Mesoraca (IPA: ; Misuraca in dialetto mesorachese; Mesoràchion in greco bizantino) è un comune italiano di abitanti della provincia di Crotone in Calabria.

Geografia fisica

Mesoraca è situata nella parte occidentale della provincia di Crotone, e si sviluppa da nord-ovest verso sud-est con una lunghezza di quasi , mentre in larghezza è all'incirca 3 km, raggiungendo una superficie totale di circa . Situata ai piedi del Monte Giove (Sila Piccola), sulle falde orientali del monte Femminamorta. La cittadina arriva a circa 415 m s.l.m. ed è attraversata da due corsi d'acqua, il Vergari e il Reazio, entrambi affluenti del fiume Tacina.

Morfologicamente è formato da due parti: la prima parte che viene chiamata "marina", è situata nella parte bassa del territorio ed è formata da un terreno pianeggiante e collinare che arriva ad una quota massima di 200 metri sul livello del mare. La seconda parte è formata da elevazioni molto sensibili e va dai 400 metri sul livello del mare fino ad arrivare al monte Gariglione a quasi 1765 metri s.l.m..https://parcosila.it/it/

Mesoraca comprende anche una frazione: Filippa, dove risiedono circa 1500 persone. In questa frazione vi sono il santuario del Santissimo Ecce Homo e la chiesa di San Michele Arcangelo. Nel suo territorio è presente anche un villaggio tipicamente montano alto sui 1468 metri s.l.m. chiamato Fratta di notevole estensione, dove i mesorachesi hanno costruito delle residenze. È adiacente al Parco nazionale della Sila in un luogo di grande interesse naturalistico.

Origini del nome Mesoraca, sotto la dominazione greca, ovvero nel V secolo a.C., fu chiamata Mesorachìon e cambiò al latino Mesoreacium. Mesoreacium significava per i latini e i greci bizantini terra tra due fiumi, appunto perché era tra il Vergari ed il Reazio, mentre per i Greci antichi significava luogo delizioso. Nel corso della sua storia ha cambiato varie volte il proprio nome; da Reatium in Messurga, Maioraca ed infine Mesoraca. Secondo alcuni storici il nome Messurga deriva da Messurgus che significa allegro con il significato probabilmente di cantore, mentre per altri deriva da Messorius che significa mietitore o dall'arcaico: Dio delle messi, perché gli abitanti, grazie alla fertilità della terra e abbondanza dei prodotti, vivevano cantando e mietendo, cioè in letiziatratto da: Giovanni Andrea Fico, Notizie storiche della patria di S. Zosimo, Pontefice Romano, e suoi atti: con una breve descrizione della Calabria, G. e G. G. fratelli Salvioni Editore, 1760.

Storia La sua fondazione si fa risalire agli Enotri, 1600 anni prima di Cristo, che dal fiume la chiamarono Reatium; altri studiosi propendono a far derivare il suo toponimo da Rea, moglie di Saturno e madre di Giove e di questo ancora si ricorda l'omonimo monte. Fu abitata dai Greci e dai Romani. A conferma di ciò, lo storico locale Andrea Fico vissuto nel settecento, asserisce nel suo libro "Notizie storiche della patria di S. Zosimo Pontefice romano 1760" di aver trovato i resti allora numerosi di due templi: uno dedicato a Giove nei pressi dell'omonimo monte e uno dedicato a Venere Amatunte, sulla collina di "Matuntiu".

Partecipò, al fianco di Crotone, alla guerra contro Locri, divenendo membro della Repubblica di Crotone. La popolazione non solo aiutò la città di Crotone, ma anche la città di Catanzaro durante l'assediata dai francesi. Per questi due avvenimenti i cittadini del Reatium si meritarono due anagrammi: Piena Doctrinis e Sarà Meco, che in sostanza era una dichiarazione, fatta ai mesorachesi, per la grande lealtà e l'estrema fiducia. Secondo gli storici: Gabriele Barrio, Giovanni Fiore da Cropani, e successivamente Andrea Fico, il paese ha dato i natali a San Zosimo, papa dal 417 al 418. Nel periodo bassomedioevale la vita religiosa e socio-culturale di Mesoraca è fortemente legata alla gloriosa abbazia di Sant'Angelo de Frigillo. L'abbazia, veniva tutelata dall'imperatore Federico II e dai Papi che subentrarono nei secoli fino alla sua decaduta.

