I boschi xerofili dei monti afghani centrali sono un'ecoregione terrestre dell'ecozona paleartica appartenente al bioma dei deserti e arbusteti xerici. Identificata dal WWF con il codice PA1309, occupa un'ampia fascia lungo i versanti orientali e meridionali delle montagne centrali dell'Afghanistan e raggiunge marginalmente il Pakistan. Nonostante il nome, soltanto una piccola parte dell'ecoregione presenta oggi una vera copertura arborea: il paesaggio è costituito prevalentemente da vegetazione rada, praterie aride e boscaglie xerofile, in parte come conseguenza di secoli di pascolo, coltivazione e raccolta di legname e combustibile.
Territorio
L'ecoregione occupa circa 139.000 km² e forma una larga fascia arcuata attorno ai versanti orientali e meridionali del sistema montuoso centrale afghano. Comprende territori associati soprattutto ai monti Koh-e Baba e Paghman e si estende dalle regioni prossime a Kabul verso sud e sud-ovest fino alle province di Ghazni e alle montagne che precedono le pianure aride dell'Afghanistan meridionale. Una piccola propaggine orientale raggiunge il Pakistan.
Il rilievo è molto articolato. La quota media è di poco superiore ai 2.000 m, ma l'ecoregione comprende fondovalle sensibilmente più bassi e rilievi che superano i 5.000 m; One Earth indica come punto culminante il Kuh-e Kokzaro Zaghicha, di circa 5.125 m. Le porzioni più elevate confinano con le praterie e i semideserti alpini dell'Hindu Kush e dell'Hazarajat, mentre verso sud gli ambienti diventano progressivamente più aridi e passano ai deserti e semideserti dell'Afghanistan meridionale.
Il clima è continentale e semiarido, con forti escursioni termiche stagionali e precipitazioni concentrate prevalentemente nella stagione fredda e in primavera. La media calcolata sull'intera ecoregione è di circa 300 mm annui, ma le precipitazioni variano da poco più di 100 mm nei settori più aridi fino a valori localmente prossimi ai 1.000 mm sulle montagne più elevate.
L'influenza del monsone indiano interessa soprattutto le montagne dell'Afghanistan orientale prossime al Pakistan, dove crescono foreste temperate di conifere e latifoglie. Sulle montagne centrali dell'Hazarajat le precipitazioni si verificano prevalentemente durante la stagione fredda, mentre l'estate, che coincide con il principale periodo vegetativo, è relativamente asciutta.
Flora
La vegetazione naturale è costituita da boschi aperti e boscaglie xerofile, oggi molto frammentati. La copertura vegetale complessiva è rada: elaborazioni basate sulla copertura del suolo attribuiscono circa il 65% dell'ecoregione a superfici nude o scarsamente vegetate e un ulteriore 27% a vegetazione erbacea. Le vere formazioni arboree costituiscono pertanto soltanto una piccola parte del paesaggio.
Alle quote inferiori e intermedie sono caratteristiche le formazioni aperte a pistacchio dell'Atlante (Pistacia atlantica). In Afghanistan queste comunità si sviluppano soprattutto fra circa 1.000 e 2.000 m, generalmente in regioni con 250-450 mm di precipitazioni annue. La densità degli alberi varia considerevolmente in relazione al substrato, all'esposizione e all'intensità dello sfruttamento umano.
A Pistacia atlantica possono associarsi alberi e arbusti quali Cercis griffithii, Fraxinus xanthoxyloides, Ficus johannis e varie Rosaceae spinose. La vegetazione del sottobosco comprende numerosi arbusti nani e specie di Artemisia, particolarmente favorite nelle aree sottoposte a forte pascolo.
A quote maggiori, approssimativamente fra 2.000 e 2.800 m, i pistacchi vengono gradualmente sostituiti da formazioni più aperte di mandorli selvatici appartenenti al genere Prunus. Queste boscaglie costituiscono una zona di transizione verso la vegetazione subalpina delle montagne superiori.
Le foreste aperte a pistacchio, mandorlo e ginepro erano un tempo molto più estese in Afghanistan, ma sono state fortemente ridotte dalla raccolta di legna da ardere, dal taglio degli alberi, dall'espansione dell'agricoltura e soprattutto dal sovrapascolo, che impedisce spesso la rigenerazione naturale delle giovani piante.
Fauna
La fauna comprende specie proprie degli ambienti steppici, montani e semidesertici dell'Asia centrale e sud-occidentale. Tra i piccoli mammiferi più caratteristici figura il pika afghano (Ochotona rufescens), diffuso in Afghanistan, Iran, Pakistan e Turkmenistan e presente soprattutto su pendii rocciosi e in ambienti montani aridi.
Tra i lagomorfi è presente la lepre tolai (Lepus tolai), ampiamente distribuita nelle steppe dell'Asia centrale fino all'Afghanistan.
Tra i mammiferi di maggiori dimensioni figurano la gazzella gozzuta (Gazella subgutturosa), presente negli ambienti aridi e aperti dell'Afghanistan, il cinghiale (Sus scrofa) e, soprattutto lungo i fondovalle e nelle zone umide con vegetazione più fitta, il gatto della giungla (Felis chaus). Quest'ultimo frequenta preferenzialmente canneti, corsi d'acqua e altri ambienti con vegetazione densa.
Nelle aree montuose più elevate possono comparire inoltre specie minacciate quali il leopardo delle nevi (Panthera uncia) e, soprattutto nei settori orientali, l'orso nero asiatico (Ursus thibetanus). One Earth segnala entrambe le specie fra i mammiferi di interesse conservazionistico dell'ecoregione.
