Acquaviva delle Fonti (Jacquavìve, AFI: , in dialetto locale, fino al 1863 chiamata Acquaviva) è un comune italiano di abitanti della città metropolitana di Bari, in Puglia. Ha fatto parte della Comunità montana della Murgia Barese Sud-Est.

La cittadina è celebre perché sede di uno dei più importanti nosocomi dell'Italia meridionale, l'ospedale Miulli, e per la sua caratteristica cipolla rossa insignita del marchio "Prodotti di Qualità" Puglia, Presidio Slow Food e della De.C.O. (Denominazione Comunale di Origine). Sorge sull'altopiano delle Murge, intorno ai 300 metri sul livello del mare.

Geografia fisica Territorio

La cittadina sorge ad un'altitudine media di 300 metri sul livello del mare nell'entroterra pugliese, sulla bassa Murgia barese, non distante sia dalla costa adriatica che da quella ionica. Acquaviva deve il suo nome alla grande falda acquifera che scorre nel suo sottosuolo, che si estende dal centro storico fino ai piedi della collina di Salentino. Il piatto paesaggio che si osserva dalle contrade Collone e Monticelli, le zone più alte del territorio, è improvvisamente interrotto da avvallamenti detti lame, ovvero letti di antichi fiumi ormai secchi, modellati dal carsismo. Tipica delle lame è una rigogliosa macchia mediterranea. Altri fenomeni dovuti al carsismo sono le doline, localizzate prevalentemente nelle lame, che sono buchi nel terreno a forma di imbuto o scodella. La parte del territorio comunale a nord del centro abitato, pianeggiante, arriva a toccare un'altitudine poco inferiore ai che, via via che si procede verso sud, aumenta fino a superare, nelle propaggini più meridionali del territorio comunale dall'andamento collinare, anche i 430 metri sul livello del mare.

Clima Il clima è mediterraneo con inverni freschi e variabili, e con estati abbastanza secche. La media annuale delle precipitazioni si attesta sotto i , a causa dello sbarramento orografico a Sudovest, con piogge più frequenti durante l'autunno e l'inverno e meno frequenti durante l'estate (dove non mancano però temporali pomeridiani). Le massime giornaliere si attestano dunque soltanto su 26-31 °C, con occasionali massime sopra i 35 °C (durante l'arrivo dell'Anticiclone Africano, soprattutto con correnti favoniche sud-occidentali). Le notti estive hanno invece come media 17-23 °C. Le temperature invernali sono di 9-14 °C per le massime e di 4-9 °C per le minime. Tra l'autunno e l'inverno può fare la sua comparsa la nebbia. Quella da irraggiamento si manifesta nelle notti di alta pressione, quella da avvezione o con correnti umide meridionali in risalita dal Mar Ionio o con correnti umide settentrionali provenienti dal Mare Adriatico. Si possono inoltre verificare brinate e gelate notturne, tuttavia le minime raramente scendono sotto i . La caduta della neve avviene quasi esclusivamente durante le ondate di aria fredda provenienti dai Balcani, grazie all'azione "umidificatrice" dell'Adriatico che conferisce umidità alle fredde masse d'aria nordorientali.

Classificazione climatica: Zona climatica D; Gradi giorno 1610.

Origini del nome Il nome Acquaviva viene dalla falda acquifera cittadina superficiale che si estende sotto il territorio comunale, conosciuta già in epoca romana. In passato la città era conosciuta per l'abbondanza d'acqua, tanto che durante i periodi di siccità vi si recavano persone da altri paesi per l'approvvigionamento d'acqua. Tracce dell'importanza dell'acqua per la comunità sono i numerosi pozzi del centro antico e in campagna le 'ngegne, macchine tradizionali a trazione animale che attingevano acqua dai pozzi artesiani.

Storia

Le sue origini non sono certe. Alcuni studiosi ritengono che sia sorta intorno al IV-V secolo a.C. nella zona di Salentino (collina situata a pochi chilometri dall'abitato e dominante una grande zona pianeggiante e molto fertile); altri sostengono che i primi insediamenti acquavivesi si potrebbero far risalire al periodo che intercorre fra il VI e VIII secolo d.C. È cosa certa, che a Salentino vi fu un insediamento antico perché gli scavi effettuati nel 1976 ne diedero conferma. Infatti furono portati alla luce diverse abitazioni complete di focolari ed a fianco ad esse furono ritrovate le sepolture con scheletri umani.

