Interprete versatile e incisivo, Volonté è spesso annoverato fra i migliori attori della storia del cinema, non solo italiano,. venendo ricordato per il mimetismo, la presenza magnetica e la recitazione matura. Il regista Francesco Rosi disse di lui che «rubava l'anima ai suoi personaggi».

Dopo gli inizi in teatro e negli sceneggiati televisivi, acquisì una certa fama internazionale ricoprendo il ruolo del cattivo negli spaghetti western di Sergio Leone; divenne in seguito l'attore-simbolo del cinema d'impegno civile,. raggiungendo i vertici delle sue capacità interpretative sotto la regia di Rosi, Elio Petri e Giuliano Montaldo. Come regista, realizzò documentari di stampo politico.

Biografia Le origini Gian Maria Volonté nacque a Milano il 9 aprile 1933, ma crebbe a Torino. Il fratello minore Claudio fu anch'egli attore, conosciuto col nome d'arte di Claudio Camaso. Il padre Mario era un militare fascista originario di Saronno, in provincia di Varese, che nel 1944 fu al comando della Brigata nera di Chivasso, mentre la madre Carolina Bianchi apparteneva a una benestante famiglia di industriali milanesi.Documentario Un attore contro: Gian Maria Volonté, regia di Ferruccio Marotti.

Il futuro attore trascorre l'ultima parte della sua infanzia in condizioni difficili per via della precaria situazione familiare, causata innanzitutto dall'arresto del padre. Mario Volonté fu condannato dalla I Sezione Speciale della Corte di Assise di Torino «per avere nella sua qualità di comandante delle brigate nere, durante l'occupazione tedesca, favorito le operazioni militari del nemico ordinando e partecipando a rastrellamenti di elementi del movimento di resistenza nei quali furono commessi molti omicidi e rapine».Archivio di Stato di Torino, Corte d'Assise di Torino, Sezione Speciale, Fascicolo 191, Salone U, Scaffale 21 e seguenti - Sentenza contro Mario Volonté, 27 novembre 1946. Causò la morte di una persona durante il rastrellamento di Rondissone e di altre due nei pressi di Verolengo. Carolina, la madre, cercò di fronteggiare la crisi, affittando le camere di casa e vendendo oggetti di valore. Mario, condannato a trent'anni di reclusione, ne scontò meno di otto, dal novembre 1946 all'agosto 1954. Tornò in carcere nell'aprile del 1960 per espiare due anni di reclusione per omicidio colposo. Liberato per motivi di salute, nel 1961 morì a Torino di cancro ai polmoni..

Volonté abbandonò gli studi a quattordici anni e decise di trovare un impiego per aiutare la madre. Nel 1950, dopo alcuni mesi in Francia come raccoglitore di mele, tornò in Italia e cominciò a frequentare lo Studio Drammatico Internazionale I Nomadi di Edoardo Maltese. In questo periodo si appassionò a Camus e a Sartre.

Gli esordi: il teatro e la televisione Nell'aprile 1951, a 18 anni, debuttò a Torino come attore di prosa nella compagnia "I Nomadi" di Edoardo Maltese, partecipando agli allestimenti dell’Antigone di Anouilh, La dea dell’infedeltà (Acidalia) di Niccodemi, e La sculacciata di De Letraz. In seguito si unì alla compagnia teatrale itinerante I carri di Tespi. Nel 1954 si trasferì definitivamente a Roma dove frequentò l'Accademia nazionale d'arte drammatica, e dove si fece notare come "giovane di grande talento"; suo maestro era Orazio Costa. Nel 1957 Volonté ebbe la prima esperienza televisiva recitando in Fedra (tratto dall'omonima tragedia di Jean Racine), accanto a una delle signore della scena italiana, Diana Torrieri.

Nella stagione 1958-1959 fu nella compagnia del Teatro Stabile di Trieste; a Trieste entrò in contatto col gruppo La Cantina, una sorta di teatro-off divenuto nel tempo una fucina di aggiornamento teatrale, di reazione alla tradizione e al conformismo. Proprio alla Cantina mise in scena la prima rappresentazione italiana de L'ultimo nastro di Krapp di Samuel Beckett.

