Lo Yokosuka D4Y, indicato anche come Bombardiere imbarcato per la Marina in base al sistema di identificazione "lungo", nome in codice alleato Judy. fu un bombardiere in picchiata monomotore ad ala bassa disegnato dall'ufficio di progettazione giapponese Kūgishō, il Primo arsenale tecnico aeronavale di YokosukaLa bibliografia anglofona, diventata poi internazionalmente riconosciuta, attribuisce spesso come costruttore l'arsenale navale della Marina imperiale giapponese presso Yokosuka mentre la bibliografia giapponese cita il Kūgishō (空技廠) come contrazione del termine "Kōkū Gijutsu-shō"., nei primi anni quaranta.
Impiegato dalla Dai-Nippon Teikoku Kaigun Kōkū Hombu, l'aviazione navale della Marina imperiale giapponese, durante le fasi della seconda guerra mondiale, grazie alle sue caratteristiche venne utilizzato anche nel ruolo di aereo da ricognizione e terminò il servizio, nelle ultimissime fasi del conflitto, come aereo kamikaze.
Storia del progetto Nella seconda metà degli anni trenta, lo Stato maggiore della Marina imperiale giapponese ritenne necessario richiedere uno studio per un nuovo velivolo da impiegare nel ruolo di bombardiere in picchiata imbarcato come dotazione delle proprie portaerei al fine di trovare un successore per l'Aichi D3A, in quel momento in fase avanzata di sviluppo.. A tale scopo, negli ultimi mesi del 1938 emise la specifica 13-Shi che faceva riferimento ad un progetto di sviluppo precedente non andato a buon fine, basato sull'acquisizione della licenza di produzione del tedesco Heinkel He 118.
I requisiti tecnici del nuovo velivolo avrebbero dovuto superare le carenze riscontrate nel prototipo sviluppato dalla Ernst Heinkel Flugzeugwerke, acquistato dallo Stato maggiore della marina, ed evidenziate durante le prove comparative: a fronte di misure più compatte rispetto allo He 118, venne richiesta una velocità massima raggiungibile di circa 518 km/h. (ma altri riportano 530 km/h), quella di crociera di 426 km/h, un'autonomia tipica pari a 1 480 km con una bomba da 250 kg (2 220 km nella versione da ricognizione non armata), armamento costituito da tre mitragliatrici tra cui una brandeggiabile a disposizione del secondo membro dell'equipaggio e la possibilità di trasportare una bomba da 500 kg, ordigno standard a disposizione dell'aviazione di marina che, secondo i parametri, era sufficiente a danneggiare pesantemente una portaerei di Classe Illustrious caratterizzata dal ponte di volo corazzato.
Il nuovo velivolo prevedeva l'utilizzo del motore Aichi Atsuta, anch'esso frutto di accordo commerciale con la Germania, per la produzione su licenza del motore V12 Daimler-Benz DB 601, stretto parente del DB 600 che equipaggiava lo He 118.
Dello sviluppo di questo bombardiere in picchiata venne incaricato il Primo Arsenale Tecnico Aeronavale della Marina, sito a Yokosuka, sotto la guida dell'ingegnere Masao Yamaha. Ne risultò un velivolo dall'aerodinamica pulita, contraddistinto dalla ridotta apertura alare che consentiva di rinunciare al peso ed alla complessità dei meccanismi di ritrazione delle ali in genere impiegati sugli aerei imbarcati al fine di agevolarne il rimessaggio negli hangar delle portaerei..
Completato nel mese di novembre del 1940, il prototipo (che assunse la denominazione D4Y1.), si distaccava decisamente dall'originale Heinkel He.118, tranne che per il motore che, per altro, non era ancora quello definitivo: poiché l'Aichi Atsuta non era ancora giunto alla fase produttiva, le autorità giapponesi furono costrette ad acquistare in Germania alcuni esemplari di DB 600 che vennero impiegati nei cinque prototipi dello Suisei complessivamente realizzati.
Il primo volo del prototipo avvenne nel dicembre del 1940 e, con il progressivo sopraggiungere degli altri quattro esemplari, le prove di volo ebbero luogo nel corso dell'anno successivo; queste evidenziarono che lo Suisei soffriva di problemi di aeroelasticità, costituiti nello specifico da fluttering sventolio, in lingua lingua inglese. alare, particolarmente significativi nel corso delle manovre di bombardamento in picchiata a pieno carico..
