Il sito archeologico urbano BPER è un sito archeologico urbano situato nel centro di Crotone, nel settore meridionale dell'antica Kroton; nella letteratura archeologica è noto soprattutto come area della Banca Popolare Cooperativa, area BPC o scavo della Banca Popolare, denominazioni derivate dall'istituto di credito per il quale veniva costruita la nuova sede quando ebbero inizio le indagini, mentre nella documentazione amministrativa del Comune ricorre anche come «sito archeologico di via Napoli» o, in forma abbreviata, «sito BPER».

Scoperto nel 1985 durante i lavori per la costruzione del centro direzionale della Banca Popolare Cooperativa di Crotone nell'area dell'ex clinica De Vennera, il sito fu indagato attraverso più interventi fino al 1991; le indagini documentarono una lunga sequenza archeologica comprendente tracce precedenti alla fondazione della colonia greca, strutture dell'abitato dall'età arcaica all'età ellenistica, una necropoli di età romana e successive testimonianze della tarda antichità e del Medioevo.

I dati restituiti dall'area hanno assunto particolare rilievo negli studi sull'organizzazione urbanistica di Kroton: vi sono stati riconosciuti un asse stradale orientato nord-sud, parti di almeno due isolati e una suddivisione interna in lotti, i cui limiti furono in larga misura mantenuti attraverso le successive ricostruzioni dell'abitato greco; lo scavo è stato inoltre riesaminato nell'ambito degli studi sulla formazione della città arcaica e sulle tecniche edilizie dell'area ionica, dando luogo sia a revisioni delle cronologie proposte dagli scavatori sia a nuove interpretazioni di alcune strutture.

Storia delle ricerche Rinvenimenti precedenti nel settore Il sito si trova alle spalle del palazzo comunale, in un settore del centro cittadino nel quale diversi cantieri del XX secolo avevano già evidenziato strutture e sepolture riferibili alla città antica.

Nei primi anni trenta, durante la costruzione dell'edificio della Banca d'Italia lungo via Vittorio Veneto, furono intercettate strutture e materiali di età greca insieme a numerose sepolture romane; quando Raffaele Lucente poté documentarle, parte delle evidenze risultava tuttavia già compromessa dagli sbancamenti eseguiti per la realizzazione del caveau. L'area della Banca d'Italia e quella successivamente scavata presso la Banca Popolare Cooperativa costituiscono pertanto due cantieri archeologici distinti, sebbene molto vicini; le ricostruzioni successive hanno proposto un possibile rapporto topografico tra alcune delle strutture monumentali osservate nei due settori.

Nel 1979 una trincea realizzata lungo via Vittorio Veneto, nei pressi del Municipio, intercettò ulteriori setti murari, un tratto in opera quadrata, terrecotte architettoniche e altri reperti: l'associazione dei rinvenimenti contribuì a formulare l'ipotesi della presenza di un'area sacra nel settore, senza tuttavia consentirne un'identificazione certa.

Lo scavo della Banca Popolare Cooperativa Nel 1985, durante i lavori nell'area dell'ex clinica De Vennera per la costruzione del complesso della Banca Popolare Cooperativa, emerse un'estesa stratificazione archeologica nel settore allora prospiciente via Panella, oggi via Napoli; le indagini, condotte sotto la direzione della Soprintendenza archeologica della Calabria, proseguirono attraverso più interventi fino al 1991.

Le modalità dello scavo furono condizionate dalla contemporanea realizzazione dell'edificio moderno: le fasi più recenti poterono infatti essere indagate maggiormente in estensione, mentre i livelli più antichi vennero raggiunti soprattutto attraverso i cavi destinati alle fondazioni, determinando una documentazione planimetrica più completa per le sistemazioni classiche ed ellenistiche e inevitabilmente più frammentaria per quelle arcaiche.

