Il Museo e parco archeologico nazionale di Capo Colonna è un complesso museale e archeologico statale situato sul promontorio di Capo Colonna, nel territorio comunale di Crotone; il parco si estende per circa 50 ettari sulla parte più orientale del promontorio e comprende l'area archeologica di Capo Colonna, con l'antico tempio di Hera Lacinia, una zona boschiva a macchia mediterranea e la zona del museo.

Aperto al pubblico il 29 luglio 2006, il museo conserva ed espone materiali provenienti dalle campagne di scavo condotte sul promontorio e dalle ricerche di archeologia subacquea effettuate lungo la costa crotonese; dal 2024 il complesso è assegnato ai Parchi archeologici di Crotone e Sibari, istituto del Ministero della cultura dotato di autonomia speciale.

Storia Genesi e realizzazione del progetto Le prime campagne archeologiche statali sul promontorio furono condotte da Paolo Orsi nel 1910 e proseguirono con le ricerche di Alfonso De Franciscis nel 1955, dell'Istituto archeologico germanico negli anni ottanta e della Soprintendenza archeologica tra il 1987 e il 1989, mentre ulteriori campagne si svolsero tra il 1999 e il 2004; la pianificazione di un intervento unitario destinato alla tutela e alla fruizione dell'area maturò alla fine degli anni ottanta, anche in relazione al XXIII Convegno di studi sulla Magna Grecia, svoltosi tra Taranto e Crotone dal 7 al 10 ottobre 1983.

Nel 1990 il progetto fu illustrato sulla rivista di architettura Spazio e società, nei cui crediti figuravano come architetti Paolo Spada, Italo Insolera e Tommaso Tedesco, affiancati da specialisti per l'archeologia, gli aspetti biologici e geologici, le strutture e gli impianti; la successiva documentazione ministeriale indica invece Insolera e Spada come firmatari del progetto attraverso il quale venne realizzato il complesso.

Il piano concepiva il parco come un intervento esteso all'intero assetto ambientale del promontorio, affiancando alla tutela delle strutture archeologiche opere contro l'erosione della falesia, la ricostituzione della vegetazione mediterranea, la rimozione di fabbricati abusivi e la creazione di strutture destinate alla ricerca archeologica e all'accoglienza dei visitatori; il centro destinato al pubblico era progettato come una successione di padiglioni a un solo piano, parzialmente inseriti nel terreno e aperti verso il mare, collegati da un percorso diretto all'area degli scavi e affiancati da spazi espositivi, un orto botanico e un auditorium utilizzabile anche come piccolo planetario, mentre per le nuove costruzioni vennero privilegiate forme e materiali semplici e un ridotto impatto visivo, evitando richiami formali all'architettura classica.

L'attuazione documentata del progetto si sviluppò attraverso successivi interventi e, a partire dal 2000, un primo lotto funzionale finanziato con risorse del POR Calabria e degli accordi di programma quadro per i beni culturali interessò scavi, restauri, catalogazione, messa in sicurezza, accessibilità e realizzazione di percorsi e servizi, fino all'inaugurazione del museo il 29 luglio 2006.

Chiusura e riapertura del 2022 Tra il 2020 e il 2022 il museo rimase chiuso al pubblico per quasi due anni, inizialmente anche in conseguenza della pandemia di COVID-19 e successivamente per lavori di manutenzione resi necessari dai danni provocati da eventi meteorologici, riaprendo il 27 marzo 2022 con alcune modifiche all'esposizione.

Il riallestimento del 2026 L'11 marzo 2026 il museo riaprì dopo un intervento che interessò l'intero percorso espositivo, gli apparati informativi e didattici, i sistemi di comunicazione, gli impianti, la sicurezza e gli ambienti destinati alle attività educative e alla ricerca, nell'ambito di un progetto inserito nel programma di valorizzazione dei Parchi archeologici di Crotone e Sibari e sostenuto da finanziamenti pubblici, tra cui risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza e ulteriori stanziamenti statali; il nuovo allestimento introdusse apparati informativi, didattici e multimediali e riportò in esposizione anche materiali precedentemente conservati nei depositi e sottoposti a restauro.

