La Coppa Italia, nota come Coppa Italia Frecciarossa per ragioni di sponsorizzazione, è la principale coppa calcistica italiana, nonché la seconda competizione professionistica nazionale per prestigio dopo il campionato di Serie A. Il torneo è organizzato dalla Lega Calcio Serie A, sotto la giurisdizione della FIGC, ed è considerato di fatto la coppa federale nazionale, sebbene, in virtù della propria organizzazione, sia formalmente una coppa di lega. La squadra detentrice della Coppa Italia può fregiare sulla propria maglia, per i dodici mesi successivi la conquista del trofeo, la coccarda italiana tricolore come simbolo identificativo dell'avvenuta vittoria.
La prima edizione del torneo si svolse nel 1922 e fu riproposta nell'annata 1926-27 (edizione interrotta ai sedicesimi di finale); queste furono le uniche edizioni gestite direttamente dalla Federcalcio. La competizione fu successivamente riorganizzata a cadenza annuale dalla stagione 1935-36: in questo periodo il torneo fu gestito dal Direttorio Divisioni Superiori. La manifestazione ebbe un altro stop, a causa della seconda guerra mondiale, nel 1943, riprendendo nel 1958 sotto l'egida della Lega Nazionale Professionisti sino all'edizione 2009-10; dal 2010-11 la coppa è gestita dalla Lega di Serie A.
La squadra con il maggior numero di vittorie nel torneo è la , con quindici titoli di cui, ulteriormente, il record di quattro affermazioni consecutive; il torneo, nel corso della storia, ha visto i successi di sedici club diversi. Dal 1936, la squadra vincitrice della competizione ottiene, oltre al trofeo e ai benefici monetari di sorta, anche la qualificazione alle coppe europee; dal 2009, in palio è disponibile un posto in UEFA Europa League.In passato, dal 1935-36 al 1942-43 la Coppa Italia garantiva l'accesso alla Coppa dell'Europa Centrale; dal 1960-61 al 1997-98 era invece in palio la partecipazione in Coppa delle Coppe; dopo la soppressione di quest'ultima, dall'edizione 1998-99 il club detentore della coppa nazionale italiana ottiene un posto in Coppa UEFA, ridenominata UEFA Europa League dal 2009-10.
Dal 1988, inoltre, il club detentore della coppa acquisisce il diritto a partecipare alla Supercoppa italiana: fino al 2022 contro i campioni della Serie A in una partita di finale; mentre dal 2023 in una final four che lo vede contrapposto, oltre agli scudettati uscenti, anche alla seconda classificata in campionato e alla finalista sconfitta nella coppa nazionale.
Storia XX secolo Anni 20
La nascita della Coppa Italia, i cui progetti di realizzazione risalgono a partire dal 1912, si inquadra nelle turbolente vicende che sconvolsero l'organizzazione del calcio italiano nel 1921. In quell'anno un profondo dissidio fra le grandi società e la Federazione Italiana Giuoco Calcio, relativo alla struttura del massimo campionato, portò alla secessione dei più importanti club in una lega indipendente, la Confederazione Calcistica Italiana. Ritrovatasi con un torneo praticamente svuotato a livello tecnico, la Federcalcio decise di rimpolpare la stagione agonistica 1921-22 proponendo una nuova competizione, parallela al campionato e a eliminazione diretta.
Fu così che il 2 aprile 1922 si disputarono i primi incontri della neonata coppa nazionale. Se però lo scarso fascino esercitato dalle deboli e perlopiù sconosciute società federali già creava grandi problemi al campionato, per l'edizione d'esordio della Coppa Italia l'interesse del pubblico si rivelò quasi nullo; il complicato meccanismo di ripescaggi e i continui ritiri fecero il resto sicché, dopo la vittoria delloutsider , squadra di seconda divisione, maturata in finale sull' ai tempi supplementari, la nuova manifestazione non trovò spazio nelle riforme che nell'estate del 1922 sanarono lo scisma del calcio italiano.
