Visone (Visòn in piemontese) è un comune italiano di abitanti della provincia di Alessandria, in Piemonte. Posto alle porte di Acqui Terme, lungo la strada che collega la città termale con Ovada, Visone è uno dei comuni dell'Acquese, regione geografica del Basso Piemonte che prende il nome dalla città di Acqui Terme. Prende il nome dall'omonimo torrente Visone, che lo attraversa e che nel suo territorio, poco distante dal centro del paese, si immette nella Bormida.

Il 15 marzo 2022 ha ottenuto dalla Regione Piemonte il riconoscimento di "comune turistico"Determinazione Dirigenziale del Coordinamento politiche e fondi europei turismo e sport, Valorizzazione turistica del territorio (Regione Piemonte) n .33 del 15/03/2022..

Geografia fisica Visone fa parte della regione storico-geografica dell'Alto Monferrato.

Il territorio comprende a nord un tratto del corso del fiume Bormida, a cui affluiscono i torrenti Visone e Caramagna, determinando una vasta area pianeggiante di origine alluvionale diffusamente coltivata a cereali e orticoltura. La parte meridionale, invece, ha un profilo progressivamente più scosceso, dove colline dolci e arrotondate si alternano a dirupi più aspri e bradi in calcare e tufo, scavati dal corso di numerosi rii. Queste zone, ove non coltivate preferenzialmente a vigneto, restano ricoperte di macchia e boschi di querce e castagni.

Il centro urbano è posizionato al centro del mondo sul limitare nord-occidentale, a raccordo tra l'area collinare (verso la quale in parte si estende) e l'alveo fluviale (che lo comprime sull'antica Rocca).

La pietra di Visone In tutta l'area è presente una formazione geologica caratteristica (Formazione di Visone), consistente in depositi di biocalcareniteSi tratta, in particolare, di una "deposizione trasgressiva di calcareniti ed areniti calcaree a glauconite e/o alternanze di arenarie e marne glauconitiche con calcari fossiliferi a Nullipore, Myogipsine, Briozoi, Pectenidi, Echinidi, frustuli carboniosi e denti di pesce" (Comune di Acqui Terme, Note della Carta geologico-strutturale a supporto del P.R.G.C., 2015) databili al Miocene (Burdigaliano) e appartenente al Bacino terziario piemontese, nota anche come pietra di Visone, diffusamente utilizzata fin dall'epoca romana come pietra ornamentale.

Tra i reperti più antichi realizzati con questo materiale vi sono alcune steli funerarie e capitelli di età romana, conservati presso il Museo archeologico di Acqui Terme, e le colonne della cripta della Cattedrale della stessa città, realizzata in epoca altomedievale riutilizzando materiali di recupero più antichi.

Dopo una apparente sospensione dell’attività estrattiva nei secoli XII-XV, l’uso della pietra di Visone riprende con nuovo vigore a partire dalla fine del ‘400, per realizzare la porta centrale della Cattedrale di Acqui, ma anche sempre più diffusamente per abbellire chiese e palazzi signorili della vicina Acqui Terme. Quando dopo il 1572 il cardinale Michele Bonelli assume la direzione dei lavori per il completamento del grande complesso monumentale di Santa Croce di Bosco Marengo, voluto da suo zio San Pio V, il ricorso alla pietra di Visone per realizzare stipiti e colonne è tale che sulle alture di Visone viene appositamente aperta una nuova cava, chiamata appunto di Santa Croce.

Proprio la colonna a fusto monolitico in pietra di Visone, sempre più diffusamente presente in portici, loggiati ed elementi modulari dell’architettura aulica locale, determina progressivamente, fino a tutto il XVIII secolo, un indirizzo e un gusto stilistico non rilevabile in nessuna altra zona oltre l’acquese.

In epoca più recente, gradualmente tramontato l’uso in architettura, le cave vengono riconvertite per produrre calce. Tale attività è proseguita fino a tutti gli anni ’70 del secolo scorso con i grandi stabilimenti Canepa e Zanoletti ubicati a ridosso del centro urbano, che dovettero però poi chiudere per motivi di igiene pubblica dovuti proprio alla eccessiva vicinanza con l’abitato.

