Giuditta con la testa di Oloferne è un dipinto a olio su tela (118 × 152 cm) realizzato da Giovanni Francesco Barbieri, detto il Guercino, databile al 1651 circa e conservato nel Musée des Beaux-Arts di Brest. Storia Nella Felsina pittrice di Carlo Cesare Malvasia il dipinto è citato sotto l'anno 1651: «Una Giuditta, Abra e la testa di Oloferne, per il signor Giacomo Zanoni»...

Il pagamento dell'opera è registrato nel Libro dei conti.Il Libro dei conti è il registro amministrativo compilato dal fratello minore Paolo Antonio Barbieri dal 1629 al 1649, anno della sua morte, e proseguito dai familiari fino al 1666. Il 1º aprile 1651 viene annotato: «Dal Sig.r Giacomo Zanoni Speziale si è ricevuto dobble de Italia n:o 19 e mezza, et ducatoni n:o 5 et soldi 28 che fano poi di questa moneta di Bologna L. 315 avendo dato ancora li due Tavolini di Carpi n:o 6 Carreghe fornite di verde per il prezzo di L 300 et roba avuta dalla sua Bottega per la valuta di L 5, e questo per saldo et ultimo pagamento dell Giuditta, con la Vecchia che mette la testa d'Oloferne nel sacco, fano ducatoni n:o 128 che tanto viene a costare detto quadro Scudi 78 L 3»..

Il costo complessivo del dipinto fu dunque di 78 scudi e 3 lire.. Il committente, Giacomo Zanoni, è documentato come speziale e risulta attestato anche per un'altra commissione al Guercino, Ruben mostra a Giacobbe la veste di Giuseppe.

André Félibien riferisce che nel 1685 i due dipinti della commissione Zanoni si trovavano nella collezione dell'abbé de Mey di Lione.. L'identità di questo abbé de Mey non è nota con certezza; Stéphane Loire ipotizza che potesse essere imparentato con Ottavio Mey, produttore di seta e noto collezionista d'arte. Questi possedeva il cosiddetto Scudo di Scipione (Bouclier de Scipion), oggetto in argento acquistato nel 1697 da Luigi XIV..

Carlo Giuseppe Ratti descrive due quadri con i medesimi soggetti a Genova, nel Palazzo Carrega: «Una Giuditta bellissima, di Guercino, e di ugual bontà è l’altro quadro dello stesso autore entrovi i figli di Giacobbe, che mostrano a lui la veste insanguinata di Giuseppe».. Non è certo se i dipinti citati da Ratti a Genova fossero gli originali o copie. Il dipinto in oggetto, ritenuto autografo, fu acquistato nel 1968 dal Musée des Beaux-Arts di Brest.

Il dipinto fu esposto nella mostra Renaissance du Musée de Brest, tenutasi a Brest dal 25 ottobre 1974 al 27 gennaio 1975. Fu poi presentato nella mostra Le Guerchin en France, allestita al Museo del Louvre dal 31 maggio al 12 novembre 1990 e curata da Stéphane Loire.

Descrizione e stile Il soggetto è tratto dal Libro di Giuditta e raffigura il momento successivo alla decapitazione di Oloferne: Giuditta mostra la testa del generale assiro, mentre l'ancella si prepara a deporla nel sacco. La scena concentra l'episodio biblico nella fase immediatamente successiva all'azione, evitando la rappresentazione diretta dell'uccisione.

Le due figure sono disposte a mezzo busto entro uno spazio ravvicinato e quasi teatrale, chiuso sul fondo da un'ampia zona d'ombra e da tendaggi scuri. Giuditta, collocata a sinistra, impugna con la mano destra la spada ancora insanguinata e con la sinistra solleva la testa di Oloferne. L'ancella Abra, sulla destra, tiene aperto il sacco destinato a riceverla e volge lo sguardo verso l'esterno, come se fosse in ascolto o di vedetta.

La testa livida di Oloferne, dagli occhi socchiusi, occupa il centro della composizione e costituisce il vertice inferiore del triangolo formato dalle due figure femminili. Giuditta non è rappresentata nell'atto violento della decapitazione, ma in un momento successivo e più trattenuto: contempla la testa con fredda risolutezza, senza che il pittore accentui il contrasto drammatico tra la giovane bellezza vittoriosa e la brutalità del generale ucciso, come avviene invece in alcune rappresentazioni caravaggesche del medesimo soggetto. Il colore contribuisce alla concentrazione emotiva della scena. Il fondo scuro, i tendaggi e le vesti più spente dell'ancella fanno risaltare la figura di Giuditta, i cui abiti, arricchiti da toni più vivaci, restano tuttavia contenuti entro una luce sobria e non teatrale. L'opera appartiene alla fase tarda del Guercino, nella quale l'intensità narrativa del soggetto è ricondotta a una composizione più controllata e meditativa.

Note

Bibliografia

Categoria:Dipinti del Guercino Categoria:Dipinti su Giuditta che decapita Oloferne Categoria:Dipinti in Francia