli, effettivamente distrutta dagli Italici intorno al 90 a.C., durante la Guerra Sociale.. Questo insediamento si estendeva verso sud fino ad occupare anche le rive del vicino Lago Lungo, dove è stato rinvenuto un altro villaggio perilacustreG.L. Carancini, S. Massetti, F. Posi, P. Curci, P. Dionisi, Seconda relazione sulle nuove ricerche di superficie eseguite nell’alveo dell’antico Lacus Velinus, in Miscellanea Protostorica, 1990, pagg. 110-116, connesso in qualche modo al precedente e frequentato ininterrottamente dal Bronzo antico al Bronzo finale.

Medioevo

Il territorio di Rivodutri, come tutta la Piana Reatina, nel corso del Duecento fu frequentato da San Francesco d'Assisi. Due episodi della sua vita sono rimasti legati al paese: uno è quello del temporale che lo avrebbe sorpreso mentre meditava monte Fausola, occasione in cui il santo trovò riparo sotto un albero di faggio, che avrebbe piegato i propri rami per coprirlo meglio; l'altro è quello dell'asino che, su ordine del santo, si sarebbe tolto i ferri, per restituirli a un maniscalco che chiedeva di essere pagato per averli forniti.

Le prime notizie del castrum medievale risalgono al 1375, quando Rivodutri divenne una roccaforte dei guelfi reatini, espulsi dai ghibellini per controversie circa l’opportunità (o meno) di allearsi con la lega capeggiata dal comune di Firenze contro il papa. I guelfi di Rieti, d’intesa con alcune famiglie di Rivodutri, cacciarono dal paese le persone meno fidate e fecero della rocca una base di guerra contro i reatini, in accordo con i cantaliciani ed i civitesi. Quando i ghibellini ammorbidirono le loro posizioni in seno alla lega antipapale, il comune di Rieti riconquistò Rivodutri, annettendolo ai domini dello Stato Pontificio, In seguito il paese serbò sempre fede ai reatini, partecipando alle lotte che questi sostennero contro Cantalice, Lugnano e Civita.

Rivodutri, 1944: cronaca di una giornata nera All'alba di venerdì 31 marzo 1944 giunge, nella frazione posta ai piedi del paese, un distaccamento tedesco composto di due carri armati e di un centinaio di uomini. Nella falsa convinzione che il paese fosse, se non il covo, almeno un rifugio preferito di partigiani, i tedeschi incominciano a sparare col cannoncino nell’intento di snidarli. Dal momento che nessuno risponde ai colpi, si accontentano di perquisire le singole case di quella frazione, iniziando poi la salita a Rivodutri. Nell'ascesa al paese incontrano un anziano contadino che, alla vista improvvisa di tale spiegamento di forze, cerca invano di cambiare strada. Freddato immediatamente a colpi di moschetto e lasciato sul selciato, i tedeschi continuano la salita ricominciando a sparare alla cieca per snidare eventuali ribelli. Due tiri di cannone in via Umberto I colpiscono e diroccano una casa fiancheggiante la strada ed una donna resta uccisa nel proprio letto. Intanto nel paese, dal parapetto del Caffiero, due giovanotti sparano alcuni colpi di fucile senza colpire alcuno. I tedeschi al sentire quei colpi si convincono maggiormente che in paese sia presente un forte nucleo di ribelli e cominciano a sparare sul serio contro le case prospicienti la pianura. Molte vengono colpite, danneggiate ed incendiate. Alcuni colpi giungono (forse volutamente) sul campanile e la campana maggiore viene spaccata. In poco tempo entrano in borgo i due carri armati e gli uomini, mentre sulle circostanti colline reparti di tedeschi armati prendono posizione, ponendo il paese in stato di assedio. Allarmatissimo per quanto succede, il parroco scende in chiesa e decide di mettere in salvo il SSmo Sacramento. Intanto, sul tetto e sulle mura battono i proiettili, che lo costringono in breve tempo ad uscire sulla piazza.

Subito i soldati entrarono nelle case e ne cacciarono gli abitanti, che, radunati come bestie sulla via, vennero spinti sulla piazza del Comune. L’aspetto degli assalitori era così scuro e deciso che tutti fummo convinti che ci avrebbero fucilati in massa.[…]GIOVANNETTI PATRIZIA [a cura di], «Quaderni della Resistenza laziale», 2, Regione Lazio, Roma 1977.

Qualche istante dopo arriva un contrordine. Parroco e podestà vengono lasciati liberi. Intanto i soldati e i graduati procedono al rastrellamento del restante del paese e, con tale pretesto, in assenza degli abitanti, fanno man bassa su quanto loro capita sotto mano. Molte case vengono spogliate completamente, altre gravemente danneggiate ed altre incendiate. Anche la chiesa della SS Annunziata, da quanto emerge dalle successive denunce del parroco, viene "minutamente perquisita"Antonio Cipolloni, La guerra in Sabina dall'8 settembre 1943 al 12 giugno 1944.Il comandante dà ordine di radunare tutti gli abitanti nella chiesa parrocchiale, che viene poi circondata e munita interamente di soldati armati di mitragliatrici.

