Con il nome di Miracle at the Meadowlands si intende un'azione di football americano avvenuta negli ultimi istanti della gara del 19 novembre 1978 tra i Philadelphia Eagles e i New York Giants. Dopo che il quarterback dei Giants Joe Pisarcik sbagliò il tentativo di consegnare il pallone al fullback Larry Csonka, il cornerback degli Eagles Herman Edwards raccolse il fumble e lo ritornò per 26 yard nel touchdown della vittoria. Fu considerato miracoloso poiché i Giants erano in vantaggio per 17–12 e avrebbero potuto tranquillamente far scorrere i secondi finali, dal momento che avevano il possesso del pallone e gli Eagles erano rimasti senza time out.
Il termine "Miracle at the Meadowlands" è utilizzato principalmente dai tifosi degli Eagles e dai telecronisti. I Giants si riferiscono alla giocata come "The Fumble", anche se il termine in genere al di fuori di New York è utilizzato per una giocata della finale della AFC del 1987 tra i Cleveland Browns e i Denver Broncos.
Per gli Eagles, la vittoria in quella che sembrava una sconfitta certa, servì ad aumentare il morale, portando la squadra ai playoff in quella stagione e, due anni dopo, alla prima qualificazione al Super Bowl della storia della franchigia. Per i tifosi dei Giants fu il punto più basso di un'epoca di cattivi risultati, ma ciò che ne seguì avrebbe portato a grossi cambiamenti che si sarebbero dimostrati di natura positiva per la franchigia nel lungo periodo. Per lo sport in generale, l'eredità principale fu il contributo ad adottare e ad accettare che il quarterback si inginocchiasse come metodo standard per la squadra in vantaggio e con il possesso del pallone per concludere le gare in circostanze favorevoli.
Antefatti Il Miracle at the Meadowlands avvenne al termine della gara tra New York Giants e Philadelphia Eagles, in quello che fu il primo incontro tra le due rivali di division nella stagione . Gli Eagles erano al terzo posto nella NFC East, dietro ai Dallas Cowboys e ai Washington Redskins; i Giants erano quarti. Le squadre giunsero alla partita in condizioni simili. Entrambe avevano ancora la speranza di raggiungere i playoff, in particolare dal momento che quella fu la prima stagione con un calendario da 16 partite, ma entrambe avrebbero dovuto accontentarsi probabilmente di una wild card, dato il dominio dei Cowboys nella division. Data la somiglianza dei loro record, era probabile che il risultato avrebbe avuto implicazioni in ottica di playoff, dal momento che, in caso di uguale numero di vittorie e sconfitte, il criterio principale per lo spareggio sono i risultati degli scontri testa a testa.
Giants I Giants arrivarono alla partita con un record di 5–6. Una striscia di tre sconfitte consecutive in trasferta aveva affievolito le speranze di playoff rispetto a metà stagione. Tuttavia, una vittoria contro gli Eagles avrebbe potuto, sperava la squadra, cambiare le fortune del club e tenere vive le speranze di playoff.
Malgrado il loro passato vincente, i Giants non si qualificavano per i playoff dal 1963 e da allora avevano avuto solo due stagioni con più vittorie che sconfitte. Anche se erano la quarta franchigia più vecchia della lega, essi erano, in quel momento, quasi una non-entità dopo la fusione AFL-NFL. Il loro trasferimento in New Jersey nel 1976 aveva alienato alcuni tifosi di lungo corso, malgrado la maggior disponibilità di posti a sedere. La maggior parte dei tifosi dei Giants viventi non era mai stata così a lungo senza che la squadra fosse una contendente per il titolo ma, malgrado ciò, erano ancora inclini a perdonare la squadra. Ad ogni modo, i tifosi potevano fare poche pressioni sulle persone in grado di operare cambiamenti drastici, i proprietari Wellington Mara e l'erede di suo fratello Jack. In particolare, mentre il nipote di Wellington Timothy J. Mara aveva ereditato un sesto della proprietà dei Giants assieme alla madre e alla sorella alla morte di Jack Mara nel 1965, in pratica le due donne non prendevano parte ai lavori di routine della gestione del club, permettendo a Timothy di parlare anche a loro nome. Questo rese Timothy in pratica un partner alla pari come lo era stato suo padre.
