La luna d’oro (titolo originale: La lune d’or) è un romanzo di Delly, pseudonimo dei fratelli Jeanne-Marie e Frédéric Petitjean de la Rosière che così firmarono molti romanzi rosa.

I romanzi di Delly furono estremamente popolari fra gli anni dieci e gli anni cinquanta del 1900; alcuni di essi si collocano fra i più grandi successi editoriali dell'epoca.

Trama La giovane contessa Paz di Chantelaure sta morendo. Sul letto di morte confida al sacerdote che sospetta di essere stata avvelenata dalla cugina Hermosa Barral, da lei accolta in casa sua insieme alla figliola Trinidad; gli affida inoltre un gioiello d’oro tempestato di rubini a forma di luna ed una scatoletta, pregando il sacerdote di nasconderli e di darli in seguito a sua figlia Rosario, che ha appena 7 anni, accennando alla protezione di un suo parente messicano, don Pedro. Il sacerdote, benché meravigliato da questa estrema confessione, dato che donna Hermosa sembra una parente buona ed affezionata, nasconde i gioielli in una tasca, ma nella strada del ritorno viene aggredito e derubato a colpo sicuro. Sapendo di non poter essere creduto e temendo di essere accusato di furto, non racconta neppure al conte di Chantelaure gli avvenimenti di quella notte.

Dopo la morte di Paz, il conte, uomo buono, ma debole, sposa Hermosa; questa sembra una madre affettuosa per la piccola Rosario e la tratta come la sua stessa figlia naturale, vezzeggiandola e mostrandole affetto. Ma quando don Pedro di Sorrés si reca a trovarli a Parigi insieme al figlio adolescente Ruiz, ella fa di tutto per mettere la piccola figliastra contro i parenti messicani, approfittando del carattere imperioso ed ardente del giovane Ruiz, che arriva a schiaffeggiare la cuginetta.

Intanto segretamente don Pedro indaga sulla morte della cugina Paz, sospettando di donna Hermosa, e viene a conoscenza dal sacerdote delle ultime parole della defunta contessa, del furto dei gioielli e del subdolo lento avvelenamento della poverina. Da parecchio tempo donna Hermosa, avida di vita lussuosa, ma oberata dai debiti del marito, debole e giocatore, insiste con il conte per partire per il Messico in cerca di un favoloso tesoro nascosto nel deserto di Sonora, di cui pensa di conoscere la segreta ubicazione grazie alle passate confidenze di Paz. Il conte non desidera partire, ma viste le ingenti perdite di gioco proprio con don Pedro e dopo alcune parole di lui, si decide a seguire la moglie; le bambine Rosario e Trinidad vengono lasciate in un collegio fino al loro ritorno.

In Messico, don Pedro e Riuz, forti dell’aiuto di un potente capo indiano e di un cacciatore canadese, seguono di nascosto la spedizione. Essi vogliono impedire a donna Hermosa di impossessarsi del tesoro, che per eredità da un antico capo azteco Octezuma, spetta per metà a don Pedro e per l’altra metà alla piccola Rosario, erede di donna Paz. Il conte, ormai sospettoso circa le vere intenzioni della moglie, che lo sta lentamente avvelenando, trova rifugio presso don Pedro e, pentito dei passati torti verso la prima moglie, chiede perdono prima di morire e affida la tutela di Rosario a don Pedro, chiedendo anche per iscritto alla figlia di sposare il cugino Ruiz appena compiti i sedici anni.

Giunti finalmente sul luogo prestabilito, la carovana di donna Hermosa viene attaccata dagli indiani di don Pedro; la donna viene ferita e addirittura scotennata, ma ancora viva viene trascinata all’interno delle caverne (il cui ingresso viene aperto dalle due metà dei gioielli a forma di luna di cui ella aveva la parte di Paz) e lì abbandonata a morire, annegata da un torrente che periodicamente inonda le grotte. Viene salvata in extremis da Corpano, un uomo che odia don Pedro; questi sospetta che non sia morta, ma non riesce più a trovarne traccia. Don Pedro decide quindi di tornare in Francia, nascondere Rosario in un altro convento e di farla sposare, tra qualche anno, al figlio per darle la massima protezione possibile.

Bibliografia Delly, La luna d’oro I , collana I romanzi della rosa , Casa Editrice A. Salani S.p.A. Edizione 1960

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