I cumani, o comani (; ; ), talvolta chiamati anche polovezi, polovesi o poloviciani, furono una popolazione nomade, nello specifico il ramo occidentale dei kipčaki, parlante una delle lingue turche.. Dopo l'invasione mongola del 1237, molti cercarono asilo nel Regno d'Ungheria, dove era già presente una numerosa comunità cumana, mentre altri si distribuirono nel Secondo Impero bulgaro e in Anatolia: tuttavia in tali regioni già esistevano stabilimenti di altri gruppi, precedenti all'invasione...

Legati in maniera stretta ai peceneghi, i cumani si spostavano dalle terre a settentrione del mar Nero e lungo il fiume Volga in una regione divenuta nota come Cumania, fino alle porte del Caucaso e dell'Impero corasmio.. I cumani si guadagnarono presto la fama di feroci e formidabili guerrieri nomadi della steppa eurasiatica, tanto da esercitare una certa influenza negli scontri bellici avvenuti nei Balcani..

Poiché svariate comunità erano perlopiù localizzate a ovest del mar Nero, risulta semplice comprendere come esse condizionarono in parte la politica della Rus' di Kiev, del Principato di Galizia-Volinia, del Khanato dell'Orda d'Oro, del Regno di Serbia, della Moldavia, del Regno di Georgia, dell'Impero bizantino, dell'Impero di Nicea, dell'Impero latino di Costantinopoli e della Valacchia: si tenga altresì presente che gli immigrati cumani si integrarono talvolta nell'élite di ognuno dei paesi sopraccitati.. Per quanto riguarda la Bulgaria, i cumani giocarono un ruolo di primo piano nel corso della quarta crociata e della fondazione del Secondo Impero... Circa una cinquantina di tribù cumane e kipčaki si unirono politicamente per dare vita a una sorta di confederazione..

In ambito linguistico, l'idioma cumano è attestato in alcuni documenti medievali ed è il più conosciuto delle antiche lingue turche.. Il Codex Cumanicus era un manuale scritto in tale idioma per aiutare i missionari cattolici a comunicare con il popolo cumano.

Denominazioni ed etimologia Cumano

Il termine "cumano" appare negli antichi testi romani per indicare una fortezza o una porta. Il naturalista e filosofo Plinio il Vecchio, vissuto nel I secolo d.C., menziona «una fortezza, il cui nome è Cumania, eretta allo scopo di impedire il passaggio delle innumerevoli tribù che si trovavano oltre le Porte del Caucaso» (Derbent o passo di Darial). Il filosofo greco Strabone (morto nel 24 d.C. circa) si riferisce al passo di Darial, noto anche come porta caucasica, parlando di Porta Cumana.

Il significato originale dell'endonimo "cumano" è sconosciuto. Inoltre, spesso non è chiaro se ci si riferisca volutamente o meno ai soli cumani o anche ai kipčaki, in quanto le due tribù spesso vivevano fianco a fianco..

Nelle lingue turche qu, qun, qūn, quman o qoman significa "pallido, giallastro, color crema", "giallo chiaro" o "grigio giallastro".. Mentre normalmente si presume che il nome si riferisse al colore dei capelli dei cumani, Imre Baski, un illustre turcologo, opta per altre ipotesi, tra cui:

Il colore dei cavalli dei Cumani (cioè il tono crema presente nelle razze dell'Asia centrale come l'Akhal-Teke); Una tradizionale brocca per l'acqua, noto come quman; Un termine turco che sta per "forza" o "potere"..

Tenendo presente che l'esonimo ungherese per cumani - cioè Kun, Kunok - veniva riportato come cunus o cuni nelle cronache ed era applicato a nomadi presenti già precedentemente come nel caso dei peceneghi o degli oghuz, lo storico György Györffy ha collegato il sostantivo kun agli Unni: il termine qun, a suo dire, non andrebbe confuso con kun. Tuttavia, István Vásáry ha respinto l'ipotesi di Györffy e ha sostenuto che «la denominazione ungherese per indicare i cumani deve essere fatta risalire a uno dei modi in cui la comunità nomade stessa si definiva, ovvero Qun»..

