Il parco naturale del Sulcis (in sardo: Parcu naturale de su Sulcis) è uno dei parchi regionali indicati nella legge quadro n. 31 del 7 ottobre 1989 emanata dalla Regione Autonoma della Sardegna. A tutt'oggi il parco non ha ancora un'istituzione di fatto in quanto non è stato costituito l'ente di competenza, tuttavia oltre un terzo del territorio interessato gode già dello status di area protetta in quanto di proprietà dell'agenzia Forestas (ex Azienda foreste demaniali della Regione Sardegna) e del WWF Italia.

A causa delle difficoltà che finora hanno impedito l'avvio della costituzione del parco su un'area alquanto vasta, è in corso una ridefinizione dei confini che riducono l'estensione a circa la metà.

Ubicazione

Il territorio interessato dalla costituzione del parco ha un'estensione di 68.868 ettari e rappresenta l'area più vasta fra quelle proposte come parchi regionali. Si estende nella Sardegna del sud-ovest nei territori della città metropolitana di Cagliari e della provincia del Sulcis Iglesiente, interessando i territori di 15 comuni. Si tratta di una delle aree a maggior densità di popolazione nell'isola, considerando anche l'hinterland di Cagliari e i centri di Carbonia e Iglesias, che circonda completamente un territorio aspro e selvaggio, quasi completamente spopolato. Solo i centri abitati di Santadi, Nuxis, Villaperuccio e Domus de Maria ricadono all'interno dei confini del parco.

Il parco si estende su un vasto territorio compreso tra la piana del Cixerri a nord, la fascia litoranea occidentale del Golfo degli Angeli e la piana del basso Sulcis, coincidendo con gran parte del massiccio montuoso del Sulcis.

Le principali arterie stradali che collegano il territorio del parco al capoluogo sono la statale 195 (Sulcitana), la statale 130 (Iglesiente) e la provinciale 2 (Via Pedemontana). S'inoltrano all'interno del parco la statale 293 e la panoramica Teulada-Santadi. Le parti più interne del parco sono raggiungibili dal centro abitato di Domus de Maria, attraverso la strada comunale che giunge alla località Is Cannoneris e al massiccio di punta Sebera, e dai centri di Capoterra e Santadi attraverso la Provinciale Capoterra-Santadi, quasi completamente sterrata. Altre vie di penetrazione forestale, tutte sterrate, partono dai principali coni alluvionali del massiccio del Sulcis.

Interessi Il parco del Sulcis annovera diversi aspetti interessanti: buona parte del parco è attualmente già soggetta ad azioni specifiche di tutela ambientale che finora hanno contribuito a valorizzarne gli aspetti ecologici. Il parco comprende infatti la Riserva di monte Arcosu o Oasi del Cervo e della Luna, di proprietà del WWF Italia (Word Wide Found for Nature) gestita in accordo con la Fondazione Domus de Luna e sei foreste demaniali (Gutturu Mannu, Is Cannoneris, Monte Nieddu, Pixinamanna, Foresta di Pantaleo, Tamara Tiriccu); la matrice geologica del territorio è antichissima (le prime formazioni risalgono al Cambriano) e ha subito nel corso delle ere un numero elevato di eventi. La morfologia del territorio è estremamente variegata e in alcuni tratti selvaggia per la sua irregolarità; pur non essendovi associazioni vegetali allo stato di climax, la copertura forestale di una parte consistente del territorio è in buono stato di conservazione ed evoluzione. La macchia-foresta del parco del Sulcis è probabilmente la più vasta formazione forestale di questo tipo in Europa e si estende nella riserva di Monte Arcosu, nelle foreste demaniali dell'agenzia Forestas e in alcune aree non tutelate di proprietà privata o pubblica; l'interno del parco ospita la più grande popolazione di cervo sardo del mondo (circa 2500 esemplari). Oltre a questa specie, che rappresenta l'elemento faunistico di maggiore interesse, si annoverano anche una consistente popolazione di cinghiale e la presenza di alcuni rapaci a rischio d'estinzione; la vegetazione ospita diversi esempi di endemismi botanici sardi o sardo-corsi.

