La mafia dei Nebrodi, detta anche "mafia dei pascoli" è un insieme di organizzazioni criminali operanti nel territorio dei monti Nebrodi, in provincia di Messina. Tali sodalizi mafiosi intrattengono rapporti con la mafia di Messina e del resto della sua provincia, nonché con organizzazioni mafiose delle province di Palermo, Catania ed Enna. L'operato di tali organizzazioni è stato messo in luce dal cosiddetto "Maxiprocesso dei Nebrodi".

Le organizzazioni maggiori La mafia dei Nebrodi è suddivisa in diverse organizzazioni, che si suddividono il territorio dei monti Nebrodi, del litorale tirrenico occidentale (Patti, Sant'Agata di Militello, Caronia, Santo Stefano di Camastra) della provincia di Messina, e della zona nord-ovest delle pendici dell'Etna. Tali organizzazioni sono:

Clan di Tortorici: suddiviso in due compagini: Bontempo-Scavo e Batanesi, entrambe con base a Tortorici; i collegamenti di questo gruppo criminale sono stretti con il resto delle organizzazioni della provincia, come i clan barcellonesi e dei mazzarroti. Per quanto riguardi il traffico di droga sono in contatto in particolare con il clan di Mangialupi di Messina, e con la 'Ndrina Nirta-Strangio. Durante la guerra di mafia degli anni 90 a Barcellona Pozzo di Gotto, la famiglia barcellonese si divise, in quanto un gruppo facente capo a Pino Chiofalo si separò dal resto. I Bontempo Scavo sostennero la fazione dei "Chiofaliani" di Pino Chiofalo, mentre i Batanesi sostennero la fazione rimasta fedele ai cosiddetti "barcellonesi". Nel 98 avvenne una riunione pacificatoria in cui si stabilì la suddivisione del territorio tra i due gruppi tortoriciani, attraverso l'intermediazione del mistrettese Sebastiano Rampulla e dei barcellonesi. Questo è ciò che risulta dalle deposizioni del pentito Carmelo D'Amico nel Maxiprocesso dei Nebrodi. Famiglia di Mistretta: facente parte del mandamento di San Mauro Castelverde (PA); collante tra la mafia della provincia di Messina e la mafia della provincia di Palermo, soprattutto quella legata alla zona della catena montuosa delle Madonie. Pietro Rampulla, considerato boss della famiglia di Mistretta, fu designato come artificiere nella tragica occasione della strage di Capaci. Clan di Cesarò: collegato ai clan dei brontesi e ed alla macro-influenza dei Santapaola; essendo Cesarò sul versante Sud dei monti Nebrodi, al confine con la provincia di Catania, appare inevitabile il collegamento con la mafia della zona nord etnea. Il comando del gruppo criminale sarebbe identificato nella famiglia Pruiti.

Per il versante Etneo confinante coi Nebrodi si annoverano dei gruppi strettamente correlati con la mafia dei Nebrodi: Gruppi di Bronte: il comune di Bronte si trova alle pendici nord-ovest dell'Etna, molto vicino ai Monti Nebrodi, e per questo motivo è criminalmente un raccordo tra la Mafia Nebroidea e quella Catanese. A Bronte (ed anche nelle zone di Maniace e Maletto) coesistono due gruppi: quello che sarebbe diretto da Turi Catania, legato ai Santapaola di Catania, e quello considerato capitanato da Ciccio Montagno Bozzone, legato invece al Clan Mazzei di Catania. Tali gruppi sono stati in guerra tra loro. I collegamenti con i clan Tortoriciani e di Cesarò sono stretti, soprattutto per il primo gruppo. Gruppi di Adrano: a cavallo tra Adrano e Bronte, affiliato al clan Mazzei di Catania ci sarebbe un gruppo le cui redini sono identificate nei Lo Cicero. Altri gruppi di Adrano sarebbero stati identificati nei Santangelo-Taccuni, alleati dei Santapaola di Catania, e negli Scalisi, legati invece al clan Laudani di Catania. Gruppo di Randazzo: affiliati al clan Laudani di Catania ci sarebbe il gruppo dei Sangani di Randazzo. Finirono sotto i riflettori per l'omicidio di un padre ed i suoi due figli che si opposero coraggiosamente alle loro imposizioni.

Gruppi minori assoggettati o correlati Sono stati rintracciati negli anni dei gruppi di minore importanza, dipendenti da compagini ben più potenti come quelle citate poc'anzi. Tra questi si annoverano i gruppi presenti nei seguenti comuni: San Fratello, Sant'Agata di Militello (in una commissione parlamentare del '92 ed in altre fonti giornalistiche si fa riferimento al gruppo Marotta), Caronia, Acquedolci, Capizzi, Maniace (CT) (situato alle pendici dei Nebrodi, al confine tra le province di Catania e Messina, quello di Maniace è storicamente un territorio legato alle genti dei Nebrodi, in particolare ha subito numerose migrazioni di persone provenienti da Tortorici).

Attività principali Le attività principali della mafia dei Nebrodi sono essenzialmente: estorsioni o controllo ai danni delle imprese agricole che operano nella zona, manipolazione degli appalti, gestione dello spaccio di stupefacenti sulla riviera ed il furto di fondi UE e dell'AGEA destinati allo sviluppo rurale e agricolo e all'efficientamento energetico. Nel 2020 è emerso come il sistema di furti di fondi pubblici destinati alle zone agricole era stato implementato anche fuori dalla Sicilia, in particolare in Abruzzo.

Non sono mancati episodi di violenza ed intimidazione, come l'antentato a Giuseppe Antoci, presidente del parco dei Nebrodi. Il luogo dell'attentato fu studiato: la strada venne sbarrata con dei massi e fu teso un agguato con mitra. Sul luogo furono trovate anche delle molotov.

I clan nebroidei ricorrono a forme di intimidazione talvolta anche estreme, utilizzando teste mozzate di animali o fucilando i capi di bestiame degli allevatori che non sottostanno alle richieste.

Note

Categoria:Nebrodi Categoria:Criminalità in Sicilia