Rodi Garganico (AFI: ; Ròude oppure Rùre in dialetto garganico, o anche )., fino al 1863 chiamata Rodi, è un comune italiano di abitanti della provincia di Foggia in Puglia. Fa parte del parco nazionale del Gargano e della comunità montana del Gargano. Dal 2010 ha il titolo di città.In seguito a DPR 7 aprile 2010, a firma del presidente Giorgio Napolitano.
È un noto centro per la produzione degli agrumi del Gargano. fin dal Medioevo.. Tra questi, le arance del Gargano e i limoni Femminello, riconosciuti come prodotti IGP.
Apprezzata località balneare, per la qualità delle sue acque è stata più volte insignita della Bandiera Blu dalla Foundation for Environmental Education. Nel 2010 ha ottenuto tre "vele" nell'ambito della campagna della Goletta verde di Legambiente.Località segnalate dalla Guida Blu 2010 di Legambiente
Geografia fisica
Rodi Garganico si trova sul litorale nord del Gargano, al centro di un tratto di costa lungo circa 12 chilometri compreso tra San Menaio ad est (a circa ) e Foce Varano, frazione di Ischitella, ad ovest. Venti miglia nautiche (circa 37 chilometri) attraverso l'Adriatico in direzione nord-est la separano dall'arcipelago delle Isole Tremiti.
L'abitato è abbarbicato su un promontorio roccioso tra due lunghi arenili sabbiosi a pochi chilometri ad est del lago di Varano. È circondato da una lussureggiante vegetazione, composta soprattutto da agrumeti, oliveti e pinete, nonché da alberi di carrube e fichi. Il centro storico, come le mura di cui è cinto, è di origine medievale ed è caratterizzato da vicoli stretti, in buona parte ripidi e con tracciati intricati, che si insinuano in un tessuto urbano costituito da case di uniforme aspetto architettonico, realizzate in modo tale che da ognuna sia possibile scorgere il mare. Questo grazie anche all'orografia e alla geografia del paese, sviluppatosi su una punta circondata dall'Adriatico su tre lati, che risponde alla sua vocazione marinara.
Territorio La costa, che volge a settentrione, è caratterizzata da lunghe spiagge la cui continuità è interrotta dalla punta rocciosa su cui sorge Rodi Garganico. La sabbia che compone gli arenili è chiara, dalla granulometria particolarmente fine..
Spiaggia di levante La spiaggia, riparata dai venti di maestrale grazie allo schermo offerto dal porto, si estende in lunghezza per circa fin quasi alla spiaggia di San Menaio, ed è larga in prossimità dell'abitato più di 60 metri.. Nel 2009, in seguito alle operazioni di dragaggio del fondo marino compiute durante la costruzione del porto turistico, centinaia di migliaia di metri cubi di sabbia sono stati aggiunti all'arenile, contribuendo ad aumentarne ulteriormente la larghezza lungo tutto il fronte costiero..
Spiaggia di ponente
La spiaggia di ponente si sviluppa ad ovest del comune comprendendo la spiaggia “Sotto la costa”, la spiaggia della Baia santa Barbara e la spiaggia del Lido del sole, dove si concentra la maggior parte delle infrastrutture turistiche..
L'arenile si prolunga fino al confine comunale con Ischitella per ed è formato nel tratto più occidentale da una lunga serie di dune sabbiose che digradano lentamente in mare, mentre nei primi 400 metri ad ovest del porto si presenta ghiaio-sabbioso per la presenza di ciottoli trasportati dall'azione dilavante di piogge e maree. La spiaggia è interrotta in corrispondenza della foce del torrente Romandato.
Sismicità L'intero territorio comunale di Rodi è parte integrante del distretto sismico del Gargano.
Classificazione sismica: zona 2 (sismicità media)
Clima Il clima, già piuttosto temperato per la latitudine, risente dell'influenza del mare che mitiga i rigori invernali e le calure estive. La temperatura media annua è di circa . Il mese più freddo è gennaio ( di media) ed il più caldo agosto ().