Geologia e morfologia Geologia Pur nella sua eterogeneità cronologica il massiccio del Sulcis, di origine paleozoica, è una delle formazioni geologiche più antiche, come testimoniano le modeste altezze dei rilievi (7-900 metri, con l'eccezione di alcune vette che superano di poco i 1000 metri). L'attuale morfologia è il risultato di ripetuti processi di tettonica e orogenesi rifiniti dall'erosione differenziale. Il territorio del parco si presenta nel settore occidentale con rilievi di modesta altitudine, addolciti dall'erosione e dai processi alluvionali, mentre nel settore orientale è aspro e impervio, caratterizzato da un numero elevato di rilievi che dominano valli strette e selvagge. Le formazioni rocciose interne sono spesso nascoste dalla vegetazione, che in questa zona non è soggetta a limitazioni di tipo climatico.

Le formazioni più antiche risalgono ad oltre 600 milioni di anni fa (Cambriano) e affiorano nel settore occidentale e sudoccidentale del parco, caratterizzato da rilievi di modesta altezza. Si tratta di depositi sedimentari di origine soprattutto marina risultati da una ripetuta successione di affioramenti e inondazioni. Parte di queste formazioni ha subito in ere successive processi di metamorfismo. Una parte circoscritta di questo settore, di natura carbonatica, è interessata da fenomeni di carsismo che si manifestano in modo eclatante nelle grotte Is Zuddas, fra Santadi e Teulada.

Gran parte delle formazioni sedimentarie originatesi dal Cambriano al Carbonifero sono state interessate da processi di metamorfismo causati dall'orogenesi ercinica e dalla intrusione di magmi granitici. Gli eventi successivi, rappresentati dall'erosione post-ercinica e dai sollevamenti tettonici del Terziario hanno causato l'affioramento di massicci granitici o metamorfici che hanno resto eterogeneo e irregolare il territorio soprattutto nel settore orientale, quello che ospita le più alte vette.

La morfologia del territorio è completata dalle formazioni pianeggianti che hanno una duplice origine: nel settore orientale, più antiche, si sono originate in gran parte nel Terziario da sedimenti alluvionali e, in misura minore, dal deposito di lave, quelle del settore orientale, di minore estensione, si sono originate da sedimenti alluvionali del Quaternario interessano gli sbocchi delle valli che degradano lungo il versante orientale.

Rilievi montuosi

I rilievi montuosi sono numerosi e data l'uniformità delle altezze sono quasi nascoste, alla vista dalle pianure circostanti, dai rilievi più esterni di 5-600 metri. Fa eccezione il monte Arcosu, ben visibile dalle pianure del Campidano e del Cixerri in quanto si tratta della vetta più esterna, a nord, fra quelle di maggiore elevazione. Da alcuni punti sono visibili anche altre vette, come ad esempio le caratteristiche creste granitiche del Monte Lattias, osservabili da Cagliari.

Le cime più elevate sono presenti quasi tutte nel settore orientale e meridionale e sono di origine granitica, porfirica o metamorfica: Monte Is Caravius (1116 metri); Monte Tiriccu (1105 metri) Punta Sa Cruxitta (1093 metri) Monte Sa Mirra (1087 metri) Monte Lattias (1086 metri); Monte Nieddu (1040 metri) Monte Maxia (1017 metri); Punta Rocca Steria (1007 metri) Punta Su Fixi (1001 metri) Punta Sebera (979 metri); Monte Genna Spina (970 metri); Punta Allimeddus (966 metri); Monte Arcosu (948 metri); Punta Ginestra (918 metri); Arcu Barisoni (885 metri); Sa Pala Sa Grutta (874 metri); Punta S'Ala Matta (870 metri); Monte Santo (864 metri); Monte Sedda (851 metri); Monte Tamara (850 metri); S'Olioni (846 metri); Monte Genna Strinta (846 metri); Punta Spannizzadas (832 metri); Punta Su Casteddu (831 metri); Punta Calamixi (824 metri); Monte Chia (803 metri). Tutte le altre vette, hanno altezze dell'ordine di 500-700 metri e dato l'elevato numero contribuiscono a rendere estremamente irregolare la morfologia.