Sempre nel 1959 recitò negli sceneggiati televisivi L'idiota, tratto dall'omonimo romanzo di Fëdor Dostoevskij, e Caravaggio. Nel 1960 avvenne l'incontro teatrale più significativo per Volonté: quello con la compagnia degli Attori Associati, gruppo fondato da Giancarlo Sbragia, Enrico Maria Salerno e Ivo Garrani, partecipando allo storico allestimento di Sacco e Vanzetti di Mino Roli e Luciano Vincenzoni, dove interpretava Nicola Sacco; dieci anni dopo, nella trasposizione cinematografica di Giuliano Montaldo, avrebbe invece interpretato Bartolomeo Vanzetti.

Con gli Associati prese poi parte anche a Quarta Era, novità di Sbragia e Gian Domenico Giagni, dopo un estivo e galeotto Romeo e Giulietta di William Shakespeare, dove nacque l'amore con Carla Gravina; collega e compagna con cui lavorerà in alcuni allestimenti, fra i quali La buona moglie di Carlo Goldoni, che nel 1963 segnò l'esordio registico di Luca Ronconi; nello stesso anno recitò nel film televisivo Il taglio del bosco, tratto dall'omonimo racconto di Carlo Cassola.

Nel 1964 cercò di portare in scena in un teatrino di Roma, in via Belsiana, Il Vicario di Rolf Hochhuth, che aveva già suscitato scandalo a Berlino in occasione della sua prima rappresentazione mondiale. Il testo denunciava i rapporti tra la Chiesa cattolica (in particolare papa Pio XII) e il regime nazista: la rappresentazione fu però impedita dalla polizia per pretestuosi motivi di ordine pubblico e, in seguito alle proteste di una parte della stampa, ci si appellò alla violazione di un articolo del Concordato. La determinazione militante di Volonté ebbe tuttavia la meglio: reso impossibile l'allestimento teatrale, Il Vicario venne presentato in forma di lettura drammatica nei locali della Libreria Feltrinelli.

Nel 1965 partecipò nel ruolo di Radek nell'episodio Una vita in gioco della serie televisiva Le inchieste del commissario Maigret, con Gino Cervi e Andreina Pagnani.

Il cinema

Nel 1960 Gian Maria Volonté esordì sul grande schermo con Sotto dieci bandiere di Duilio Coletti. Nel 1961 recitò, ricoprendo parti marginali, in due film del genere peplum/fantascientifico: Antinea, l'amante della città sepolta di Edgar G. Ulmer e Giuseppe Masini ed Ercole alla conquista di Atlantide di Vittorio Cottafavi. Ottenne però una parte anche in due opere di livello: A cavallo della tigre di Luigi Comencini e La ragazza con la valigia di Valerio Zurlini. In questi anni lavorò anche come doppiatore: per esempio è sua la voce del protagonista di Banditi a Orgosolo e di Roger Hanin in La marcia su Roma.

Il suo primo ruolo da protagonista fu quello del sindacalista Salvatore Carnevale in Un uomo da bruciare, di Valentino Orsini e degli esordienti fratelli Taviani. Presentato nel 1962 alla Mostra del cinema di Venezia in una rassegna informativa, Un uomo da bruciare ebbe un'ottima accoglienza da parte della critica e ottenne una menzione della giuria come opera prima, ma ebbe una distribuzione tardiva e discontinua solo un anno dopo e pertanto Volonté rimase "nell'ombra". Anche alla Mostra di Venezia 1963 fu presente come protagonista in un'opera prima: ne Il terrorista, ambientato in Veneto durante la resistenza, interpretava la figura del partigiano Otello Pighin sotto la regia di Gianfranco De Bosio. Il film ottenne il Premio della critica italiana e il Premio Città di Venezia.

Lo stesso anno un giovane Sergio Leone, che aveva all'attivo un solo lungometraggio anche se aveva a lungo lavorato come assistente e come regista di seconda unità, volle tentare la produzione di un western e affidò a Volonté il ruolo del letale trafficante di alcolici Ramón Rojo. Il film esordì a Firenze nel settembre 1964 con il titolo Per un pugno di dollari; nei titoli e sulle locandine utilizzava dei nomi che rimandavano al cinema americano per evitare la sfiducia del pubblico in un prodotto "nostrano". Volonté accettò suo malgrado di essere ribattezzato John Wells e non si rese conto dell'importanza che avrebbe avuto in seguito la pellicola. Dopo i primi giorni di proiezione il film cominciò ad attirare spettatori, sia grazie al passaparola, sia grazie a un'astuta campagna promozionale che faceva leva sulle scene più sanguinarie: in tre mesi incassò quattrocento milioni di lire, che alla fine della distribuzione arrivarono a tre miliardi, diventando il capostipite del genere spaghetti western.

