LA.S.D. Paternò Calcio, meglio nota come Paternò, è stata una società calcistica italiana con sede nella città di Paternò, attualmente non partecipa a nessun campionato FIGC.
L'ultima rifondazione del club è avvenuta nel 2017, attraverso la fusione tra le società A.S.D. Real Città di Paternò e F.C.D. Paternò, che nella stagione 2016-2017 hanno militato rispettivamente in Promozione e Prima Categoria. È erede di una tradizione sportiva iniziata nel 1957 con la fondazione della Polisportiva Paternò, la più longeva delle squadre di calcio paternesi, attiva fino al 1990; lAssociazione Sportiva Paternò Calcio, fondata nel 1991, è stata protagonista tra il 1999 e il 2002 di una cavalcata che l'ha portata dall'Eccellenza alla Serie C1. Dopo l'avvento di Yahya Kirdy, la squadra è prima retrocesso dalla serie D all'Eccellenza, quindi non si è iscritta in Eccellenza e di conseguenze, è scomparsa. Oggi non partecipa a nessun campionato.
Il campo di gioco è lo stadio Falcone-Borsellino, i colori sociali sono il rosso e l'azzurro.
Storia
Le origini del calcio paternese
La diffusione del gioco del calcio nella città di Paternò risalrebbe al 1908. Nel primo dopoguerra, una società di nome Ibla Paternò pol iniziò un'intensa attività di amichevoli con le squadre limitrofe, tra cui la Catanese. C'è qualche documento della stagione 1938-1939, quando con l'Ibla partecipava al campionato di Prima Divisione regionale. La squadra, che ebbe come giocatore simbolo il centravanti Tano Messina, disputava le partite interne in dei terreni improvvisati. È documentata l'esistenza negli anni trenta della Società Sportiva Paternò, dai colori sociali rosso-neri, affiliata alla FIGC, iscritta al Comitato ULIC di Catania, nonché partecipante alla Coppa Arpinati nel 1931.
Nel secondo dopoguerra, a Paternò sorsero diverse società sportive attive nel calcio, tra cui lIbla Paternò, la Pro Italia e la Fiamma Paternò, che militarono in Prima e Seconda Divisione.
La Polisportiva Paternò (1957-1990)
Nel 1957., venne fondata una nuova società, la Polisportiva Paternò, che adottò come colori sociali, il rosso e l'azzurro, ovvero quelli della cittadina etnea. Primo presidente fu il cavalier Gaetano Marino, e costituita da 61 soci, ebbe tra gli altri il sostegno economico del politico Barbaro Lo Giudice della Democrazia Cristiana, all'epoca sindaco di Paternò.
La formazione di calcio della Polisportiva, guidata da Giovanni Prevosti, che fu allenatore-giocatore, era costituita prevalentemente da atleti provenienti in blocco dalla Fiamma, quali Coco (nonno del calciatore Francesco), Cunsolo, i fratelli Angelotti, Beltrame, Savino, Maugeri, Conti, Orto e Di Grazia. Esordì ufficialmente nel girone B di Prima Divisione, nella gara della prima giornata disputata il 10 novembre 1957 contro il San Gregorio, vinta in casa per 3-0 con tripletta di Cunsolo. I rossazzurri conclusero il campionato al secondo posto con 43 punti, alle spalle della capolista Sortino, vincitrice del torneo, e davanti al Giarre terzo classificato. La stagione successiva, i paternesi si piazzarono in testa al girone assieme ai gialloblù giarresi, contro i quali vinsero lo spareggio-promozione disputatosi sul campo neutro di Acireale, con il risultato di 1-0, la cui rete venne siglata dal centravanti rossazzurro Greco.
Promosso il Paternò in Prima Categoria, nel 1960, presidente della società fu eletto il dott. Giuseppe Gennaro: sotto la presidenza Gennaro, il Paternò ebbe una rapida ascesa, che culminò nella prima promozione in Serie D, avendo vinto il proprio girone di Prima Categoria nella stagione 1961-62, e successivamente superando le finali-promozione contro la Folgore Castelvetrano (capolista del girone A), in particolare la terza, vinta per 2-0 sul campo neutro di Licata con le reti di Checchi e Filippi. Il centravanti rossazzurro Giuliano Checchi, fu capocannoniere del torneo con 33 reti realizzate.