I risultati dell'indagine furono oggetto di pubblicazioni specifiche già negli anni novanta: una prima relazione dedicata allo scavo di via Panella apparve nel 1993, anno in cui fu realizzata anche una pubblicazione collegata a una mostra interamente dedicata alle ricerche nell'area BPCRoberto Spadea, Francesco A. Cuteri e Alfredo Ruga (a cura di), ΚΡΟΤΩΝ CROTON COTRONE. Ricerche archeologiche nell'abitato: l'area B.P.C., Crotone, 1993.; seguì una nuova sintesi dello scavo nel 1998, mentre ulteriori studi pubblicati nel 2010 e nel 2014 hanno consentito di ricostruire più ampiamente sia la sequenza archeologica sia il suo significato per l'assetto urbanistico di Kroton.

Stratigrafia Prime frequentazioni ed età arcaica Nell'area sono state segnalate poche tracce riferibili all'età del Bronzo e all'età del Ferro, precedenti alle fasi dell'insediamento greco; la presenza greca è invece attestata da materiali risalenti tra la fine dell'VIII secolo a.C. e il VII secolo a.C., ai quali si affiancano, nei livelli del VII secolo, focolari ricavati nell'argilla naturale e buche di palo, riferiti a sistemazioni leggere anteriori all'edilizia stabile.

Nel VI secolo a.C. comparvero le prime strutture murarie conosciute nel settore: nel lotto orientale fu riconosciuto un edificio comprendente almeno tre ambienti affacciati su uno spazio scoperto dotato di pozzo, mentre nelle vicinanze venne messa in luce una costruzione caratterizzata dall'impiego di blocchi di arenaria accuratamente squadrati.

La cronologia della piena organizzazione urbanistica della zona è stata successivamente riesaminata: le ricostruzioni originarie attribuivano genericamente al VI secolo a.C. le prime abitazioni e la realizzazione dei due assi interpretati come stenopoi, mentre una successiva revisione dei dati contestuali ne ha proposto una collocazione verso la fine dello stesso secolo; tale lettura si inserisce in un processo più ampio di formazione dell'abitato crotoniate, nel quale le prime strutture precarie precedono una più compiuta organizzazione edilizia dei quartieri, sviluppatasi tra la seconda metà del VI e gli inizi del V secolo a.C..

Rimane invece discussa la funzione della costruzione orientale in opera quadrata: una prima interpretazione ha preso in considerazione una destinazione di carattere pubblico e l'ipotesi di un portico rivolto verso la strada, mentre uno studio successivo ha collegato l'impiego di grandi blocchi lungo i margini degli assi viari anche alla regolarizzazione dei dislivelli e alla delimitazione dello spazio pubblico; un'ulteriore analisi ha incluso la struttura tra le abitazioni, rilevando tuttavia come l'opera quadrata impiegata nell'edificio costituisca un'eccezione nel campione dell'edilizia domestica esaminato e risulti altrimenti associata soprattutto a costruzioni di carattere pubblico.

Età classica Tra il V e il IV secolo a.C. la documentazione planimetrica diviene più completa e mostra abitazioni articolate attorno a spazi scoperti: in una delle case furono individuati ambienti affacciati su una corte, una cucina con focolare e vani interpretati, con diverso grado di probabilità, come bagno e spazio destinato a una scala; la concentrazione di pesi da telaio è stata inoltre messa in relazione con attività di tessitura e con la possibile presenza di un piano superiore.

Un'altra abitazione era accessibile dalla strada mediante un corridoio e comprendeva una corte provvista di pozzo, un oikos e un vano interpretato come possibile andron; alcuni resti di intonaco bianco e rosso, insieme agli elementi delle coperture in tegole, documentano inoltre caratteristiche costruttive e decorative dell'edificio.

Nella seconda metà del IV secolo a.C. il settore fu nuovamente ricostruito conservando in larga misura l'organizzazione dei lotti precedenti: una delle abitazioni del settore orientale presentava una corte di circa 8,30 × 6,30 m con pozzo, una pastas, il corridoio di accesso dalla strada e gli ambienti principali della casa, ai quali si affiancavano condutture in terracotta e pozzetti destinati al drenaggio e allo smaltimento delle acque.

