Gli scavi archeologici di Mètauros hanno restituito i resti dell'antica civiltà greco-romana di Mètauros, all'interno di varie zone della città di Gioia Tauro.

Storia

Mètauros antica

Mètauros o Metauria, secondo gli studiosi, fu fondata intorno al VII secolo a.C. dagli abitanti di Zancle, passando poi sotto l'influenza di Rhegion. Essendo una colonia, la città prosperava soprattutto tramite il commercio e le attività artigianali, grazie anche alla sua posizione strategica sul mare, che dava la possibilità di commerciare rapidamente via mare.

Tuttavia, le incursioni e le pressioni provenienti dai popoli italici non erano assenti; difatti, subirono molte incursioni durante la sua storia da parte dei Lucani, dei Bruzi e dei Bretti.

Dal 282 a.C. circa, avvenne la cosiddetta "romanizzazione", dopo che i Romani stabilirono una guarnigione a Mètauros, che venne inglobata molto velocemente all'interno dell'Impero Romano.

Il riconoscimento e l'esplorazione Il riconoscimento dell'antica Mètauros iniziò a diffondersi già dal XVI secolo, a partire dallo storico e umanista Gabriele Barrio e, precedentemente ancora, da Alberti, con l'identificazione del fiume Petrace con l'antico nome omonimo della città, interpretazione successivamente accettata da quasi tutti gli storici della Calabria antica.

Nel 1902, all'interno del rione (o contrada) Monacelli, furono effettuati due distinti rinvenimenti. Nel primo vennero alla luce circa 150 punte di lancia in ferro di diverse dimensioni; nel secondo, situato nelle vicinanze del primo, furono rinvenute importanti terrecotte architettoniche di epoca arcaica. Tali ritrovamenti potrebbero indicare la presenza di edifici di culto o santuari. Dalla contrada Santa Maria provengono inoltre due frammenti di Arule.

In contrada Pietra, situata in prossimità del mare, furono rinvenuti materiali di età romana, tra cui mattoni, elementi marmorei e tubi in terracotta, inizialmente interpretati come pertinenti a una necropoli e successivamente attribuiti a un insediamento. In contrada Terre della Chiesa furono invece individuati i resti di un edificio romano, caratterizzato dalla presenza di pavimenti a mosaico e tubature in piombo; nelle vicinanze furono inoltre rinvenuti resti di un acquedotto, successivamente distrutto. La localizzazione esatta di questi rinvenimenti non è oggi sempre possibile, anche a causa delle trasformazioni del territorio determinate dall'espansione edilizia della città.

Una grande terracotta architettonica, raffigurante un gruppo acroteriale con un cavaliere sorretto da una sfinge, fu rinvenuta durante alcuni lavori agricoli in contrada Terre della Chiesa, probabilmente all'inizio del XX secolo. Il rinvenimento fu segnalato da Paolo Orsi nel 1922 e successivamente studiato in maniera più approfondita da Gagliardi nel 1958.

Le terrecotte rinvenute nelle contrade Monacelli e Santa Maria entrarono successivamente in possesso dello scultore Francesco Jerace. Alcuni di questi reperti furono venduti, tra cui alcuni esemplari oggi conservati presso il Metropolitan Museum of Art di New York e al Museo Nazionale di Reggio Calabria, mentre altri andarono dispersi.

Scavi e ritrovamenti di necropoli Nel 1956, sempre in contrada Pietra (o località Due Pompe), venne individuata una necropoli arcaica. La necropoli, all'epoca, era molto probabilmente situata in corrispondenza di antiche linee di dune costiere. Durante gli scavi del terreno sabbioso furono rinvenute numerose sepolture risalenti al VII e al VI secolo a.C., tra le quali fu distinto un antico strato arcaico a incinerazione e una fase di tombe a inumazione, databili soprattutto alla seconda metà del VI secolo a.C. Da allora le sepolture cessarono per diversi secoli, fatta eccezione per una tomba del V secolo a.C., per poi riprendere durante l'età imperiale romana, con tombe databili prevalentemente al II secolo d.C.. Sempre nella stessa zona, a circa 500 metri a sud-ovest della necropoli, venne individuato un edificio adibito ad abitazione, con vari reperti che indicano una frequentazione dell'area almeno dal I al V secolo d.C.

Nel 1973, durante i lavori di fondazione di una casa, giunsero alcune segnalazioni che portarono la Soprintendenza a condurre campagne di scavo tra il 1973 e il 1979, e successivamente nel 1984. Furono esplorati complessivamente circa 2.800 m², corrispondenti probabilmente a un quarto dell'estensione della necropoli, individuandone i limiti in tre direzioni. Le indagini hanno permesso di stabilire che le sepolture ebbero inizio nella prima metà del VII secolo a.C. e hanno restituito ceramiche e ornamenti in bronzo di tipo indigeno, attestando la presenza e la coesistenza di elementi greci e locali. Le ceramiche hanno inoltre confermato i legami con le poleis calcidesi. Le inumazioni sembrano proseguire fino alla seconda metà del VI secolo a.C.; le tombe sono generalmente a cassa di embrici. Accanto a una presenza non numerosa di vasi attici, sono stati rinvenuti vasi calcidesi a figure nere e vasi a vernice nera, anch'essi probabilmente prodotti da officine calcidesi, che testimoniano il permanere dei legami con l'ambiente delle poleis dello Stretto.

Musei Una parte dei reperti archeologici rinvenuti nel territorio di Metauros, tra cui ceramiche, anfore e oggetti provenienti dai corredi funerari, è conservata presso il Museo Metauros, museo statale situato nel centro storico di Gioia Tauro. Il Museo archeologico nazionale di Reggio Calabria conserva a sua volta una consistente quantità di materiali provenienti dalle necropoli di Metauros, tra cui ceramiche e altri oggetti dei corredi funerari. Alcuni reperti provenienti da Metauros si trovano inoltre presso il Metropolitan Museum of Art di New York, tra cui importanti esemplari di terrecotte architettoniche.

Note

Collegamenti esterni

Categoria:Gioia Tauro