Sansone porta il favo di miele ai genitori è un dipinto a olio su tela (101 × 116,2 cm) di Giovanni Francesco Barbieri, detto Guercino, databile al 1657 circa e conservato alla Legion of Honor dei Fine Arts Museums of San Francisco, a San Francisco.
Storia Nel 1657 Carlo Cesare Malvasia, nella Felsina pittrice, ricordò l'opera descrivendola come «Un Sansone che mostrava al Padre e alla Madre il favo di miele ritrovato nelle fauci del Leone ucciso da lui».
Il pagamento dell'opera è registrato nel Libro dei conti Il Libro dei conti è il registro amministrativo compilato dal fratello minore Paolo Antonio Barbieri dal 1629 al 1649, anno della sua morte, e proseguito dai familiari fino al 1666. alla data del 21 febbraio 1658. Il committente e pagatore è indicato come Giovanni Battista Tartalioni da Mahon e Tartaleoni da Stone; per il dipinto furono versati 165 scudi. La registrazione descrive l'opera come un «Sansone giovane quando portò il favo di miele a suo Padre e Madre».
Nel 1810 il dipinto comparve a Londra nella vendita postuma della collezione del conoscitore e collezionista britannico Walsh Porter, tenuta da Christie's il 14 aprile, dove fu presentato al lotto 57 con provenienza da Palazzo Aldobrandini. Dopo il 1760 il titolo Aldobrandini, insieme a una parte delle raccolte di famiglia, era passato a un ramo minore dei Borghese; il principe Aldobrandini disponeva inoltre di un appartamento nel Palazzo Borghese di Roma, nel quale erano conservati diversi dipinti di pregio. Sir Denis Mahon osserva che alcune di queste opere furono certamente vendute in Inghilterra durante il periodo napoleonico e ritiene possibile che anche il dipinto apparso nella vendita Walsh Porter provenisse da quel nucleo.
Entro il 1835 il dipinto entrò nella collezione di John Rushout, II conte di Northwick, che in quell'anno lo inviò a Londra per l'esposizione della British Institution, dove figurò con il numero 43. Nel 1838 fu incluso nella vendita della sua galleria di Connaught Place, ma rimase invenduto e fu quindi trasferito nella residenza di Thirlestane House, a Cheltenham. Alla morte di Northwick, avvenuta nel 1859, la raccolta fu dispersa in una grande vendita organizzata da Phillips a Cheltenham; il dipinto comparve il 23 agosto al lotto 1691 e fu acquistato dal nipote George Rushout, III barone Northwick.
L'opera rimase quindi a Northwick Park, passando nel 1887 alla vedova di George Rushout, Elizabeth Augusta Rushout, e alla morte di quest'ultima, nel 1912, al nipote Edward George Spencer-Churchill. Rimase presso la famiglia fino alla morte di Spencer-Churchill nel 1964.
Alla vendita postuma tenuta da Christie's a Londra il 28 maggio 1965, il dipinto fu presentato al lotto 33 e acquistato dalla Roscoe and Margaret Oakes Foundation di San Francisco. Nello stesso anno fu donato al M. H. de Young Memorial Museum; nel 1972, con la riorganizzazione amministrativa delle collezioni, passò ai Fine Arts Museums of San Francisco, dei quali fa tuttora parte.
Storia espositiva Il dipinto fu esposto per la prima volta a Londra nel maggio 1835, alla British Institution, nella mostra Pictures by Italian, Spanish, Flemish, Dutch, and French Masters, con il numero 43. Nel 1968 figurò nella grande esposizione bolognese Il Guercino, allestita nel Palazzo dell'Archiginnasio dal 1º settembre al 18 novembre, con il numero 101.
Tra il 1991 e il 1992 l'opera partecipò alla mostra itinerante Guercino: Master Painter of the Baroque, presentata dapprima al Museo civico archeologico di Bologna (6 settembre – 10 novembre 1991), quindi alla Schirn Kunsthalle di Francoforte (3 dicembre 1991 – 9 febbraio 1992) e infine alla National Gallery of Art di Washington (15 marzo – 17 maggio 1992), rispettivamente con i numeri 146, 80 e 55.
Nel 2006-2007 fu inoltre esposta al Timken Museum of Art di San Diego, nella mostra Guercino, con il numero 5. Soggetto Il soggetto è tratto dal Libro dei Giudici (14,8-9), dove si narra che Sansone, tornando presso la carcassa del leone da lui precedentemente ucciso, vi trovò uno sciame d'api e del miele; dopo averne mangiato, ne offrì una parte ai genitori senza rivelarne la provenienza. Descrizione e stile
La composizione è imperniata sul dialogo silenzioso tra Sansone e il padre, mentre la madre rimane leggermente arretrata sulla sinistra. Sansone, raffigurato come un giovane imberbe dal volto incorniciato da una folta massa di capelli scuri e ondulati, porge al padre i frammenti del favo di miele. La sua veste è costruita su una gamma di toni caldi, dal giallo all'ocra e al bruno, ravvivati dal bianco della camicia e dal rosso del mantello. Di fronte a lui, il padre, dalla lunga barba bianca e con i capelli che fuoriescono dal copricapo, osserva attentamente il favo che tiene tra le mani. Più appartata, la madre assiste alla scena con atteggiamento assorto, portando una mano al volto. Le figure, rappresentate a mezza figura, occupano quasi interamente il primo piano; il paesaggio è ridotto a pochi elementi, un albero sulla destra e una massa di vegetazione sulla sinistra, oltre i quali si apre un ampio cielo azzurro percorso da rade nubi.
Questa tarda interpretazione del soggetto, eseguita circa trent'anni dopo la versione dipinta dal Guercino nel 1625-1626, consente di cogliere con particolare evidenza l'evoluzione del linguaggio dell'artista. Sir Denis Mahon vi riconosce un esempio particolarmente riuscito di quella tipologia di scena narrativa a mezze figure che Guercino continuò a prediligere lungo tutta la sua carriera. Rispetto alla più giovanile versione, dominata da forti contrasti chiaroscurali e da una maggiore concentrazione delle figure nello spazio, il dipinto di San Francisco si apre a una luminosità più diffusa e a una tavolozza più chiara e brillante.
Mahon osserva inoltre come, nonostante l'apparente compattezza della composizione, un esame ravvicinato riveli in diversi passaggi una materia pittorica libera e sciolta, caratteristica della tarda maniera del Guercino. Il pittore evita infatti un'eccessiva solidità delle forme lasciando in alcuni punti affiorare l'imprimitura, che viene così integrata nella costruzione cromatica del dipinto e utilizzata quasi come un colore vero e proprio. Lo studioso segnala infine una possibile consonanza con la pittura fiorentina contemporanea, pur ritenendo più probabile che tale somiglianza sia puramente occasionale. Note
Bibliografia
Categoria:Dipinti del Guercino Categoria:Dipinti a San Francisco Categoria:Dipinti su Sansone