Progetto e architettura

Il progetto elaborato alla fine degli anni ottanta attribuiva particolare rilievo al rapporto tra le nuove costruzioni, il paesaggio e le preesistenze archeologiche, prevedendo per i volumi destinati ai visitatori uno sviluppo prevalentemente orizzontale e un parziale inserimento nel terreno, in modo da limitarne l'impatto visivo sul promontorio.

L'edificio museale, realizzato sulla base del progetto di Insolera e Spada, fu concepito in rapporto con l'area archeologica e il paesaggio circostante; una descrizione specialistica del 2009 lo presenta come una costruzione di circa 3.000 m² caratterizzata da un volume basso e da un rivestimento esterno in pietra calcarea, mentre lo statuto del complesso indica una superficie coperta di 3.636 m², comprendente gli ambienti espositivi, gli uffici e il deposito, cui si aggiungono circa 2.800 m² di spazi aperti.

Le sale espositive furono organizzate su un unico livello e configurate prevalentemente come ampi spazi open space, privi di barriere architettoniche, mentre la struttura comprendeva anche una sala convegni, uno spazio destinato alle esposizioni temporanee e un'area verde denominata Giardino di Hera; nella costruzione furono inoltre adottati moduli fotovoltaici per la produzione di energia elettrica e sistemi per il recupero e la fitodepurazione delle acque meteoriche destinate all'irrigazione delle aree verdi.

Una componente del progetto originario era la sistemazione paesaggistica degli spazi compresi tra il museo e l'area degli scavi, per i quali era previsto un programma di riforestazione con specie differenziate in funzione delle condizioni ambientali delle diverse parti del promontorio; nella configurazione successivamente realizzata è documentata tra il museo e gli scavi una fascia alberata con essenze della macchia mediterranea, concepita anche come richiamo al kēpos, il bosco sacro associato al santuario di Hera Lacinia. Il progetto prevedeva inoltre un orto botanico destinato a ospitare specie mediterranee e piante legate alla cultura e alla religione dell'antichità, mentre nel complesso realizzato è documentata la presenza del Giardino di Hera.

Parco archeologico

Il parco si estende per circa 50 ettari sulla parte orientale del promontorio e comprende l'area archeologica, zone boschive e a macchia mediterranea e l'area del museo; l'area archeologica propriamente detta conserva i resti dell'antico santuario di Hera Lacinia e le testimonianze delle successive fasi di occupazione del promontorio.

Collezioni e percorso espositivo Le collezioni del museo sono costituite prevalentemente da materiali provenienti dagli scavi effettuati sul promontorio e dalle indagini subacquee condotte lungo il litorale crotonese, comprendendo reperti riferibili al santuario di Hera Lacinia, alle successive fasi di frequentazione del sito e ai traffici marittimi documentati dai relitti individuati nei fondali circostanti.

Nel 2022 la Direzione regionale Musei Calabria individuò quattro «opere identitarie» del complesso, escluse dal prestito in quanto considerate costitutive del fondo della collezione: il cippo con iscrizione a Hera Eleutheria, il mezzo ceppo d'ancora con iscrizione menzionante Faillo, l'ara marmorea con iscrizione menzionante Oecius e il nucleo di 80 monete auree bizantine provenienti da Scifo.

L'allestimento del 2006 Al momento dell'apertura il percorso espositivo era articolato in tre sezioni tematiche denominate Terra, Sacro e Mare, contraddistinte rispettivamente dai colori verde, viola e azzurro; il percorso era preceduto da un'introduzione dedicata al territorio e alle sue trasformazioni storiche, nella quale erano presentati anche un elmo di provenienza subacquea, un'ara marmorea e un ripostiglio di monete auree rinvenuto a Punta Scifo.