Le sorgenti termali Il sistema geologico locale è interessato da diverse discontinuità tettoniche, quali il sistema di faglie transtensivo sviluppato in direzione circa Est-Ovest tra i Bagni di Acqui e Visone, che determina la presenza di settori con elevata permeabilità, dove è più facile la risalita di acque sotterranee. Questo fenomeno, all’origine del ben noto sistema termale acquese, si inoltra in realtà fino a gran parte del territorio visonese, determinando anche in esso la presenza di diverse fonti d’acqua cloruro-sodica a elevata salinità e temperatura spesso superiore a quella ambiente stagionale.

Dal momento che non è localmente presente alcuna attività vulcanica, l’acqua termale di questo sistema è riscaldata solo per via del gradiente geotermico normale e la sua origine è meteorica: si stima che filtri nel terreno attraverso fratture presenti sulle alture appenniniche dell’entroterra genovese e che permanga nel sottosuolo per un tempo molto variabile (tra 42 e 1000 anni) prima di riemergere nelle sorgenti acquesi e visonesi.

Le sorgenti termali principali di Visone sono:

la "Caldana", posta nel concentrico urbano nella via omonima nei pressi della chiesa parrocchiale; la "fontana del Quaré", posta subito fuori dell'abitato in direzione di Grognardo.

La conoscenza e l'uso di queste fonti, come per quelle acquesi, risalgono al periodo tardoromano e, ancora a fine '800, sia le acque che i fanghi delle sorgenti visonesi venivano ampiamente utilizzati per la cura di disturbi quali il gozzo, i dolori articolari e l'irregolarità mestruale.

Storia La prima notizia storica riguardante il paese di Visone si riferisce al suo castello, dove il 4 maggio 991 il marchese Anselmo I del Monferrato e sua moglie Gisla firmano la carta di fondazione dell’abbazia di San Quintino di Spigno. In questo periodo una quota importante della popolazione visonese è costituita da famiglie di origine longobarda. Già una cinquantina d'anni prima, però, era menzionata la presenza di una pieve in prossimità della confluenza del torrente Caramagna con la Bormida, sul limitare dell'attuale territorio comunale verso il confine con Orsara e Morsasco.

All’inizio del XIII secolo, molti possedimenti in Visone sono tenuti dall'acquese Manfredo Boccaccio, cui il vescovo di Acqui riconosce diritti insieme al fratello Guglielmo. I Boccaccio terranno possedimenti in paese per oltre un secolo e mezzo, spesso in lite con la Mensa episcopale acquese per questioni di confini.

Nell'ottobre 1450 il Capitolo della cattedrale di Acqui, riunito per eleggere il nuovo vescovo, è costretto a trasferirsi della chiesa di S. Maria delle Grazie di Visone per sfuggire alla grave epidemia di peste che stava imperversando in città.

Nel 1469 il marchese di Monferrato concede il feudo di Visone ad Antoniotto Malaspina, la cui famiglia lo deterrà in realtà solo per pochi decenni. In questo periodo, il castello viene quasi completamente ricostruito ed ampliato, assumendo le forme che manterrà fino a ‘900. Le controversie tra il presule acquese e i feudatari visonesi continuano anche in questo caso, tanto che nel 1480 è lo stesso papa Sisto IV a dover intervenire per sedare una lite tra il vescovo Tomaso Deregibus e Antoniotto. Nel 1519 Giovanni Malaspina vende però già il castello di Visone a Maria Boverio della Corba, prima cameriera della marchesa Anna di Alençon.

Nel 1623 il conte Francesco della Corba lascia proprio erede universale il Collegio di San Paolo, che però rinuncia al suo possesso a favore del nipote di Francesco, Ferrante de Cardona. Il successore, Raimondo de Cardona, vende il castello e il titolo feudale di Visone al patrizio genovese Luigi Centurione Scotto, la cui famiglia li manterrà ininterrottamente fino al XIX secolo.