Cumania

Anche dopo che i Cumani non furono più la potenza dominante nel loro territorio, la gente identificava ancora la regione come Cumania. Il cronista armeno Aitone da Corico si riferiva al Khanato dell'Orda d'Oro come "Comania".. Il viaggiatore marocchino Ibn Battuta (1304-1369 circa) scrisse a proposito della Cumania: «Questo deserto è verde ed erboso senza alberi, né colline, alte o basse [...] non c'è modo di viaggiare se non con i carri». Lo storico persiano Hamdallah Mustawfi (1281-1349), affermava che la Cumania avesse un clima rigido e ottime aree idonee alla pastura, cosa che giustificava la presenza costante di bovini e cavalli.. Nei suoi viaggi compiuti nel XIV secolo, l'esploratore Jehan de Mandeville diceva della Cumania:

Polovezi

Nelle lingue slave orientali e in polacco i cumani vengono designati come polovezi o poloviciani (Polovtsy), un termine derivato dalla radice slava * polvъ "pallido; giallo chiaro; biondo"... Si dice spesso che Polovtsy o Polovec derivi dallo slavo antico polovŭ (половъ), "giallo chiaro": anche in russo tale termine vuol dire "biondo".. I cumani occidentali, o polovezi, erano sovente chiamati Soročinetses dai Rus', un sostantivo apparentemente legato al turco sary chechle, ossia "dai capelli gialli". Un'etimologia simile potrebbe avere riguardato i Śārī, migrati anch'essi verso ovest però prima dei qun. Tuttavia, secondo O. Suleymenov "polovtsy" potrebbe derivare da una parola slava che sta per "occhi azzurri", cioè il serbo-croato plȃV (пла̑в), "blu". Tuttavia, anche questa parola significa "chiaro, biondo" ed è in effetti affine ai sostantivi sopraccitati: si pensi allo slavo orientale polovŭ, al russo polóvyj (половый) o all'ucraino polovýj (половий). Benché probabilmente vi fossero individui biondi tra i kipčaki, è più credibile a livello antropologico la ricostruzione di chi sostiene, sulla base dei tratti della maggior parte dei popoli turchi, una mescolanza di alcuni caratteri dell'Asia orientale e la presenza di capelli scuri e occhi castani. È stata evidenziata un'ennesima ulteriore etimologia alternativa di Polovtsy: la radice slava * pȍlje "campo" (cfr. in russo póle), che implicherebbe quindi che i polovezi fossero "uomini dediti all'agricoltura" o "uomini della steppa", a differenza dei tatari di Lipka.

Folban, Vallani, Valwe

Nelle lingue germaniche, i cumani erano chiamati Folban, Vallani o Valwe, tutte definizioni derivate dalla radice proto-germanica * falwa- che significa "pallido". (trasformatosi in inglese in "fallow", maggese). Nel racconto tedesco di Adamo di Brema, come quello di Matteo di Edessa, i cumani erano indicati semplicemente come "i Biondi".

Kipčaki

Non è noto se il termine kipčaki si riferisse solo ai kipčaki veri e propri o anche, in modo estensivo, ai cumani. Le due tribù alla fine si fusero, vissero insieme e probabilmente si scambiarono armi, cultura e lingue; i cumani comprendevano la metà occidentale della confederazione, mentre i kipčaki e, forse, i qangli (verosimilmente collegati a tre tribù peceneghe conosciute tutte come kangari) comprendevano la sezione orientale. Questa confederazione e la loro convivenza potrebbero aver reso davvero arduo per gli storici il compito di realizzare una narrazione degli eventi precedenti all'unione delle tribù.

L'etimologia popolare dei kipčaki postulava che il termine significasse "albero cavo"; secondo una nota leggenda tramandata da tale tribù, la donna che diede origine alla loro stirpe avrebbe partorito suo figlio all'interno di un albero cavo. Il linguista ungherese Gyula Németh fa notare che il termine siberiano qıpčaq, "arrabbiato, irascibile", è attestato nel solo dialetto siberiano Sağay.. Klyashtorny collega kipčaki a qovï, qovuq, "sventurato, sfortunato"; tuttavia Peter Benjamin Golden percepisce una migliore corrispondenza con qïv, "buona sorte" e nel suffisso aggettivale -čāq. Al di là di tutte queste ricostruzioni, Golden sottolinea che la forma e l'etimologia originali dell'etnonimo "rimangono un argomento controverso e oggetto di speculazione".

