Lassedio di Carmona fu uno scontro militare avvenuto nel 763 tra l'emirato di Cordova e le forze del califfato abbaside, che costituì il tentativo più serio compiuto dagli Abbasidi di strappare al-Andalus al controllo degli Omayyadi. L'emiro Abd al-Rahman I numericamente inferiore, si asserragliò nella fortezza di Carmona e dopo due mesi di assedio condusse una sortita che sbaragliò il nemico e costò la vita al comandante abbaside al-ʿAlāʾ ibn Mughīth. Questa vittoria pose fine a ogni ulteriore interferenza militare di Baghdad nella penisola iberica.

Antefatti Dopo la rivoluzione abbaside del 750 che aveva abbattuto il califfato omayyade di Damasco e decimato quasi interamente la famiglia regnante, l'unico principe omayyade sopravvissuto fu Abd al-Rahman ibn Muʿāwiya noto come al-Dākhil («il Conquistatore») o Saqr Quraysh («il Falcone dei Quraysh»). Rifugiatosi nel Maghreb grazie ai parenti materni berberi attraversò lo stretto di Gibilterra nel 755 sconfiggendo il governatore Yūsuf ibn ʿAbd al-Raḥmān al-Fihrī e nel 756 si insediò come emiro indipendente di Cordova (fondando un principato che sfidava apertamente l'autorità abbaside). Per il califfo Al-Mansur (r. 754–775) la sopravvivenza di un Omayyade al potere era da considerarsi una anomalia istituzionale quanto una sfida simbolica assolutamente insopportabile: la risoluzione della questione andalusa rimase pertanto tra le sue priorità strategiche.

Svolgimento Le cronache medievali discordano sull'identità esatta di al-ʿAlāʾ ibn Mughīth: il Fatḥ al-Andalus, Ibn al-Athīr, al-Nuwayrī e al-Maqqarī lo descrivono come un inviato direttamente da al-Manṣūr dall'Ifrīqiya, portatore di denaro, armi e investitura califfale; gli Akhbār majmūʿa Ibn al-Qūṭiyya e Ibn ʿIdhārī lo indicano invece come un notabile locale di Beja che aveva aderito alla causa abbaside. Qualunque fosse la sua provenienza nel 763 egli raccolse il jund egiziano stanziato nella regione e proclamò la propria autorità su al-Andalus a nome del califfo issando le insegne nere della casata rivale ottenendo così il sostegno o almeno la neutralità di parte dei capi andalusi in attesa degli sviluppi. Abd al-Rahman I consapevole dell'inferiorità numerica abbandonò Cordova e si ritirò nella fortezza di Carmona arroccata su un colle naturalmente difeso a nord-est di Siviglia e tradizionalmente considerata la piazza più inespugnabile della penisola. Il jund palestinese guidato da Ghiyāth ibn ʿAlqama al-Lakhmī tentò di marciare da Medina Sidonia per unirsi all'assedio ma fu intercettato e convinto a ritirarsi da Badr, liberto di fiducia dell'emiro. Al-ʿAlāʾ ibn Mughīth cinse d'assedio Carmona per circa due mesi finché Abd al-Rahman, osservati i segni di stanchezza nell'accampamento nemico, selezionò circa 700 combattenti tra i più fidati e fece bruciare i foderi delle spade (gesto che dichiarava l'intenzione di non tornare senza vittoria) guidando personalmente una sortita che colse i nemici di sorpresa. Al-ʿAlāʾ cadde in combattimento insieme alla maggior parte degli ufficiali abbasidi; Umayya ibn Qatan fu catturato. Le teste dei comandanti uccisi furono imbalsamate e spedite a Kairouan come monito per chiunque intendesse tentare nuove interferenze.

Conseguenze La disfatta di Carmona segnò la fine definitiva delle ambizioni abbasidi su al-Andalus: il successivo tentativo condotto da ʿAbd al-Raḥmān ibn Ḥabīb al-Ṣiqlābī inviato dall'Ifrīqiya nel 777 si concluse con una disfatta presso Valencia e con l'assassinio del comandante. Abd al-Rahman I consolidò la propria autorità e proseguì nella costruzione dell'emirato indipendente, che nelle mani dei suoi discendenti avrebbe raggiunto la piena maturità con la proclamazione del califfato di Cordova nel 929 sotto Abd al-Rahman III. Il califfo al-Manṣūr alla notizia della sconfitta avrebbe pronunciato secondo la tradizione le parole: «Apparteniamo tutti a Dio. Abbiamo mandato quest'uomo miserabile alla morte. Lode a Dio che ha posto il mare tra me e questo demonio».

Note

Bibliografia R. Collins, The Arab Conquest of Spain, 710–797, Basil Blackwell, 1989, pp. 135–136. E. Manzano Moreno, «The Settlement and Organisation of the Syrian Junds in al-Andalus», in M. Marín (a cura di), The Formation of al-Andalus, Part 1: History and Society, Ashgate, 1998, pp. 85–114. M. Fierro, ʿAbd al-Raḥmān III: The First Cordoban Caliph, Oneworld, 2005.

Categoria:Guerra nel 763 Categoria:Battaglie che coinvolgono il Califfato abbaside