La fertilità delle terre a valle, la ricchezza delle acque sorgive o qualche devastazione furono le cause che spinsero gli abitanti a spostarsi verso l'attuale centro urbano. Il toponimo in epoca latina era Aquaviva. L'attuale Acquaviva, infatti, venne abitata dagli emigrati degli antichi villaggi di Malano, Ventauro, San Pietro, San Marco, Sant'Angelo e Salentino. Acquaviva fin dall'età più remota crebbe rapidamente, rispetto agli altri villaggi, grazie al suo clima e alla presenza delle falde acquifere ed è grazie a quest'ultima ricchezza che, dopo molti secoli, al nome Acquaviva è stato aggiunto "delle Fonti".

L'acqua sotterranea, raccolta nelle falde, era sfruttata per scopi agricoli e tirata su dalla noria, secondo il linguaggio locale la 'ngegne, che era una macchina attivata da un asino o da un mulo che girava in circolo all'infinito (tutt'oggi questo oggetto è visibile in piazza Vittorio Emanuele II).

Il suo nome comunque risulta tra le sedi episcopali dei primi tempi della Chiesa. Appartenuta successivamente ai Normanni, che edificarono il Castello, passò agli Svevi che modificarono il castello con elementi tipici del periodo federiciano, agli Angioini e agli Aragonesi. Passato al principe di Taranto Giovanni Antonio Orsini Del Balzo, il feudo di Acquaviva fu assegnato in dote nel 1456 alla di lui figlia Caterina sposa del duca d'Atri Giulio Antonio Acquaviva, assieme ai feudi di Noci, Turi, Conversano Castellana, Bitonto, Bitetto e Gioia del Colle. Nel 1499 il feudo di Acquaviva apparteneva alla contea di Conversano.Il marchesato di Acquaviva, assieme alla contea di Gioia passato nel 1597 a Giosia e a suo figlio Alberto Acquaviva d'Aragona, fu messo in vendita nel 1614 da quest'ultimo per dissesti finanziari. In tale data in Napoli, presso la Regia Camera della Sommaria era affisso il bando d'asta con l'apprezzo stimato dai Regi Tavolari e Acquaviva era così descritta: «Acquaviva è una terra ricca e populata, 1700 fuochi [8.500 abitanti] di sito bellissimo, presenta comodità di negoziare ogli [oli] stando nel cuore della provincia ricchissima di tale frutto. La vicinanza al mare offre la possibilità di smaltirlo, per Venetia, Ferrara et per altri infiniti luoghi». La vendita di Acquaviva, assieme a Gioia del Colle, avvenne il 4 marzo 1614 per acquisto da parte di uomo d'affari genovese marchese Paride Pinelli. Nel 1623, alla morte di quest'ultimo, il feudo di Acquaviva e Gioia fu tenuto in fitto per 35 anni (1629-1664) da Giangirolamo Acquaviva d'Aragona, dal genovese Antoniotto Spinola, dal marchese Caracciolo di Santeramo e poi dal principe di Cassano, Gaspare Ayerbo. Nel 1663 Giovanni Girolamo Molignani, sulle ceneri di una precedente accademia poetico-letteraria, fonda l'Accademia dei Ravvivati. Il feudo fu comprato finalmente nel 1665 per ducati dal marchese genovese di Assigliano Carlo I de Mari. Il nuovo feudatario, con il quale iniziò il dominio della famiglia de Mari, protrattosi per oltre un secolo e mezzo, fissò la sua dimora nel vecchio castello di Acquaviva delle Fonti, trasformandolo in uno splendido palazzo baronale.

L'opera di trasformazione sul castello, da parte di Carlo de Mari e dei suoi successori, fu radicale: essi lo trasfigurarono completamente, portandolo a un assetto molto prossimo a quello attuale, avente lo status di palazzo nobiliare.

Feudatari XII secolo Cornulo (1129); Roberto Brizio (1136); Roberto Gurgulione (1145).

XIII secolo Filippo Cinardi (1240); Consiglio da Bari (1266); Galgano de Marra (1269); Guglielmo I de Sateguevilla (1270); Guglielmo II de Sateguevilla (1270); Guglielmo III de Sateguevilla (1282); Guglielmo d'Alneto (1284).