Dal mattino alle sette fino alle sei di sera tutti quei poveri cristiani rimasero nella casa di Dio con lo spavento della morte. Verso le sedici si permise alle madri e alle donne di uscire e di portare a casa i bambini e si ritennero gli uomini, che, controllati uno per uno, furono accantonati in una sessantina destinati ad essere deportati. Quello strazio divenne un urlo solo e disperato, quando quei disgraziati, fatti salire sopra un camion, vennero allontanati dal paese che restò immerso nella più nera desolazione.[…]Tratto da G. DE MORI, Nella tormenta. Rieti città e diocesi 1944-1945. Documenti e testimonianze, Rieti, 1946, pp.36-40

Bilancio della giornata: nove morti e sessantasette deportati per funzioni di lavoro coatto.

Gli otto civili uccisi durante il rastrellamento nazifascista“Grossunternehmen gegen die Banden” , insieme a Domenico Colarieti, Giansante Felici e Adamo Onofri, sono ricordati in una lapide a Rivodutri.

Agnesi Laurina, residente in località Mozzo di Rivodutri. Angelucci Giovanna. Laureti Pietro. Micheli Gabriele, nato a Rivodutri il 01/04/1873 e ivi residente in località Mozzo. Onofri Giannantonio, residente in frazione Collemare di Rivodruti. Perazzi Adamo, residente in frazione Cepparo di Rivodutri. Serva Giovanbattista. Vannozzi Ottavio, residente in frazione Collemare di Rivodutri. Ignoto, spagnolo.

Anche in frazione Apoleggia un cippo, ricorda i nomi di Domenico Colarieti, Giansante Felici e Gabriele Micheli.

Monumenti e luoghi d'interesse Rivodutri conserva per gran parte il suo aspetto antico, con edifici del Quattrocento e del Cinquecento.

Chiesa di San Michele Arcangelo Nella parrocchiale di San Michele Arcangelo, patrono del paese, si trova una pregevole tela settecentesca raffigurante “Gesù crocifisso, con San Giovanni, Maria Addolorata e la Maddalena”.

Chiesa della Madonna della Valle Altra chiesa molto amata, meta di pellegrinaggi, è quella della Madonna della Valle, eretta nel luogo in cui, nel 1652, la Vergine apparve a tale Alessio Damiani. Si tentò quindi di trasferire nella chiesa del paese l’immagine della Madonna che però, miracolosamente, fu rinvenuta nella chiesa originaria (l’episodio si verificò varie volte). Nacque allora l’idea di trasportare altrove, insieme all’immagine, l’intero scoglio sul quale era comparsa la Madonna e di costruire sullo stesso l’attuale santuario settecentesco.

Porta alchemica La porta alchemica, collocata in via Umberto I, è un monumentale arco secentesco decorato con bassorilievi esoterici, la cui simbologia è però diversa quella della più nota Porta Alchemica di Roma. L'arco oggi dà accesso a un piccolo giardino, ma in passato costituiva l'accesso principale di un palazzo oggi non più esistente (palazzo Camiciotti). Uno studio recente, svolto da Franco Lelli, colloca il manufatto nella seconda metà del 1700 e lo vuole destinato a ornare l'ingresso della casa di una coppia di giovani sposi. La simbologia rimanda a temi cattolici, biblici, mitologici, cristologici ed alchemici, ma solo, questi ultimi, nella misura dettata dal periodo storico della sua realizzazione. Il richiamo "alchemico" sta tutto nella forza dell'amore, capace di trasformare magicamente, esotericamente i soggetti che si amano. I due volti che sovrastano l'Arco sono riconducibili a Dioniso ed Arianna, espressione del legame di Cristo e la Chiesa, confermati dalla sottostante indicazione "UNA (CARO?)" una sola carne, come ricorda la lettera di S.Paolo Apostolo agli Efesini, diretta ai doveri di moglie e marito. (Franco Lelli, L'Arco di Rivodutri e L'Amore Alchemico, Amarganta, Rieti, 2018.

Aree naturali

Sorgenti di Santa Susanna All'interno del territorio comunale (nei pressi della frazione Piedicolle) si trova la sorgente di Santa Susanna, dalla straordinaria portata di 5000 litri al secondo che la rende una delle più grandi d'Europa. Nella sorgente, in periodo natalizio, viene allestito un presepe subacqueo. In corrispondenza della sorgente si trova un giardino botanico attrezzato con panchine e parco giochi e un laghetto popolato dai cigni. Dalla sorgente hanno origine il fiume Santa Susanna (che, dopo aver alimentato un antico mulino, si getta nel lago di Ripasottile) e il canale di Santa Susanna (che sfocia direttamente nel fiume Velino). Le acque di questi due corsi d'acqua sono ricche di pesci d'acqua dolce come la trota, che costituisce una delle principali specialità gastronomiche locali.

Riserva parziale naturale dei Laghi Lungo e Ripasottile Esiste anche il sentiero di Gabriele ed è curato dall'associazione Inachis.