Noicattaro (AFI: Noicàttaro,La pronuncia sdrucciola del toponimo è attestata sul Sito istituzionale del Comune di Noicattaro che abitualmente esplicita la posizione dell'accento tonico allo scopo di evitare errori di pronuncia. Nòie in dialetto locale, Noja fino al 1862Il cambio di denominazione fu deliberato dal Consiglio comunale il 23 ottobre 1862 e autorizzato con il regio decreto 4 gennaio 1863, n. 1196.) è un comune italiano di abitanti della città metropolitana di Bari in Puglia.
Geografia fisica Territorio Il territorio comunale parte da un'altitudine di s.l.m. e inizia a salire dolcemente verso il centro abitato che si trova a 99–100 m s.l.m., poi prosegue in direzione Casamassima fino ad arrivare ad un'altitudine di s.l.m.: quindi il territorio nojano, caratterizzato da doline e piccoli avvallamenti, può considerarsi il primo gradino delle Murge. Le lame (Lama San Giorgio e Lama Giotta) lambiscono il territorio comunale da nord a sud.
Noicattaro confina con i comuni di Bari, Rutigliano, Casamassima, Mola di Bari, Triggiano, Capurso e Cellamare.
Clima Il clima di Noicattaro è tipicamente mediterraneo, con inverni freschi e piovosi ed estati calde e afose. Le temperature nelle aree più interne sono caratterizzate da clima temperato, mentre in prossimità della costa adriatica risentono dell'azione mitigatrice del mare. Nella tabella sottostante sono riportati i valori medi che si registrano nel territorio delle basse Murge, di cui anche il territorio di Noicattaro fa parte:
Storia Il territorio comunale è stato abitato sin da tempi molto remoti.
Il centro storico del paese sorge in prossimità della diramazione della Via Traiana che congiungeva Brindisi e Benevento, proseguendo poi sino a Roma sul tracciato della Via Appia. Forse era la Via Minucia o, secondo l'interpretazione di alcuni autori, la mulattiera ("mulis vectabilis via") citata nelle opere di Strabone, Orazio e Cicerone; un'antica via peuceta che in epoca romana finì per coincidere con il tratto interno della via Traiana, quella diramazione che dopo la biforcazione di Bitonto si dirigeva verso Egnazia e Brindisi attraversando il territorio degli attuali centri di Modugno, Ceglie del Campo, Capurso, Noicattaro, Rutigliano e Conversano.
Il tratto litoraneo della Via Traiana lambiva altri insediamenti nei luoghi dove oggi sorge Torre a Mare.
Nella fascia costiera del territorio di Noicattaro sono state rinvenute tracce della presenza umana risalenti in alcuni casi al Neolitico; invece nell'entroterra, verosimilmente lungo il tracciato dell'antica viabilità, sono state scoperte necropoli risalenti ad epoca preromana, fra le quali la sepoltura di un guerriero databile intorno al VI secolo a.C.; il prezioso corredo funerario scoperto è conservato nel museo archeologico di Bari.
Il paese attuale nasce tra l'XI e il XII secolo come piccolo villaggio ("Locus Noa") cinto da mura e protetto da una torre feudale e da una chiesa, attorno alla quale si disponevano le abitazioni.
Le prime tracce di "Noa" negli antichi documenti risalgono al X secolo ed è difficile pensare che il nuovo villaggio non abbia fornito rifugio agli abitanti degli insediamenti preesistenti sulla costa ed anche della vicinissima "Azetium", tutti distrutti dai predoni saraceni dopo la caduta dell'Impero Romano d'Occidente. Per quanto Azetium sia ritenuta la progenitrice dell'attuale comune di Rutigliano, essa sorgeva in prossimità di Noicattaro, in contrada Castiello, sul ciglio del torrente Lama Giotta, ed era contornata da una possente cinta muraria circolare le cui tracce si distinguono tuttora nelle mappe satellitari.
