Considerato dalla scrittrice George Eliot «… uno dei più grandi letterati tedeschi e l'ultimo uomo universale a camminare sulla terra», viene solitamente reputato uno dei casi più rappresentativi nel panorama culturale europeo. La sua attività fu rivolta alla poesia, al dramma, alla letteratura, alla teologia, alla filosofia, all'umanesimo e alle scienze, ma fu prolifico anche nella pittura, nella musica e nelle altre arti. Il suo magnum opus è il Faust, un'opera monumentale alla quale lavorò per oltre sessant'anni.

Goethe fu l'originario inventore del concetto di Weltliteratur (letteratura mondiale), derivato dalla sua approfondita conoscenza e ammirazione per molti capisaldi di diverse realtà culturali nazionali (italiana, francese, inglese, greca, persiana e araba)Il termine Weltliteratur fu utilizzato nelle Conversazioni con Goethe, pubblicate postume dal suo confidente Johann Peter Eckermann nel 1835.. Ebbe grande influenza anche sul pensiero filosofico del tempo, in particolare sulla speculazione di Hegel, SchellingLuigi Pareyson, Estetica dell'idealismo tedesco: Goethe e Schelling, a cura di Marco Ravera, Mursia, 2003. e, successivamente, NietzscheKarl Löwith, Da Hegel a Nietzsche. La frattura rivoluzionaria nel secolo XIX, trad. it., p. 285 e segg., Torino, Einaudi, 1971, 2ª edizione..

Biografia

Goethe nacque il 28 agosto del 1749, a Francoforte sul Meno (l'atto di nascita indica un orario pertinente tra mezzogiorno e l'una). Era figlio di Johann Caspar Goethe (1710-1782), e di Catherina Elisabeth Goethe (1731-1808). Dal lato paterno proveniva da una famiglia originaria della Turingia: infatti il nonno di Goethe, Friedrich Georg Göthe (1657-1730), un sarto che, arrivato a Francoforte, modificò il carattere del suo cognome (che da Göthe divenne Goethe). Friedrich Georg si sposò con Anna Elizabeth Lutz (1667-1700), assicurandosi così la gestione di una fiorente locanda e di un ostello che portarono alla ricchezza della famiglia di Goethe. Il padre di Goethe, ereditando così tutti i beni della famiglia e, con essi, la ricchezza derivatane, poté studiare giurisprudenza in una nota facoltà di Coburgo: il Casimirianum, un antico ginnasio molto ben noto a Goethe figlio e che citerà nel secondo libro di Poesia e verità.

Dal lato materno, invece, Goethe discendeva da una famiglia illustre: i Textor. Il nonno materno di Goethe, infatti, era Stadtschultheiß (traducibile in Italiano con il titolo di Podestà), ed era stato, come di consueto: Scabino (Schöffe); Borgomastro Anziano (Altbürgermeister); e, infine, alla morte di Johann Christoph Ochs von Ochsenstein nel 1747, divenne Stadtschultheiß di Francoforte. La madre di Goethe era una donna intelligente, socievole ma ristretta nel suo ambiente casalingo. Goethe, nel primo libro di Poesia e Verità, farà una tesi e un'antitesi tra il carattere severo del padre (tesi), e il carattere dolce della madre (antitesi del padre).

Goethe fu battezzato il giorno dopo con rito protestante, e alla sua cerimonia presenziarono suo nonno (il podestà) e molti altri personaggi illustri che Goethe ricorderà in Poesia e verità.

Nel dicembre del 1750 nacque la sorella, Cornelia Schlosser (1750-1777), con cui avrà un rapporto molto felice e sereno per tutta la durata della sua vita (Cornelia, afflitta da crisi depressive, morirà nel 1777, all'età di 27 anni, dopo aver dato alla luce un figlio che, in seguito, morirà. Goethe, in occasione della sua morte, compose la poesia "Alles geben die Götter". La relazione tra Goethe e sua sorella fu studiata da molti psicoanalisti, i quali decretarono che tra Goethe e sua sorella vi fosse una "infatuazione" che, a volte, sfiorava l'incesto (anche se non si può sapere con certezza dato il complesso rapporto tra Goethe e i suoi familiari).

