Leffe (Léf in dialetto bergamasco) è un comune italiano di abitanti della provincia di Bergamo in Lombardia.

Geografia fisica Territorio

Il territorio comunale è interamente collinare e si sviluppa presso la parte meridionale dell'altipiano della val Gandino, ad un'altezza di compresa tra i 415 m s.l.m. del fondovalle e gli 875 della zona posta nei pressi della sommità del monte Crocione.

Il nucleo abitativo del capoluogo è raccolto attorno al centro storico e distribuito in modo uniforme ad un'altezza di circa 450 m s.l.m., mentre più a monte, in direzione sud-ovest, vi è l'unica frazione di questo comune, San Rocco, posta sull'omonimo colle (un tempo conosciuto col nome di Chignöl) che sovrasta la Val Brögài, e ormai unita con continuità abitativa al capoluogo. Altri piccoli agglomerati sono riscontrabili nella località Bozzöla, presso le pendici orientali del monte Beio, e sulla sommità del monte Croce, dove nel corso del XX secolo si verificò un notevole incremento di abitazioni utilizzate come case di villeggiatura.

A livello amministrativo, il territorio è quasi interamente delimitato in modo naturale: ad Est il confine con Peia è infatti dato dalla parte più a monte della piccola valle delle Tre Fontane (detta anche val di tri fonc), con la linea di divisione che prosegue in modo quasi rettilineo fino al torrente Romna. Quest'ultimo corso d'acqua funge da limite territoriale con Gandino in direzione Nord-Est, per essere poi incluso completamente nei confini settentrionali leffesi, che corrono paralleli ad esso fino a raggiungere le competenze municipali di Cazzano sant'Andrea. A questo punto la parte occidentale del territorio comunale prosegue lungo l'appendice del territorio cazzanese salendo sulle pendici del monte Beio (691 m s.l.m.), per ridiscendere fino a toccare la valle Asinina, il cui torrente funge da spartiacque con Cene. I limiti meridionali sono invece dati dalla parte più a monte della val Noes, per ridiscendere lungo il versante orografico destro della valle Rossa, fino a raggiungere il torrente Doppia, dove convergono i confini di Cene e Bianzano. Da qui la linea di divisione amministrativa risale lungo le pendici meridionali dei monti Croce e Crocione, senza raggiungerne tuttavia la sommità, ricongiungendosi con la parte più alta della valle delle Tre Fontane.

Ricchissima è l'idrografia. Il principale corso d'acqua è il torrente Romna, ovvero il principale della val Gandino, dal momento che attraversa i territori di tutti cinque i comuni, e che bagna la parte più bassa del territorio comunale. In esso confluisce il Rino, forse il principale corso d'acqua del paese dal momento che, nonostante prenda vita nella valle Vecchia (o "val Vegia" in dialetto bergamasco) in territorio di Peia, solca gran parte della superficie comunale e ne caratterizza profondamente l'abitato. Difatti nella seconda parte del XX secolo è stato fatto oggetto di una forte canalizzazione, tanto che per lunghi tratti il corso stesso risulta essere totalmente sotterraneo. Inoltre, prima di sfociare nella Romna nei pressi del cimitero, scorre tra numerose aziende, che sovente vi hanno scaricato i propri residui industriali.

Vi sono inoltre numerosi piccoli rivoli, composti dalle acque in eccesso provenienti dai colli circostanti, ognuno dei quali prende il nome dalla vallecola in cui scorre. I principali, entrambi tributari del torrente Rino da destra, sono quelli della val di Tri Fonc e della val Brögài. Quest'ultima, stretta tra i monti Beio e Croce, nasce nei pressi della sella di san Rocco (limite orografico con la valle Rossa) ed a sua volta raccoglie le acque di numerosi altri ruscelli: da destra la val de Fonta Spina, la val Dos Cresté, la val de Cóp e la val Paiér, che scendono dalle pendici del monte Croce; da sinistra la val Cutì, che nasce in località Ceride, sul monte Beio. Infine vi sono i torrenti non tributari della Romna: al di là della sella di san Rocco si trova la valle Rossa, dove sono presenti il Doppia ed il relativo immissario della val Noes, mentre sul versante meridionale del monte Beio scorre il torrente della valle Asinina.

