L'amante di tutte è un dramma giocoso in tre atti del compositore italiano Baldassare Galuppi, su libretto del forse parente Antonio, accreditato però con lo pseudonimo di Ageo Liteo.
Trama
Atto primo Mentre, in campagna, Dorina e Mingone discutono sui loro padroni, Don Orazio, che si sarebbe dovuto trovare in città, appare improvvisamente sulla scena, chiamando in disparte il suo contadino. In cambio di denaro, infatti, a questi assegnerà l'incarico di vigilare su sua moglie, sospettata dal vecchio di avere una relazione extraconiugale. Nel frattempo Lucinda è nelle sue stanze, intenta a truccarsi con l'aiuto di Dorina. Alla cameriera riferisce di avere un appuntamento con Clarice e il Marchese Canoppio ma, senza preavviso, entra nell'appartamento il contadino Mingone, il quale, ormai scoperto a spiare la conversazione, annuncia il Conte Eugenio. Quando questi entra in scena, dove è rimasta solo Dorina, comincia a corteggiare la cameriera, nonostante questa appaia alquanto ironicamente riluttante. A questo punto salgono sul palco Clarice e il Marchese Canoppio, accompagnati nuovamente da Mingone che deve subire costantemente le ingiurie dei due titolati. Il Conte Eugenio resta nuovamente solo, ma stavolta con Donna Clarice, alla quale, in un precipitoso dialogo, dichiara il suo amore. Rientrano in scena Lucinda e il Marchese, e quando questi riesce nuovamente, Clarice si siede su una poltrona per riposare. Dopo un minaccioso rimprovero della moglie di Don Orazio al Contino, Dorina parla a quest'ultimo il quale le confessa di non poter fare a meno di corteggiare una qualsiasi donna. Intanto, nascosto insieme a Mingone, Don Orazio è furioso per la compagnia della moglie, e proprio mentre, durante il pranzo, tutti e tre i nobili si stanno burlando di lui, il vecchio appare improvvisamente sulla scena e, lasciando tutti attoniti prendendo in giro ciascun titolato, caccia alla fine dell'atto tutti e tre dal suo palazzo.
Atto secondo Uscendo da una sala, Don Orazio sta cacciando i convitati dalla sua dimora, ma proprio quando stanno per andarsene definitivamente, si scopre che il calesse era partito ore addietro per la città. Dopo questo sconveniente, il vecchio marito consiglia agli invitati della moglie di andarsene con i propri mezzi. I nobili, inizialmente riluttanti, devono così accettare il destino della giornata, andandosene ognuno sui propri passi. Dopo questa scenata, Lucinda si mette a piangere dinanzi a Don Orazio, lamentandosi di un improbabile futuro da disonorata. Il buon vecchio si commuove, ma solo con Mingone e viene disilluso dal contadino sulla finta fede della moglie, restando comunque totalmente confuso e indeciso a chi credere. Nel frattempo il Contino è solo con la moglie dell'anziano Don, la quale lo mette alla prova ordinandogli di ricusare l'amore per Clarice proprio dinanzi ad ella, mentre lei si sarebbe nascosta dietro una porta. Nonostante tutto il piano va in porto, e sotto i giubili di Lucinda, Clarice e il Conte si disperano. Dopo tutto ciò, in un'altra stanza, Dorina confessa a Mingone l'esistenza di un appuntamento segreto al buio tra la moglie di Don Orazio e il Conte e, nonostante il contadino prometta alla cameriera di non dire nulla a nessuno, questi non esita dopo poco a riferire tutto al suo padrone, il quale si prepara ad attendere i due amanti. A poco a poco entrano Lucinda, Eugenio e Clarice i quali a loro volta scambiano Don Orazio e Mingone rispettivamente la prima per il Conte, il secondo per Lucinda e la terza per il Conte. Alla fine le luci vengono riaccese e, visti i traditori, Don Orazio sta per vendicarsi di tutti e tre, anche se, dopo una lamentosa predica collettiva accompagnata dalle risa del contadino, il vecchio ha pietà degli amanti, concludendo così il secondo atto.
Atto terzo In una camera, il Marchese e Lucinda si lamentano con il Conte Eugenio, accusandolo a turno. La prima dice che per colpa del suo amore per Clarice lei ha perso quello per suo marito, mentre il secondo afferma che a causa dei suoi comportamenti, esso è sceso di rango dinanzi agli occhi di Don Orazio. In contemporanea all'uscita di scena del Conte, Dorina rivela ai titolati di aver scoperto la condotta di Mingone e, appena questi entra in scena, tutti lo accusano di tradimento, insieme al Canoppio che minaccia di farlo a pezzi, rincorrendolo fin dietro la scena; ma, quando durante l'inseguimento, i due incappano nel vecchio marito di Lucinda, la situazione si ribalta, e Don Orazio caccia nuovamente da casa sua il Marchese. Una volta solo con il contadino e con la moglie, l'anziano nobile comincia ad accusare questa di tutte le azione commesse, minacciando di punirla, anche se la reazione di costei è tutt'altro che prevedibile, affermando di non temere l'uomo. Nel frattempo viene licenziata (sempre da Don Orazio) la cameriera Dorina che, accusando Mingone di essere una spia, minaccia ritorsioni. Fuori dal palazzo, intanto, il Conte Eugenio rivela a Clarice di amarla ancora, e questa, inizialmente riluttante, accetta la sua mano, promettendogli amore fedele e facendo andare Lucinda, una volta saputolo, su tutte le furie. Durante l'ultima scena, nel momento in cui la neo-coppia sta per partire, su invito di tutti i personaggi, Don Orazio perdona la moglie per tutte le malefatte commesse, concludendo così lietamente l'ultimo atto.
Interpreti della prima assoluta RuoloRegistro vocalePrima rappresentazione (Venezia, 15 novembre 1760)ClaricesopranoClementina BaglioniLucinda contraltoDomenica Lambertini DorinasopranoAnna Giorgi Conte Eugenio tenoreFilippo LaschiDon Orazio tenore?Mingone tenoreGiovanni Delpini Marchese Canoppiobasso?
Discografia
Note
Bibliografia
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Categoria:Opere liriche di Baldassare Galuppi Categoria:Opere liriche in lingua italiana