Campofilone (Campufiló in dialetto locale) è un comune italiano di abitanti della provincia di Fermo nelle Marche. Costituisce un antico borgo del Piceno con vista sul mare Adriatico e sulla valle del fiume Aso. È celebre per la preparazione dei Maccheroncini di Campofilone, una varietà di pasta all’uovo che ha ricevuto la denominazione IGP.

Geografia fisica Campofilone è situato sulla destra del fiume Aso, a 3 km dal mare Adriatico e sorge su di un colle che raggiunge la sua massima altezza pari a 202 m s.l.m. in corrispondenza dell’orto abbaziale.

Il Vicario Abbaziale don Angelo Maria Astorri descriveva nel 1907 il territorio in cui si trova Campofilone come segue: Fra le molte grazie, di cui è stata prodiga la natura alla nostra bella Italia non isfugge certo all’occhio accorto del viaggiatore quel tratto di riviera Adriatica, che dalla foce del Tronto si distende tutta varia e pittoresca fin verso al Porto di Civitanova. Di mezzo alle molteplici scene di deliziosi paesaggi, che si svolgono ad ogni piè sospinto lunghesso questo tratto ammirabile, dopo l’antica Cupra, su aprico colle elevato quasi a picco dal mare sopra l’industrioso paesello che prende nome dal fiume Aso, perché lo bagna allo sbocco sul mare, si vede torreggiare nelle sue vetuste mura merlate un ameno Paesotto, distinto dagli altri per la grande Chiesa, ed elevata torre che lo sovrastano. È questo Campofilone.Chiesa abbaziale di Campofilone... con cenni biografici degli abbati commendatari di Campofilone dopo il Concilio di Trento. Il centro storico presenta una pianta ellittica o affusolata caratteristica dei paesini sviluppatisi all’interno di mura castellane intorno al sec. XI. L'accesso principale è dalla scenografica Porta Marina e vi si accede con una lunga rampa, abbellita da pini secolari. Questo è l'asse principale cittadino che termina di fronte alla Chiesa Abbaziale. Le due strade secondarie che seguono l’andamento delle mura cittadine sono anch’esse ellittiche. Tutte e tre vengono tagliate perpendicolarmente da vicoli, alcuni coperti da volte a botte e a crociera. Questi si aprono poi su panorami come: colline coltivate, i Monti Sibillini innevati, il blu del mare Adriatico.

Tra le località “Tre Camini” e “Ponte Nina” si estende per oltre un chilometro e mezzo la spiaggia di Campofilone, un litorale ancora poco urbanizzato dove natura e servizi si incontrano. Si presenta con sabbia fine che degrada dolcemente in mare, fondali bassi e sicuri, tratti di ghiaia, acqua limpida e ampi spazi liberi.

Storia L'etimologia del nome Campofilone rimane pressoché incerta seppure vi sono diverse ipotesi avanzate dagli storici. Secondo quanto riportato dal Vicario Abbaziale don Angelo Maria Astorri, Campofilone è sorto come residenza di Monaci Benedettini, i quali insieme all'abate esercitavano sugli abitanti di questo piccolo centro il potere spirituale e temporale. Da ciò ne deriverebbe l'antico nome latino Campusphoeudonus, a richiamare il fatto che gli abitanti di Campofilone fossero feudatari dei Monaci che popolavano l'antica abbazia.

Giulio Amadio, nella sua opera "Toponomastica Marchigiana", sostiene che l'antico nome latino Campus Fullonum risalga a un possesso o uno stabilimento di tintori o lavandai dell'età liburnica (VII secolo a.C.).

Altri ancora credono che il nome Campofilone potrebbe in realtà riferirsi al cognomen latino Fullonus-Follano diffusosi in seguito alla colonizzazione Romana del territorio.

La storia del territorio di Campofilone affonda le sue radici nel periodo Piceno tra il VII - VI sec a. C. come dimostra chiaramente la necropoli ritrovata nella contrada Monte Camauro e i cui reperti sono esposti nel museo archeologico liturgico (situato all'interno della Chiesa di S. Bartolomeo) e anche altri reperti archeologici conservati presso il Museo Archeologico Nazionale delle Marche di Ancona.