Dal 1292 fu territorio dei Ruffo di Calabria, mentre dal 1523 entrò a far parte del Marchesato di Crotone come possesso dei Caracciolo. Alla famiglia Caracciolo è legato uno degli episodi più noti e cruenti della storia mesorachese: nel 1527 a causa del malcostume del signore e nella messa in pratica del diritto Ius primae noctis, una congiura alimentò una rivolta contadina che causò lo sterminio di parte dei componenti della famiglia ad eccezione delle figlie Isabella e Porzia, che riuscirono a scappare a Catanzaro; la rivolta fu repressa e vendicata dal principe Ferrante Spinelli, il quale sposò la marchesina Isabella Caracciolo per ripristinare il feudo, conservato dalla famiglia Spinelli fino al 1584, data in cui si instaura il dominio degli Altemps, perpetuatosi, tra alterne vicende, fino al 1806. Da Isabella Caracciolo e Ferrante Spinelli nasce Troiano che subentrò al padre. È famoso a Mesoraca per aver fondato sul finire del sec. XVI un villaggio nelle campagne della cittadina, Vico Troiano, che successivamente venne saccheggiato e raso al suolo dai turchi. In questo villaggio aveva dimora una ragazza, figlia della nobile famiglia Rossi di Mesoraca, che si chiamava Sara e che durante le incursioni turche, fu deportata in schiavitù insieme ad altre compaesane. Il triste avvenimento si trasformò in felicità nel momento in cui il sultano si innamorò della giovane donna, descritta "bruna, dalle greche forme, di una disumana bellezza". La ragazza, in cambio della sua mano, chiese di mantenere il proprio credo religioso. Le venne così concessa per amore la libertà di culto, diventando sultana di Costantinopoli. Sara Rossi inviò ingenti somme di denaro nella sua terra natìa attraverso un suo cappellano, con la raccomandazione di ingrandire e ristrutturare il convento dei domenicani. Tali somme non arriveranno mai a Mesoraca, ma furono usate a Napoli per altri lavori.https://www.storiadellacalabriaedellasila.it/il-tempio-di-giove-e-lantico-territorio-del-reazio/

Il periodo di massimo splendore della vita culturale di Mesoraca, si pone senz'altro a cavallo tra il XVIII ed il XIX secolo, nel corso del quale nascono Don Matteo Lamanna (1710), fondatore della chiesa del Ritiro, monsignor Andrea Fico, storico locale, ed il filosofo Vincenzo de Grazia (1785). In questo periodo culturalmente florido vennero fondate tre accademie: risvegliati, addormentati ed ecclesiastici. Nel 1815 il Ritiro venne elevata a Collegio Reale di scuola secondaria, in questo prestigioso istituto confluirono e si formarono studenti da tutta la Calabria, alcuni di essi diventarono molto influenti tra cui Raimondo La Rosa nato a Mesoraca nel 1800, si formò alla scuola del Ritiro ed insegnò nello stesso istituto. Durante i moti del Risorgimento, diviene gran maestro della Carboneria, muore in carcere a Napoli nel 1845.

Il terremoto dell'8 marzo 1832 devastò il territorio del Marchesato, provocando rovine e lutti in tutti i paesi. Questo portò alla ristrutturazione del centro storico di Mesoraca, con la creazione di nuovi rioni a ridosso delle mura di cinta e di una frazione staccata dal paese: Filippa.

Simboli Lo stemma di Mesoraca è stato riconosciuto ufficialmente con decreto del Capo del Governo del 4 febbraio 1935 ed è costituito da uno scudo sul quale sono raffigurate tre torri, dalla cima delle quali scintilla una fiamma di fuoco. Le torri sono circondate da montagne. Le torri rappresentano la triplicata fortezza del Castello Reazio, le rupi la costanza con la quale si segnalarono quelle popolazioni, il fuoco il fervore col quale solevano i medesimi anticamente combattere.

