Itri è un comune italiano di abitanti della provincia di Latina nel Lazio.

Geografia fisica Territorio Posta a 170 m s.l.m., la cittadina sorge in una caratteristica vallata tra le falde occidentali dei monti Aurunci (passo di San Nicola), a circa 8 km dalla linea di costa. Si trova lungo il percorso della via Appia, tra Fondi (con la quale confina a ovest) e Formia (con la quale confina a est). Itri confina inoltre con Esperia a est, con Campodimele a nord e con Sperlonga e Gaeta a sud.

Costa A sud il territorio si affaccia sul mare con un breve tratto di costa rocciosa e frastagliata denominata Cala Cetarola, ove vi è la spiaggia sottostante l'antica via romana Flacca o Valeria, una piccola e caratteristica baia di ciottoli (simile alla spiaggia dei Sassolini di Scauri), situata sul litorale tra Gaeta e Sperlonga ed a breve distanza dalla cosiddetta "spiaggia della Grotta delle Bambole". Il suo valore ambientale è stato confermato dal Ministero dell'Ambiente che ha inserito la "costa rocciosa compresa tra Sperlonga e Gaeta" nell'elenco dei siti di Natura 2000, la rete europea di aree destinate alla conservazione della diversità biologica. Inoltre, fa parte del comune di Itri Punta dello Scarpone, adiacente alla spiaggia di Sant'Agostino di Gaeta.

Montagna I rilievi montuosi presenti nel suo territorio spesso superano i 1000 m di quota, come nel caso del monte Cervello alto 1.004 m s.l.m., del monte Trina alto 1.062 m s.l.m. o del monte Ruazzo alto 1.314 m s.l.m. Tra questi, che sono per lo più a carattere roccioso, si estendono numerose ed ampie radure. Tali zone, per la frequenza dei temporali primaverili-estivi che rinverdiscono la vegetazione, erano sede di alpeggio da maggio a ottobre inoltrato. Nelle giornate limpide, dalle alture, si osservano le isole dell'Arcipelago Ponziano, il Circeo, Ischia e l'intero Golfo di Gaeta.

Clima La situazione orografica di Itri conferisce al territorio un clima non uniforme, poiché frequenti sono i fenomeni microclimatici che caratterizzano zone ristrette del territorio comunale. Si va dal temperato fresco al temperato caldo, da un clima marino ad uno montano. Il centro urbano, posto a 170 m s.l.m., gode di un clima che si mantiene equilibrato: in inverno è protetto dai venti freddi grazie ai monti che lo circondano; in estate, sono gli stessi monti che garantiscono una brezza fresca che rompe la calura del sole. Le precipitazioni sono piuttosto elevate durante tutta la stagione invernale, mentre i fenomeni nevosi sono frequenti nell'esteso territorio, ma più rari (l'ultimo episodio risale al 27 febbraio 2018) nel centro urbano.

Classificazione climatica: zona C, 1387 GR/G

Origini del nome Il nome del paese deriva probabilmente dal termine latino iter ("via, cammino"), evidentemente legato al tracciato della Via Appia.

Storia Il sito ebbe una frequentazione in epoca preistorica: sono stati rinvenuti resti di epoca neolitica (strumenti in pietra e in ossidiana) e dell'età del bronzo (Valle Oliva, II millennio a.C.).

Fece parte del territorio degli Aurunci, conquistato quindi dai Romani, che vi realizzarono la via Appia nel 312 a.C. Il sito acquistò importanza come luogo strategico, tuttavia non si formò un nucleo abitato molto consistente, anche se è probabile la presenza di un piccolo centro, se non altro come stazione di posta. Le fonti, in realtà, non fanno diretto riferimento ad alcuna città tra Fondi e Formia.

Un antico tracciato viario, di cui si sono ritrovati resti di basolato nella località Calvi, collegava il luogo all'attuale Sperlonga.

