Cultore di botanica, «divulgatore dei saperi agricoli»,Cfr. . fu titolare della cattedra di Agricoltura nella R. Università di Napoli; uffiziale di 1a classe nel Dicastero dell’Agricoltura; direttore degli orti agrari di Giovinazzo, di Cardito, di Avellino, di Lecce e di Atri e professore di Agronomia, Estimo e Computisteria agraria nell'Istituto tecnico di Bari. Inoltre fondò, diresse o curò la redazione di diversi periodici di agricoltura.Cfr.

Biografia Achille Bruni nacque da Bartolomeo, medico chirurgo di Barletta, e da Maria Antonia Casale.Cfr.

Seguiti regolarmente gli studi classici, prima presso il Seminario di Trani e poi presso la Canonica Lateranense di Bisceglie,Cfr. . Bruni nel 1834 si trasferì a Napoli dove si iscrisse alla R. Università degli Studi, laureandosi in Giurisprudenza.

Dalla laurea a Napoli alla cattedra universitaria Gli anni universitari, anche se dedicati principalmente allo studio delle discipline giuridiche, non distolsero però Bruni dall'assecondare una sua innata inclinazione per la botanica e per l'agronomia.

Interessato soprattutto all'applicazione in agricoltura delle conoscenze dello studio scientifico delle piante, Bruni prese a seguire gli insegnamenti del direttore del R. Orto botanico di Napoli, Michele Tenore, di cui sarebbe diventato corrispondente volontario negli ultimi anni della redazione della monumentale Flora Napolitana,Cfr. . e di Giovanni Gussone, allievo di Tenore e coadiutore alla direzione dell'Orto.Cfr. . Nel dicembre del 1843, Bruni fu ammesso come socio soprannumerario all'Accademia degli Aspiranti Naturalisti,Secondo lo statuto, l'Accademia deli Aspiranti Naturalisti non poteva contare più di dieci soci ordinari. Per quelli che, avendone i requisiti, non potevano essere eletti in quanto avrebbero oltrepassato tale numero, erano però previste le figure dei soci soprannumerari o corrispondenti, distinte a seconda dell'essere o meno il richiedente residente a Napoli (cfr.).

Bruni fu nominato, a pluralità di voti, nella seduta del 21 dicembre 1843 (cfr.). fondata solo qualche anno prima dallo zoologo pugliese Oronzio Gabriele Costa.

Nella sessione precedente a quella della sua nomina, Bruni aveva letto all'Accademia la sua prima memoria originale, incentrata «sull'Agricoltura del tenimento di Barletta». La memoria fu poi pubblicata negli Annali dell'Accademia, che avrebbero ospitato anche i successivi lavori di quei primi anni di attività scientifica di Bruni. Attività documentata non solo dalle memorie, dalle note e dalle comunicazioni verbali nelle sessioni dell'Accademia, ma anche dagli articoli di economia rustica e dalle corrispondenze su Il Lucifero,"Il Lucifero: giornale scientifico, letterario, artistico, industriale" era un giornale periodico pubblicato a Napoli dagli editori Salvatore Fergola e Filippo Cirelli. Uscito, settimanalmente e poi bisettimanalmente, dal 7 febbraio 1838 al 19 gennaio 1848, ebbe tra i suoi principali redattori Raffaele Liberatore, Cesare Malpica e Domenico Anzelmi (cfr.). il nuovo periodico napoletano con il quale Bruni aveva cominciato a collaborare. All'epoca il suo percorso scientifico si prefigurava ancora ripartito tra agronomia e botanica. Sarà poi la partecipazione al VII Congresso degli scienziati italiani a Napoli, qualche anno dopo nel 1845,Bruni partecipò al congresso nella sezione Agronomia e tecnologia, presieduta da Gherado Freschi, dove presentò una relazione con «le notizie agrarie utili» (cfr. ). a segnare il suo «definitivo orientamento agronomico» e il suo specifico interesse scientifico e professionale per l'agronomia, più che per la botanica. Nel 1850 fu chiamato a Giovinazzo per insegnare agronomia nel R. Ospizio Ferdinando I e per dirigere, come preposto, l’annesso orto agrario.Il R. Ospizio Ferdinando I di Giovinazzo faceva parte della rete dei R. Ospizi e dei R. Alberghi voluti dai Borbone per offrire assistenza ed istruzione agli orfani e agli indigenti.

