Santa Cecilia è un dipinto a olio su tela (122x100 cm) di Giovanni Francesco Barbieri detto Guercino realizzato nel 1642 e conservato nel Louvre di Parigi. L'opera appartiene al Dipartimento dei dipinti del Louvre ed è attualmente in deposito presso il Musée de la Musique, Cité de la Musique, a Parigi. Storia I dipinto è citato da Carlo Cesare Malvasia nella Felsina pittrice sotto l'anno 1641: «Al sig. Carlo Lumaga Parigino una S. Cecilia, e una Giustizia e Pace.».
Il pagamento è annotato al giorno 28 giugno 1642 nel Libro dei conti:Il Libro dei conti è il registro amministrativo compilato dal fratello minore Paolo Antonio Barbieri dal 1629 al 1649, anno della sua morte, e proseguito dai familiari fino al 1666. «Dal Sig:r Ludouico Mastri si è riceuto genouine d'Argento n:r 50 per il Quadro della Santa Cecilia, fatto al Sig:r Carlo Lumaga di Parigi quali danari fano L 6.8. luna. Schudi 80».. Calvi registra il pagamento al 20 giugno 1642, indicando che furono ricevute 80 genovine d’argento per il dipinto raffigurante Santa Cecilia, eseguito per Carlo Lumaga di Parigi..
Il dipinto è documentato nella collezione La Vrillière già nel XVII secolo: una Santa Cecilia che suona l’organo è infatti registrata nel 1674, nella «Chambre du balcon ayant vue sur le jardin», nell’inventario redatto dopo la morte di Marie Particelli, moglie di Louis Phélypeaux de La Vrillière, e ricompare ancora nell’inventario del 1681. Jaqueline Bret ha ritenuto plausibile l’identificazione con la tela eseguita dal Guercino per Charles Lumague anche in ragione dei rapporti tra le famiglie Particelli e Lumague, oltre che per la compatibilità del formato e del prezzo di 80 scudi, confrontabile con quello della Santa Cecilia dipinta nel 1649 per Virginia Turca Bevilacqua, oggi alla Dulwich Picture Gallery..
È quindi possibile che Charles Lumague non ne fosse il destinatario finale, ma avesse acquistato l’opera per conto della famiglia Phélypeaux de La Vrillière. Durante la Rivoluzione francese il quadro fu prelevato dall’Hôtel de Penthièvre, già Hôtel de La Vrillière, e trasferito al deposito di Nesles, dove erano raccolti beni sequestrati agli emigrati e ai condannati. Da questo deposito entrò nel 1794 al Musée des Arts, nucleo originario del Museo del Louvre. In seguito fu depositato presso il museo di Saint-Brieuc, dove rimase dal 1896 al 1990, e quindi, nel 1995, presso il Musée de la Musique di Parigi.
Tradizionalmente attribuito alla scuola del Guercino, il dipinto merita, secondo Stéphane Loire di essere riconsiderato come opera originale del pittore, anche alla luce del restauro eseguito in occasione della mostra del Louvre, da lui stesso curata: Le Guerchin en France. L’attribuzione proposta da Loire fu poi accolta da David M. Stone, che riprodusse l’opera a colori nella sua monografia del 1991.. Altri studiosi, invece, ritengono tuttora che l'opera non sia autografa del Guercino..
Descrizione e stile Il dipinto raffigura santa Cecilia seduta all’organo, colta mentre posa le mani sulla tastiera. La figura è rappresentata a mezza altezza, con il busto ruotato verso lo strumento e il volto inclinato in atteggiamento assorto. A sinistra si impone la struttura dell’organo, con le canne metalliche inquadrate entro una cornice lignea; accanto allo strumento ricade una tenda rossa annodata, che introduce una nota cromatica intensa sul fondo scuro.
La santa indossa un abito dalle tonalità calde, arancio-rossastre, ravvivato dal velo azzurro che le attraversa il busto e ricade sulle ginocchia. La tela presenta elementi compatibili con la produzione del Guercino degli anni Quaranta del Seicento, sia per la finezza del disegno, visibile soprattutto nel volto e nelle mani della santa, sia per la qualità delle sfumature cromatiche, come il blu oltremare del velo disteso sulle sue ginocchia.
Note
Bibliografia
Categoria:Dipinti del Guercino Categoria:Dipinti su santa Cecilia Categoria:Dipinti nel Louvre