Il Partito Operaio di Unificazione Marxista (in castigliano: Partido Obrero de Unificación Marxista, in catalano: Partit Obrer d'Unificació Marxista), spesso abbreviato in POUM, è stato un partito politico spagnolo di orientamento marxista, nato nel 1935 dalla fusione consensuale di due formazioni antistaliniste: la Sinistra Comunista di Spagna, di orientamento trockista, e il Blocco Operaio e Contadino, vicino all'opposizione di destra. Principalmente attivo durante la guerra civile spagnola, il POUM fu costretto all'esilio e alla clandestinità dal regime franchista. Ricostituitosi in Spagna nel 1975 durante la transizione, si sciolse nel 1980.
Storia
La nascita Agli inizi degli anni trenta del XX secolo il Partito Comunista di Spagna (PCE) subì una scissione a sinistra che portò alla creazione della formazione Sinistra Comunista di Spagna (ICE) semplicisticamente definita trotskista da Mosca. In effetti nessun legame organico vi fu mai fra il POUM ed il rivoluzionario russo. Il panorama politico della sinistra spagnola si trovò così ancora più diviso, tra partiti stalinisti e non, socialisti, nonché controparti localistiche dei partiti nazionali, rendendo imminente il pericolo, a diversi anni dalla caduta della monarchia, della perdita delle conquiste sociali e politiche ottenute nel 1931.
Il primo tentativo di fare un fronte unico a sinistra avvenne nel 1933 con l'istituzione delle Alleanze Operaie (AO), portato avanti da tutti gli schieramenti politici e dai sindacati di ispirazione marxista e anarchica. Il progetto, però, naufragò quasi ovunque, tranne che nella regione delle Asturie, dove l'AO acquisì un forte peso politico. Durante la rivolta dei minatori delle Asturie del 1934, l'AO ebbe un ruolo fondamentale nella organizzazione del sollevamento e pagò un alto prezzo durante la repressione susseguitasi. In Catalogna si fece un altro tentativo ma le profonde divisioni ideologiche tra comunisti stalinisti, comunisti trotskisti e socialisti bloccarono il progetto: anzi, su ordine di Stalin, Ercole Ercoli (pseudonimo di Palmiro Togliatti), commissario del Komintern in Spagna, diede il via a una lotta serrata contro trotskisti, poumisti e anarchici.
Questi progetti iniziali, però, portarono all'avvicinamento di due dei partiti politici che avevano preso parte a queste esperienze: il Blocco Operaio e Contadino (BOC), vicino alla Opposizione di Destra di Bukharin e Lovestone, e la Sinistra Comunista di Spagna. Il 26 settembre 1935, nasceva formalmente il POUM, dopo il voto consensuale delle due componenti, guidate dai leader Joaquín Maurín del BOC e Andrés Nin della ICE. La componente giovanile prendeva il nome di Gioventù Comunista Iberica (JCI).
Principi fondamentali Il POUM si definiva un partito comunista e riconosceva la necessità di formare in Spagna una larga organizzazione politica in grado di portare avanti un processo rivoluzionario, senza la quale, con alle spalle l'esperienza delle Asturie, nessuna sollevazione democratico-socialista si sarebbe potuta compiere. Inoltre, a fianco del partito politico dovevano affermarsi le Alleanze Operaie come fronte unico dei lavoratori, oltre alla unificazione, mediante confederazioni, delle centrali sindacali che si riconoscevano nella lotta di classe.
Il partito riteneva che la fase politica spagnola, con una borghesia al termine della sua fase propulsiva, poteva parimenti portare a una dittatura di destra, sul modello dell'Italia fascista o della Germania nazista, oppure a un'esperienza socialista. A causa della cessazione della funzione storica della borghesia, la funzione di una rivoluzione socialista, oltre che attuare un'economia pianificata, sarebbe stata quella di rilanciare istanze fortemente democratiche, con la formazione di una democrazia operaia. Per far questo, era necessario portare avanti un'azione politica convergente, sia nei confronti della classe proletaria, sia nel riguardi della piccola borghesia, dei contadini e della classe media.