Quattro anni più tardi, nella stagione 1926-27, ci fu un tentativo di riproporla, che però finì con l'interruzione del torneo dopo poche giornate, per la mancanza di date disponibili, complice l'intasamento del calendario provocato dalla disputa di tornei di consolazione come la Coppa CONI e la Coppa Arpinati.
Anni 30
Solo nel 1935, in seguito alla riduzione della massima categoria a sedici squadre e al conseguente maggior spazio in calendario, la Coppa Italia riprese in maniera stabile e continuativa. Il regolamento venne modellato su quello della Coppa d'Inghilterra: tutte le partite si disputavano in gara secca su di un campo designato per sorteggio; in caso di parità dopo gli eventuali tempi supplementari, veniva programmata una ripetizione del match a stadi invertiti.
Avevano accesso alla competizione tutte le società di Serie A, Serie B e Serie C, fra le quali i sodalizi di massima divisione entravano in gioco direttamente nel tabellone principale, mentre gli altri venivano scremati preliminarmente in una serie di turni eliminatori. Il tabellone principale prevedeva cinque turni di gara a partire dai sedicesimi; quanto alla finale, inizialmente si tentò di portare avanti l'idea del campo neutro mutevole di anno in anno, così come una sede fissa nella capitale d'Italia, Roma; tuttavia, ben presto si virò verso la formula di una doppia sfida di andata e ritorno in casa delle due finaliste. La vincitrice della Coppa Italia acquisiva inoltre il diritto di partecipare, l'anno successivo, alla Coppa dell'Europa Centrale.
Il primo vincitore del rinnovato torneo fu il , che batté l' allo stadio Luigi Ferraris di Genova l'11 giugno 1936. Ai granata successero poi le più importanti società dell'epoca, ovvero il , la , l' e la : rimane degno di nota il trionfo bianconero nell'edizione del 1937-38, maturato in una finale che, per la prima volta nella storia della coppa, vide una stracittadina, quella di Torino, come atto conclusivo.
Anni 40
Fece scalpore nell'edizione 1940-41 il successo del , compagine storicamente lontana dal calcio di vertice, che, tuttavia, in quegli anni vantava in rosa giocatori destinati a divenire in breve tempo affermati campioni, su tutti Ezio Loik e Valentino Mazzola. Proprio questi due emersero negli anni seguenti tra i punti di forza del Grande Torino, che nella stagione 1942-43 chiuse la serie conquistando anche lo scudetto, diventando così la prima squadra a vincere contemporaneamente i due maggiori trofei nazionali. Intanto, nell'edizione precedente i concittadini della Juventus, dopo aver superato in finale il , erano stati i primi ad aggiudicarsi la Coppa Italia per la seconda volta.
Il dramma del secondo conflitto mondiale interruppe la breve storia della manifestazione e, nel dopoguerra, l'espansione della Serie A fino a venti squadre non lasciò più spazio alla "piccola" coppa nazionale. Nella prima stagione postbellica (1945-46), non riuscendo ad organizzare un campionato a girone unico a carattere nazionale, le squadre settentrionali escluse dalla fase finale disputarono la Coppa Alta Italia, vinta dal .
Anni 50 La competizione tornò a disputarsi solo nel 1958, quando la superò nell'atto conclusivo la Fiorentina. La manifestazione, ora organizzata dalla Lega Nazionale Professionisti, venne riesumata alla luce del progetto di una nuova competizione europea, la futura Coppa delle Coppe, che si annunciava strutturata come l'ormai lanciata Coppa dei Campioni.
L'edizione del 1958 fu in realtà decisa a stagione iniziata: in vista del successivo in Svezia, le date della Serie A, sia come inizio sia come conclusione, erano state anticipate di tre settimane; la nazionale italiana, però, non si era nel frattempo qualificata, eliminata a sorpresa dall'. Dunque, per tenere impegnate le squadre e i giocatori, fu anticipato di qualche mese il "progetto-coppa" già avviato per la stagione 1958-59 – annata, quest'ultima, in cui la competizione iniziò dopo la sospensione estiva, quando ancora non erano giunte a conclusione le finali dell'edizione precedente.