Il gonfalone municipale è un drappo di azzurro.

Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose Chiesa monumentale del Ritiro

Chiesa dell'Annunziata

La chiesa matrice dell'Annunziata sorge nella parte alta del centro storico, nel rione omonimo vicino all'antico Castello. La chiesa, nella forma attuale, risale molto probabilmente agli inizi del XVIII secolo, quando vennero aggiunte le due navate laterali. La chiesa venne gravemente danneggiata dal terremoto dell'8 marzo 1832. La facciata in stile romanico, è abbellita da tre portali in pietra arenaria a tutto sesto e due rosoni. Il portale centrale è sormontato da una nicchia nella quale è posta una Madonna con Bambino attribuita ad Antonello Gagini, nella parte bassa della statua e precisamente sulla base è scolpito un basso rilievo con la scena dell'annunciazione. Sul lato destro è affiancato il campanile, poderosa struttura a pianta quadrata, originariamente a cuspide, la parte alta crollò durante un terremoto. Fu ricostruita più bassa, intozzendo tutta la struttura. All'interno sono conservati due monumentali altari in legno, una grande cornice e un crocifisso, tutte opere di intaglio di rilievo provengono dalla chiesa dei cappuccini e risalgono al secolo XVII, il crocifisso è attribuito a Fra' Diego da Careri. Sono presenti anche alcuni affreschi sulla volta e sulle pareti dell'abside, un dipinto di Cristoforo Santanna e una tela che rappresenta papa Zosimo del secolo XVIII.

Santuario del Santissimo Ecce Homo Nella parte sud-ovest del territorio, alle pendici del monte Giove, sorge il santuario del Santissimo Ecce Homo: monastero francescano posto su un poggio verdeggiante e circondato da un bosco murato, dono degli Altemps al tempo del loro dominio. La data precisa di costruzione avvenne nel decennio compreso tra il 1419 e il 1429 sulle rovine di un'antichissima chiesa basiliana del IV secolo, per mano di Tommaso Bellacci, noto come Beato Tommaso da Firenze, con l'autorizzazione di papa Martino V di cui si conserva ancora oggi la bolla originale nel monastero. Secondo la tradizione, durante il periodo basiliano, pare vi abbia soggiornato papa Zosimo, eletto pontefice il 18 marzo 417. Il nome del monastero è dovuto alla presenza della Sacra Effigie del Santissimo Ecce Homo, statua in legno scolpita da frate Umile da Petralia nel 1630. L'interno della chiesa è ricco di opere d'arte tra cui spicca la Madonna delle Grazie, in marmo bianco di Carrara, datata 1504 e firmata Antonello Gagini. Numerose sono le opere pittoriche, tra le più importanti: le cinque pale di altare su tela di Cristoforo Santanna nella navata, secolo XVIII, le sei tele di Francesco Giordano che decorano la cappella dell'Ecce Homo (secolo XVIII), le sette tele del coro del Capocchiano (XVIII secolo), i sei affreschi della volta di Domenico Leto secolo XVIII, i paliotti degli altari finemente decorati da scagliola e marmo intarsiato da Domenico Costa (1739), le due tele di Giovanni De Simone da Mesoraca (secolo XVII), i numerosi dipinti della sagrestia e del refettorio. L'imponente coro il pulpito i 4 confessionali e gli arredi della sagrestia vennero realizzati da alcuni maestri intagliatori dell'ordine nel secolo XVIII. Nel XVI secolo soggiornò come novizio Sant'Umile da Bisignano: la sua cella, da dove operò diversi miracoli, è conservata e ora adibita a cappella. Nel 2010 nel boschetto del santuario è stata collocata una statua in bronzo che raffigura San Francesco d'Assisi, la statua alta circa 2 metri e mezzo realizzata dallo scultore Carlo Cistaro.

Abbazia di Sant'Angelo in Frigillo, ruderi