La viabilità del paese è molto semplice e fa riferimento alle strade S.P. 43, che collega Leffe con il vicino borgo di Peia, ed S.P. 62, che sale alla frazione di san Rocco e si ricongiunge alla viabilità della valle Rossa.

Storia

Il preistorico lago di Leffe

La storia di Leffe può essere fatta iniziare nella prima fase del periodo geologico del Pleistocene, circa 1.800.000 anni fa, quando nell'area era presente un lago. Questa origine lacustre è dimostrata chiaramente sia dalla conformazione geologica della vallata, ben visibile dalle alture circostanti, sia dall'analisi del sottosuolo, ricco di strati di argilla, carbonati lacustri e lignite, creatisi grazie alla sedimentazione di piante acquatiche..

La creazione fu resa possibile dallo sbarramento che venne a crearsi nella parte terminale del torrente Romna, che in quel tempo sfociava nel Serio mediante una paleovalle (totalmente ricoperta da detriti) situata dove si trova il cimitero di Casnigo, frontalmente all'abitato di Colzate. La foce venne infatti ostruita dal deposito di materiali portati dal Serio, creando inoltre un rigurgito delle acque portate a valle dalla Romna.

Il fondale del lago, inizialmente posto alla stessa altezza del resto della val Seriana, cominciò lentamente ad accumulare detriti, innalzandosi di circa 130 metri nella conca dominata dai Farno e Formico, quota che tuttora caratterizza l'altipiano della val Gandino. Al massimo della sua espansione arrivò a ricoprire una superficie di 4,2 km², una larghezza massima di 4,4 chilometri, ed una profondità massima di 20-30 metri.

Inoltre questo bacino chiuso, che esistette per 800.000 anni, accumulò un notevole numero di reperti fossili che hanno permesso di ricostruire gran parte delle forme viventi presenti in quei tempi remoti. Si va da alcune piante fossilizzate, conchiglie lacustri e fossili animali, i cui primi ritrovamenti risalgono al periodo compreso tra la fine del XVIII e l'inizio del XIX secolo, come testimoniato dalla documentazione raccolta dallo scienziato Giovanni Maironi da Ponte. La grande quantità di materiale fossile spinse quindi numerosi ricercatori a frequentare periodicamente le locali miniere di lignite, tanto che nel corso degli anni emersero quantità sempre crescenti di reperti, ora custoditi presso i musei di storia naturale di Milano e di Bergamo.

Inoltre, carotaggi effettuati nel 1991 in una fornace dismessa della zona, permisero di accertare la presenza di alberi ormai estinti in Europa, ma ancora esistenti nel continente asiatico ed americano.

Circa un milione di anni fa, cedette l'argine posto tra l'Agro di Casnigo e la località Prato Colle, svuotando completamente il bacino. Successivamente, in un periodo compreso tra 950.000 e 870.000 anni fa, nella zona ebbe a riformarsi un altro bacino, molto più piccolo del precedente e ribattezzato Lago di Cà Manot per via della località omonima in cui si trovava. Questo venne a crearsi per via dell'innalzamento della conoide alluvionale del fiume Serio che, gonfio per lo scioglimento dei ghiacciai che in quel tempo arrivavano fino a Ponte Nossa, ostruì nuovamente lo sbocco della conca. Tuttavia, per via delle temperature rigide presenti in quel periodo di glaciazione, il nuovo lago non presentava forme di vita.

Dalla preistoria ai Romani

Prosciugatosi anche il secondo lago, la zona di Leffe venne interessata a lungo dalla presenza di paludi (come testimoniato dalla conformazione geologica del torrente Rino), che contrassegnarono il territorio fino all'inizio dell'olocene ed impedirono la formazione di quegli insediamenti umani che andavano verificandosi nelle zone limitrofe.

Conseguentemente i primi nuclei stabili si svilupparono sulle alture del monte Beio, posto più sicuro rispetto al fondovalle e che garantiva riparo da incursioni e calamità, dove popolazioni di origine ligure, tra cui gli Orobi, cominciarono a riunirsi in piccoli agglomerati, a margine dei quali cominciarono a trovare spazio le prime coltivazioni stanziali.