È possibile rintracciare testimonianze riguardo al primo Signore di Noa, Goffredo di Conversano, un normanno nipote di Roberto il Guiscardo, in cui sono trascritti due documenti risalenti al 1094 e al 1096, nei quali Goffredo di Conversano si qualifica "dominator loci Noe". Cornelio de Vulcano è il primo conte di Noa. Nel 1592 il feudo fu acquistato dai Carafa, ramo della Stadera, che mantennero il titolo di duchi di Noja fino alle leggi eversive della feudalità del 1806. Il titolo nominale di conte di Noja passò alla famiglia spagnola Pérez Navarrete e alla discendente famiglia Longo de Bellis di Napoli.
Nei secoli, forse per un influsso spagnolo, andò consolidandosi la tradizione della penitenza e della flagellazione quaresimale, elementi tuttora vivi nei riti della Settimana Santa noiana.
Il 23 novembre del 1815 moriva un giardiniere chiamato Liborio Didonna: si trattava della prima vittima di una devastante epidemia di peste bubbonica che sarebbe passata alla storia come l'ultimo, grande episodio dell'intera Europa occidentale. L'intero paese fu isolato dai limitrofi mediante lo scavo di un enorme solco al di là dei suoi confini. Alla fine del contagio si contarono quasi 800 morti su una popolazione di abitanti« La pestilenza si diffondeva quasi esclusivamente fra il basso popolo, che viveva nella miseria; quindi se ne incolpava la carestia e si malediva l'avarizia dei ricchi ». In Storia della peste di Noja, Biblioteca Italiana, IX, Milano, 1818, pp. 94-95..
In segno di rinnovamento dopo l'Unità d'Italia e per evitare l'omonimia con un comune lucano (che a sua volta mutò il proprio poleonimo in Noepoli), il 23 ottobre 1862 il nome cambiò da Noja (l'antica Noa) in Noicattaro. In quest'occasione una delibera del Consiglio Comunale, sulla base della lontana e accreditata tradizione orale, ricorda la terra primigenia sul mare, la leggendaria Cattaro pugliese, fondendo nel neologismo i due nomi di Noja e Cattaro.
Resta ancora molto vivo nei cittadini il ricordo del vecchio toponimo del paese: infatti nel vernacolo locale Noicattaro è "Nào" e gli abitanti si dicono "Nojani".
Nel 1934 la fascia costiera del territorio del comune di Noicattaro, corrispondente all'attuale Torre a Mare, venne annessa al comune di Bari.Legge n. 17 dell'11 gennaio 1934 (pubblicata sulla )Regio Decreto n. 1471 del 25 agosto 1938 (pubblicato sulla )
Simboli Lo stemma del comune di Noicattaro è stato riconosciuto con decreto del capo del governo del 4 giugno 1935 ed è costituito da un vaso a calice di colore oro, al cui interno sono dei fiori vari a colori naturali inframezzati da rami di foglioline verdi. Il vaso è posto in campo azzurro. Lo stemma è sormontato da una corona muraria di Città, in basso da due rami intrecciati alla base, di cui uno di alloro e uno di quercia verde. Il gonfalone riporta la scritta dorata "". Nel 1964 vengono aggiunti agli ornamenti esteriori anche due tralci d'uva, che stanno a simboleggiare la nuova economia agricola del paese.
Monumenti e luoghi d'interesse Centro storico
Il centro antico nojano ha la conformazione di un cuore, ed è tutto raccolto intorno alla Collegiata di Santa Maria della Pace (chiesa matrice). Il centro è caratterizzato da stradelle e viuzze, scale esterne e camini in muratura che svettano verso l'alto. Le abitazioni, costituite da un'architettura molto povera, sono in pietra viva o tufo per la maggior parte si sviluppano sotto il livello stradale. Ogni tanto l'intrico di stradine si apre in piccole piazze (Largo Pagano) e inoltre non passano inosservate le innumerevoli edicole votive, simboli di un popolo molto devoto ai propri santi. Da menzionare tra queste edicole votive quella della Madonna delle Grazie, che dà il nome all'omonimo rione. Sempre nel rione della Madonna delle Grazie è da ammirare un'abitazione impreziosita da una bifora a sesto acuto finemente lavorata in pietra.