Il POUM riconosceva che il ruolo guida di forza politica organizzata non poteva spettare né al Partito Socialista Operaio Spagnolo (PSOE) né al PCE. Il PSOE, diviso in correnti, era giudicato troppo vicino alle istanze della piccola borghesia, anche nella importante corrente socialdemocratica, mentre la sinistra del partito, in larga parte composta da giovani militanti, aveva mantenuto posizioni molto ambigue sulle Alleanze Operaie e, in generale, era troppo vicina tatticamente alla Internazionale Comunista. Il PCE, invece, veniva visto come asservito ai voleri e alle strategie dell'Unione Sovietica, con poca o nessuna democrazia interna, e mancante di quella volontà rivoluzionaria necessaria nella fase politica spagnola.
Le Alleanze Operaie rappresentavano, in questo costrutto, il fronte unico, germe dei futuri soviet spagnoli. Dovevano contenere in sé sia la funzione di riaggregare il proletariato, indipendentemente dal principio politico di riferimento, sia essere la base su cui costruire in futuro l'organo di potere della classe operaia. Il POUM, in altri termini, non considerava il partito l'organo che, sconfitto il fascismo, avrebbe preso e detenuto il potere, ma questo compito sarebbe spettato direttamente ai lavoratori organizzati, sotto forma delle Alleanze Operaie. In questo, era molto critico con il PCE, che invece tendeva a monopolizzare queste aggregazioni e puntava sulla strategia dei Fronti Popolari. Per il POUM, tattiche frontiste avrebbero portato le forze marxiste rivoluzionarie a compromettersi con la borghesia e ad appoggiare, come in Francia, politiche di guerra.
Il POUM, riguardo alla questione sindacale, proponeva l'unificazione delle due principali centrali del lavoro, l'Unione Generale dei Lavoratori (Unión General de Trabajadores, UGT), di ispirazione social-riformista, vicina al PSOE, e della Confederazione Nazionale del Lavoro (Confederación Nacional del Trabajo, CNT), anarchica, legata alla FAI. La divisione inconciliabile di questi due tronconi del sindacalismo spagnolo rappresentava, secondo il POUM, la principale causa della debolezza della classe operaia e per superarla proponeva un soggetto terzo di unità sindacale, un luogo dove ragionare sulla costruzione di una "Centrale Unica".
Il concetto di rivoluzione socialista-democratica si applicava sui due fronti della produzione, quello agricolo e quello industriale. La terra, una volta preso il potere, avrebbe dovuto essere tolta ai latifondisti per essere ceduta direttamente agli agricoltori, secondo il principio che "la terrà è di chi la lavora". La proprietà della terra sarebbe dovuta cadere nelle mani dello Stato operaio, mentre il possesso della stessa sarebbe andata direttamente ai contadini. Nell'industria, invece, il POUM proponeva la nazionalizzazione degli impianti produttivi, nonché dei servizi (banche, trasporti, comunicazioni).
La situazione internazionale e la guerra Il POUM era convinto che il capitalismo mondiale, dopo la crisi economica del 1929, fosse sull'orlo del collasso e che, conseguentemente, il mondo si trovasse di fronte ad un prolungato periodo di guerra. Il sorgere dei fascismi ne era una riprova: la conseguenza dell'impotenza dei parlamenti liberaldemocratici nel sanare la crisi e la perdita dell'appoggio degli stessi da parte della classe capitalista, ora rivolta verso regimi dittatoriali di destra. Per questo, il POUM credeva che fosse inutile collaborare con le forze riformiste, incapaci di sanare le contraddizioni imposte dalla crisi economica, ma che anzi fosse necessario operare per costruire un fronte socialista apertamente rivoluzionario.