Valli e vie di penetrazione Anche le formazioni vallive mostrano una spiccata eterogeneità dei versanti.

Nel versante orientale sono originate da coni alluvionali che sboccano nella piana costiera che si estende da Capoterra a Pula e sono formate dalle valli scavate dagli affluenti dei principali corsi d'acqua, il Rio Santa Lucia e il Rio di Pula. Si tratta degli accessi più interessanti per le attività di escursionismo.

Il Rio Santa Lucia sbocca nella piana di Capoterra nell'estremo nordorientale del parco. Questa valle s'inoltra in direzione NE-SO suddividendosi in numerose valli strette e impervie che s'inoltrano nella riserva di Monte Arcosu e nella foresta demaniale di Gutturu Mannu. La formazione valliva più rilevante è Gutturu Mannu, percorsa dalla Strada Provinciale n. 13 Capoterra-Santadi, che in realtà è una strada panoramica piuttosto impervia quasi completamente sterrata. Questo sito rappresenta uno dei principali ingressi al parco, da Capoterra e da Uta. Più a sud, nel territorio di Capoterra, sono presenti diverse valli, molto impervie, percorribili con difficoltà con mezzi, adatte per lo più per il trekking. I punti di accesso sono le frazioni di Poggio dei Pini e Su Spantu, raggiungibili dalla Statale 195. La più profonda parte da Su Spantu e s'inoltra nella foresta demaniale di Monte Nieddu attraversando uno dei siti più incontaminati del parco proprio per la difficoltà d'accesso. All'interno è ancora presente il relitto di un disastro aereo avvenuto negli anni ottanta.

Ancora più a sud, nella piana di Villa San Pietro, sono presenti due punti d'accesso principali. Il primo è rappresentato dallo sbocco del Rio di Pula, raggiungibile da una strada pedemontana che parte dai centri di Sarroch e Villa San Pietro. Questo sbocco in realtà è formato da due valli che rispettivamente s'inoltrano nelle foreste demaniali di Monte Nieddu e di Is Cannoneris. Le valli principali si diramano in profondi e scoscesi canaloni ricoperti da una vegetazione inestricabile. Le vie sono percorribili in auto ma con una certa difficoltà in quanto le strade di penetrazione, completamente sterrate, sono in alcuni tratti impervie. Nel confine sudorientale si può accedere da Pula, nella località turistica Is Molas da cui si prosegue agevolmente in auto fino alla Caserma Forestale della Foresta demaniale di Piscina Manna. Da questo punto inizia una valle, anch'essa irregolarmente ramificata, che conduce alla foresta demaniale di Is Cannoneris. La valle è percorribile solo con il trekking perché l'ingresso è sbarrato dall'Ente foreste.

A sud la morfologia è ancora più irregolare in quanto i versanti del massiccio discendono in modo aspro e irregolare con le formazioni prevalentemente scistose fino alla costa di Santa Margherita e Chia. Le valli sono in realtà canaloni impervi che s'inoltrano fra una vegetazione degradata fino a Is Cannoneris con percorsi proibitivi. L'unico punto d'accesso degno di nota è una valle percorsa da una via di penetrazione quasi completamente asfaltata dal centro abitato di Domus de Maria. Si tratta della via d'accesso principale per la Foresta Demaniale di Is Cannoneris.

Il versante occidentale è caratterizzato da una morfologia più dolce. Questo settore è occupato in prevalenza da una piana alluvionale occupata dai centri abitati di Santadi e Nuxis, con le rispettive frazioni, e ai confini del parco dai centri di Piscinas e Villaperuccio. La morfologia è addolcita da un paesaggio a tratti pianeggiante o collinare, interessato dall'attività agricola. Da questa piana, all'altezza di Santadi, parte una valle che si collega verso Nord-Est a quella di Gutturu Mannu e si ramifica lateralmente in numerosi valloni poco profondi in lunghezza che rientrano nei perimetri delle foreste demaniali di Pantaleo e di Tamara Tiriccu. A nord la piana si collega con una valle stretta e a tratti impervia, percorsa dalla Statale 293 che supera lo spartiacque settentrionale collegandosi alla piana alluvionale del Cixerri.