Il R. Ospizio di Giovinazzo fu voluto nel 1819 dall’erede al trono di Napoli Ferdinando IV, poi Ferdinando I delle Due Sicilie, per gli «orfani (proietti ed esposti) delle provincie di Terra di Otranto e Terra di Bari». Fu ospitato nell’ex convento dei Padri Domenicani, espropriato durante il Decennio francese, ed è tuttora, assieme alla chiesa di S. Domenico affacciato sull'attuale Piazza Vittorio Emanuele II, il più grande edificio di Giovinazzo, .

Dedicato inizialmente a Ferdinando I, divenne R. Ospizio Francesco II nel 1859, R. Ospizio Vittorio Emanuele II, dopo l'annessione al Regno d'Italia e Istituto Vittorio Emanuele II, con la nascita della Repubblica italiana (cfr.). Bruni tenne l'incarico fino al 1853, quando passò prima a Cardito, come «maestro di agricoltura» nel R. Orfanotrofio Lodovico Loffredo,Il R. Orfanatrofio Loffredo, per orfani e trovatelli, fu fondato nel 1840 grazie al lascito testamentario di Lodovico Venceslao Loffredo, principe di Cardito, del 9 maggio 1826 (cfr.). e poi, nel 1855, ad Avellino come professore e direttore dell'orto agrario della R. Società economica del Principato Ultra.Bruni fu nominato con il R. Decreto del 16 settembre 1855 (cfr.).

Intanto a Napoli, il 17 novembre 1855, era stata messa a concorso la cattedra di AgricolturaLa cattedra di agricoltura, allora afferente alla Facoltà di Scienze fisiche, era stata istituita, durante il Decennio francese, con il R. Decreto N. 33 di Gioacchino Murat del 20 dicembre 1808 (cfr.). che si era resa vacante, fin dal giugno 1854, per la morte del titolare Giuseppe Cua. Bruni partecipò al concorso e risultò primo, ma non a pieni voti come invece era previsto dal bando. La cattedra pertanto non gli fu subito assegnata ma solo dopo che il Consiglio ordinario di Stato, investito della questione, si fu espresso a favore della nomina del candidato risultato primo.Cfr. e . Il decreto di nomina fu emanato il 7 gennaio 1856 e pubblicato il 18 gennaio 1856 (cfr.).

Bruni poté così iniziare finalmente il suo percorso accademico, ma la sua carriera era destinata a interrompersi bruscamente, solo pochi anni dopo, stroncata dagli eventi seguiti al crollo del Regno borbonico. Il 27 ottobre 1860, infatti, pochi giorni dopo lo svolgimento dei plebisciti per l'annessione delle province napoletane e siciliane al Regno d'Italia, Bruni fu costretto a lasciare l'incarico, destituito dalla riforma postunitaria di Francesco De Sanctis.Cfr. . La destituzione dall'insegnamento universitario e il ritorno in Puglia Il 27 settembre 1860, Francesco De Sanctis,Dall'aprile del 1856, Francesco De Sanctis era esule a Zurigo dove insegnava letteratura italiana presso la Scuola politecnica federale (cfr. ). Fece ritorno a Napoli il 6 agosto 1860, usufruendo della «generale amnistia per tutti i reati politici» concessa da Francesco II con lAtto Sovrano, firmato a Portici il 25 giugno 1860 (cfr. ). era stato nominato Direttore dell'Istruzione pubblica della Luogotenenza per le provincie meridionali.De Sanctis diresse l'Istruzione Pubblica della Luogotenenza per le provincie meridionali per quindici giorni, dal 24 ottobre all’8 novembre 1860. Il 24 ottobre era il giorno dell'esito favorevole al plebiscito per l'annessione al Regno d'Italia, svoltosi ad Avellino, dove De Sanctis svolgeva la funzione di Governatore della Provincia di Principato Ultra. L'8 novembre ci furono le dimissioni di Garibaldi da dittatore, dopo l’ingresso di Vittorio Emanuele II a Napoli (cfr. ).

