Il Regno di Galizia e Lodomiria o più propriamente Regno di Galizia e Lodomiria, col Granducato di Cracovia e i Ducati di Oświęcim e Zator (; ), anche detto semplicemente Galizia o Polonia austriaca, fu una divisione amministrativa esistente dal 1772 al 1918 sotto la monarchia asburgica (a capo del Sacro Romano Impero), poi dell'Impero austriaco ed infine dell'Impero austro-ungarico sino alla caduta di quest'ultimo al termine della prima guerra mondiale.Fino al 1846 Regno di Galizia e Lodomiria, con i Ducati di Oświęcim e Zator. La sua capitale era Leopoli.

Istituito nel 1772 come terra della corona dall'Austria a seguito della prima spartizione della Polonia con la sezione sud-occidentale della Confederazione polacco-lituana, dopo la terza frammentazione del 1795, divenne un regno sotto il dominio degli Asburgo e, nel 1804, dell'Impero austriaco. Dopo le guerre napoleoniche e il Congresso di Vienna, l'Impero austriaco cedette parti della Galizia all'Impero russo, la Galizia occidentale e il distretto di Tarnopol'. Dal 1867 rimase una terra della corona nell'area della Cisleitania dell'Austria-Ungheria, con un certo grado di amministrazione polacca, fino alla sua dissoluzione nel 1918. Tra i molti titoli cerimoniali del re d'Ungheria figurava "re di Galizia e Lodomiria". Al Regno erano uniti i Ducati di Auschwitz e Zator.

Il termine "Galizia" riprendeva l'antica denominazione latina della regione, essendo in tedesco nota come Galizien e in polacco come Galicja. Anche "Lodomiria" costituiva una forma latinizzata della città di Volodymyr-Volyns'kyj, fondata nel X secolo da Vladimir il Grande e, fino alle spartizioni di Polonia, conosciuta semplicemente come Volodymyr (). Re di Galizia e Lodomiria era un titolo medievale che il sovrano Andrea II d'Ungheria adottò a seguito della conquista della regione da lui portata a termine nel XII secolo.

Questa regione storica dell'Europa orientale è oggi divisa tra Polonia, Ucraina e, in misura minore, Romania. Il nucleo della storica Galizia è costituito dai moderni Oblast' di Leopoli, di Ternopil' e di Ivano-Frankivs'k dell'Ucraina occidentale.

Storia

1772-1815

Nel 1772, la Galizia costituiva la porzione maggiore dell'area annessa dalla Monarchia asburgica a seguito della prima spartizione della Polonia. Per altro, la successiva regione austriaca andata alla Seconda Repubblica di Polonia che oggi rientra nell'Ucraina era conosciuta come Regno di Galizia e Lodomiria per sottolineare le rivendicazioni ungheresi sull'area. Tuttavia, dopo la terza spartizione della Polonia, alla provincia fu aggiunta anche una notevole percentuale delle terre etnicamente polacche a ovest (Nuova Galizia o Galizia occidentale), evento che mutò il riferimento geografico del termine Galizia. Leopoli (), che servì come fulcro principale della Galizia austriaca, era dominata dall'aristocrazia polacca, nonostante il fatto che la popolazione della metà orientale della provincia fosse principalmente di etnia rutena. In aggiunta all'aristocrazia e ai proprietari terrieri polacchi che abitavano quasi tutte le parti della Galizia, e i ruteni ad est, esisteva una nutrita comunità ebraica, già presente da secoli, anch'essa molto concentrata nelle zone orientali della provincia.