Dal punto di vista legislativo il comune di Rodi Garganico ricade nella fascia climatica C in quanto i gradi giorno della città sono 1353. Il limite massimo consentito per l'accensione dei riscaldamenti è pertanto di 10 ore giornaliere dal 15 novembre al 31 marzo.
Classificazione climatica: zona C, 1353 GG
Storia
Le origini e l'epoca antica Sono molte le prove della presenza di insediamenti umani preistorici (paleolitici e neolitici) nella zona. Ma la fondazione del nucleo abitato nel luogo dell'attuale paese è successiva.
L'origine di Rodi Garganico è stata spesso collegata al movimento espansionistico dei Rodii (per altri degli Argivi), popolo di etnìa greca che nell'VIII secolo a.C. ne colonizzò le coste attratto dal clima e dalle pinete. Si tratta dello stesso popolo che fondò, secondo l'interpretazione di Strabone, la città di Elpie (o Salapia)... Tale interpretazione, per la mancanza di una documentazione archeologica pertinente, risulta essere comunque piuttosto incerta.
Secondo diverse fonti illustri, tra cui Cellarius,. Theodor Mommsen. e Michelangelo Manicone, Rodi Garganico, invece, affonderebbe le sue radici nella cultura dauna, e quindi potrebbe essere stata riedificata sulle rovine della mitica Uria (o Veretum secondo il Manicone),. distrutta dopo le guerre puniche, una tesi opposta a quella di Michelangelo De Grazia che descrive contemporaneamente Rodi ed Uria. Plinio, infine, fa menzione di un Portus Garnae. che gli storici identificano con il porto di Rodi Garganico, i cui ruderi erano visibili fino agli inizi del secolo scorso nella Cala del Castello, sotto il Rione Cambomilla. Un'epigrafe fa supporre che Rodi Garganico in epoca romana fosse una provincia amministrata dal Comite Gneo Suilio Mascillioni, magistrato ed esattore di tributi.
Nella località Sotto il Castello si notano ancor oggi le mura difensive del porto di Rodi Garganico, che un tempo erano piuttosto imponenti e che, gradualmente, vennero trasformate in abitazioni. Una botola scolpita nella rupe, poi, permetteva di accedere ad un locale sulla cui architrave si leggeva la scritta in latino Tabularium (archivio), dove probabilmente veniva registrata l'attività commerciale e mercantile di Rodi Garganico.
Dal Medioevo ad oggi
Con la caduta di Roma si susseguirono tempi difficili: Rodi Garganico fu distrutta dai Goti nel 485 d.C., ricostruita nel 553 dopo la guerra greco-gotica e attaccata dai Saraceni nel 950.
Così come Carpino, venne occupata nel 1461 dagli Aragonesi.. Nel 1446, infatti, risultava già essere feudo di Alfonso V d'Aragona.
Rodi conobbe un nuovo periodo di splendore a partire dal XVI secolo grazie alla produzione agrumaria, la cui filiera coinvolgeva quasi interamente la cittadinanza.. Tale coinvolgimento è evidente nel tempo anche attraverso la religiosità locale. La "protezione" dei santi veniva considerata come un elemento fondamentale per un'agricoltura feconda: sin dal Seicento i rodiani erano in prima fila, in occasione della festa di San Valentino (protettore degli agrumeti) durante la lunga processione di febbraio verso il colle del Carmine (Vico del Gargano per benedire piante e frutti di arance e limoni.
La scelta del santo arrivò dopo discussioni e pellegrinaggi alla ricerca di un patrono la cui festività si collocasse nella stagione invernale, periodo maggiormente critico per colture di arance. Si narra che una delegazione di abitanti proveniente da Rodi e da Vico giunse in pellegrinaggio nella catacomba che custodiva i busti dei santi martiri, allorché il capo della delegazione, urtò il braccio sporgente di san Valentino: fu un segno provvidenziale e decisivo per la scelta. Il 10 febbraio 1618 l'Arcivescovo di Manfredonia approvò la scelta e quattro giorni dopo le ossa del santo giunsero da Roma nella Chiesa Madre di Vico, dando origine alla tradizionale processione del 14 febbraio, tutt'oggi evento seguito e condiviso da rodiani e vichesi.