Il primo vero successo popolare arrivò tuttavia con il ruolo di Michelangelo Buonarroti, nello sceneggiato di Silverio Blasi realizzato dalla Rai sempre nel 1964 per celebrare il quarto centenario dalla morte del grande artista. Il regista Blasi aveva imposto alla Rai la scelta di Volonté contro il parere dei funzionari dell'epoca, che lo avevano depennato dalle produzioni TV dopo il suo abbandono di Delitto e castigo in seguito a divergenze con il regista Anton Giulio Majano. A questo sceneggiato partecipò, in un ruolo minore, anche il fratello Claudio Volonté.

Con un consistente aumento del cachet e con maggiori mezzi produttivi, Volonté ritornò nel 1965 a lavorare con Leone in Per qualche dollaro in più in cui interpretava El Indio, il sadico criminale tossicodipendente: l'interpretazione lo consacrò definitivamente al grande pubblico rendendolo, di fatto, il perfetto cattivo del genere. Volonté interpreterà altri film appartenenti al filone degli spaghetti western, come Quién sabe? (1966), di Damiano Damiani, e Faccia a faccia (1967), di Sergio Sollima, al fianco di Tomas Milian che ritroverà l'anno successivo in Banditi a Milano di Carlo Lizzani.

Sempre nel 1966 partecipò a un altro film di grande successo, L'armata Brancaleone, diretto da Mario Monicelli, per poi affiancare Enrico Maria Salerno e Anouk Aimée in Le stagioni del nostro amore diretto da Florestano Vancini. Nel 1967 fu scelto da Elio Petri per il ruolo del protagonista, il mite professor Laurana in A ciascuno il suo, tratto dall'omonimo romanzo di Leonardo Sciascia. Il film, presentato in concorso al Festival di Cannes 1967, segna l'inizio del suo sodalizio artistico con il regista Petri e lo sceneggiatore Ugo Pirro.

Nell'autunno 1967 Silverio Blasi, dopo il successo di Michelangelo, rivolle Volonté per il ruolo televisivo di Caravaggio, ma la messa in onda dello sceneggiato subì alcuni interventi di censura da parte dei funzionari Rai, ai quali Blasi e Volonté reagirono presentando alla magistratura un'istanza di sequestro. Le polemiche suscitate fecero sì che l'attore non fosse più convocato in televisione per oltre sedici anni, fino al 1982.

Il 1968 si aprì con l'uscita de I sette fratelli Cervi, film in cui per la quarta volta Gian Maria Volonté interpretava un personaggio della Resistenza. Il film ebbe una distribuzione scarsa e discontinua, al contrario del successivo Banditi a Milano diretto da Carlo Lizzani e ispirato alle vicende della banda Cavallero che solo pochi mesi prima aveva seminato il terrore nel Nord Italia. Il film, concepito come un instant movie, ebbe un tempo di preparazione molto breve e un copione che veniva modificato e plasmato nel corso delle riprese. I nomi dei personaggi furono cambiati ma gli esterni del film furono, in gran parte, gli stessi in cui erano realmente avvenuti i fatti. Cimentandosi per la prima volta nell'interpretazione realistica di un personaggio vivente e di recente attualità, Gian Maria Volonté ottenne numerosi riconoscimenti, tra cui il Globo d'oro dell'Associazione Stampa Estera. Il film ebbe un ottimo successo commerciale e anticipò il filone del cinema poliziottesco. Sempre sotto la direzione di Lizzani, nello stesso anno girò in Bulgaria L'amante di Gramigna e, spostatosi in Maremma, Sotto il segno dello scorpione con i fratelli Taviani. Il 1968 fu un anno intenso per il suo lavoro d'attore, ben sei film girati da protagonista: le sue quotazioni erano al massimo anche se qualche volta, per stima verso un regista o per il particolare interesse verso un copione, si accontentava di una paga ridotta.