La decisione di avviare comunque le linee di montaggio presso la Aichi, per quanto a ritmo ridotto, si affiancò a quella di limitare l'impiego dello Suisei a ruoli di ricognizione; a questo fine gli esemplari in produzione vennero dotati di fotocamera nella zona posteriore della fusoliera. Costruiti a partire dai primi mesi del 1942, questi velivoli furono finalmente equipaggiati con i previsti Aichi Atsuta (capaci di 1 200 hp di potenza) e vennero contrassegnati dalla denominazione D4Y1-C..
Fu soltanto nel marzo del 1943 che i problemi strutturali dello Suisei trovarono adeguata soluzione grazie al rinforzo della struttura alare: a partire da questa data in poco più di un anno furono prodotti circa 600 esemplari di D4Y1 finalmente impiegati nel ruolo per il quale erano stati progettati; l'introduzione di una versione migliorata del motore Atsuta, con potenza cresciuta a 1 400 hp, determinò la nascita della versione D4Y2 dalla quale fu sviluppata una variante da ricognizione (definita D4Y2-C) in modo analogo a quella precedente. mentre l'installazione di equipaggiamenti che rendevano possibile il decollo con l'ausilio di catapulta (consentendo così l'impiego anche da portaerei di dimensioni ridotte) venne effettuata su diversi esemplari dei due modelli, individuati perciò con l'introduzione del suffisso KAI a fianco della sigla originaria...
A partire dal mese di aprile del 1944 una modifica più radicale, curata dall'Undicesimo arsenale tecnico aeronavale (Dai-Juichi Kaigun Kokusho, noto anche come Hiro Kaigun Kosho). e concentrata sulle dotazioni offensive, portò alla realizzazione di una variante da caccia notturna denominata D4Y2-S.. Questa versione era armata con un cannone calibro 20 mm disposto nella parte posteriore della fusoliera ed inclinato di 30° in avanti; si trattava di un'installazione analoga a quella sviluppata in Germania e nota con il nome di Schräge Musikin lingua tedesca, letteralmente "musica obliqua" ma nel linguaggio colloquiale la locuzione viene usata per indicare la musica jazz., ma frutto di un progetto indipendente.
Nel frattempo, a causa dell'iniziale inaffidabilità e della complessa manutenzione del motore Atsuta., gli ingegneri della Aichi proposero di sostituire l'unità motrice con il radiale Mitsubishi Kinsei. Per quanto l'adattamento degli ingombri del motore radiale alla fusoliera di sezione ridotta potesse risultare complesso, il risultato superò le aspettative e, malgrado la diminuzione della visuale del pilota nelle fasi di decollo e atterraggio, il comportamento in volo e le prestazioni dello Suisei risultarono sostanzialmente invariate. In considerazione della maggiore affidabilità del motore Kinsei, intorno alla metà del 1943 la marina autorizzò l'Aichi alla produzione in serie della nuova versione, denominandola D4Y3. In epoca successiva gli esemplari di questa variante furono dotati di razzi ausiliari per il decollo noti come RATO in lingua inglese: Rocket Assisted Take Off., al fine di agevolarne l'utilizzo dalle portaerei di minori dimensioni.
La variante successiva del D4Y venne progettata per la realizzazione di missioni kamikaze ed era contraddistinta dalla configurazione monoposto; fu denominata D4Y4 e venne prodotta a partire dal mese di febbraio del 1945..
Un ultimo sviluppo dello Suisei non fece in tempo a lasciare il tavolo da disegno: il progetto in questione, destinato a dare vita alla versione D4Y5, prevedeva l'impiego del motore radiale Nakajima Homare e l'introduzione di blindatura e di serbatoi autosigillanti al fine di aumentare le difese passive, rivelatesi carenti nel corso delle esperienze operative, ma la resa del Giappone ne precluse il completamento.