I due gestivano le operazioni della squadra da vicino ma si scontravano così aspramente l'uno con l'altro che a un certo punto dovette essere eretta una separazione tra i box dei due proprietari allo stadio. Ad ogni modo, malgrado i continui scontri in materia del personale, i due erano generalmente d'accordo nel mantenere il costo del libro paga più basso possibile, non solo in termini dei salari dei giocatori ma anche quando si trattava di allenatori e osservatori. Nell'era post fusione, prima dell'introduzione della free agency, i giocatori dei Giants avevano un potere di contrattazione molto ridotto, perciò era probabilmente la riluttanza dei proprietari a impiegare risorse la principale causa delle cattive prestazioni della squadra sul campo. Gli effetti della parsimonia dei Mara, unita all'incertezza e instabilità ai più alti livelli manageriali, condizionarono le prestazioni della squadra, in particolare per quanto riguarda alcune incomprensibili decisioni sul personale.
Non aiutò i tifosi vedere che giocatori (come Craig Morton e Fran Tarkenton) e allenatori (come Tom Landry e Vince Lombardi) che avevano fatto parte dei Giants in passato stavano ora godendo, o avevano goduto, di grandi successi altrove. La squadra non scelse anche future stelle, o si accontentò di giocatori di minor valore, nell'annuale draft.
I Giants giocavano nella più grande area metropolitana degli Stati Uniti e vi era una domanda di biglietti maggiore di quanti disponibili, anche alla luce della competizione cittadina con i New York Jets della AFC. Malgrado la vittoria a sorpresa dei Jets nel Super Bowl III e il fatto che giocassero ancora allo Shea Stadium nel Queens, i Giants erano ancora visti come la squadra di football principale di New York. Inoltre, i Dallas Cowboys avevano dominato la NFC East negli anni che seguirono la fusione. Per la maggior parte degli anni settanta, solo i vincitori della division e una wild card per conference si qualificavano per i playoff, fino all'introduzione del turno delle wild card nel 1978 non c'era la possibilità per una squadra qualificata con una wild card di ospitare una gara di playoff. A ciò si aggiungeva che i proventi televisivi delle gare di playoff NFL erano distribuiti equamente senza tenere conto delle squadre che li disputavano e ciò, almeno fino al 1978, avrebbe richiesto che i Giants vincessero il titolo della NFC East. Da un punto di vista strettamente finanziario, la spesa necessaria per superare il dominio dei Cowboys sembrava essere, nella migliore delle ipotesi, una scommessa sconsiderata e inutile.
La famiglia Mara vedeva perciò pochissimi incentivi per spendere e costruire una squadra da titolo. Per tale motivo si voleva minimizzare le spese mantenendo la franchigia profittevole, indipendentemente dai risultati sul campo, dal momento che spendere soldi non assicurava entrate ulteriori, anche se la squadra fosse stata più competitiva. A causa delle comunque ottime vendite dei biglietti dei Giants, i proprietari iniziarono a venire visti come compiacenti e avari da osservatori che non erano a conoscenza della piena portata delle dispute all'interno della proprietà.
Cattivi rapporti tra i giocatori dell'attacco e gli assistenti allenatori Nella settimana che precedette la partita, i giocatori, in particolare quelli dell'attacco, si erano lamentati con i giornalisti degli assistenti allenatori. Il capo-allenatore John McVay era popolare con i suoi giocatori; aveva assunto tale ruolo a metà della stagione dopo che Bill Arnsparger era stato licenziato e aveva risollevato loro il morale, aggiungendo giocatori di qualità alla squadra. Tuttavia, i giocatori non erano così entusiasti dei suoi amici di vecchia data che aveva assunto come assistenti.