La sezione Terra era incentrata sulle caratteristiche del promontorio e sull'insediamento romano sviluppatosi nell'area del santuario, con l'esposizione, tra gli altri materiali, di ceramiche, monete e oggetti di uso quotidiano, mentre la sezione Sacro era dedicata al santuario di Hera Lacinia e alla sua architettura e comprendeva reperti votivi, elementi della decorazione del tempio, ricostruzioni dell'apparato architettonico e un modello dell'area sacra.

La sezione Mare raccoglieva invece i materiali provenienti dalle indagini archeologiche subacquee effettuate lungo la costa crotonese, con particolare attenzione alle ancore, ai traffici del vino e ai relitti con carichi di marmo; vi erano esposti reperti provenienti dai fondali di Punta Scifo, Capo Cimiti e Capo Rizzuto, fra i quali quelli riferibili al cosiddetto relitto Orsi di Punta Scifo, il cui carico comprendeva numerosi elementi architettonici e scultorei in marmo.

Il percorso dal 2026

Con il riallestimento inaugurato nel 2026 l'intero percorso espositivo fu rinnovato e venne organizzato attraverso materiali riferibili alle fasi arcaiche del santuario, al tempio di età classica, alle trasformazioni ellenistiche e romane del promontorio e all'archeologia marittima.

Nel nucleo dedicato a Capo Colonna tra storia, mito e memoria è esposto il mezzo ceppo d'ancora in calcare rinvenuto nel 1934 lungo la costa di Capo Cimiti e datato agli inizi del V secolo a.C.; l'iscrizione dedicatoria in greco lo identifica come un'offerta a Zeus Meilichios e menziona Faillo di Crotone, atleta crotoniate ricordato dalla tradizione antica.

Un nucleo è dedicato al culto di Hera Lacinia e alle offerte provenienti dall'area sacra, tra cui decorazioni bronzee, gioielli in oro e argento, scarabei e altri doni votivi in terracotta; fra i reperti esposti figura il cippo in calcare rinvenuto nel 1891 a est del tempio e datato al VI secolo a.C., recante un'iscrizione greca nella quale la dea è menzionata con l'epiteto di Eleutheria, insieme a una statuina bronzea raffigurante una Gorgone e a due elementi decorativi in bronzo con una sirena e una Sfinge, provenienti dall'Edificio B e datati alla metà del VI secolo a.C.; nello stesso ambito sono presentati alcuni reperti del cosiddetto tesoro di Hera, proveniente dagli scavi dell'Edificio B, mentre il diadema aureo rinvenuto nel 1987 nello stesso edificio risulta conservato nel Museo archeologico nazionale di Crotone; realizzato in due fasi tra la metà del VI secolo a.C. e la prima metà del V secolo a.C., il manufatto è interpretato come un'offerta votiva proveniente dal santuario.

Il nucleo dedicato ai templi di Hera presenta elementi decorativi e scultorei provenienti dagli edifici sacri e comprende, fra i materiali del tempio A, gocciolatoi a testa leonina, ornamenti vegetali e frammenti marmorei raffiguranti figure maschili, femminili e animali.

La parte dedicata a Roma e il Lacinio illustra l'insediamento sviluppatosi sul promontorio attraverso ceramiche, oggetti d'uso e frammenti architettonici provenienti dagli scavi; fra le testimonianze della persistenza del culto in età romana figura l'ara marmorea rinvenuta casualmente nel 1843 sul promontorio, decorata con ghirlande e bucrani e recante un'iscrizione latina nella quale Oecius, liberto e procuratore imperiale, dedica l'altare a Hera Lacinia per la salute di Ulpia Marciana, sorella dell'imperatore Traiano, mentre il percorso è collegato anche al balneum conservato nell'area archeologica, piccolo complesso termale con pavimento musivo del quale nel museo sono fruibili una ricostruzione digitale e una restituzione fotogrammetrica tridimensionale del mosaico dei delfini, con il manufatto originale conservato nel parco archeologico.