Nella notte tra il 18 e il 19 aprile 1861 una alluvione e il conseguente straripamento del fiume Bormida provocano una terribile frana nella frazione Malborghetto (il borgo vecchio), causando il crollo di molte case poste attorno al castello e della chiesa di Santa Maria delle Grazie, che sorgeva anch’essa entro le mura castellane, provocando la morte di quindici persone e modificando radicalmente l’aspetto del borgo. A seguito di questa sciagura, il principe Centurione mette a disposizione della popolazione sfollata una ampia parte delle proprie terre poste a est dell'abitato, determinando così una significativa nuova espansione urbana del paese.

Nel 1893 si inaugura la linea ferroviaria Acqui-Ovada, estesa l'anno successivo sino a Genova, che porta notevoli vantaggi poiché collega acquese con la riviera ligure, aprendo la strada a intensi rapporti sociali e culturali che caratterizzano profondamente l'intero territorio ancora oggi. È proprio la stazione ferroviaria, infatti, a dare un impulso notevole allo sviluppo economico del territorio, tanto che nel 1895 la famiglia Rossi apre una filanda nel centro del paese per la lavorazione di seta e lana e pochi anni dopo, nel 1897, inizia lo sfruttamento "moderno" delle cave di calcare, con la costruzione delle fornaci per la cottura della pietra per ottenere calce idrata.

L'intensa attività industriale della zona richiede altrettanto intense disponibilità energetiche, per cui all'inizio del '900 si realizza una piccola centrale per la produzione di energia idroelettrica lungo la Bormida, attiva ancora oggi.

A partire dall'8 giugno 1929, nell'ambito della riorganizzazione territoriale promossa dal regime fascista, il comune di Visone viene soppresso e il suo territorio accorpato a quello di Acqui TermeR.D. n. 3259 del 20 dicembre 1928. e si dovrà aspettare il 1 gennaio 1948 per la sua ricostituzioneD.Lgs. n. 1187 del 20 agosto 1947, convertito dalla L. n. 1123 del 4 agosto 1951..

Simboli Lo stemma e il gonfalone sono stati concessi con decreto del presidente della Repubblica del 20 giugno 1956.

Il gonfalone è un drappo interzato in palo di rosso, di giallo e di azzurro.

Monumenti e luoghi d'interesse Rocca e ruderi del castello Malaspina

Al termine di piazza Castello si trova la Rocca, il nucleo urbano più antico del paese, che si affaccia a strapiombo su un'ansa del fiume Bormida. L'impianto originale della struttura difensiva risale certamente almeno al X secolo, dal momento che è attestato in quell'epoca come residenza della discendenza aleramica che dominava sul contado acquese.

Del profondo rimaneggiamento operato dai Malaspina alla fine del XV secolo rimangono oggi pochi resti diroccati dell’edificio, ma sono ancora sostanzialmente intatti la torre merlata (visitabile fino alla sommità grazie al recente restauro delle scale interne), la porta di accesso alle mura difensive e una parte cospicua del fossato sui bastioni orientali. Il ricetto tardomedievale originariamente presente all'interno della cinta muraria, notevolmente ridimensionato già a causa dei crolli causati dall'imponente alluvione del 1861, fu invece quasi completamente demolito negli anni '90 per fare posto a un piazzale belvedere, che viene utilizzato oggi come sede delle principali manifestazioni turistiche e culturali del paese.

La torre ha ispirato nel 1968 lo scultore e fabbro artistico acquese Ernesto Ferrari (1894-1973) per la realizzazione di un pregevole medaglione sbalzato, oggi conservato al Museo Ferrari di Acqui Terme, e per la composizione di una poesia a essa dedicata.

Ai piedi della Rocca, fino ancora agli anni '70, era in funzione un antico servizio pubblico di traghetto per collegare il paese con la regione Cavallera, posta oltre la Bormida ma ancora appartenente al territorio comunale di Visone.

Palazzo Madama Rossi e Oratorio di S. Rocco Il palazzo si trova su via Acqui, al limitare orientale del paese.