Le prime notizie di un centro abitato chiamato Itri risalgono al 914 (in un atto di vendita è citato uno "Stefano, itrano"). Tra il IX e l'XI secolo sorse il primo nucleo fortificato (castrum) sull'altura che controllava il passaggio della via Appia. La presenza di un serpente sullo stemma cittadino ha dato origine alla leggenda, priva di qualsiasi fondamento, che la fondazione di Itri fosse opera degli abitanti della mitica città costiera di Amyclae (ricordata dalle fonti, ma mai identificata), fuggiti nell'interno per un'invasione di serpenti. Secondo tale leggenda il nome Itri deriverebbe dalla figura mitologica dell'Idra di Lerna.

Il castrum di Itri fece parte del ducato di Gaeta e passò quindi nella contea di Fondi (ca. 1140), dominata prima dalla famiglia normanna Dell'Aquila, poi dai Caetani, passando in seguito sotto i Colonna, Gonzaga, Carafa, Mansfeld e Di Sangro. Appartenne sempre alla diocesi di Gaeta. Un altro centro abitato fortificato, sorto a Campello (castrum Campelli), fu abbandonato alla metà del XV secolo.

L'abitato medievale di Itri sorse sul colle detto Sant'Angelo, che domina la Via Appia, dove si trovano il castello e la chiesa madre di S. Michele (città alta); si espanse solo in seguito nella valle lungo la via Appia (città bassa). I due nuclei sono separati dal torrente Pontone (o Rio Torto). Nel XV secolo un nucleo di ebrei viveva presso il castello, nell'area dell'attuale vicolo Giudea. Nella seconda metà del Quattrocento lUniversitas di Itri, con il finanziamento di Onorato II Caetani conte di Fondi, impiantò nella parte bassa di Itri alcune tintorie per i tessuti di lana; quella zona venne chiamata "la Foschia". Una delle attività produttive più importanti di Itri era la quella delle olive "itrane" e dell'olio, che veniva esportato tramite il vicino porto di Gaeta.

A Itri nacque nel 1771 fra Diavolo (Michele Pezza), che fu prima fuorilegge e quindi colonnello dell'esercito borbonico di Ferdinando IV, in lotta contro l'occupazione dei Francesi, che lo presero e impiccarono a Napoli nel 1806. La personalità di fra Diavolo fu ispirazione di diverse opere letterarie, di teatro e cinema.

Dal XIII secolo e fino al 1861 fece parte del Regno di Napoli (poi Regno delle Due Sicilie) nell'ambito dell'antica provincia di Terra di Lavoro, della quale continuò a fare parte anche dopo l'unità d'Italia, fino al 1927. Poi, durante il periodo fascista, stante il nuovo disegno organizzativo territoriale che comprendeva anche la istituzione delle regioni, nel 1927 l'intera parte settentrionale della provincia di Terra di Lavoro fu scorporata dalla neonata provincia di Caserta e assegnata al Lazio (province di Roma e Frosinone). In particolare quasi tutta la parte del distretto di Gaeta fu assegnata alla provincia di Roma. Infine nel 1934, Itri fu inclusa nel territorio della neocostituita provincia di Latina (in quell'epoca fascista si chiamava però Littoria).

Nel 1911 erano presenti nel comune cinquecento dei circa mille emigranti sardi arrivati per lavorare al V lotto della Direttissima Roma-Napoli. Nel contesto nazionale erano già presenti elementi di razzismo contro i sardi, chiamati sardegnoli, che non scomparvero fino alle imprese della Brigata Sassari nella prima guerra mondiale. Gli emigranti ricevevano un salario inferiore rispetto agli altri lavoratori, ma si rifiutarono di pagare ogni tangente alla camorra, allora infiltratasi nell'appalto e per tutelarsi cercarono di costituire una lega di autodifesa operaia. Il 12 e 13 luglio, a seguito di futili pretesti, avvengono due imboscate a cui partecipano gli stessi notabili del paese, nell'indifferenza delle forze dell'ordine. Si contarono, non senza difficoltà e intralci, 8 vittime e 60 feriti, tutti sardi, mentre dalla Corte d'assise di Napoli trentatré imputati furono assolti dai giurati popolari e nove condannati in contumacia. Questo avvenimento verrà ricordato come la strage di Itri.

