Negrar di Valpolicella (Negrar fino all'8 febbraio 2019; IPA: ; Negràr in veneto) è un comune italiano di abitanti della provincia di Verona in Veneto.
Geograficamente localizzato in Valpolicella, si estende per di superficie, con altitudine che varia da un minimo di 70 ad un massimo di 860 m. Negrar dista circa 12 chilometri da Verona, in direzione nord-ovest. Oltre al capoluogo, il comune è composto dalle frazioni di Arbizzano, Montecchio Veronese che è il paese più alto (410 metri d'altezza), Santa Maria, San Peretto, San Vito, Torbe, Fane, Mazzano e Prun. Le ultime quattro sono state aggregate al comune di Negrar solo dal 1929.
La zona risulta abitata fin dalla Preistoria con i reperti più antichi che risalgono al Paleolitico medio. Si suppone che in località Colombare vi fosse un insediamento, protrattosi tra la fine del Neolitico agli inizi dell'Età del rame. Durante la dominazione romana, iniziata attorno al II secolo a.C., il territorio, eccetto Arbizzano, era abitato dagli Arusnati, una popolazione che vi si stanziò già a partire dal V secolo a.C.. In località Corteselle di Villa sono stati portati alla luce i resti di una villa patrizia del III secolo d.C.. L'unica testimonianza dell'epoca longobarda è una tomba risalente alla metà del VI secolo. Intorno all'anno 1000 si formò una signoria rurale, e alcuni documenti dell'epoca raccontano della presenza nell'odierno capoluogo di un castello e di una pieve, mentre è attestata la presenza di un castello a Prun e a Fane. Caduta nel 1387 la signoria degli Scaligeri, la zona fu per un breve periodo dominata dai Visconti che la divisero in "vicariati". Nel 1405 Negrar passa sotto il controllo della Repubblica di Venezia. Il periodo veneziano è contraddistinto da una prosperità economica e sul territorio vi è un fiorire di ville venete di proprietà di nobili veronesi che qui possedevano terreni. Con l'arrivo delle armate napoleoniche tramonta l'epoca della Serenissima e viene definitivamente sciolto il Vicariato della Valpolicella e con esso terminano i privilegi e l'autonomia che la popolazione negrarese aveva potuto godere per gran parte della propria storia.
Geografia fisica Negrar di Valpolicella è racchiuso a nord da Sant'Anna d'Alfaedo, a est da Grezzana, a sud da Verona, a ovest da San Pietro in Cariano e Marano di Valpolicella.
Orograficamente è diviso in due parti: la collina a nord al confine con Sant'Anna d'Alfaedo e intorno alla valle che porta al capoluogo, e la pianura a sud e nell'ampia valle che si insinua fino a Negrar.
Territorio Il territorio comunale comprende la valle del bacino idrografico del torrente (chiamato progno in dialetto locale) Negrar, che si estende da nord dai monti Robiango, Noroni e Masùa, da est dai monti Nuvola, Fiàmene, Comune e Tondo, a da ovest dal Masùa e Tesoro. Questi rilievi si formarono intorno agli inizi del Quaternario a seguito di frane e smottamenti.. Spostandosi verso sud, poco prima di incontrare il capoluogo, la valle si apre in una pianura alluvionale di origine fluviale, costituita prevalentemente da ghiaia e limo, depositati in seguito alle alluvioni del periodo quaternario. Nel fondovalle si possono trovare diversi tipi di roccia, il cui colore può variare dal rosso al bianco, che comprendono il famoso rosso ammonitico veronese risalente al Giurassico e il biancone del Cretaceo. Ancora più in profondità, si scoprono formazioni argillose di calcare bianco..