Sin dall'infanzia, Goethe fu istruito dal padre in casa. Nel 1755, a seguito del Terremoto a Lisbona, l'equilibrio illuminista e positivista fu oggetto di polemica da parte di Rousseau, Voltaire e Kant, e il piccolo Johann rimase sconvolto, insieme a tutto il resto del mondo, davanti a questo fenomeno naturalistico che, nelle stesse parole di Goethe: "Si può forse affermare che mai demone più potente si sia mai scagliato con tanto orrore e violenza sulla terra".

Durante l'estate, alcune piogge si abbatterono su Francoforte, causando grande scompiglio all'interno della casa dei Goethe, appena rinnovata, che fu sconvolta dalle piogge. A malincuore, il padre di Goethe decise di mandare i suoi due figli in una scuola pubblica dove Goethe, negli anni della vecchiaia, rammentò essere un luogo pieno di creature urlanti che, sconvolgendo l'ordine a cui Goethe e Cornelia erano stati abituati, venivano alimentati dall'inesperienza degli insegnanti.

A partire dal 1755 Johann imparò a leggere e a scrivere il tedesco in una scuola pubblica, poi, privatamente, il latino e un poco di greco. Nel 1757 compose i suoi primi versi, rigorosamente in rima. Nel 1758 studiò il francese e prese lezioni di disegno.

Nel 1756, allo scoppio della Guerra dei sette anni, all'interno di casa Goethe ci fu una "spaccatura" tra il padre del poeta e il nonno materno: Johann Caspar, fedele alle idee di Federico II di Prussia, si schierò apertamente con la Prussia, andando contro ai desideri del suocero, podestà di Francoforte; Textor, infatti, essendo podestà di Francoforte (città libera del Sacro Romano Impero), era fedele alla corona Asburgica e all'imperatore, Francesco I di Lorena. Le tensioni aumentarono all'interno della casa del giovane Goethe (il padre, una volta, come citato da Goethe stesso in Poesia e verità, minacciò il suocero di estrarre la spada e di sfidarlo a duello), e per un po' l'ambiente tranquillo della famiglia fu mosso sia dalle sconfitte sia dalle vittorie prussiane.

Il 1° gennaio del 1759, in accordo con il podestà di Francoforte, delle truppe francesi, guidate dal luogotenente del re, François de Théas von Thoranc, occuparono Francoforte (il Regno di Francia era alleato con l'Austria, e per questo Francoforte, città libera dell'impero, diede accesso militare alle truppe francesi). Il luogotenente del re, con il suo quartier generale, si installò all'interno di casa Goethe (con grande sgomento di Johann Caspar), e il giovane poeta, che a quel tempo aveva una decina d'anni, venne influenzato dai soldati e dallo stesso Thoranc (che ricorderà come un uomo inflessibile, diligente e incorruttibile nella sua autobiografia).

Grazie agli influssi francesi, Goethe ebbe non poche ore di svago all'interno della città natale occupata dalle truppe francesi: imparò le commedie e le tragedie di Jean Racine e di Molière, ed ebbe la brillante idea di redigere una commedia di proprio pugno che, con l'aiuto di un giovane attore francese all'interno di una delle molte compagnie teatrali francesi, mise quasi in scena (quest'opera teatrale non è pervenuta ai giorni nostri).

Nel 1760 Johann apprese l'arte della calligrafia e studiò l'italiano: il padre aveva intrapreso un viaggio in Italia nell'anno 1740, e in quegli anni aveva redatto, di proprio pugno, un diario di viaggio intitolato: Viaggio in Italia compiuto nell'anno MDCCXL. L'insegnante di Goethe, un certo Domenico Giovinazzi, esule dall'Italia dal 1717 e trasferitosi a Francoforte nel 1723, aveva dato lezioni di italiano al padre, alla madre e, infine, a Goethe stesso e alla sorella Cornelia. Giovinazzi, insieme alla madre di Goethe, si esibiva ogni tanto al pianoforte, cosicché Goethe imparò a memoria il "Solitario bosco ombroso" di Paolo Rolli ancor prima di capirne il senso stesso.