Età ellenistica Negli ultimi decenni del III secolo a.C. alcuni edifici furono interessati da una distruzione accompagnata da tracce di incendio; sebbene siano stati presi in considerazione possibili rapporti con gli eventi politico-militari che coinvolsero Crotone nel periodo, la stratigrafia non consente di attribuire con certezza l'episodio a uno specifico avvenimento storico.

Alla distruzione seguì una trasformazione dell'uso dell'area, riconoscibile nella realizzazione di murature tecnicamente più irregolari, costruite con materiali eterogenei e di reimpiego, nella trasformazione in scarico di un pozzo non più utilizzato per l'approvvigionamento idrico e nella costruzione di due fornaci per ceramica; questa nuova fase produttiva trova confronti con altri impianti individuati nell'abitato crotoniate, in particolare nell'area di via Tedeschi.

Età romana Dopo l'abbandono delle strutture dell'abitato greco, il settore fu destinato a uso funerario: verso la fine del I secolo d.C. vi si sviluppò una necropoli, rimasta in uso per oltre tre secoli e messa in relazione con le sepolture rinvenute nei vicini settori dell'ex Banca d'Italia e del Municipio.

Sono documentati sia il rito della incinerazione sia quello dell'inumazione, con sepolture in fossa, tombe alla cappuccina, casse in muratura e tombe del tipo cupa structilis; i relativi corredi comprendevano monete, ceramiche, lucerne e balsamari in vetro, mentre alcune sepolture riutilizzavano elementi architettonici provenienti dalle precedenti strutture greche.

I rinvenimenti effettuati nei cantieri dell'ex Banca d'Italia e del Municipio hanno inoltre consentito di mettere la necropoli del BPC in relazione con un'area funeraria di maggiore estensione.

Tarda antichità e Medioevo Verso il V secolo d.C. un condotto in muratura tagliò alcuni livelli della necropoli, documentando un nuovo assetto dell'area dopo la cessazione della funzione funeraria; alle successive fasi medievali appartengono invece pozzi, silos e altri interventi riconosciuti nello scavo.

Nel 1985 fu inoltre recuperato un ripostiglio monetale costituito da denari del regno di Manfredi, la cui deposizione documenta l'occultamento nell'area di un complesso monetale nel XIII secolo.

Urbanistica e strutture Uno dei principali contributi dello scavo riguarda la ricostruzione del quartiere meridionale di Kroton, dove fu materialmente individuato un asse stradale orientato nord-sud, indicato nelle pubblicazioni come stenopos «a» e largo circa 5 m; a occidente della strada è conservata soltanto una porzione dell’insula 1, mentre a oriente risulta leggibile trasversalmente l’insula 2.

Un secondo asse, denominato stenopos «b» e ricostruito più a est, non fu intercettato direttamente durante lo scavo, ma fu ipotizzato sulla base degli allineamenti murari; la ricostruzione topografica distingue pertanto lo stenopos «a», archeologicamente documentato, dal secondo percorso, ricostruito sulla base delle strutture.

Linsula 2 era suddivisa longitudinalmente da un ambitus largo circa 0,70 m, con due lotti di circa 17,50 m ciascuno; considerando entrambi gli appezzamenti e lo spazio intermedio, la larghezza complessiva dell'isolato è stata ricostruita in circa 36 m, corrispondenti a un modulo di circa 50 piedi per ciascun lotto e di circa 100 piedi per l'intero isolato.

Fra gli elementi più significativi della documentazione figura la continuità degli allineamenti: nonostante le successive ricostruzioni, diversi muri perimetrali furono infatti riproposti sostanzialmente sugli stessi limiti, mentre la larghezza dei lotti rimase stabile per gran parte delle fasi greche; tale assetto, confrontato con quello documentato in altri cantieri urbani di Crotone, ha contribuito alla ricostruzione della progressiva organizzazione del reticolo della città antica.