Piazza Umberto I, la più importante della cittadina, non ha più la sua forma originaria a causa di una ristrutturazione, che comportò nel 1973 l'abbattimento di alcuni palazzi storici e la distruzione di una chiesa cinquecentesca (Santa Maria del Soccorso). Attualmente in piazza si possono ammirare la torre dell'orologio (1832), la chiesa di Maria SS. Immacolata detta anche "dei Foresi", il portale d'ingresso e quello delle scuderie del castello e un'edicola votiva finemente lavorata con stucchi e adornata da una piccola balconata dov'è presente una statua in cartapesta della protettrice del paese. Proseguendo per via Oberdan sulla sinistra è situata l'unica fontana ornamentale del paese, detta delle Testuggini.
Architetture religiose Chiesa madre La collegiata di Santa Maria della Pace è la chiesa più importante e più antica del paese, edificata in epoca normanno-sveva tra il XII e il XIII secolo in stile romanico pugliese: è il cuore del borgo antico. La facciata monocuspide conserva due portali centinati dalle cornici riccamente scolpite, ed è fiancheggiata a sinistra dalla bella torre campanaria alta (monumento nazionale fino al 1913) a monofore e bifore romaniche con archivolti ogivali. All'interno della Collegiata si possono ammirare le tre navate divise da colonne con capitelli intagliati, la cappella del SS. Rosario, istituita per celebrare la battaglia di Lepanto, con i due pilastri antistanti scolpiti con i profili di due soldati dell'epoca, lo splendido coro ligneo realizzato in massello di noce risalente al 1544, un Crocifisso ligneo policromo del '400, il soffitto plafonato del pittore Michele Sparavilla del 1892 che copre le capriate del tetto, l'affresco bizantineggiante di San Giovanni Evangelista, il ciborio in pietra leccese del 1544, l'altare maggiore in marmo con l'immagine della Madonna della Pace raffigurata dal pittore Umberto Colonna.
Chiesa del Carmine
Ubicata in fondo alla strada omonima, all'esterno delle mura che delimitavano il borgo antico, fu edificata in stile barocco fra il 1587 e il 1636 insieme all'annesso ex convento dei Carmelitani.
La costruzione fu voluta dalla prima duchessa di Noja, Isabella Pappacoda, moglie di Pompeo I Carafa, che donò la preesistente Cappella di San Rocco con i circostanti terreni, sui quali i Carmelitani edificarono la Chiesa, il Convento e l'aia recintata in pietra..
Il porticato si apre con la facciata costituita da quattro paratie. Ai lati del finestrone centrale ci sono due nicchie che accolgono due santi carmelitani. Il portale d'ingresso è sovrastato da una lunetta su cui è affrescata la Madonna del Carmine. Entrando si ammira subito l'architettura sfarzosa del barocco. Sull'altare centrale settecentesco vi è il quadro della Madonna del Carmine attribuito all'artista fiammingo Dirck Hendricksz Centen, noto come Teodoro d'Errico. Esso è sovrastato da un'altra tela raffigurante la Sacra Famiglia su cui i pareri critici oscillano tra una restituzione a Fabrizio Santafede e una a Decio Tramontano. Da apprezzare anche gli affreschi e le tele delle cappelle laterali, e i due dipinti a fresco rinvenuti nel 2005 in due grandi nicchie sulla parete di fondo della sagrestia, raffiguranti San Donato vescovo e San Pietro apostolo.
Il campanile, uno dei più alti della provincia, fu aggiunto alla chiesa nel 1668. Esso si divideva in tre ordini: sul secondo troncone, in corrispondenza della cella campanaria, era situata la statua in pietra di Sant'Irene, invocata dai nojani contro i violenti temporali ("Sand'Irain, livn' da ogni pain" - "Sant'Irene liberaci da ogni pena"), il terzo ed ultimo ordine culminava con un tetto a cipolla.
La sera del 5 giugno 1910 venne danneggiato da un potente fulmine e successivamente i due tronconi superiori non furono mai più restaurati e vennero abbattuti; sino ad allora fu "a ceim' d' Nào" (la cima di Noicattaro), cioè la più alta costruzione del paese. Oggi resta solo il primo troncone della costruzione originaria.
Chiesa della Madonna della Lama