Un evento infausto fu invece rappresentato dal disastroso terremoto del Gargano del 1646 che causò la distruzione di molti edifici nonché la morte di quattro cittadini.
Nel 1815 Rodi Garganico ospitò, presso la "Torretta del Re", Gioacchino Murat, che qui soggiornò tra la seconda caduta di Napoleone e il proclama di Rimini.
Nel secolo scorso, durante il ventennio fascista, attraversò un periodo di discreto sviluppo economico grazie alla costruzione della ferrovia garganica. Subito dopo la seconda guerra mondiale, tuttavia, il commercio degli agrumi, principale attività economica della città, si arrestò a causa della situazione politica internazionale che ne limitava i flussi commerciali: non era infatti più possibile commerciare con le dirimpettaie coste dalmate, principale meta delle esportazioni rodiane..
Oggi la cittadina, nonostante abbia mantenuto la produzione agrumaria -in un quadro di sviluppo orientato alla valorizzazione della tipicità dei vari prodotti agricoli, gastronomici ed agrituristici-, ha sviluppato principalmente la propria vocazione turistico-ricettiva. Già apprezzata meta balneare negli anni sessanta, ha subìto importanti processi di restauro del patrimonio architettonico e di riqualificazione urbanistica messi in atto dalle amministrazioni comunali che si sono succedute nell'ultimo decennio; la recente costruzione di un porto turistico, infine, le ha conferito un ruolo interessante nel circuito turistico del Mediterraneo.
Simboli
Lo stemma e il gonfalone della città di Rodi Garganico sono arricchiti da una simbologia evidentemente ispirata al territorio ed alla storia del comune. Il gonfalone reca l'iscrizione , ad esempio, evocandone le radici romane; lo stemma, peraltro, presenta sul lato destro un albero di arance, ovvero il prodotto agricolo su cui si è fondata per anni l'economia locale, e su quello sinistro una galea che in araldica è simbolo di vittoria navale e prosperità acquisita con commerci d'oltre mare a testimonianza della cultura marinara della cittadina.
Lo scudo che contiene lo stemma è ornato da una corona murale formata da un cerchio aperto da quattro pusterle (tre visibili), con due cordonate a muro sui margini, sostenente una cinta, aperta da sedici porte (nove visibili), ciascuna sormontata da una merlatura a coda di rondine, tutto di color oro e merlato di nero.
L'articolo 6 dello statuto comunale di Rodi Garganico al comma 3 recita:
Con il conferimento a Rodi Garganico del titolo di città lo stemma ne ha acquistato gli ornamenti esteriori, cioè la corona muraria di città che sovrasta lo scudo.
Onorificenze
Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose
Santuario della Madonna della Libera
Santuario da oltre 30 anni, è il luogo in cui da secoli si venera il quadro della Madonna della Libera.In origine abbazia extra moenia (fuori le mura), il santuario venne successivamente inglobato nel tessuto del centro storico in seguito alle varie espansioni urbanistiche. La costruzione dello stesso va collegata alla necessità di ampliare la cappella divenuta ormai insufficiente ad accogliere la crescente affluenza dei fedeli. La navata centrale risale ai primi del Settecento. Lo stile architettonico è un barocco pugliese.
L'altare maggiore, marmoreo, risale al 1873 e su di esso è posta l'icona della Madonna della Libera. Dipinta su tavola, essa ritrae la Vergine seduta su un trono con, sul grembo, il Bambino che gioca con una colomba trattenuta dal filo, mentre la mano destra della Vergine, benedicente, si leva facendo intravedere sul palmo il segno della croce. La tavola non è firmata, è assegnata alla scuola gotico-veneziana e risale probabilmente al 1400 - 1450. Nel Santuario, inoltre, si conservano quattro tele del 1700 di scuola napoletana e il Sacro Sasso su cui si posò la Vergine.
Chiesa del Santissimo Crocifisso
Prima parrocchia cittadina, la "Chiesa del Crocifisso" fu chiusa in seguito ai danni riportati dal terremoto del 1679.. Dopo il restauro curato da Michele Paolozzi (1695), venne assegnata alla Confraternita dell'Adorazione e della Morte.