Ad essi, a partire dal V secolo a.C., si aggiunsero ed integrarono le popolazioni di ceppo celtico, tra cui i Galli Cenomani. Queste erano comunque presenze sporadiche, che non formarono mai un nucleo abitativo definito.

A quel periodo pare possa essere ricondotta l'origine del toponimo, ritenuta di origine antica e remotissima, che dovrebbe derivare dal prefisso LEU-, riscontrabile nel lemma indoeuropeo Leotum (o lutum), indicante una zona con fango o paludi, poi traslato in Leufum, quindi in Leufo ed infine in Lefe..

A partire dal I secolo a.C. la zona fu interessata dalla conquista dei Romani, che la inclusero nel Pagus Saturnius che raggruppava i centri della val di Scalve e della media ed alta val Seriana. Pur rimanendo estranei alle vicende della valle Gandino, i nuovi conquistatori lentamente si integrarono alle popolazioni celtiche e crearono piccoli agglomerati sparsi, composti da persone legate tra loro da vincoli di sangue ed interessi comuni, tra cui lo sfruttamento dei pascoli e la gestione dei boschi.

Al termine della dominazione romana vi fu un periodo di decadenza, con la popolazione che sovente era costretta a cercare riparo sulle alture circostanti al fine di difendersi dalle scorrerie perpetrate dalle orde barbariche. La situazione ritornò a stabilizzarsi con l'arrivo dei Longobardi, popolazione che a partire dal VI secolo si radicò notevolmente sul territorio, influenzando a lungo gli usi degli abitanti: si consideri infatti che il diritto longobardo rimase de facto attivo nelle consuetudini della popolazione fino alla sua abolizione, avvenuta soltanto al termine del XV secolo. In quel periodo cominciarono ad essere bonificare le paludi poste nel fondovalle, retaggio dell'antico lago preistorico, e contestualmente ebbe a svilupparsi un nucleo abitativo ben definito, nel quale era presente anche un luogo di culto dedicato a san Michele, santo particolarmente venerato dai Longobardi.

Con il successivo arrivo dei Franchi, avvenuto sul finire dell'VIII secolo, il territorio venne sottoposto al sistema feudale, con il paese che inizialmente venne assegnato, al pari di gran parte della valle, ai monaci di Tours per poi essere infeudato al Vescovo di Bergamo grazie a permute, donazioni ed investiture.

Ed è a questo periodo che risale il primo documento scritto in cui si attesta l'esistenza del borgo: è durante l'anno 903 che in un documento viene indicato in vicis et fundis Leufo. Nel periodo feudale vennero dissodati altri terreni e cominciò a svilupparsi l'allevamento, che ben presto divenne l'attività portante dell'economia. Già in quei tempi, oltre alla produzione ed al commercio delle carni, risultava essere fiorente la produzione laniera.

Il periodo feudale e comunale

Il paese si sviluppò in modo importante tanto che, sull'onda di quando andava accadendo nel vicino centro di Gandino, riuscì ad emanciparsi dal potere feudale, redigendo nel 1263 i propri statuti comunali. Il libero comune di Leffe aveva quindi la facoltà di gestire le proprie attività ed era retto da quattro istituzioni: l'aringo, la credenza, il consolato e il podestà..

L’Aringo (denominato anche Consiglio Maggiore) era un'assemblea a cui tutti i capi famiglia residenti nel territorio comunale erano obbligati a partecipare, pena ammenda pecuniaria, nella quale si deliberavano tutte le necessità della cosa pubblica e venivano eletti i Credenderi ed i Consoli. I primi, che restavano in carica per sei mesi, formavano il consiglio della Credenza ed avevano il compito di gestire l'amministrazione patrimoniale ed i rapporti con i comuni vicini. I consoli, eletti una volta all'anno, dovevano invece gestire l'ordine pubblico e far rispettare le decisioni prese dagli altri organi.

Tutte queste istituzioni erano supervisionate e controllate infine dal podestà, la carica più importante.