La zona collinare e pre-collinare si è originata da elementi marini del Cretaceo e dell'Eocene, e da resti di attività vulcanica intervenuta tra il Paleocene e l'Eocene, ben testimoniata da diverse formazioni rocciose di colore scuro.. Da tempo immemorabile in queste zone era presente una fiorente industria estrattiva; in particolare, le cave di Prun, scavate nel fianco del monte Noroni, hanno per secoli fornito lastame e rosso ammonitico.. In località Novare, fino all'inizio del XX secolo si estraeva ferro da gallerie che si estendono per oltre metri,. mentre al Siresol vi era un giacimento di manganese. Oggi abbandonate, queste miniere sono meta di appassionati che possono trovare quarzi, ametiste, pirolusiti, calciti e ranciéiti..
Come già detto, la valle è attraversata dal Progno di Negrar che assume un carattere torrentizio, come tutti i suoi affluenti che nascono negli impluvi generando, a poche decine di metri a sud della località Proale (sulla strada che porta a Fane), una serie di cascate torrentizie di circa 100 metri di salto complessivo; il segmento principale (il primo) è di oltre 30 metri. Come tutta la Lessinia, il suolo è carsico, e privo di acque superficiali.
Clima
Il clima è complessivamente mite durante tutto il periodo dell'anno, soprattutto durante la stagione invernale, favorito dalla protezione a nord dei monti Lessini e dalla buona esposizione al sole verso sud, tanto da farlo avvicinare molto a quello di tipo mediterraneo. Nei mesi invernali la temperatura raramente scende di molti gradi sotto lo zero ad eccezione della zona montuosa. D'estate le temperature massime si aggirano mediamente tra i 25-30 gradi e le minime tra i 18 e i 20, con una lieve differenza tra la collina, generalmente più fresca e ventilata, e la zona pianeggiante.
I giorni di nebbia sono circa 25-30 nelle zone di fondo valle, mentre non superano i 15 in quelle collinari fino ad un'altezza di 500 metri.
La piovosità annua è di 850 mm circa nella zona più pianeggiante, di mm circa nella zona tra i 500 ed i 700 m e infine di mm circa nella zona montana. Le precipitazioni sono concentrate soprattutto in primavera e autunno, mentre in estate si possono verificare intensi fenomeni temporaleschi, talvolta accompagnati da grandine. La neve è rara, e generalmente non vi si mantiene a lungo. I venti invernali dominanti sono la bora, che soffia da nord-est, e lo scirocco, proveniente da sud-est. Talvolta si sperimenta anche il vento di föhn, caratterizzato da raffiche sferzanti. Di converso, d'estate si hanno, di norma, leggere brezze. Dal punto di vista legislativo, il comune ricade nella "Fascia climatica E" con 2.605 gradi giorno.Ente per le nuove tecnologie, l'Energia e l'Ambiente
Di seguito si riportano i dati della stazione meteorologica di Verona Boscomantico, situata a pochi chilometri a sud-est rispetto al capoluogo e quindi significativi almeno per quanto riguarda la parte in pianura del territorio.
Origini del nome Il toponimo "Negrar" compare per la prima volta nel 1046, con la dicitura "Negrario". Questo deriva dal nome in latino volgare nigrariu, "luogo con terra nera"..
Storia Preistoria e antichità La mancanza di scavi archeologici sistematici in zona non ha permesso di ricostruire la vita degli abitanti preistorici della zona. Tuttavia, facendo un confronto con le scoperte effettuate nei paesi limitrofi, si può supporre che il territorio negrarese fosse abitato per tutto il Paleolitico da una popolazione che viveva in piccole grotte e semplici capanne, la cui sussistenza era basata sulla caccia e la raccolta. I reperti più antichi sono stati ritrovati tra Montecchio e Montericco, e sono risalenti al Paleolitico medio.. In località Colombare vi fu un insediamento umano popolato dalla fine del Neolitico agli inizi dell'Età del rame, mentre a sud del monte Robiago è stata portata alla luce una sepoltura collettiva risalente ai primi secoli dell'Età del rame..