Diversi reperti archeologici testimoniano inoltre la presenza romana nella zona di Campofilone e l'importanza assunta in epoca repubblicana (III sec a. C.). A partire dal 269-268 a.C. il territorio venne trasformato dai Romani in Ager Romanus. Il paese veniva attraversato dall'antica strada consolare litoranea romana che collegava la colonia di Cupra a sud con quella di Fermo a nord. Peraltro, la presenza romana è testimoniata dal ritrovamento di numerose cisterne idriche e dalla presenza di un antico granaio romano risalente al I sec. d.C. Inoltre, in zona Contrada Marina sono stati ritrovati i resti ben conservati di una villa romana, risalente a un periodo compreso tra il I sec. a.C. e V d.C., con annesse terme, necropoli e testimonianze di produzioni agricole di olio e vino. Nella necropoli sono stati trovati tre scheletri infantili e quello di un cane. La villa riccamente pavimentata a mosaico è dotata di terme, sistema di riscaldamento con un fitto reticolo di tuboli in piombo per il passaggio dell'aria calda e vasche rivestite in cocciopesto per la conservazione dei prodotti agricoli.

L'attuale centro storico si sviluppa attorno alla ricca Abbazia benedettina di S. Bartolomeo Apostolo, a sua volta edificata sui resti di una villa romana e di un tempio pagano. Il primo documento che narra della ricca e potente Abbazia di Campofilone, dedicata all'apostolo S. Bartolomeo, risale al 1066 e viene oggi conservato nell'archivio di Stato di Fermo. Tuttavia, è da supporre che l'abbazia sia sorta almeno due secoli prima come lasciano intuire le donazioni che via via sono state fatte ad essa lungo i decenniGalié Vincenzo, Tracce di antico splendore a Campofilone, 2009.. Attorno all'abbazia dove vivevano i monaci si è sviluppato un borgo autonomo dove sono vissuti operai al servizio dell'abbazia, ma anche lavoratori che fornivano i servizi necessari come fabbri, falegnami, muratori, maniscalchi e commercianti. In particolare, il centro abitato si è sviluppato nel tratto di strada romana, congiungente Firmum e Cupra Maritima, che lo intersecava, cioè dalla Porta da Sole alla Porta da Bora. Agli inizi del XIII secolo il castello di Campofilone venne eletto a libero Comune. Il connubio tra l'egida badiale e l'elezione del paese a libero Comune viene raffigurato nello stemma: il leone simboleggia l'autorità comunale, la spada tenuta saldamente dal leone costituisce il potere comunale nell'amministrare la giustizia, i tre monti in campo azzurro rappresentano l'ordine religioso dei Benedettini. Quando nel XIV secolo Fermo ha esteso la sua giurisdizione su Campofilone, sia l'abbazia sia il borgo sono stati circondati e serrati da mura possenti in difesa dei Saraceni. L'abbazia fu inizialmente vincolata a quella di Montecassino e successivamente a quella abruzzese di San Nicolò a Tordino. Verso la metà del XV secolo passò sotto la tutela della famiglia Capranica, mentre dal 1493 fu commendatario il frate camaldolese Romualdo di Rota. In seguito fu concessa in beneficio ai Torelli-Picolomini di Cupramontana, mentre dal 1628 al 1694 la commenda fu affidata a Decio il Giovane degli Azzolino di Fermo. Nel 1806, i beni dell'abbazia passarono per decreto di Napoleone al demanio e furono successivamente ceduti alla famiglia Felici di Campofilone quando l'abbazia tornò sotto il governo papale. Venuto poi a mancare l'abate Modestino, l'antica abbazia di Campofilone fu demolita e al suo posto venne costruita alla fine dell'Ottocento l'attuale chiesa a tre navateScartabelli Alberto, Di un pellegrino a Campofilone, 2018.