Questo ciclo di guerre poteva assumere l'aspetto di scontro tra le potenze imperialiste, con o senza il coinvolgimento dell'Unione Sovietica, di guerra di vari paesi capitalisti contro la stessa URSS oppure un susseguirsi di guerre coloniali. In ogni caso, il POUM avrebbe dovuto lavorare, secondo la parola d'ordine leniniana, per tramutare la guerra imperialista in guerra civile, rovesciando il regime attuale, appoggiando contemporaneamente l'URSS o la nazione del terzo mondo aggredita, senza al contempo aiutare nessuna potenza capitalista.
Il POUM, quindi, avrebbe dovuto rovesciare la strategia dell'Internazionale Comunista, che imponeva prima la sconfitta del fascismo, in seguito la rivoluzione. Una strategia del genere non avrebbe giovato alla classe operaia, né sarebbe andata nella direzione dell'instaurazione di uno stato socialista, quindi sarebbe stata da rigettare. La strategia necessaria da adottare, secondo il POUM, sarebbe stata quella di combattere insieme fascismo, borghesie nazionali e stati imperialisti, senza distinzione o priorità.
Le Internazionali e l'URSS Il POUM si poneva in aperto contrasto rispetto alla Seconda Internazionale, a cui imputava la colpa storica di essere capitolata allo scoppio della prima guerra mondiale. Inoltre, ne criticava gli aspetti di collaborazione di classe e la visione riformista della sua teoria e pratica politica.
Rispetto alla Terza Internazionale (Internazionale Comunista), il POUM tendeva a delineare tre fasi distinte, sia per metodi e contenuti, sia per giudizio storico-politico: una prima fase, dal 1919 al 1924, di costruzione dei movimenti e partiti comunisti, in cui l'Internazionale agiva attivamente e positivamente rispetto alle diverse sezioni, in maniera democratica e senza il predominio di nessuna componente; una seconda fase, dal 1924 al 1935, seguita alla morte di Lenin, in cui scompare la democrazia interna, si attiva un processo di burocratizzazione dell'organizzazione e la sezione sovietica diventa egemonica, conseguentemente alla scomparsa di una visione rivoluzionaria internazionale; una terza fase, dal 1935, in cui l'Internazionale diventa sostanzialmente null'altro che uno strumento dell'Unione Sovietica e la sua attività è piegata alle strategie di Stalin. Il POUM era molto critico rispetto alla strategia dei fronti popolari e accusava l'IC di aver abbandonato ogni prospettiva socialista ponendo la centralità della dicotomia fascismo-democrazia, favorendo in questo modo le socialdemocrazie e le classi borghesi. In questo modo, l'IC cessava di esistere come organizzazione rivoluzionaria del proletariato.
Il POUM era parte del Centro Marxista Rivoluzionario Internazionale o "Bureau di Londra", come veniva comunemente chiamato, nel tentativo non di formare un'altra Internazionale, ma di porre le basi per una "futura unità mondiale rivoluzionaria del proletariato".
Nei confronti dell'Unione Sovietica, il partito si poneva in netto appoggio rispetto alla difesa della rivoluzione, riservandosi però al contempo il diritto, derivato dal principio fondamentale marxista di critica continua della realtà, di sottoporre allo strumento dell'analisi lo sviluppo della rivoluzione sovietica stessa e lo stato della rivoluzione mondiale. In questo, il POUM era convinto di agire negli interessi del proletariato stesso e non in contrapposizione con nessuna esperienza comunista specifica.
Organizzazione Il POUM si basava sul principio di una democrazia interna assoluta, regolata nell'unità di azione dal centralismo democratico. Il Congresso era l'organismo sovrano, che eleggeva un Comitato Centrale di 41 membri ed il Segretario Generale. Con una struttura progressivamente locale, gli organismi erano tenuti a mettere in pratica le decisioni degli organismi dirigenti centrali. Il frazionismo non era tollerato a nessun livello.
Ogni membro del partito era tenuto ad essere iscritto a un'organizzazione sindacale e a partecipare attivamente al Soccorso Rosso (Soccorso Rojo) del POUM.
L'organo centrale erano il settimanale La Batalla, il Front, pubblicazione locale della Catalogna, e La Nueva Era, rivista teorica mensile.
Il Frente Popular e la Guerra civile spagnola