Durante la dominazione romana, iniziata attorno al II secolo a.C., la zona di Negrar, eccetto Arbizzano, era abitata dagli Arusnati (pagus Arusnatium), popolazione di probabile origine etrusca o comunque italica,Secondo Scipione Maffei erano di origine etrusca, in contrasto con l'ipotesi di Theodor Mommsen che li riteneva di origine retica. Ancora oggi non è possibile stabilirlo con certezza, ma entrambe le popolazioni erano comunque di origine italica. che si stanziò nella zona già a partire dal V secolo a.C.. Anche sotto Roma, gli Arusnati mantennero una discreta autonomia.. In quest'epoca, a Negrar vennero edificate numerose residenze di campagna destinate alla villeggiatura delle famiglie patrizie veronesi; i resti di una villa del III secolo d.C. sono stati rinvenuti sulle colline di Negrar (in località Corteselle di Villa), tra cui frammenti di pavimenti a mosaico, ora custoditi nel museo archeologico al teatro romano... In località Novare vi è un acquedotto romano, scoperto alla fine del XIX secolo, che convogliava l'acqua del torrente Roselle fino a raggiungere la città di Verona..
Storia medievale Nell'Alto Medioevo, nel corso delle invasioni barbariche, diverse popolazioni attraversarono o si stanziarono nella zona. Durante dei lavori effettuati nell'ospedale del capoluogo è stata ritrovata una tomba risalente alla metà del VI secolo, ove fu sepolto il corpo di un uomo con il corredo di una spada e di uno scudo. Questo è l'unico reperto longobardo fino ad oggi scoperto nel territorio di Negrar..
Nell'XI secolo, la valle di Negrar era chiamata "Valle Veriacus" (Valle di Veriago) ed era distinta dalla "Valle Provinianensis" (Valle di Proviniano) che comprendeva il restante territorio dell'odierna Valpolicella.. Intorno all'anno Mille, nella zona si delineò una signoria rurale; alcuni documenti dell'epoca raccontano della presenza nell'odierno capoluogo di un castello e di una pieve,. mentre sembra che vi fosse solo un castello a San Vito e a Roselle (castrum Resellarum).. Nella parte più alta della valle, viene invece attestata la presenza di un castello a Prun nel 983 e a Fane nel 1090.. Con l'affermarsi del comune di Verona, anche i numerosi villaggi locali iniziarono a mutare il proprio ordinamento trasformandosi in comuni rurali. In un documento del 1166 viene per la prima volta nominata l'esistenza del comune di Negrar, venutosi a costituire, pacificamente, probabilmente già tra il 1050 e il 1100.. Un elenco risalente al 1184 ci permette di identificare i restanti comuni esistenti nella valle: Fane, Prun, Mazzano, Torbe, San Vito, Novare e Arbizzano..
Per tutto il XIII secolo la zona fu funestata da numerosi scontri armati, tanto che nel 1238 fu necessario emanare gli statuta et ordinamentaIl nome completo del documento è Statuta et ordinamenta supra castrum vel plebem Nigrarii. in cui i cittadini venivano obbligati a prestare un servizio di difesa al castello e alla pieve.. Il comune era governato da un Villico (Sindaco) coadiuvato da due decani e undici consiglieri.. L'avvento della signoria scaligera rappresentò la fine delle guerre civili, e nel 1311 Federico della Scala fu messo a capo della Contea della Valpolicella, di cui Negrar rappresentava un importante centro amministrativo. La pieve di San Martino di Negrar, insieme a quelle di San Floriano e di San Giorgio, costituiva la colonna portante della religiosità del vicariato.
La popolazione medievale, particolarmente numerosa nella valle, traeva la sua sussistenza grazie ad un'intensa attività agricola in cui ci si dedicava soprattutto ai cereali, ma non mancavano viti e olivi. L'organizzazione del lavoro nei campi avveniva tramite le curtis e la suddivisione dei fondi era caratterizzata maggiormente da proprietà di vaste dimensioni, tuttavia vi erano anche piccoli appezzamenti di proprietà o dati in locazione.. La consultazione di alcuni contratti di affitto dell'epoca racconta che la zona compresa tra San Vito e Torbe, la Valle Veriacus, vantasse una produzione di uve molto apprezzate e che qui l'abbazia di Verona fosse in possesso di vaste proprietà terriere..
Storia moderna