I giocatori ritenevano che gli assistenti allenatori non erano interessati a sviluppare il potenziale degli atleti più giovani, quantomeno a confronto delle loro controparti nelle altre formazioni. Ad esempio, essi fecero notare che nella stagione precedente nessuno dei tre quarterback della squadra aveva esperienza nella NFL e malgrado ciò non era stato assunto alcun allenatore per i quarterback. Inoltre essi notarono che uno dei pochi allenatori che si curasse della situazione, Jerry Wampfler, che allenava la linea offensiva, aveva migliorato notevolmente la sua qualità nel corso della stagione.
Il coordinatore offensivo Bob Gibson era uno dei bersagli più frequenti delle lamentele: egli aveva assunto l'abitudine, allora relativamente nuova (ora quasi universale) di chiamare le giocate dalle tribune dello stadio, al punto che Joe Pisarcik chiese conto a Gibson riguardo alle due stagioni precedenti. I giocatori ritenevano che Gibson avrebbe dovuto lasciare a Pisarcik il compito di chiamare le giocate; durante la sconfitta della settimana precedente contro Washington, i Giants avevano tentato solo tre passaggi in situazione di lunghi terzi down. I giocatori si sentirono insultati che in una situazione di terzo down e sette ai tempi supplementari, gli allenatori avessero chiamato una corsa. Gibson, da parte sua, aveva una fiducia limitata nell'abilità di passatore di Pisarcik, un'opinione largamente diffusa (i media di New York lo chiamavano il "Joe Namath dei poveri"), con Gibson e gli altri allenatori che risposero alle critiche facendo notare che dei tre passaggi tentati, due risultarono in un intercetto e uno in un sack con una perdita di 11 yard.
La filosofia generale della squadra all'epoca era di concentrarsi sul migliorare la difesa e giocare in maniera conservativa finché l'attacco non fosse divenuto più competitivo. I giocatori dell'attacco divennero così frustrati riguardo a questa decisione e volevano più occasioni per potere dimostrare il loro valore.
Eagles Su un record di 6–5, le cose sembravano un po' più promettenti per la squadra ospite. La striscia di due vittorie consecutive aveva portato la squadra oltre il 50%. L'inerzia era chiaramente dalla loro parte e i Giants non battevano gli Eagles dalla gara di debutto della stagione , tre anni prima. Tuttavia gli avversari rimanevano una squadra discreta e gli Eagles sapevano di non poterli affrontare sottogamba.
Come i Giants, anche gli Eagles erano una franchigia antica che veniva da molti anni di fallimenti. Essi non raggiungevano i playoff dalla vittoria del loro terzo titolo nel 1960 e avevano avuto solo due stagioni con più vittorie che sconfitte nei 17 anni precedenti.
Ad ogni modo, i tifosi degli Eagles erano meno propensi alla pazienza rispetto a quelli dei Giants. Ciò non era sicuramente aiutato dai successi dei rivali statali dei Pittsburgh Steelers, che dopo decenni di insuccessi erano diventanti una perenne candidata al Super Bowl dopo il trasferimento nella AFC. Una sconfitta contro una squadra in difficoltà come i Giants avrebbe inflitto un duro colpo alle speranze di concludere positivamente l'ultimo quarto della stagione, in cui avrebbero affrontato non solo i pericolosi Cowboys, ma anche gli ugualmente formidabili Minnesota Vikings, oltre a incontrare nuovamente i Giants a Filadelfia. Il 1978 era anche visto come una stagione importante per il capo-allenatore Dick Vermeil: nonostante gli Eagles stessero chiaramente giocando meglio sotto la sua direzione, vi era anche una buona dose di impazienza per risultati concreti.
La partita I Giants iniziarono portandosi in vantaggio di due touchdown nel primo quarto grazie a due passaggi vincenti di Pisarcik e rimasero in vantaggio fino all'ultima giocata della partita. Gli Eagles invece faticarono, sbagliando un extra point e facendo confusione nello snap del successivo tentativo. Si trovarono così in svantaggio per 17–12, perciò avrebbe potuto ribaltare il risultato solo con un touchdown.