Tribù

Le fonti della Rus' di Kiev, quelle mamelucche, ungheresi e cinesi riportano i nomi di molti gruppi tribali cumano-kipčaki: Altun-oba, Arslan-opa, Ay-opa, Badač, Barat ~ Beret ~ Baraq, Baya(w)ut, Burčoğli (R. Burčebiči; Un. Borcsol), B.zângî ~ B.zânrî (<? * Buranlï "tempestoso"), Čağraq ~ Čoğraq ~ Čağraq, Čenegrepa (< Mong. Čengkir "azzurro, bluastro"), Čitey (oğlï) (R. Chitѣyebichi), Čirtan ~ (* Ozur) Čortan (Un. Csertan), Dorut ~ Dörüt ~ Dört, Enčoğlï ~ İlančuglï (Un. Iloncsuk), İt-oba, Qitan-opa, Knn (?) (entrambi corrotti da Köten, R. Kotianъ, Un. Kötöny; o dal nome tribale turco Keyit, che significa "irritare, infastidire"), Küčeba ~ Küčcöba (R. Koučebiči), Küčet, Kor ~ Qor (U. Kór), Qara Börklü, Qay -opa (R. Kaepiči), Qol-oba ~ Qul-oba (R. Kolobiči ~ Kulobiči), Qmngû / Qumanlu, Qonğuroğlı (H. Kongur), Mekrüti ~ Bekrüti ~ Bekürte, Mingüzoğlı, Orunqu (t) (dal mong. Oroŋğu "piccola, gazzella di colore marrone"), Ölberli (ğ) ~ Ölperli (ğ) (Ar. al-b.rlū ~ al-b.rlī, R. Olperliu (ie) ve, Olbѣry, Olübery, Ci. Yuliboli (玉 里伯里), Lt. reges Uilperitorum, dal mg. Ölöbür "malato, infermo" o tu. * Alp-erlü), Ören ~ Uran, Pečeneg, Shanmie gumali (苫 滅 古 麻 里), Tarğïl (R. Targolove), Tarew (R. Tarьevskyi), Terter ~ Teriter-oba (R. Terьterobiči), Toqsoba (R. Toksobiči), Tğ Yšqût (* Tağ Bašqurt?) , Ulašoğlï (R. Ulashebiči; Un. Olás), Urus-oba (R. Ourusoba; dall'endonimo * Aoruša legato agli Alani turchizzati, in greco: Αορσοι), Yimek ~ Yemek (R. Polovtsi Yemiakove), Yete-oba (R. Yetebiči), Yuğur,. Moguty, Tatrany, Revugy, Shelübiry, Topchaki (che Baskakov considerava legati ai Čorni Klobuky), Elborili, Kotan, ecc.

Sette di questi - Toqsoba (che significa "bottiglia di cuoio doppio" o "nove clan", legati alle "nove tribù" del Toquz Oghuz), Borcsol (letteralmente "figli del pepe"), Csertan ("picca"), Olás ("unione, federazione"), Kór ~ Kól ("piccolo, pochi"), Iloncsuk ("piccolo serpente") e Koncsog ("pantaloni di pelle") - alla fine si stabilirono in Ungheria..

Storia Origini

Le origini dei Cumani non sono chiare e non esiste una teoria universalmente accettata: proprio per tale ragione, la storiografia appare frammentata.

Qun

Gli autori cinesi riferivano di una tribù tiele chiamata 渾 (Mand. Hún (CM * ɦuon), forse una trascrizione o un errore di trascrizione di * Qun, situata a nord del fiume Tuul.. Gli scritti del geografo Hasib al-Marwazi (1120 circa) affermano che un popolo turco «Qun» proveniva dai confini della Cina settentrionale - "la terra dei Qitay" (forse giunto in loco dopo aver viaggiato da ancora più a est). Dopo aver lasciato le terre dei kitai, probabilmente a causa dell'espansione degli stessi, i qun entrarono nel territorio del popolo šari, i cui appartenenti furono scacciati dai qun. Marwazi riportava che fossero cristiani nestoriani.. Golden ha ipotizzato che questi qun potessero derivare «da quello stesso agglomerato di popoli mongolici da cui provenivano i Qitañ»;. tuttavia, lo stesso Golden in scritti successivi si sentiva più propenso a considerare i qun vicini ai turchi. Lo storico siriano Yaqut (1179–1229) menziona i qun nel Dizionario delle contrade, dove osserva che «il sesto iqlim» (clima, l'unità suddivisa adoperata da Yakut per descrivere le varie regioni del mondo) «inizia dove l'ombra del meridiano dell'equinozio è sette, sei decimi e un sesto di un decimo di piede. La sua estremità supera l'inizio di un solo piede. Questa zona include la patria dei qayi, qun, kirghizi, kimaki, a- Tagazgaz, le terre del turcomanni, fārāb e la terra dei cazari».. Anche lo storico armeno Matteo di Edessa (morto nel 1144 parlava dei cumani adoperando il termine χarteš, che significa "biondo", "pallido", "chiaro"..

Relazioni con i kipčaki