La tradizionale coccarda tricolore, simbolo della vittoria nella manifestazione, fu utilizzata per la prima volta dalla Lazio dopo il successo del 1958, e da allora venne adottata ufficialmente dalla Lega. Nel torneo del 1959-60 vinto dalla Juventus, che realizzò in quella stagione il primo double della sua storia, debuttò il trofeo della Coppa Italia ancora oggi in uso, in oro e decorato alla base da smalti tricolori che richiamano le tinte della bandiera nazionale.
Anni 60
La succitata Coppa delle Coppe vide ufficialmente la luce nella stagione 1960-61 e fu sostanzialmente l'unico motivo per la rinascita della Coppa Italia; tale esigenza si rifletté sullo schema della competizione, strutturato affinché si svolgesse nel modo più rapido e meno ingombrante possibile: erano esclusi i sodalizi di Serie C, tutti i turni erano a eliminazione diretta in gara unica e una serie di griglie eliminatorie permettevano alle grandi squadre di entrare in scena a tabellone molto avanzato.
Negli anni 60, nonostante l'interesse del pubblico stentasse a decollare, nell'albo d'oro della coppa entrarono importanti società come la e il , inframezzate dalla sorprendente , vittoriosa nell'edizione del 1962-63. Si segnalò anche l'impresa sportiva dei cadetti del , i quali, nella stagione 1961-62, divennero la seconda e fin qui ultima squadra, dopo il Vado, ad aggiudicarsi la coppa pur non militando nella massima divisione calcistica.
Da ricordare, infine, dall'edizione 1967-68, la rilevante novità regolamentare dell'abolizione della canonica finale a due – come invece era sempre avvenuto dalla nascita fino alla stagione precedente – per far posto al cosiddetto "girone finale": le quattro squadre semifinaliste andavano ad affrontarsi in un girone all'italiana, al termine del quale il trofeo veniva assegnato a quella che totalizzava il maggior numero di punti.
Anni 70 Per rilanciare la manifestazione e richiamare il pubblico negli stadi, la FIGC, convinta che, a causa della sua formula, gli sportivi italiani non amassero la Coppa Italia quanto il campionato, decise di sostituire il tabellone a eliminazione diretta con una serie di gironi, approfittando della contemporanea riduzione della Serie A a 16 squadre e del maggiore spazio derivatone in calendario.
Come accennato in precedenza, dapprima i raggruppamenti di quattro società furono impiegati addirittura per assegnare il trofeo in luogo della tradizionale finale; tuttavia, la Federazione, accortasi dell'errore di aver eliminato il pathos dell'atto conclusivo, tornò ben presto sui suoi passi. Ciò fu lampante all'epilogo dell'edizione 1970-71, quando l'arrivo di due squadre a pari punti al termine del "girone finale" portò alla necessità di un'ulteriore gara di spareggio in campo neutro per l'assegnazione del trofeo, di fatto una finale, peraltro risoltasi (per la prima volta nella storia della manifestazione) solamente ai tiri di rigore:ciò spinse gli organizzatori a rispolverare la tradizionale finale unica già dalla successiva stagione 1971-72.
Nella prima metà degli anni 70 il torneo cambiò quindi nuovamente formula: dapprima, in precampionato, venivano formati sette gironi da cinque squadre con gare di sola andata. Alle vincitrici di tali raggruppamenti andava poi ad aggiungersi di diritto il club detentore della coppa, che in quanto tale godeva di un bye per entrare in gioco a tabellone inoltrato; le otto società rimaste venivano quindi distribuite in due gironi con gare di andata e ritorno, da disputarsi dopo la fine del campionato.
Le due capoliste si incontravano poi nella ripristinata finale unica, stavolta con sede fissa allo stadio Olimpico di Roma e alla presenza del presidente della Repubblica. L'atto conclusivo romano andò avanti fino all'edizione del 1979-80; soltanto nelle stagioni 1976-77 e 1978-79 la finale si tenne lontano dalla capitale d'Italia, rispettivamente allo stadio San Siro di Milano e allo stadio San Paolo di Napoli.