Monumenti e luoghi d'interesse

Chiesa abbaziale di San Bartolomeo Apostolo

L’antica abbazia di S. Bartolomeo (patrono di Campofilone), segnalata dai documenti già nell'XI secolo, era costituita da una piccola chiesa a due navate con campanile e dall’annesso monastero con orto, costruiti nel corso del medioevo su un terreno già occupato in età romana da un edificio (probabilmente una villa o un tempio pagano). A causa dell’aumento demografico e dell’accresciuto numero di fedeli, nella prima metà del XIX secolo i possidenti di Campofilone, ottenuta l’autorizzazione delle autorità pontificie romane, costituirono una commissione amministrativa presieduta dall’Arcivescovo di Fermo allo scopo di edificare una nuova chiesa più grande. La piccola chiesa dell’abbazia venne così abbattuta e al suo posto sorse l’attuale Chiesa progettata in stile neoclassico e a croce greca dall’ingegnere Filippo Roncalli. La nuova chiesa fu consacrata nel 1850 e successivamente diversi abati commendatari insieme ad altri ecclesiastici ed offerenti dotarono la chiesa di altari, suppellettili ed opere d’arte. È stata affrescata tra il 1898 e il 1899 dal pittore Luigi Fontana di Monte San Pietrangeli e decorata con figure di santi, tendaggi e marmi preziosi dal suo allievo Nicola Achilli, restaurata negli anni 2000 dall’Abate Vincenzo Galiè riportandola all’antico splendore ottocentesco.

Inoltre la chiesa di S. Bartolomeo custodisce due musei parrocchiali: il Museo liturgico in cui sono conservati paramenti ed apparati liturgici risalenti ai secoli XVI e XIX, donati dagli abati commendatari e dai fedeli, che si trova nei locali adiacenti la sagrestia. Il secondo è il Museo archeologico ed è dedicato ai reperti archeologici di età Picena (VIII-IV sec. a.C.); sono presenti anche resti romani attinenti a ville disseminate nel territorio. Esso termina nel piccolo chiostro dell’abbazia dotata di una cisterna romana utilizzata anticamente dai monaci benedettini come neviera. Fino al 2019 era presente inoltre il Museo Malacologico Entomologico, nato dalla donazione di collezioni private (ora trasferito nel più grande Museo Malacologico Piceno di Cupra Marittima).

Sul fianco sinistro della chiesa, si erge il poderoso Palazzo Abbaziale con all’interno la pregevole Sala degli Stemmi e la Sala di lettura, i cui restauri sono stati ultimati nel 2024 e curati dall’Abate Osvaldo Riccobelli.

Sul lato nord orientale della chiesa venne fondata il 5 ottobre 1715, da alcuni confratelli Campofilonesi, la chiesina dell’Arciconfraternita di San Giovanni Decollato detta “della Pietà”. All’interno è possibile ammirare statue di santi e un imponente Cristo in cartapesta, realizzate alla fine dell’Ottocento. Queste opere rivivono durante la Processione del Cristo Morto, una delle manifestazioni religiose più sentite e suggestive del borgo.

Chiesa di San Patrizio

La vecchia chiesa dedicata a S. Patrizio compatrono di Campofilone esisteva già nella prima metà del Cinquecento ed era situata leggermente a sud rispetto alla Porta Marina, a ridosso delle mura castellane nella zona chiamata “Da Sole”. Alla fine del XIX secolo venne demolita per consentire l’accesso al borgo antico attraverso la Porta marina e venne ricostruita più a Nord, dalla cosiddetta parte Boreale. La nuova e attuale "chiesa del popolo" venne consacrata il 10 settembre 1893 e all’interno si trova una pala d'altare del XVIII secolo, raffigurante la Madonna con Bambino, S. Bartolomeo, S. Patrizio e S. Giuseppe con paesaggio sullo sfondo. la semicupola venne dipinta dal maestro. Luigi Fontana con S. Patrizio che benedice il paese, e decorata con stucchi e tendaggi eseguiti dal suo allievo Nicola Achilli. Il campanile risale al 1924 quando venne eretta grazie al contributo dei reduci della Grande Guerra e nel 1926, il signor Aristide Bernardini fece dono delle campane.

Le porte di accesso al borgo antico

La via degli Orti, con volta a botte, il viale dei Pini e il Torrione di Porta Marina, Porta da Sole e Porta da Bora sono segni evidenti del passato.

Il perimetro esterno della cinta muraria è costituito da tre porte: Marina, da Sole e da Bora. Anticamente gli ingressi al castello medievale erano costituiti dalla Porta da Sole, a metà della circonvallazione meridionale, e dalla Porta da Bora, a metà della circonvallazione settentrionale, formando la strada che collegava Cupra con Fermo. A levante e ponente erano posti due torrioni massicci e merlati.