I rossazzurri disputarono il torneo di IV Serie per quattordici stagioni consecutive, e per tre volte sfiorarono la vittoria del campionato giungendo secondi in classifica. La società allestì una buona formazione nel campionato 1963-64, ingaggiando tra gli altri il centravanti Gaetano Troja. Nonostante Troja avesse messo a segno 15 reti, non si andò oltre un quarto posto, e al termine della stagione fu acquistato dal Palermo in Serie A, che pagò per il giocatore 28 milioni di lire più il cartellino di Angelo Busetta.
Nella stagione 1964-65 la squadra riprovò la scalata alla Serie C: nelle file rossazzurre militavano giocatori come Mario Corti, ex mezzala del Catania in Serie A, ma nonostante i 7 punti di vantaggio sul di Torre Annunziata, dopo quattordici giornate, all'interno dello spogliatoio subentrò un dualismo che destinò il Paternò ad un secondo posto. I giocatori, infatti, si schierarono da una parte con l'allenatore Aldo Riva e dall'altra con il giocatore Corti, il quale non fu sostenuto dalla società, venne ceduto ed emigrò in Australia. L'annata successiva, nel 1965-66, il Paternò ebbe una delle più forti formazioni della sua storia, che vedeva Trevisan in porta, la difesa con Codraro a destra e Ferrante a sinistra, centrali Palazzo e Ortolani. Il centrocampo vedeva due ali veloci come Schettino a destra e Tedesco a sinistra, con Alberti e Sartori mediani, mentre in avanti De Pierro e Busetta erano gli attaccanti. Il Paternò condusse un campionato di testa a pari merito con la Massiminiana, seconda ad un punto. A due giornate dalla fine, i rossazzurri persero a Scafati, mentre la Massiminiana vinse contro il Marsala: la squadra catanese conseguì così il definitivo sorpasso che si confermò anche nell'ultima giornata.
Nonostante i buoni risultati ottenuti sul campo, nel 1967, la società fu colpita da una crisi dirigenziale che portò alle dimissioni dell'intero consiglio direttivo, presieduto dall'avv. Antonio Torrisi, venendo perciò commissariata. Inizialmente affidata a Mario Gemmellaro, questi si dimise dopo appena 3 giorni e la gestione commissariale venne successivamente affidata, nell'agosto 1968, al dott. Giuseppe Buscemi. Due campionati di transizione e poi nella stagione 1968-69, i rossazzurri disputarono un altro torneo di vertice: rivale principale fu l'Acqua Pozzillo Acireale, contro il quale condusse un'agguerrita lotta per la vittoria finale del campionato. Durante la penultima giornata, il Paternò doveva affrontare fuori casa il Siracusa, che vinse condannando i paternesi alla débacle. Così l'Acireale si portò da solo al comando battendo in casa il Terranova, e successivamente il Mazara nell'ultima gara in trasferta.
Negli anni settanta il Paternò, sempre più carente a livello economico, puntava su formazioni ricche di giovani, arrivando al massimo a piazzamenti di metà classifica. Il miglior piazzamento della squadra rossazzurra fu quello della stagione 1972-73, quando si classificò al terzo posto a pari punti con il Milazzo e la Massiminiana; l'allenatore era Dante Pagni ed il campionato lo vinse il Marsala. Nella stagione 1976-77 arrivò la retrocessione, ma la stagione seguente, i rossazzurri allenati da Adelmo Prenna, conquistarono il primo posto in classifica nel girone B di Promozione e tornarono nuovamente in Serie D. Protagonisti di quella stagione, furono soprattutto il centrocampista Giovanni Cardella, i paternesi fratelli Salvatore e Luigi Fazio ed Orazio Laudani. Vennero poi altri campionati in chiaroscuro, questa volta con atleti locali.