Una delle specie più peculiari è la salamandra dei monti Paghman (Paradactylodon mustersi), unica salamandra endemica dell'Afghanistan. La specie vive in torrenti montani freddi, limpidi e a corrente rapida alimentati dalla neve e dalle sorgenti.
La sua presenza è stata documentata in diverse località delle province di Kabul, Parwan, Wardak e Ghazni. La Lista rossa IUCN l'ha classificata nel 2023 come in pericolo (Endangered).
Un elemento faunistico del tutto diverso è rappresentato dalle zone umide interne. Ab-i-Estada, nella provincia di Ghazni, è un lago salato endoreico che storicamente costituiva uno dei più importanti siti afghani per gli uccelli acquatici migratori. Vi sono stati registrati, fra gli altri, fenicotteri maggiori (Phoenicopterus roseus), cavalieri d'Italia (Himantopus himantopus), anatre, oche, limicoli e altri migratori lungo la rotta fra l'Asia centrale e il subcontinente indiano.
Il lago fu inoltre una tappa migratoria della gru siberiana (Leucogeranus leucogeranus). La popolazione occidentale della specie migrava fra la Siberia occidentale e l'India attraversando Afghanistan e Iran; negli anni settanta decine di gru sostavano ad Ab-i-Estada durante le migrazioni. Questa popolazione è successivamente collassata e la rotta attraverso l'Afghanistan non è più utilizzata. Il rapporto nazionale afghano alla Convenzione sulle specie migratrici indicava come ultimo avvistamento affidabile nel paese un individuo abbattuto nel 2000 presso l'Amu Darya.
Ab-i-Estada ha subito un grave degrado ambientale. Nel corso di una ricognizione effettuata nell'inverno 2026, il lago è stato trovato completamente asciutto e privo di uccelli acquatici, in netto contrasto con la sua passata importanza come area di sosta per fenicotteri, gru e altri migratori.
Popolazione L'ecoregione comprende prevalentemente paesaggi rurali, ma include anche Kabul e la sua conurbazione, oltre a numerose vallate densamente coltivate. One Earth stima per l'intera ecoregione una densità media di circa 40 abitanti per km², valore che nasconde fortissimi contrasti fra i grandi centri urbani e le montagne quasi disabitate.
Nelle zone rurali gli insediamenti sono concentrati soprattutto nei fondovalle e nelle conche dove è disponibile acqua per l'irrigazione. L'economia tradizionale combina agricoltura e allevamento: vengono coltivati cereali, ortaggi e alberi da frutto, mentre pecore e capre utilizzano le praterie e le boscaglie montane. Questa stretta dipendenza dalle risorse naturali rende le comunità particolarmente vulnerabili alle siccità, al degrado dei pascoli e alla diminuzione delle disponibilità idriche.
La popolazione dell'ecoregione è etnicamente molto eterogenea, poiché il suo territorio attraversa regioni abitate da pashtun, hazara, tagiki e altri gruppi. I confini ecologici non coincidono con quelli storici, amministrativi o etnolinguistici e comprendono territori molto diversi fra loro.
Conservazione
Il WWF classificava i boschi xerofili dei monti afghani centrali come un'ecoregione critica/in pericolo (Critical/Endangered). La trasformazione è particolarmente evidente nella vegetazione: gran parte dei boschi aperti originari è stata degradata fino a diventare boscaglia rada, prateria arida o terreno quasi privo di vegetazione.
Le principali minacce sono il taglio degli alberi e degli arbusti per legna da ardere, l'espansione delle coltivazioni, il sovrapascolo, l'erosione dei suoli, la caccia e la cattura illegale di animali selvatici. Decenni di conflitti hanno aggravato alcune di queste pressioni attraverso l'indebolimento della gestione del territorio e delle istituzioni di conservazione, anche se gli effetti diretti della guerra si sovrappongono a quelli della povertà rurale, della crescita demografica e delle ricorrenti siccità.
Particolarmente vulnerabili sono le residue comunità di Pistacia atlantica. La rimozione degli alberi adulti e il pascolo delle giovani plantule ostacolano la rigenerazione naturale e possono trasformare progressivamente i boschi aperti in steppe arbustive. La loro conservazione richiede pertanto sia interventi di ripristino sia una gestione del pascolo e della raccolta di combustibile che permetta agli alberi di completare il proprio ciclo di rinnovamento.
Le zone umide sono sottoposte a pressioni differenti. Ad Ab-i-Estada le captazioni d'acqua a monte, le dighe, l'irrigazione, la siccità e la variabilità climatica hanno contribuito alla diminuzione del livello del lago e all'aumento della salinità. Nel 2026 il bacino è stato trovato completamente asciutto, mostrando la precarietà di un ecosistema che in passato ospitava migliaia di uccelli acquatici.
La World Database on Protected Areas registra Ab-i-Estada come area protetta di circa 282 km². A livello nazionale la stessa banca dati censisce 15 aree protette in Afghanistan, che coprono complessivamente circa il 3,6% del territorio del paese.
La protezione giuridica non garantisce tuttavia da sola la conservazione degli ecosistemi. Il prosciugamento di Ab-i-Estada mostra come la tutela delle zone umide dipenda anche dalla gestione dell'intero bacino idrografico. Tra le principali priorità per l'ecoregione figurano quindi la conservazione e il ripristino dei boschi a pistacchio e mandorlo, la gestione sostenibile dei pascoli, la riduzione della raccolta indiscriminata di combustibile, la tutela dei corsi d'acqua montani che ospitano Paradactylodon mustersi e una gestione integrata delle risorse idriche dei bacini di Ab-i-Estada e delle altre zone umide.
Note
Voci correlate Lista delle ecoregioni terrestri
Altri progetti
Collegamenti esterni
Categoria:Ecoregioni dell'ecozona paleartica