Gli austriaci, non appena giunti, si resero conto dei tesissimi rapporti tra i nobili e i contadini nell'ex territorio polacco. Tale condizione fu strumentalizzata dalle autorità per enfatizzare come l'élite locale si fosse accanita sui più deboli godendo di un potere pressoché illimitato: per legittimare dunque il regime asburgico in Galizia, si provvide a pubblicare giornali e opuscoli che testimoniassero la "selvaggia" e "assurda" barbarie dei nobili. Sempre incolpando la nobiltà polacca per l'arretratezza economica della Galizia, i governanti austriaci incentivarono lo spostamento di tedeschi, austriaci e cechi germanizzati per ripopolare la provincia; fino al 1849 nessun galiziano nativo venne nominato vice governatore. Nel 1786, le leggi polacche furono abolite e si introdusse invece il più moderno codice austriaco (quest'ultimo riemesso nel 1811). Tutti gli incarichi amministrativi risultavano assegnati a persone di lingua tedesca, mentre nei principali centri urbani (Leopoli, Cracovia e Przemyśl) la presenza dei soldati austriaci aumentò considerevolmente. Durante i primi decenni di dominio austriaco, mentre la Galizia era saldamente governata da Vienna, si realizzarono molte riforme significative per costruire un impianto burocratico. All'aristocrazia si garantirono diversi diritti, sebbene notevolmente circoscritti rispetto al passato. Gli ex servi non erano più una semplice proprietà, ma divennero soggetti di legge e gli furono concesse determinate libertà personali, come il diritto di sposarsi senza il permesso del signore. I loro obblighi di lavoro vennero definiti e limitati, e potevano scavalcare il signore e appellarsi alle corti imperiali per avere giustizia. La Chiesa uniate di rito orientale, composta principalmente da ruteni, venne rinominata "Chiesa greco-cattolica"Si vedano per approfondire, nello specifico, Chiesa greco-cattolica ucraina e Chiesa greco-cattolica rutena. per equipararla alla Chiesa cattolica romana; ottenne dei seminari e in seguito anche un metropolita. Anche se impopolari tra l'aristocrazia, tra il popolo comune, i polacchi come gli ucraini/ruteni, queste riforme crearono una riserva di buona volontà nei confronti dell'imperatore, che durò fino alla fine del dominio austriaco. Allo stesso tempo, comunque, l'Austria estrasse dalla Galizia una considerevole ricchezza e coscrisse un gran numero della popolazione nel servizio armato, in particolare proveniente dal ceto contadino.

1815-1860

Nel 1815, a seguito delle decisioni del Congresso di Vienna, Lublino e le regioni circostanti furono cedute dall'Austria al Regno del Congresso, amministrato dallo zar, mentre la regione di Ternopil', compresa la regione storica della Podolia Meridionale, venne restituita all'Austria dalla Russia, che la deteneva fin dal 1809.

Gli anni 1820 e 1830 coincisero con un periodo di governo assolutista da parte di Vienna, con la locale burocrazia galiziana ancora riempita di tedeschi e cechi germanizzati, anche se alcuni dei loro figli si stavano già polonizzando. Dopo il fallimento dell'insurrezione di novembre nella Polonia russa nel 1830-31, alla quale parteciparono poche migliaia di volontari galiziani, molti rifugiati polacchi arrivarono in Galizia. L'ultima parte degli anni 1830 vide la presenza di organizzazioni cospiratorie polacche, la cui opera culminò nell'infruttuosa insurrezione galiziana del 1846, facilmente sedata dagli austriaci con l'aiuto dei contadini galiziani, rimasti leali all'imperatore. Tale ribellione si verificò solo nella parte occidentale della Galizia, popolata da polacchi, e il conflitto fu tra patrioti, nobili e ribelli da una parte e indifferenti contadini polacchi dall'altra. Nel 1846, tra i risultati della fallita rivolta, l'antica capitale polacca, Cracovia, la quale godeva dello status di città libera e la cui forma di governo era repubblicana, finì per rientrare nella parte Galizia facente capo a Leopoli (Lemberg).

Negli anni 1830, nella parte orientale della Galizia, si ebbero i primi segni di un risveglio nazionale tra i ruteni. Un circolo di attivisti, principalmente seminaristi greco-cattolici, influenzati dal movimento romantico in Europa e dall'esempio di altri compatrioti slavi, in particolare nell'Ucraina orientale sotto dominio russo, iniziarono a volgere la loro attenzione al popolo comune e al suo linguaggio. Nel 1837, la cosiddetta Triade Rutena, guidata da Markijan Semenovyč Šaškevyč, Jakiw Holowazkyj e Iwan Wahyłewycz, pubblicò La Ninfa del Nistro, una collezione di canti popolari e di altro materiale nella comune lingua rutena. Allarmate da una possibile nuova sommossa, le autorità austriache e il metropolita greco-cattolico, misero al bando il libro.