Negli anni ottanta, il Paternò disputò l'Interregionale con alterne fortune: nella stagione 1985-86 arrivò la retrocessione in Promozione. Al termine di detta stagione, nell'estate del 1986, nuovo commissario della società fu eletto l'imprenditore edile Giuseppe Mirenna., poi divenuto presidente. Nella stagione 1987-88, il Paternò allenato da Silvio Iozzia, e poi da Gaetano Improta, rischiò di fallire il ritorno in V serie, e grazie al cambio della guida tecnica, riuscì ad ottenere un insperato secondo posto in classifica a soli tre punti dalla capolista Gangi, nel girone A di Promozione. Piazzatosi al settimo posto nella stagione 1988-89 nel girone M dell'Interregionale, parecchio disastrosa fu la stagione successiva: dopo un avvio promettente, gli attriti sorti tra la dirigenza del club ed il Comune di Paternò - che da due anni non aveva erogato i contributi al sodalizio rossazzurro - determinarono la sua crisi societaria e di risultati, con l'abbandono da parte dei giocatori, che non si presentarono nella partita di ritorno a Comiso, e con la successiva partita interna contro l'Aci Sant'Antonio, persa per 0-2, fu mandata in campo la formazione juniores. La squadra subì numerose sconfitte rimediate con un pesante passivo di reti, piazzandosi ultima in classifica con soli 11 punti e 105 reti subite. Arrivò la retrocessione in Promozione e nella stagione 1990-91 si verificò il nuovo tracollo della Polisportiva Paternò: nella gara della quarta giornata in casa contro il Riposto, la squadra rossazzurra per la quarta volta consecutiva non si presentò in campo e fu successivamente esclusa dal torneo.
LAssociazione Sportiva Paternò (1991-1998)
Nel girone B del campionato di Prima Categoria 1990-91, vi militava la formazione paternese della Società Sportiva Diana Carni, di proprietà dell'imprenditore Enrico Caponnetto, che disputò una buona stagione. Nell'estate del 1991, Caponnetto assieme al suocero Agostino Garraffo, rilanciarono il calcio paternese con la trasformazione della Diana Carni in Associazione Sportiva Paternò - che sostituì la fallita Polisportiva Paternò - la cui guida tecnica venne affidata a Luigi Fazio. La nuova società ottenne il ripescaggio al campionato di Promozione 1991-92.
Dopo appena due stagioni, i rossazzurri approdarono in Eccellenza, dove, nella stagione 1993-94, si ritrovarono nel girone A assieme al , contro i quali i paternesi pareggiarono 0-0 nella partita d'andata al Cibali, e vinsero per 2-1 nella partita di ritorno al Salinelle, con le reti di Distefano e Catania per i padroni di casa, e di Belnome per gli ospiti. Dopo un buon girone d'andata, avvenne l’ennesima spaccatura nello spogliatoio e le ambizioni di vittoria vennero immediatamente frenate, il Paternò si piazzò così al quinto posto in classifica con 43 punti.
La società si ritrovò ad affrontare problemi di natura finanziaria, e nel luglio 1995 fu rilevata da una cordata di imprenditori locali formata da Biagio Fusto, Consolato Papino, Salvatore Puglisi, Salvatore Saccone e Rino Travaglienti. Nuovo presidente della società divenne Papino, mentre invece uno dei due precedenti comproprietari, Garraffo, rimase come socio di minoranza. Sotto questa gestione, il Paternò disputò tre discrete stagioni in Eccellenza.
L'era Lo Bue: dall'Eccellenza alla Serie C1 (1998-2004)
Nel 1998, i fratelli Marcello, Franco e Maurizio Lo Bue, imprenditori catanesi nel settore degli autotrasporti rilevarono la società, sull'orlo del fallimento. I Lo Bue, assunsero Sebastiano Anzalone come direttore generale e Francesco Sotera come direttore sportivo, quest'ultimo tra l'altro, attaccante rossazzurro negli anni ottanta; alla guida tecnica venne invece ingaggiato l'allenatore Rosario De Cento.
Nella stagione 1998-99, il Paternò disputò un campionato di vertice che lo portò a piazzarsi secondo in classifica del girone B di Eccellenza con 61 punti; qualificatosi agli spareggi-promozione nazionali, fu eliminato al primo turno dall'Orlandina. Per la stagione successiva, a guidare la squadra fu chiamato Giovanni Campanella, e venne allestito un organico importante che vedeva l'ingaggio di giocatori quali Pagana, Del Vecchio, Viola, Bosco, Scalia, Scudieri e del giovane portiere D'Antone; la formazione rossazzurra dominò incontrastata il girone B del campionato di Eccellenza, si piazzò in testa alla classifica con 74 punti e 76 goal realizzati, e conquistò l'accesso diretto al Campionato Nazionale Dilettanti.