Durante la seconda guerra mondiale, nel maggio del 1944, i bombardamenti distrussero il paese e i suoi monumenti al 75%.

Simboli

Lo stemma e il gonfalone sono stati riconosciuti con DCG del 21 settembre 1933. Lo stemma è così descritto dallo statuto comunale (art. 2, comma 1, 10 marzo 2000Bollettino Ufficiale della Regione Lazio, Supplemento ordinario n. 9 al Bollettino Ufficiale n. 7): Il gonfalone è un drappo di azzurro.

Onorificenze La città di Itri è stata insignita della medaglia di bronzo al valor civile con il DPR del 26 luglio 1961.

In occasione del settantesimo anniversario della liberazione della città dall'occupazione tedesca il comune ha dato alle stampe la relazione curata da Giuseppe Pecchia per suffragare la richiesta della medaglia d'oro al valor civile.

Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose Santuario della Madonna della Civita

Nel territorio di Itri si trova il santuario della Madonna della Civita in cui si venera un antichissimo quadro raffigurante una Madonna nera con Bambino denominata Madonna della Civita. Attestato almeno dal XII secolo e consolidato tra Quattrocento e Ottocento con ampliamenti, restauri, incoronazioni solenni e visite pontificie; la tradizione ne collega l’origine al ritrovamento miracoloso di un’icona orientale, poi divenuta centro di una devozione alimentata da pellegrinaggi, ex voto e dalla festa del 21 luglio. L’edificio presenta un impianto a tre navate, con quella centrale più ampia e dominata dall’altare maggiore, dove è custodito il quadro della Madonna della Civita, protetto da cristallo. L’altare, in marmi e intarsi di scuola napoletana settecentesca, è attribuito al maestro Filippo Pecorella ed è racchiuso da una balaustra riccamente intarsiata. Le volte sono decorate con episodi della storia del santuario, realizzati nel 1919 e poi ritoccati.

Convento di San Francesco Il convento di San Francesco (1324) () con la chiesa di San Francesco furono fondati dal conte di Fondi Onorato I Caetani. Collocato nella parte bassa della città si trovava nelle immediate vicinanze della chiesa della Vergine Annunziata (datata 1363, ricostruita dopo i bombardamenti e oggi intitolata a Santa Maria Maggiore). Nell'edificio era presente un oratorio dedicato a San Giovanni Battista ed i confratelli vi avevano diritto di sepoltura. Sappiamo dallo statuto itrano, risalente al '400 che Onorato II Caetani, conte di Fondi vi dimorò per un certo periodo a partire dall'anno 1487. Secondo una visita pastorale del 1722A. De Santis, Le chiese di Itri e Sperlonga nel Settecento, Bollettino dell'ISALM, Roma - Anagni, VII, 1971-1972, pp. 107-122., la chiesa era dotata di tre altari: altare maggiore con l'immagine del santo; due altari laterali, del Crocifisso e della Natività di Gesù Cristo. Sembra che sull'altare maggiore si trovasse il dipinto di Cristoforo Scacco Madonna in trono col Bambino tra i santi Francesco e Giovanni Battista, oggi al museo di Capodimonte. Quello che è rimasto della chiesa e del convento è stato trasformato in abitazioni civili e oggi resta soltanto un affresco conservato in un edificio nella centrale Piazza Incoronazione. Inoltre, dal convento di San Francesco provengono le due colonne dell'altare del Santuario della Madonna della Civita, così come il lavabo che si trova in sagrestia.

Monastero di San Martino In origine fuori dall'abitato (presso San Martino in Pagnano), il monastero era stato abbandonato in conseguenza delle leggi di soppressione delle corporazioni religiose nel regno d'Italia, essendo venuto meno il numero legale delle monache. In realtà l'edificio, occupato dalle Suore del Preziosissimo Sangue, era in uno stato di decadimento. Successivamente il monastero benedettino di San Martino, fu ricostruito all'interno delle mura. Distrutto anch'esso dai bombardamenti del 1944, è stato quindi ricostruito.

Chiesa di San Michele Arcangelo