Nel 1762 i francesi lasciarono Francoforte e il luogotenente del re, Thoranc, tornò in patria per poi morire lì nel 1794 (Goethe non fa memoria del destino di Thoranc; bensì, rimane ambiguo su di esso).

Sempre nello stesso anno, Goethe prese lezioni di inglese e di ebraico. Il precettore di Goethe in ebraico, un certo Johann Georg Albrecht, verrà menzionato da Goethe con parole buone nella sua autobiografia: stando a Goethe stesso, Albrecht aveva un predilezione per Lucano, da cui leggeva sempre e che, con il passare del tempo, aveva mandato a memoria; Goethe narra anche di come l'uomo avesse una risatina rauca e di come fosse, all'interno della comunità religiosa di Francoforte, fortemente rispettato ma anche deriso dai cittadini per il suo carattere mite e per la sua risata rauca.

Nel 1764, l'anno della salita al trono di Giuseppe II, gli capitò di raccomandare al nonno materno un giovane per un impiego nell'amministrazione cittadina; dopo l'assunzione, si scoprì che quell'impiegato era un truffatore. Johann fu, in un primo tempo, perfino sospettato di complicità, ma presto si riconobbe la sua estraneità ai fatti.

Ormai diciassettenne, fu tempo per Johann di frequentare l'università: egli avrebbe voluto seguire i corsi di lettere classiche e retorica a Gottinga, ma il padre scelse per lui gli studi di diritto a Lipsia e così, il 30 settembre 1765, Johann partì da Francoforte per quella città, con in tasca la buona somma di 1.200 fiorini per garantirsi un più che decoroso mantenimento.Marino Freschi, , op. cit., pp. 9-16.

A Lipsia (1765-1768) A Lipsia Johann si inserì senza difficoltà nella frivola vita di società, così diversa da quella conservatrice e patriarcale di Francoforte; ebbe una relazione con Kätchen Schönkopf (1746-1810), scrisse Die Laune des Verliebten ("Il capriccio dell'innamorato"), una commedia arcadica, e Die Mitschuldigen ("I correi"), altra commedia senza pretese, e varie poesie musicate da quel Bernhard Breitkopf, proprietario di una Casa editrice musicale che sarebbe diventata molto famosa, del quale il giovane Goethe frequentò la famiglia. Relativamente a questo periodo, egli commentò di avere allora cominciato a seguire la tendenza a «trasformare in un'immagine, in una poesia e a portare a compimento in me quel che mi dava gioia o tormento o che comunque occupava il mio spirito», e che «tutto ciò che si è conosciuto di me sono solo frammenti di una grande confessione». Fra il febbraio e il marzo del 1768 si recò a Dresda, visitando le collezioni d'arte raccolte nella città e in giugno venne a conoscenza della tragica morte di Johann Joachim Winckelmann, che egli apprezzava molto.

Tuttavia i componimenti di Johann non vennero apprezzati ed egli stesso si convinse che fosse meglio bruciare la maggior parte di quella prima produzione; il 28 agosto 1768 ritornò a Francoforte senza aver concluso nulla.Marino Freschi, , op. cit., pp. 17-38.

A Strasburgo (1770-1771)

A Francoforte Johann soffrì di coliche, vomitò sangue e dovette subire anche un intervento chirurgico al collo; il giovane Goethe non pensò di poter vivere a lungo e si aprì all'influsso religioso pietistico della madre e della sua amica Susanna Katharina von Klettenberg (1723-1774), una signora quarantacinquenne che egli avrebbe ricordato affettuosamente in Poesia e verità, e nelle Confessioni di un'anima bella. Fu un breve periodo in cui, oltre a partecipare, in verità senza entusiasmo, a pratiche devozionali, lesse la Storia della Chiesa e degli eretici di Gottfried Arnold insieme con l'ascetica Imitazione di Cristo. Interessandosi anche di occultismo e astrologia occidentale, Goethe fu sempre anticonfessionale, pur guardando con simpatia e interesse alla ricerca spirituale, e si definì un eretico che i cristiani avrebbero volentieri messo al rogo.