Nel 1848 si ebbero rivoluzioni a Vienna e in altre parti dell'Impero austriaco. Quando a Cracovia si svolse una rivolta ispirata dai rivoluzionari polacchi, i contadini galiziani si ribellarono ai proprietari terrieri, dimostrandosi così a sostegno del governo austriaco. Nella "strage galiziana" persero la vita più di 2.000 proprietari terrieri polacchi e membri delle loro famiglie. In alcuni distretti, ad esempio a Tarnow, quasi il 90% delle proprietà finì saccheggiato e bruciato.

Il governo asburgico stava cercando di impedire che la Galizia si trasformasse in un "Piemonte polacco", da dove avrebbe potuto iniziare la restaurazione di uno stato polacco indipendente; strumentalizzando le controversie nazionali e sociali in Galizia, si iniziò a incoraggiare il movimento Rusyn finendo per dare luogo ad un effetto imprevedibile, quello di originare, come definito dallo storico Magocsi, un "Piemonte ucraino". Nella sua opera Ucraina: la storia, lo storico ucraino-canadese Orest Subtelnyi sostiene che il governatore galiziano Franz Seraph von Stadion "attirò e sostenne attivamente [...] la timida élite dell'Ucraina occidentale, sperando di usarla come contrappeso contro gli invece più pressanti polacchi". Sotto la sua guida, nacque e prosperò il Rusyn Rada (Consiglio russino) e a Leopoli fu fondato un quotidiano intitolato "L'alba della Galizia".

Il 15 maggio 1848, nel sopraccitato giornale venne pubblicato un articolo in cui il Consiglio russino richiedeva l'autonomia amministrativa e un libero sviluppo della cultura e della lingua nazionale per i galiziani russini, i quali erano solo "una parte della vasta comunità rutena che si esprime in una sola lingua e che conta 15 milioni di persone". Si trattò del primo documento in cui si sottolineava l'idea di unire le visioni della popolazione sottoposta alla monarchia asburgica e di quella della Rutenia, al tempo facente parte dell'Impero russo. Con ogni mezzo possibile, i principali esponenti del Rada sottolinearono con forza il fatto che la Galizia fosse abitata dai russini (Ruthenen, un'etnia diversa dai russi, Russen) oltre che dai polacchi; si giunse persino a considerare i russini la spina dorsale dell'Austria-Ungheria nella provincia.

Seguì un decennio di rinnovato assolutismo, per placare i polacchi: il conte Agenor Gołuchowski, un rappresentante conservatore dell'aristocrazia galiziana orientale, i cosiddetti podoliani, venne nominato viceré. Egli iniziò a polonizzare l'amministrazione locale e riuscì a far mettere da parte le idee rutene di partizione della provincia. Non ebbe comunque successo nel costringere la Chiesa greco-cattolica a passare all'uso del calendario gregoriano, o tra i ruteni in generale, a sostituire l'alfabeto cirillico con quello latino.

Esperimenti costituzionali

Nel 1859, a seguito della sconfitta militare austriaca in Italia, l'Impero entrò in un periodo di sperimentazione costituzionale. Nel 1860, il governo di Vienna, influenzato da Agenor Gołuchowski, emanò il suo "Diploma di ottobre", che prevedeva una federalizzazione conservatrice dell'impero. Ma una reazione negativa dei territori di lingua tedesca portò a cambiamenti nel governo e all'emissione del "Brevetto di febbraio" che diluì questa decentralizzazione. Ciononostante, nel 1861 alla Galizia venne garantita un'Assemblea Legislativa, o Camera dei deputati della Polonia. Anche se inizialmente la rappresentanza dei contadini polacchi e ruteni filoasburgici era considerevole in questo organo (circa metà dell'assemblea), e vennero discusse le pressanti questioni sociali e rutene, le pressioni amministrative limitarono l'efficacia dei rappresentanti dei contadini e dei ruteni e la Camera dei deputati della Polonia venne dominata dall'aristocrazia e dai possidenti terrieri polacchi, che erano favorevoli a un'ulteriore autonomia. In quello stesso anno, delle sommosse esplosero nella Polonia russa e in parte arrivarono fino in Galizia, La Camera dei deputati della Polonia cessò di riunirsi..