Tecnica Cellula
Lo Yokosuka D4Y era un monoplano dalla struttura interamente metallica; contraddistinto dal posizionamento medio-basso della struttura alare, aveva fusoliera di sezione ovale nella cui parte centrale era ricavata una spaziosa cabina di pilotaggio nella quale trovavano alloggiamento pilota e navigatore, disposti in tandem sotto un unico cupolino dall'intelaiatura metallica e movimento a scorrimento verso il posteriore.
L'ala aveva apertura di dimensioni ridotte, tanto da poter rinunciare al sistema di ripiegamento generalmente utilizzato nei velivoli imbarcati per agevolare lo stivaggio negli hangar delle portaerei. Gli alettoni e gli ipersostentatori erano disposti lungo il bordo d'uscita dell'ala ed avevano rivestimento in tela; gli aerofreni erano disposti nella parte inferiore dell'ala, incernierati al longherone posteriore.
L'impennaggio era di tipo classico, con i piani orizzontali disposti alla base della deriva, nel cono di coda del velivolo.
Il carrello d'atterraggio era di tipo retrattile, con movimento verso l'interno; le ruote si disponevano di piatto all'interno dello spessore alare. In coda era presente un ruotino, fisso, davanti al quale era posizionato il gancio d'arresto utilizzato nelle manovre d'appontaggio sulle portaerei.
Sia le superfici di controllo delle ali che il carrello d'atterraggio furono attuati elettricamente a partire dagli esemplari appartenenti alla versione D4Y2.
Al fine di consentire le operazioni dalle portaerei più piccole, alcuni esemplari delle versioni D4Y1 e D4Y2 furono dotati di equipaggiamento per il lancio mediante catapulta, mentre sui velivoli della versione D4Y3 era previsto l'impiego di booster con propulsione a razzo.
Motore
Lo Suisei fu uno dei rari. esemplari di velivolo giapponese dotato di motore raffreddato a liquido ad essere impiegato nel corso della seconda guerra mondiale e, per altro, il propulsore impiegato non era un progetto originale, ma realizzato su licenza a partire dal motore a V a dodici cilindri tedesco Daimler-Benz DB 601.
Costruito dalla Aichi con il nome "Atsuta", era caratterizzato dalla disposizione dei cilindri "a V invertita" le cui bancate erano disposte a formare un angolo di 60°. Equipaggiò le prime due versioni del D4Y rispettivamente nelle varianti definite "Modello 12" (capace di circa 1 010 hp) e "Modello 32" (circa 1 340 hp). Il radiatore per il raffreddamento del liquido era disposto nella zona inferiore della fusoliera, alimentato da una singola presa d'aria integrata nella forma ovale del muso dell'aereo.
Nelle versioni "3" e "4" del Judy venne installato il motore radiale a cilindri (su doppia stella) Mitsubishi Kinsei anch'esso in grado di erogare (nel "Modello 62") la potenza di 1 340 hp.
L'elica era una Hamilton-Sumitomo tripala, metallica ed a passo fisso, dal diametro di 3,20 m; anche in questo caso si trattava di una realizzazione su licenza (il progetto originale era dell'azienda statunitense Hamilton Standard); l'elica era carenata da un'ogiva nelle versioni con motore Aichi Atsuta.
Armamento Il D4Y montava due mitragliatrici "Tipo 97", calibro 7,7 mm, alloggiate nella parte superiore della cappottatura del motore (sparanti attraverso il disco dell'elica mediante dispositivo di sincronizzazione) mentre una terza mitragliatrice "Tipo 1", brandeggiabile e di calibro 7,92 mm, era collocata nella parte posteriore dell'abitacolo, a disposizione del navigatore. In alcuni esemplari delle diverse versioni, per tale ragione identificati con il suffisso "a", la mitragliatrice posteriore era del "Tipo 2", con calibro 13 mm.
La versione D4Y2-S, destinata alla caccia notturna, era priva di vano bombe e degli equipaggiamenti per l'impiego dalle portaerei e montava nella zona posteriore della fusoliera un cannone "Tipo 99 - Modello 2", calibro 20 mm, sparante verso l'alto ed inclinato di 30° in avanti.
I carichi di caduta consistevano in una bomba del peso massimo di 500 kg alloggiata nel vano interno alla fusoliera, mentre nelle rastrelliere alari potevano essere trasportate complessivamente due bombe da 30 kg.