L'opera riformatrice di De Sanctis continuò anche negli anni successivi quando fu Ministro della Pubblica Istruzione nel quarto Governo Cavour, dal 23 marzo al 12 giugno 1861, e nel primo Governo Ricasoli, da 12 giugno 1861 al 3 marzo 1862 (cfr. ). Pochi giorni prima, il 7 settembre, dopo che l'ultimo re borbonico Francesco II e la regina Maria Sofia si erano rifugiati a Gaeta, Giuseppe Garibaldi era entrato a Napoli, autoproclamandosi dittatore in nome di Vittorio Emanuele II di Savoia.Cfr. .

Con atti del governo dittatoriale, il 10 settembre 1850 fu reintegrata la Commissione provvisoria di pubblica istruzione, la stessa istituita pochi giorni prima da Francesco II.Già prima dell'annessione al Regno d'Italia, le istanze culturali del Regno delle Due Sicilie avevano trovato più favorevole accoglienza presso Francesco II, succeduto a Ferdinando II morto a Caserta il 22 maggio 1859. L'ultimo re borbonico aveva inaugurato «una stagione di vita politica più liberale» e aveva mostrato concreta disponibilità a una riforma dell’istruzione e dell’insegnamento universitario (cfr. ).

Il 20 agosto aveva istituito una commissione, incaricata di redigere un progetto di legge di riforma «della regia Università degli studi, come di tutta la istruzione pubblica del Reame», e aveva nominato Francesco De Sanctis «segretario con voto». Ma De Sanctis non aveva accettato (cfr. ). La Commissione, conclusi i suoi lavori, presentò una proposta di riordino dell'Università degli Studi di Napoli,La proposta, in forma di decreto, faceva parte di una relazione presentata a De Sanctis il 25 ottobre e sottoscritta dal vice-presidente della Commissione Saverio Baldacchini e dal segretario Scipione Volpicella (cfr. ). suggerendo radicali provvedimenti legislativi che De Sanctis realizzò «con tempestività e con coraggio».Cfr. .

In particolare, il 27 ottobre 1860, fu emanato un primo decreto con il quale Bruni veniva «messo al ritiro» e costretto a lasciare la cattedraIl decreto, firmato dal prodittatore Giorgio Pallavicino Trivulzio su «proposizione del Direttore del Ministero della istruzione pubblica», Francesco De Sanctis, destituì dall'incarico oltre Bruni altri 33 docenti universitari (cfr.). e poi, due giorni dopo, con un secondo decreto, il c.d. Decreto organico sullo insegnamento universitario, la cattedra di Agricoltura venne definitivamente soppressa.Cfr..

Il decreto ebbe poi una più larga regolamentazione giuridica il 16 febbraio 1861 con il Decreto organico sullo insegnamento universitario nelle provincie napoletane, la c.d. Legge Imbriani, a firma del luogotenente generale del Re nelle province napoletane Eugenio di Savoia Carignano e del Consigliere incaricato del Dicastero dell’Istruzione pubblica Paolo Emilio Imbriani (cfr.).

Alla destituzione seguì comunque un nuovo incarico. «Per la sua indiscutibile competenza», il 23 febbraio 1861 Bruni fu nominato «Uffiziale di 1. classe 2. rango» nel Dicastero degli Interni, Agricoltura, Industria e Commercio.Cfr. Insoddisfatto però del lavoro assegnatogli, essenzialmente burocratico, Bruni mantenne l'impiego solo per poco tempo e, nel 1867, ottenne di essere trasferito a Lecce, alla direzione dell’Orto agrario e della Manifattura dei Tabacchi. Ma anche in questo incarico durò poco, a causa delle resistenze incontrate nel perseguire quella che era la sua idea di orto e quale avrebbe dovuto essere la sua destinazione d'uso.

Dalla sua fondazione, nel 1810, e fino all'ultima direzione di Giuseppe Eugenio Balsamo, il «giardino di piante da servire per comodo del Collegio di Lecce»Cfr. . aveva mantenuto una sua particolare connotazione, che non era propriamente quella di un orto agrario, ma piuttosto quella di un giardino botanico.Cfr..