XIV secolo Raimondo Berengario (1303); Azzo VIII, signore di Ferrara (1305); Bertrando del Balzo, Conte d'Andria (1309); Francesco I del Balzo, Duca d'Andria (1351); Luigi d'Enghien (1375 circa); Luigi di Sanseverino (1382); Franceschello Guindazzo (1382); Pietro di Lussemburgo (1397).

XV secolo Antonio de Sansovisiis (1407); Alberico da Barbiano (1409); Giovannella Gesualdo e Domenico Attendolo Sforza (1414); Giacomo II di Borbone-La Marche, principe di Taranto e duca di Calabria (1415); Maria d'Enghien e Giovanni Antonio Orsini Del Balzo, principe di Taranto (1416); Giovanni Antonio Orsini Del Balzo, principe di Taranto (1429); Jacopo Caldora, duca di Bari (1434); Antonio Caldora, duca di Bari (1439); Giovanni Antonio Orsini Del Balzo, duca di Bari e principe di Taranto (1440); Francesco II del Balzo, duca d'Andria (1450 circa); Pirro del Balzo, duca d'Andria e signore di Acquaviva (1482); Federico IV d'Aragona, duca d'Andria e signore di Acquaviva (1487); Giovanna di Trastámara, principessa d'Aragona e regina consorte di Ferdinando I di Napoli (1496); Andrea Matteo Acquaviva d'Aragona (1499).

XVI secolo Prospero Colonna (1503); Andrea Matteo Acquaviva d'Aragona (1505); Giovanni Antonio Donato Acquaviva d'Aragona (1511); Giovanni Girolamo I Acquaviva d'Aragona (1554); Alberto Acquaviva d'Aragona, undecimo duca d'Atri e conte di Gioia (1575); Giosia Acquaviva d'Aragona, duodecimo duca d'Atri (1597).

XVII-XVIII secolo Ascanio de Scribanis (1611); Paride Pinelli, marchese di Civitasantangelo (1614); Giangirolamo Acquaviva d'Aragona (1629); Antoniotto Spinola (1640); Giovanni Battista Caracciolo, in fitto al marchese di Santeramo (1658); Gaspare Ayerbo d'Aragona, in fitto al principe di Cassano (1664); Carlo I de Mari, primo principe di Acquaviva e secondo marchese di Assigliano (1665). Moglie: Geronima Doria. Figli: Teresa de Mari; Carlo II de Mari, secondo principe di Acquaviva e terzo marchese di Assigliano (1697). Moglie: Beatrice di Tocco dei principi di Montemiletto. Figli: Laura de Mari. Giovanbattista de Mari, terzo principe di Acquaviva (1740). Moglie: Maria Grazia Caracciolo; Carlo III de Mari, quarto principe di Acquaviva (1775). Moglie: Maria Rosa Gaetani. Figli: Beatrice de Mari.

Simboli

Lo stemma del comune di Acquaviva delle Fonti è stato riconosciuto con decreto del capo del governo del 25 febbraio 1936 e confermato con D.P.C.M. del 21 gennaio 1962.

Il gonfalone, concesso con regio decreto dell'11 maggio 1936, è costituito da un drappo di azzurro.

Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose Concattedrale di Sant'Eustachio martire

Dove ora sorge il duomo acquavivese, un tempo era probabilmente collocata una chiesa voluta dal feudatario normanno della universitas di Acquaviva Roberto Serguglione. Essa fu costruita tra l'XI e il XIII secolo ed era stata disegnata seguendo i modelli del Romanico pugliese.

La concattedrale di Sant'Eustachio Martire — la struttura attuale — fu costruita per volontà di Cesare Lambertini a partire dal 1529, quando era feudatario di Acquaviva Giannantonio Donato Acquaviva d'Aragona. Essa fu consacrata nel 1623 dall'arcivescovo di Bari e Canosa Ascanio Gesualdo. La chiesa fu storicamente sede di una prelatura nullius e dovette difendere per secoli i suoi privilegi di esenzione giurisdizionale ecclesiastica come chiesa palatina dalle pretese degli arcivescovi di Bari fino all'unione personale con la prelatura di Altamura nel 1848 che ne consolidò definitivamente i diritti.